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lunedì 6 agosto 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 6 agosto.
Il 6 agosto 1791 viene aperta al traffico la porta di Brandeburgo, a Berlino.
 La Porta di Brandeburgo è il simbolo di Berlino. È stata al centro di vittorie, sconfitte e sconvolgimenti politici, dalle guerre napoleoniche attraverso le guerre mondiali, il nazismo, la guerra fredda fino alla riunificazione della Germania.
Alla fine del '700, quando la Prussia, con la sua capitale Berlino, era al culmine del suo potere la porta di Brandeburgo si presentava come un piccolo posto di controllo che non faceva assolutamente capire che si stava entrando in una delle metropoli dei grandi poteri europei.
L'architetto Langhans, incaricato dal re della Prussia a costruire una nuova porta più grande e più rappresentativa era ispirato dalle idee dell'illuminismo: prese come modello i templi dell'acropoli di Atene . La nuova porta non doveva chiudere la città, ma tenerla aperta e far entrare lo spirito democratico dell'antica Grecia. La nuova porta fu inaugurata solennemente nel 1794, pochi anni dopo la rivoluzione francese.
Pochi anni dopo, nel 1806, Napoleone conquistò l'Europa e anche la Prussia dovette cedere al suo potere. Napoleone e i soldati francesi entrarono a Berlino attraversando la Porta di Brandeburgo. Napoleone sapeva come rendere le sue vittorie ancora più gloriose: tolse la quadriga (che rappresenta la dea della vittoria con quattro cavalli) dalla cima della Porta di Brandeburgo e la portò come trofeo a Parigi.
La sconfitta sul campo di battaglia era dura, ma ancora sopportabile. Ma togliere alla capitale della Prussia la quadriga, il suo simbolo, fu percepita dalla popolazione di Berlino come una umiliazione ancora più forte. Così, la gioia fu enorme quando, nel 1806, dopo la sconfitta di Napoleone, la quadriga fu riportata da Parigi a Berlino e rimessa nel suo posto.
Da quel momento, la Porta di Brandeburgo, divenne un luogo carico di simbolismo e di ideologie. Dopo l'unione della Germania nel 1871, fu l'imperialismo tedesco ad impossessarsi del luogo: lo fece diventare il posto preferito per innumerevoli parate militari. Solo l'imperatore e la sua famiglia avevano invece il permesso di attraversare il passaggio centrale della porta.
Dopo la vittoria nella battaglia di Sedan, nella prima guerra mondiale, l'imperatore fece appendere uno striscione alla Porta di Brandeburgo: "Welch eine Wendung durch Gottes Führung" (Che svolta, grazie alla guida di Dio). Un trionfo prematuro: alla fine la Germania fu sconfitta, l'imperatore costretto a dimettersi e la Germania divenne una repubblica.
Dopo il breve intermezzo democratico della Repubblica di Weimar (1919-1933) Hitler arrivò al potere e cominciò subito a trasformare la Germania in un paese capace di affrontare la sua folle guerra che doveva portare la "razza ariana" alla guida del mondo.
Un altro striscione appeso alla Porta di Brandeburgo, questa volta dai seguaci di Hitler, doveva esprimere la cieca fiducia del popolo tedesco in Hitler: "Führer befiehl, wir folgen!" (Ordina, Führer, noi seguiamo!). Una fiducia che doveva costare, solo ai tedeschi, 6,3 milioni di morti. A tutto il mondo invece più di 55 milioni di morti e 35 milioni di feriti.
La Porta di Brandeburgo nel 1945, alla fine della guerra, quando la Germania firma la capitolazione incondizionata, si affaccia su una Berlino ridotta a un campo di macerie. Tre anni di continui bombardamenti hanno totalmente distrutto le città tedesche fino a trasformarle in paesaggi lunari.
La tragedia della Germania alla fine della guerra era terribile. Ma le atrocità degli altri certamente non attenuano la responsabilità della Germania. Tutto questo era soltanto un riflesso di quello che il nazismo aveva fatto ai popoli dell'Europa, era soltanto l'ultimo atto di una guerra che Hitler aveva fortemente voluto, che aveva, fin dall'inizio della sua carriera politica, preparato ideologicamente e materialmente, di una guerra che nessun altro in Europa aveva voluto o cercato.
Appena finita la guerra che gli alleati avevano combattuto insieme contro la Germania scoppiò la Guerra Fredda tra Unione Sovietica e Stati Uniti che si sarebbe trascinata in forme più o meno aspre fino agli anni ottanta. E al centro della Guerra fredda c'era Berlino, la città divisa in due.
Negli anni '50 il confine tra est ed ovest non era ancora insuperabile e centinaia di migliaia di persone fuggivano ogni anno dall'est all'ovest, quasi la metà di loro erano giovani con meno di 25 anni e spesso persone con una buona formazione professionale, laureati, operai specializzati e artigiani, che all'ovest si aspettavano un futuro più redditizio e più libero. Questo continuo dissanguamento stava diventando un pericolo serio per la Germania dell'est.
Così, nelle prime ore del 13 agosto del 1961 le unità armate della Germania dell'est interruppero tutti i collegamenti tra Berlino est e ovest e iniziarono a costruire, davanti agli occhi esterrefatti degli abitanti di tutte e due le parti, un muro insuperabile che attraversava tutta la città, che divideva le famiglie in due, e tagliava la strada tra casa e posto di lavoro, scuola e università.
i tedeschi dell'est eliminarono la Croce Prussiana e voltarono la quadriga verso Ovest, a sottolineare la vittoria del comunismo sull'occidente. Solo dopo la caduta del Muro la croce venne ripristinata e la quadriga di nuovo orientato verso il "Mitte". Negli anni della guerra fredda, la Porta perse la sua funzione di simbolo di apertura per ritrovarsi nella Terra di Nessuno tra Est e Ovest, a metà strada tra libertà e dittatura.
Nel 1989 gli stati dell'Europa dell'est cominciarono a liberarsi dagli opprimente regimi pseudo-socialisti. Prima c'erano le riforme interne nell'Unione Sovietica, volute da Gorbaciov che incoraggiavano anche l'opposizione nella DDR. Poi la decisione, sempre di Gorbaciov, di lasciare che ogni paese dell'est trovasse da solo il proprio destino diede un'ulteriore spinta a tutti quelli che chiedevano la libertà.
L'anno 1989 fu un anno drammatico: i cambiamenti democratici, le piccole rivoluzioni nell'economia e nella politica in Polonia, in Ungheria e nell'Unione Sovietica riempivano ogni giorno i giornali in tutta l'Europa, una notizia sensazionale dall'Europa dell'est seguiva l'altra.
Nell'ottobre del 1989 anche gli eventi nella DDR precipitarono: sotto la pressione delle manifestazioni di massa e del flusso sempre crescente di persone che lasciavano il paese attraverso l'Ungheria, che aveva aperto le frontiere verso l'ovest, molte amministrazioni comunali della DDR si sciolsero e furono sostituite da organi ai quali parteciparono per la prima volta anche gruppi di opposizione. Quando la sera del 9 novembre un portavoce del governo della DDR annunciò una riforma molto ampia della legge sui viaggi all'estero, la gente di Berlino est lo interpretò a modo suo: il muro doveva sparire. Ma il muro c'era ancora e i soldati che lo sorvegliavano in quella notte non sapevano cosa fare. Migliaia di persone stavano all'est davanti al muro, ancora sorvegliato dai soldati, ma migliaia di persone stavano anche aspettando dall'altra parte del muro, all'ovest, con ansia e preoccupazione. Nell'incredibile confusione di quella notte, qualcuno, e ancora oggi non si sa esattamente chi sia stato, aveva dato l'ordine ai soldati di ritirarsi e, tra lacrime ed abbracci, migliaia di persone dall'est e dall'ovest, scavalcando il muro, si incontravano per la prima volta dopo 40 anni.
Immagini indimenticabili: migliaia di persone scavalcarono il muro che poco prima era ancora un confine insuperabile dove si sparava a chiunque si avvicinava. Era stato un confine che spaccava in due non solo Berlino ma tutta l'Europa. Pochi giorni dopo si cominciò a rimuovere l'odiato muro.
La Porta di Brandeburgo oggi è un monumento alla ritrovata unità della Germania, ma anche un monumento alla pace in Europa.

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