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giovedì 12 febbraio 2015

Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 12 febbraio.
Il 12 febbraio 2002 inizia, presso il tribunale dell'Aja, il processo per crimini di guerra a carico di Slobodan Milošević, l'ex presidente della Serbia.
Slobodan Milošević è nato il 20 agosto 1941 nella città di Pozarevac nella Repubblica di Serbia. Una storia intensa e drammatica la sua.
Nato in un piccolo centro della Serbia centrale, è un bambino con gravi problemi di peso, isolato a scuola dai suoi compagni. Scrive poesie e coltiva sogni di grandezza.
Entra giovanissimo nella Lega dei comunisti. Mentre a Belgrado studia legge, suo padre si uccide. Undici anni dopo la madre farà lo stesso. Anche suo zio materno, ex generale, si suicida. Tragedie che segnano profondamente il giovane Slobodan. Terminata l'università nel 1964, (ottiene la laurea in legge all'università di Belgrado) inizia una carriera nei settori amministrativo e bancario.
Si iscrive al Partito comunista, fase di percorso obbligato per fare carriera nella Jugoslavia di Tito. Milošević diventa funzionario dapprima della compagnia statale del gas, passa poi alla guida della Beobanka, il principale istituto di credito del Paese. Viaggia spesso e soggiorna a lungo negli Stati Uniti. Impara i segreti della finanza e affina il suo inglese alla perfezione.
Sposa Mirjana Markovic, insegnante di sociologia marxista a Belgrado e membro dell'Accademia Russa Delle Scienze Sociali. A detta di molti, Mirjana ha un ruolo fondamentale nella carriera politica del marito. Fonda il Partito della sinistra jugoslava, alleato del Partito socialista. Da lei ha due figli, Marija e Marko.
Dopo essere entrato in politica, Milosevic ricopre alcune delle più importanti cariche pubbliche della Repubblica di Serbia, si avvicina al presidente della Serbia Ivan Stambolic. Nel 1986 è eletto segretario del Partito comunista serbo.
Il 28 giugno 1989, tiene un discorso destinato a diventare storico a Kosovo Polje. Si tratta di un luogo sacro per i serbi. Qui, nel 1389 (nella famosa piana "degli uccelli neri" ) furono trucidati 10.000 nobili serbi dai turchi e il Kosovo entrò a far parte dell'Impero Ottomano.
Nel seicentesimo anniversario della sconfitta, Slobo infiamma i serbi kosovari promettendo: "Nessuno vi toccherà più".
Diventa così il paladino del nuovo nazionalismo serbo. Nello stesso anno, messo fuori gioco il suo vecchio mentore Stambolic, Milošević diventa presidente della Serbia con il 55 per cento dei voti. Revoca immediatamente l'autonomia del Kosovo e invia esercito e polizia a presidiare Pristina e dintorni.
Fondatore e presidente del partito socialista serbo, sia nelle elezioni nazionali del 1990 sia in quelle del 1992, Milošević è stato eletto presidente della Serbia dalla grande maggioranza degli elettori. Affronta con cinismo e scaltrezza le guerre di Croazia e Bosnia. Piovono su di lui le critiche della comunità internazionali per le atrocità commesse dalle sue milizie serbe
Nell'aprile del 1992 è costituita la nuova Repubblica federale di Jugoslavia formata dalle sole Serbia e Montenegro. Nel novembre del 1995 firma gli accordi di Dayton che pongono fine al conflitto in Bosnia.
Vince le elezioni federali del novembre 1996, ma alle municipali è battuto dalla coalizione democratica Zajedno. Annulla allora il risultato, scatenando un'ondata di manifestazioni di protesta popolare nel Paese. Altrettanto contestate le elezioni presidenziali serbe del dicembre 1997, vinte da Milan Milutinovic, membro del Partito socialista e stretto alleato di Milosevic. Il 15 Luglio 1997, viene eletto presidente della Jugoslavia mediante una votazione segreta svoltasi durante la riunione della Camera Della Repubblica e della Camera Dei Cittadini, facenti parte dell'Assemblea Federale.
Il suo mandato comincia il 23 Luglio 1997, dopo aver giurato fedeltà alla Repubblica durante la riunione dell'Assemblea Federale.
In Kosovo continuano gli scontri tra i guerriglieri kosovari dell'Uck e la polizia serba. Interviene allora la comunità internazionale, che teme una recrudescenza del conflitto nei Balcani. A Rambouillet falliscono i tentativi di accordo tra Slobodan e il "gruppo di contatto" (Usa, Gran Bretagna, Russia, Francia, Germania e Italia) che vigila sulla situazione jugoslava.
A marzo la Nato comincia a bombardare Serbia e Kosovo. Slobo reagisce da tiranno accerchiato. Accusa la Nato di codardia e chiama i serbi alla guerra.
Il 27 maggio 1999 il Tribunale Penale Internazionale notifica la messa in accusa di Milošević come criminale di guerra. Il giorno dopo Slobodan accetta di trattare sulla base degli accordi del G8. Nell'estate del 1999 sembra che la fine di Milosevic sia prossima.
Il 15 giugno la Chiesa ortodossa ne chiede le dimissioni. Il 24 giugno il dipartimento di Stato Usa mette sul suo capo una taglia di 5 milioni di dollari. Resiste ancora per un anno, sempre più isolato a livello internazionale.
Nell'ottobre 2000 è sconfitto alle elezioni presidenziali da Vojislav Kostunica. Per qualche giorno sembra non voler accettare la sconfitta. Poi sparisce per quasi un mese.
Il 30 marzo, a sorpresa, Kostunica ne dispone l'arresto.
Ai primi di luglio è tutto pronto per l'estradizione che aviene qualche giorno dopo.
Inizia il processo per crimini di guerra. Per Slobodan inizia anche la fine. Considerato uno dei maggiori responsabili del genocidio che è stato perpetrato in Serbia nei confronti dei kosovari, denunciato per crimini contro l'umanità poichè, secondo l'accusa, "dal gennaio 1999 fino al 20 giugno 1999, Slobodan Milošević , Milan Milutinovic, Nikola Sainovic, Dragoljub Ojdanic e Vlajko Stojiljkovic hanno pianificato, istigato, ordinato, eseguito o in qualunque altro modo sostenuto e favorito una campagna di terrore e violenza diretta verso civili albanesi abitanti nel Kosovo, all'interno della Repubblica Federale Yugoslava".
Milošević è stato trovato morto per un attacco di cuore nella sua cella del carcere dell'Aia la mattina dell'11 marzo 2006.
Poco prima della morte aveva espresso timori che lo si stesse avvelenando. Il 12 gennaio 2006, due mesi prima della morte, vi era stato uno scandalo in quanto nelle analisi del sangue di Milošević era stato rilevato l'antibiotico Rifampicin ordinariamente usato per la tubercolosi e la lebbra e capace di neutralizzare l'effetto dei farmaci che l'ex presidente serbo usava per la pressione alta e la cardiopatia di cui soffriva. Della presenza di tale farmaco nel suo sangue egli si era lamentato in una lettera inviata al ministro degli esteri russo.
Il Tribunale penale internazionale per i crimini nella ex-Jugoslavia ha disposto un'indagine sulle cause e le circostanze del decesso. Dai risultati degli esami autoptici sembra escluso che l'ex leader serbo abbia assunto, negli ultimi giorni prima della morte, il farmaco Rifampicin.
Milošević aveva richiesto nei mesi precedenti la morte il ricovero presso una clinica specializzata a Mosca, senza ottenere l'autorizzazione a recarvisi. Da parte dei critici di Milošević si e' dunque avanzata l'ipotesi che in gennaio egli avesse assunto volontariamente il farmaco, onde forzare il Tribunale a permettergli di viaggiare in Russia e scappare. Tuttavia sembra escluso che egli potesse procurarsi il Rifampicin in carcere. Infatti, dopo che nel settembre 2005 Milošević aveva utilizzato un farmaco prescritto da un medico serbo ma non autorizzato dai medici del Tribunale, tutte le persone che gli rendevano visita venivano preventivamente perquisite con il compito specifico di non permettere che gli fosse consegnato alcun farmaco.
Entro pochi giorni il Tribunale avrebbe dovuto decidere sulla richiesta, avanzata da Milošević, di un confronto in aula con l'ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e con Wesley Clark, il generale statunitense che aveva guidato l'intervento NATO contro la Jugoslavia nel 1999. La morte di Milošević - che dopo anni di processo aveva ormai esaurito i quattro quinti del tempo a disposizione per la sua difesa - precede di qualche mese la data presumibile della conclusione del processo a suo carico e mette in grave imbarazzo il Tribunale, che il 14 marzo 2006 ha ufficialmente estinto l'azione penale e chiuso senza una sentenza il più importante processo per il quale era stato istituito.

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