Cerca nel web

Visualizzazione post con etichetta sonde spaziali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sonde spaziali. Mostra tutti i post

mercoledì 26 novembre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 26 novembre.

Il 26 novembre 2018 la sonda spaziale Insight atterra su Marte.

Marte non è solo roccia, sabbia e distese sconfinate di nulla: è un pianeta vivo, con venti, terremoti e uno strano campo magnetico. È quello che emerge dagli studi sul Pianeta Rosso portati a termine dagli scienziati della NASA con l'aiuto della missione Insight, dal nome della sonda lanciata il 25 maggio 2018 e giunta su Marte il 26 novembre dello stesso anno. I risultati di oltre 12 mesi di osservazioni sono stati pubblicati in 6 articoli apparsi su Nature e Nature Geoscience.

La missione Insight è la prima che la NASA dedica allo studio del sottosuolo marziano. Tra i vari strumenti di cui è dotata la sonda ci sono infatti un sismometro, un anemometro per misurare la velocità del vento, un barometro, un sensore di campi magnetici e un dispositivo che permette di misurare la temperatura sotto la superficie del pianeta. Cuore della missione è l'esperimento SEIS - Seismic Experiment for Interior Structure, che ha permesso ai ricercatori di ascoltare "la voce di Marte". Il pianeta è infatti scosso da numerosi terremoti che si propagano nel sottosuolo marziano per migliaia di chilometri.

L'analisi delle onde sismiche e della loro struttura permette ai ricercatori di studiare nel dettaglio la composizione del sottosuolo del pianeta e di formulare nuove ipotesi sulla sua formazione e sulla sua storia. Nei primi 12 mesi di osservazione la sonda ha registrato 450 terremoti, il più forte dei quali di magnitudo 4.0, quindi non abbastanza intenso da raggiungere la parte più interna del sottosuolo marziano.

Gli scienziati stanno ora aspettando il Big One, un sisma abbastanza intenso da propagarsi nella parte inferiore del mantello, nel cuore di Marte, e quindi in grado di rivelare qualche segreto.

Marte non ha placche tettoniche simile a quelle terrestri, ma ha una intensa attività vulcanica concentrata in alcune regioni. Almeno due dei terremoti registrati dai ricercatori hanno avuto origine in una di queste aree, la Cerberus Fossae, dove sono ben visibili grossi massi che sono scivolati giù dai pendii più scoscesi.

In questa regione sono anche presenti canali lunghi oltre 1000 km scavati da antiche inondazioni, e che negli ultimi 10 milioni di anni - un battito di ciglia, geologicamente parlando - sono stati riempiti dalla lava fuoriuscita dai vulcani. Alcuni di questi fiumi di lava sono stati frantumati da terremoti piuttosto recenti, meno di due milioni di anni fa.

Marte oggi non ha campo magnetico. Ma lo ha avuto in passato: le rocce sepolte 60 metri sotto la superficie del pianeta riportano tracce di questo antico magnetismo. Il magnetometro di Insight ha però misurato alcune stranezze: il magnetismo di superficie, indotto dalle rocce sepolte nel sottosuolo, cambia di intensità tra il giorno e la notte, con alcune pulsazioni attorni alla mezzanotte marziana.

Gli scienziati hanno formulato diverse teorie sul perché questo accada: la più attendibile mette in correlazione queste variazioni di campo magnetico con il vento solare che interagisce con l'atmosfera del pianeta. Insight è dotata di due apparati radio: il primo viene utilizzato per comunicare dati e osservazioni con la Terra mentre il secondo, chiamato Rotation and Interior Structure Experiment, ha l'obiettivo di registrare eventuali scostamenti nella rotazione del pianeta. L'analisi di questi dati permetterà ai ricercatori di determinare se il centro del pianeta è liquido o solido. Un cuore liquido genererà infatti uno scostamento maggiore rispetto a quello generato da un cuore fatto di materiale solido. Le osservazioni dureranno un anno marziano, pari a circa due anni terrestri.

Marte sembra un luogo piuttosto ventoso: i sensori di Insight misurano costantemente velocità e direzione del vento e pressione atmosferica. I dati hanno registrato numerosi mulinelli e piccoli vortici di sabbia sollevati dal vento che, smuovendo gli strati di terreno più superficiali,  offrono ai ricercatori la possibilità di studiare la composizione.

sabato 4 ottobre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 4 ottobre.

Il 4 ottobre 1959 veniva lanciata la sonda sovietica Luna 3 che consentì all'uomo, per la prima volta nella storia, di vedere la faccia nascosta della Luna.

Si chiamava “Programma Luna“, il progetto sovietico risalente alla metà del secolo scorso, quindi in piena Guerra Fredda, che vide il lancio di Luna 3, la terza sonda lunare inviata con successo per fotografare il lato nascosto del satellite terrestre. Si trattò di un vero e proprio trionfo nel contesto dell’esplorazione umana dello spazio.

Luna 3 riuscì a raggiungere e fotografare, per la prima volta nella storia, la faccia della Luna quasi del tutto invisibile dalla Terra, dando così la possibilità agli scienziati di studiarla e di crearne i primi atlanti. Fin da subito gli studiosi di resero contro che l’emisfero fino a quel momento sconosciuto era completamente diverso da quello ben visibile dal nostro pianeta. Era, infatti, formato soprattutto da valli e montagne, con solo due zone oscure chiamate poi Mare Moscoviense e Mare Desiderii.

Luna 3 era di forma cilindrica, con due lati semisferici, una lunghezza di 130 cm e un diametro massimo di 120 cm. Il cilindro era ermeticamente chiuso e pressurizzato a 0,23 atmosfere. All’esterno erano stati montati dei pannelli solari utili per ricaricare le batterie chimiche poste all’interno della macchina. Altri tipi di pannelli, invece, erano stati installati in modo da poter far raffreddare l’interno in caso la temperatura superasse i 25 gradi Celsius. Anche il sistema di acquisizione immagini Yenisey-2 era stato montato all’esterno, ed era composto da una fotocamera con due lenti AFA-E1, una unità di elaborazione automatica e uno scanner. Le lenti avevano un obiettivo con focale lunga 200 mm F/5.6 e l’altro con focale di 500mm F/9.5. All’interno, invece, Luna 3, ospitava il sistema per l’elaborazione delle immagini, la radio, le batterie, un giroscopio e delle ventole circolari per il raffreddamento.

Il 7 ottobre, raggiunta la meta dopo tre giorni dal lancio, la sonda scattò 29 foto in 40 minuti, ad una distanza di ben 64 mila km dalla Luna, riuscendo così ad immortalare il 70% dell’emisfero lunare nascosto. Il giorno successivo la macchina spaziale era già in prossimità della Terra, ma a causa della debolezza del segnale non riuscì subito a trasmettere le immagini agli scienziati sovietici. Ci vollero dieci giorni, quindi il 18 ottobre, perché 17 delle immagini scattate giungessero sulla Terra, a bassa risoluzione. Il 22 ottobre i contatti con la sonda furono persi, e la macchina rientrò nell’atmosfera solo tre anni dopo, nel 1962.

mercoledì 20 agosto 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 20 agosto.

Il 20 agosto 1977 la NASA lancia nello spazio la sonda Voyager 2.

Lanciata nell'agosto del 1977, oggi la sonda Voyager 2 si trova a 11 miliardi e 460 milioni di chilometri dal Sole e continua a macinare chilometri su chilometri allontanandosi sempre più dal Sistema Solare. Dal lancio la Voyager 2 è sempre stata in contatto con il centro di controllo, sia per inviare informazioni, sia per ricevere le istruzioni necessarie alla sua navigazione.

L'apprensione è per i sistemi automatici di controllo della Voyager 2, che più volte al giorno entrano in funzione per tenere l'antenna rivolta verso la Terra. Questi dovranno continuare a funzionare alla perfezione, senza alcuna possibilità di intervento da parte dei tecnici. Dovranno funzionare senza problemi anche i sistemi per mantenere sufficientemente riscaldati gli strumenti ancora in attività, altrimenti si degraderanno in brevissimo tempo (a bordo della sonda vi è un generatore atomico per questo).

La Voyager 2 è alimentata da una batteria RTG che le permetterà di funzionare, seppure in modo limitato, fino al 2035. Al momento sono stati spenti progressivamente 4 strumenti dei 10 presenti sulla sonda, al fine di preservare le batterie per il tempo più lungo possibile. 

Secondo le previsioni, dopo aver raggiunto ed analizzato l'eliopausa pochi anni dopo la Voyager 1, che l'ha raggiunta nell'agosto 2012, dovrebbe in seguito raggiungere e analizzare anche lo spazio interstellare e l'ipotetico muro d'idrogeno (situato tra l'eliopausa e il bow shock), però sarà impossibile che la sonda sia ancora funzionante quando raggiungerà il bow shock situato a circa 230 UA dal Sole; nell'ipotesi che viaggi all'attuale velocità, si può stimare il raggiungimento di tale zona nel 2052, ma in realtà occorrerà più tempo a causa del progressivo leggero rallentamento della sonda.

Tra circa 40.000 anni passerà a circa 1,7 anni luce dalla stella Ross 248, distante dal Sole 10,32 anni luce, situata nella costellazione di Andromeda (a quell'epoca Ross 248 sarà la stella più vicina al Sole, a circa 3 anni luce); inoltre, tra circa 296.000 anni passerà a circa 4,3 anni luce dalla stella Sirio, distante dal Sole 8,6 anni luce.

giovedì 2 marzo 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 2 marzo.
Il 2 marzo 2004 la sonda europea Rosetta decolla alla volta della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, raggiunta il 12 dicembre 2014 dopo quasi 11 anni di viaggio.
Dalle prime analisi dai dati raccolti dal lander Philae (il modulo di atterraggio sganciatosi dalla sonda) sono venute alla luce tracce di alcuni mattoni della vita e un guscio di ghiaccio inaspettatamente duro.
Le prime ore di vita autonoma della sonda Philae tra il distacco da Rosetta, l’atterraggio con rimbalzi e lo scaricamento delle batterie hanno superato in suspense le migliori sceneggiature di film di fantascienza. Complice Twitter che ha permesso a un intero pianeta di conoscere in tempo (quasi) reale dalla sala di controllo di Darmstadt in Germania cosa stava succedendo a mezzo miliardo di chilometri dalla Terra.
Prima di scaricare le batterie, tutti gli strumenti montati sulla sonda sono riusciti a entrare in funzione nel breve lasso di tempo dopo l’atterraggio e a compiere una prima sequenza di esperimenti.
La domanda principe era: troverà Philae tracce di molecole organiche sulla cometa? E qualcosa è stato effettivamente rilevato. L’esperimento Cosac (COmetary SAmpling and Composition), secondo quanto dichiarato dall’Agenzia spaziale tedesca partner della missione, ha rilevato tracce di molecole organiche contenenti carbonio nell’atmosfera cometaria. Si tratta ovviamente di risultati assolutamente preliminari, per i quali si attendono ulteriori esami che rivelino la complessità di tali molecole.
Cosac avrebbe anche dovuto rivelare la presenza di molecole organiche analizzando campioni prelevati dal suolo della cometa attraverso il trapano SD2, progettato in Italia. Ma non è chiaro ancora se il trapano – che è certamente entrato in funzione – sia riuscito effettivamente a estrarre un campione cometario.
Lo strumento che ha dato le risposte più immediate è Mupus (Multi purpose sensors for surface and sub-surface science) che ha letteralmente preso a martellate “alla disperata” la cometa 67/P sfasciandosi dopo sette minuti di sforzo (e lamentandosi scherzosamente su Twitter per averla trovata poco cooperativa). Mupus ci ha rivelato una cometa ben più dura di quanto si aspettavano gli scienziati, al punto che il martellone non è riuscito a raccogliere dati sotto la superficie cometaria. Un inaspettato guscio di ghiaccio compatto, oltre il quale Mupus non è riuscito ad andare, coperto da uno strato di polvere di 10-20 centimetri. Ma la bassa densità della cometa misurata dagli altri strumenti di Rosetta lascia pensare che sotto il guscio la sostanza della cometa debba essere costituita da un ghiaccio più poroso.
La missione è ufficialmente terminata, alle 12:40 (ora italiana) del 30 settembre 2016, quando la sonda, esaurite le batterie si è posata sulla superficie della cometa dopo 12 anni di vita operativa.

Cerca nel blog

Archivio blog