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sabato 14 luglio 2012

L’assenza di passione che indigna il femminino, #Śiva e #Devī #Parvāti, Doniger #Wendy, Śiva, l’ #asceta #erotico, #Brhaddharma, Enrico #Borla, Ennio #Foppiani, #Losfeld. La terra del #dio che #danza #citazione


Dopo essere apparsa a Brahmā e a Visnū sotto forma di un cadavere infestato dai vermi ed essere stata rifiutata, Devī andò da Śiva e inizialmente non riuscì a scuoterlo dalla meditazione. Sprigionò un vento profumato che portò atomi del suo corpo alle narici di Śiva. Śiva avvertì il profumo e interruppe lo stato di trance e accolse il cadavere tra le braccia, poi si reimmerse nella meditazione. Devī si compiacque di lui e lo riconobbe come śiva. Egli assunse la forma del linga e lei quella della yoni, poi lei mise il linga dentro di sé e si tuffò nell’acqua per creare una progenie.

(Brhaddharma, cit. in  Doniger Wendy, Śiva, l’ asceta erotico, Milano, Adelphi, 1996, p. 206)


Il rapporto che legò Śiva con la dea passò dunque soprattutto attraverso l’assunzione del lato mortifero che emana l’eros insito nell’archetipo femminile. Di questo fu sempre conscio Śiva che rifuggì l’eros perché lo distraeva dalla sua ascesi, ma dall’altro lato, consapevole della forza della sua passione accumulata nelle pratiche devote, assunse fin dall’inizio la femminilità come principio inalienabile caratterizzante il suo procedere. È noto come Parvāti fosse l’avatara, l’incarnazione della Devī, e quindi è comprensibile che il rapporto d’amore fra i due si mosse sul doppio binario dell’eros e della privazione, dell’ascesi assoluta e del piacere più totale e in considerazione a ciò Parvāti si pose alla conquista del dio.

Figlia dell’Himālaya, Parvāti fin dall’infanzia mostrò una devozione assoluta nei confronti del dio dai tre occhi. Il suo strumento per esserne degna fu il tapas, l’ardore dell’ascesi. Parvāti desiderò Śiva perché egli aveva distrutto il desiderio e questa motivazione davanti alla negazione del desiderio nel mondo femminile è ben nota psicologicamente, perché il principio femmineo si indigna di fronte all’assenza di passione; nulla infatti offende più una donna che l’assenza di desiderio davanti alla sua profferta e si può ben comprendere il perché: senza la bramosia, il femminile non verrebbe più assunto dal maschile e in breve ogni specie vivente sessuata verrebbe meno.

(Enricco Borla, Ennio Foppiani, Losfeld. La terra del dio che danza, Bergamo, Moretti & Vitali, 2005, pp. 160-61)


(Immagine sopra: Ossessione, film di Luchino Visconti,



#MestieriAntichi #Inbicicletta: L'accalappiacani

http://www.mestieriinbicicletta.it/collezione-biciclette-epoca.htm
Anche gli accalappiacani facevano parte della schiera degli artigiani del tempo. All'epoca i cani erano numerosi, poiché ogni agricoltore si cresceva l'animale fedele per custodire il cascinale, la stalla o la casa e spesso quando non gli serviva più l'abbandonava per strada.
L'accalappiacani, dipendente comunale, prelevava i cani abbandonati portandoli in un luogo di raccolta, ove sostavano per alcuni giorni per dare l'opportunità ad eventuali padroni di richiederne il riscatto. In mancanza di ritiro la sorte di quelle bestie era segnata.


fonte web: http://digilander.libero.it/warping/gli_antichi_mestieri.html

venerdì 13 luglio 2012

#TradizioniItaliane: Aiutare per non dimenticare di Roberta Accademica




Il mio amico Angelo mi ha invitata ad una festa che si sarebbe tenuta domenica 08 /07 /2012 nella campagna di Crespignaga Di Maser in Provincia di Treviso. Dopo una settimana di attesa è arrivata la domenica, il mio amico passa a prendermi, lui mi aveva entusiasmata con i suoi ricordi, il pensiero di andare a vedere la trebbiatura fatta nel modo antico che io non conoscevo mi rendeva felice. 



Lui mi ha raccontato che un imprenditore del posto ha deciso con una manifestazione di mettere a conoscenza, più che altro non far dimenticare il lavoro dei campi di un tempo, e far conoscere le grandi fatiche che facevano le persone che sono venute prime di noi.
Deciso che una volta all’anno regala ai suoi concittadini una bellissima festa, fatta di amici e volontari che lo aiutano cucinando polenta con farina bianca e gialla, poi formaggi di ogni tipo, la soppressa prodotto tipico del posto, e carne alla brace, il tutto annaffiato da un buon bicchier di vino, acqua freschissima, e un ottima birra, ai lati del capannone dove servivano queste buone cose, aveva messo delle scatole per raccogliere offerte che poi lui devolve in beneficenza.


 
Torniamo alla festa, in fondo al campo messi in ordinata fila svettavano i trattori antichi, per mostrare il loro splendore dai più antichi hai più moderni, ma sempre vecchi, poi un trattore piccino, io avevo pensato per i ragazzi, invece Angelo mi ha spiegato che quello si usa in posti stretti ma nelle gallerie delle miniere, poi la trebbia una macchina che sembra un mostro, ma che meraviglia questa grande macchina attaccata con una cinghia al volano di un trattore, che con la sua potenza la fa funzionare.


 

  

Sono arrivati due carri pieni di spighe ed è cominciata cosi la festa, molte persone intorno con grandi cappelli di paglia per ripararsi dal grande sole, si sono appostati nei vari punti di funzionamento della trebbia, chi caricava le spighe, chi sotto a vedere se tutto funzionava bene, un secchio sotto per raccogliere il frumento, lo riempivano e pesavano solo una volta per fare la misura che corrisponde ad un sacco.


 
Io facevo le foto in mezzo a molta polvere, fatta dalla paglia che volava tutto intorno, si avvicina una donna come un tempo arriva con un secchio d’acqua per servirla loro, davvero avranno avuto la gola secca in quel grande polverone, sapeste che bello dopo una decina di minuti sono cominciate ad uscire le prime balle di paglia.


 

 In mezzo a quel prato ho visto moltissime persone con i capelli bianchi, si raccontavano le esperienze passate e le loro fatiche, raccontandole hai ragazzini che li guardavano con occhi increduli, ho fatto questo scritto per passare anche a voi la mia esperienza l’iniziativa di questa persona che con il suo fare fa del bene sia alle persone vicine, che a quelle lontane con la raccolta dei soldini che poi devolve in beneficenza.

 Robbi










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