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domenica 10 settembre 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 10 settembre.
Il 10 settembre 1967 il popolo di Gibilterra sceglie di restare un protettorato britannico, e non entrare a far parte della Spagna.
 La colonia britannica di Gibilterra si erge sulla famosa Rocca, un promontorio con scogliere a picco sul Mediterraneo situato a 426 m sopra il livello del mare. La storia della rocca è intimamente legata alla sua posizione strategica.
Il suo nome Gibilterra, deriva dall'arabo “Gebel Tariq” che significa “la montagna di Tariq”. Fu infatti qui, che Tarik-ibn-Zeyad, il governatore islamico di Tangeri, sbarcò nel 711 alla testa dell'esercito arabo che avrebbe poi conquistato quasi tutta la Spagna. Nel XIV sec. la rocca fu teatro di numerosi scontri tra arabi e cristiani e nel 1462 fu definitivamente conquistata dal duca di Medina Simonia. Gibilterra conobbe poi un periodo di declino che durò fino all'inizio del XVIII sec., quando fu invasa dall'Inghilterra durante la guerra di successione spagnola.
Nel 1713, la Spagna cedette la Rocca alla Gran Bretagna, sotto la quale essa diventò un importante centro navale. Dopo quella data gli spagnoli cercarono inutilmente di riconquistarla e nel 1967, i suoi abitanti votarono definitivamente in favore della sovranità britannica, tutt'oggi presente con la marina militare.
Per gli antichi greci e i romani, Gibilterra si chiamava Calpe ed era una delle due colonne d'Ercole - l'altra colonna era il monte Jebel Musa, sulla costa del Marocco, situata 25 km a sud- ovvero i confini che il mitico eroe aveva istituito per segnare il termine del mondo conosciuto.
Oggi, questo piccolo promontorio di terra europea è abitato in maggioranza da una popolazione mista, una commistione di lingue, razze e culture differenti che creano un'atmosfera cosmopolita ed internazionale, risultato di incroci tra genovesi, ebrei, spagnoli, britannici e marocchini.
Presenta una superficie di 6 kmq con una popolazione di 27.000 abitanti suddivisa in tre diverse fedi religiose: 77% di cattolici (gibilterriani e britannici), 6,9% di musulmani (marocchini) e 2,3% di ebrei. Tutti i cartelli sono in inglese ma sulla penisola oltre all'inglese si parla correntemente anche lo spagnolo e un curioso misto tra le due lingue.
Questa penisola è un tale concentrato di curiosità che non manca di accendere l'interesse di chi la visita. Per attraversare il confine da parte dei cittadini dell'Unione Europea, tra La Lìnea della Concepciòn (ultimo paese in terra spagnola) e Gibilterra, occorre un documento d'identità e, soprattutto durante l'alta stagione estiva, possono formarsi lunghe code di veicoli al posto di frontiera. Meglio lasciare l'auto in terra spagnola ed attraversare il confine a piedi (circa 1 km e mezzo dal centro città), anche per godersi il singolare attraversamento della sua pista aeroportuale, unica nel suo genere.
Viceversa, per varcare nuovamente il confine della dogana spagnola sono frequenti ritardi dovuti a controlli e all'ispezione dei bagagli: occorre tenere presenti le limitazioni di quantitativi ammessi per persona perché in caso di mancato rispetto della legge o di spese troppo onerose si è soggetti a elevate sanzioni.
Le attrazioni storiche ed i divertimenti moderni a Gibilterra non mancano.
Lungo la via pedonale di Main Street i numerosi turisti che ogni giorno affollano incuriositi la Rocca possono sbizzarrirsi nello shopping. Gibilterra infatti è “tax free”, non soggetta a tasse o monopolio di stato, e dunque molto conveniente. Questa è la via principale del commercio, è come un enorme duty free a cielo aperto o un unico shopping center dove pullulano negozi di ogni genere. In realtà, non tutto ciò che si acquista è conveniente per le tasche degli italiani perché le due valute locali, la sterlina inglese e la sterlina di Gibilterra, non hanno un cambio sempre favorevole rispetto all'euro. Ciò che conviene acquistare sono soprattutto alcolici e tabacchi, mentre per quanto riguarda profumerie, abbigliamento, calzature e tecnologia i prezzi sono competitivi ma non sempre a buon mercato!
Oltre allo shopping e alle passeggiate, le principali attività sportive a Gibilterra sono la vela e la navigazione nelle acque intorno alla Rocca. Nella Bahía de Algeciras vive una cospicua colonia di delfini e molte imbarcazioni partono da Watergardens Quay o da Marina Bay per effettuare escursioni giornaliere al fine di avvistare i socievoli mammiferi.
Il Gibraltar Museum accoglie una serie di interessanti esposizioni dedicate all'architettura, alla storia e alla vita militare del luogo. Nel centro storico intorno al museo si possono ancora vedere le fortificazioni, le barriere e le postazioni britanniche, mentre gran parte degli edifici spagnoli e arabi furono distrutti durante gli assedi avvenuti nel XVIII secolo.
La maggior parte delle tombe del Trafalgar Cemetery (cimitero di Trafalgar ) accolgono marinai britannici che morirono a Gibilterra nella battaglia di Trafalgar (1805). Di qui è possibile raggiungere a piedi l'Europa Point, l'estremità meridionale del promontorio, sulla quale si erge un faro, il Santuario Cristiano di Our Lady of Europe, una bella moschea di recente costruzione e nei giorni più limpidi dalla stazione alta della cremagliera si può scorgere anche il Marocco.
Quasi tutta la parte superiore della Rocca che si erge sopra la città poi è una riserva naturale: l'Upper Rock Natural Riserve, sulla cima dalla quale si aprono splendide vedute e vi sono diversi siti interessanti da visitare. Sulla Rocca vivono circa 600 specie vegetali e, quando il vento soffia da ovest, è un luogo ideale di osservazione per le migrazioni di uccelli tra l'Africa e l'Europa, in particolar modo stormi di rapaci e cicogne.
La Rocca inoltre è abitata dai noti macachi Barbary che qui (unico posto in Europa) vivono ancora allo stato brado. Si incontrano soprattutto intorno alla Ape's Den (Covo delle Scimmie) e non bisogna farsi intenerire troppo dal loro musetto perché sanno essere davvero dispettose quando vedono un turista con qualche cibaria in mano! Furono introdotte dall'Africa settentrionale durante i commerci delle colonie britanniche e la leggenda dice che quando le scimmie scompariranno da Gibilterra, anche gli inglesi se ne andranno.
I Great Siege Tunnels (Gallerie del Grande Assedio) sono gallerie scavate dai britannici nella roccia, per rifornire le postazioni dei cannoni durante l'assedio che durò dal 1779 al 1783. I cunicoli rappresentano solo una minima parte degli oltre 70 km di gallerie scavati nella Rocca, di cui gran parte è chiusa al pubblico. Nei dintorni si erge la Tower of Homage (Torre dell'Omaggio), resto dell'antico castello arabo edificato nel 1333 e il Military Heritage Centre (centro del patrimonio militare). Infine, la St Michael's Cave (grotta di S. Michele) è un'imponente caverna naturale risalente all'era con Neolitica con antichissime stalagmiti e stalattiti, che oggi ospita concerti, opere teatrali e sfilate di moda.
 

giovedì 17 marzo 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 17 marzo.
Il 17 marzo 1791 nel porto di Gibilterra cola a picco il piroscafo Utopia, e con esso più di 500 emigranti italiani diretti in America.
Una delle sciagure dimenticate, passata quasi inosservata e della quale si conosce molto poco, forse perchè i morti non avevano lo stesso “peso” dei ricchi passeggeri del Titanic; erano dei semplicissimi contadini affamati che, con una valigia di cartone, e pieni di speranza affrontavano un viaggio avventuroso e rischioso per l’epoca, con l’obiettivo di condurre se stessi e le loro famiglie verso il sogno americano, verso un’esistenza migliore.
I tribunali Italiani condannarono gli Henderson Brothers proprietari della Anchor Line a risarcire le vittime ma, a seguito di rifiuto da parte degli armatori, si innescò un contenzioso legale di cui si occuparono (per ben 5 anni) i rispettivi ministeri degli affari esteri (quello Inglese e quello Italiano) nei tribunali di Napoli.
La cappa di mistero che  avvolge questa tragedia è dovuta soprattutto al fatto che il naufagio è avvenuto in porto in fase di manovra di attracco del Piroscafo che si è schiantato contro lo sperone sommerso di una corazzata inglese ormeggiata nel porto di Gibilterra (la Anson). Tra l’altro, si desume dalle notizie raccolte che la nave nel naufragio si depositò sul fondo del mare per essere successivamente recuperata e riparata. Difatti riprese a navigare nello stesso anno (1891) solcando i mari fino alla sua definitiva radiazione avvenuta nel 1900.
La nave, che già nel suo nome aveva probabilmente scritto il suo destino (difatti in greco la parola Utopia significa “in nessun luogo”), partì da Trieste, si fermò a Palermo e arrivò a Napoli. Dal capoluogo partenopeo ripartì il 12 marzo carica di emigranti campani, calabresi ed abruzzesi e delle loro speranze di una vita migliore in America. Il 17 marzo 1891 alle ore 18:00 circa, superata Punta Europa, giungeva nella Baia di Gibilterra; il giornale spagnolo “El Imparcial” riportava  di una probabile avaria al timone in atto.
La brezza, in breve tempo, si trasformò in un vento di tempesta e John McKeague, Comandante della nave poi sopravvissuto alla tragedia, volle comunque entrare in porto nonostante il tempo avverso, la scarsa visibilità e la presenza di troppe navi della Flotta Inglese.
Secondo i giornali dell’epoca: “imperversava una forte tempesta da sud-ovest e la nave era in ritardo”. Successivamente, nella manovra di attracco,  il comandante probabilmente commise degli errori “grossolani”. Quella a Gibilterra non era nemmeno una sosta prevista ed egli si giustificò al processo affermando che era necessario rifornirsi di carbone che a bordo scarseggiava. Secondo Joseph Caiazzo (storico Italo-americano) sarebbe stato sufficiente e quanto mai opportuno, rimanere in mare ad attendere il calmarsi della tempesta ma probabilmente la decisione presa fu condizionata dalla spietata concorrenza tra le varie flotte. Il capitano commise un secondo gravissimo errore nella fase di manovra di attracco non valutando bene la deriva a causa soprattutto del fortissimo vento reso ancor più grave dal fatto che nemmeno tenne conto della presenza della Corazzata ANSON ovvero del fatto che la nave Militare Inglese era strutturalmente provvista di uno spaventoso devastante “Rostro” di ben 6 metri interamente sommerso e quindi invisibile.
La virata a dritta della “Utopia” si dimostrò tardiva poichè, scarrocciando, andò ad impattare con la poppa sullo sperone della corazzata ormeggiata provocando una falla che si rivelò fatale (gli speroni, sulle navi da guerra erano strutture rinforzate e costituivano un arma che veniva usata per squarciare le lamiere delle unità nemiche).
L’affondamento fu rapido ma forse nemmeno totale tanto è che il bastimento fu successivamente disincagliato, rientrando successivamente, una volta riparato, a far parte della flottiglia  “Anchor Line” fino alla definitiva radiazione che avvenne nel 1900. La rapidità con la quale si consumò la tragedia provocò la morte di 563 Passeggeri (la cifra non è nemmeno certa). In pochi riuscirono a salvarsi gettandosi in mare ed accaparrandosi le insufficienti scialuppe di salvataggio (secondo alcune fonti dall’Utopia non furono nemmeno calate a mare per la celerità dell’affondamento e la impreparazione dell’equipaggio; le scialuppe che salvarono la vita a parte dell’equipaggio erano, in realtà di altre unità navali presenti in porto). Dei 300 superstiti circa salvati, alcuni proseguirono il loro speranzoso viaggio mentre alti tornarono indietro coscienti di essere miracolosamente scampati al mortale pericolo.


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