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mercoledì 11 febbraio 2015

Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'11 febbraio.
Nella notte tra il 10 e l'11 febbraio 1918, Gabriele D'Annunzio, insieme a Luigi Rizzo e Costanzo Ciano, che comandava il mezzo, compirono un attacco alla flotta austriaca di stanza in Croazia, in seguito definita "la beffa di Buccari" (da Bakar, in croato, il nome della baia in cui fu effettuata).
Gli italiani mossero 3 MAS nella baia, superando senza che il nemico se ne accorgesse le difese austriache. Il MAS, acronimo di motoscafo armato silurante o motoscafo anti sommergibile, era una piccola e veloce imbarcazione usata come mezzo d'assalto dalla Regia Marina durante la prima e la seconda guerra mondiale. Derivava originariamente dalla motobarca armata SVAN, dove SVAN era il nome dell'azienda veneziana che li produceva.
Fondamentalmente si trattava di un motoscafo da 20 - 30 tonnellate di dislocamento (a seconda della classe), con una decina di uomini di equipaggio e armamento costituito generalmente da due siluri e alcune bombe di profondità, oltre ad una mitragliatrice o ad un cannoncino.
Una volta giunti indisturbati nella baia, i MAS lanciarono i loro siluri contro le navi ormeggiate, tuttavia senza creare grossi danni. Scattato l'allarme i mezzi riuscirono lo stesso ad uscire dalla baia senza essere intercettati dal nemico, e D'Annunzio gettò in mare davanti alle coste nemiche tre bottiglie ornate di nastri tricolore contenenti questo messaggio: “In onta alla cautissima Flotta austriaca occupata a covare senza fine dentro i porti sicuri la gloriuzza di Lissa, sono venuti col ferro e col fuoco a scuotere la prudenza nel suo più comodo rifugio i marinai d’italia, che si ridono di ogni sorta di reti e di sbarre, pronti sempre ad osare l’inosabile. E un buon compagno, ben noto, il nemico capitale, fra tutti i nemici il nemicissimo, quello di Pola e di Cattaro, è venuto con loro a beffarsi della taglia”.
Dal punto di vista tattico-operativo, l'azione fece emergere la totale mancanza di coordinamento nel sistema di vigilanza costiero austriaco e le numerose lacune difensive presenti, che resero possibile questa audace azione dei marinai italiani. D'altro canto però le navi, non riportarono alcun danno materiale. L'impresa costrinse il nemico ad un maggiore impegno di energie in nuovi adattamenti difensivi e di vigilanza e comunque ebbe una pesante influenza negativa sul morale austriaco.
Ma l'impresa di Buccari ebbe una grande risonanza in Italia, in una fase della guerra in cui gli aspetti psicologici stavano acquistando un'incredibile importanza. D'Annunzio ebbe un ruolo principale in questo, il messaggio lasciato nelle tre bottiglie ebbe grande diffusione e contribuì a risollevare il morale dell'esercito impegnato sul Piave.
Per l'Italia, che si stava riorganizzando dopo il disastro di Caporetto, l'eco della riuscita nell'impresa fu notevole e rinvigorì lo spirito dei soldati e della popolazione. L'entusiasmo avrebbe raggiunto il culmine pochi mesi dopo con il famoso Volo su Vienna.
In quella occasione poi D’Annunzio coniò il motto, utilizzando la sigla di quei mezzi, che divenne il motto dei MAS e che ancora oggi è il motto delle forze veloci costiere italiane, “Memento Audere Semper”.

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