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sabato 11 agosto 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'11 agosto.
L'11 agosto 1902 nasce a Cittiglio (VA) Alfredo Binda.
Tra gli sportivi che hanno dato prestigio all'Italia nel corso del XX secolo, ad Alfredo Binda deve essere riservato -senza ombra di dubbio- un posto in prima fila. Nato l'11 agosto del 1902 in quel di Cittiglio, ameno borgo del varesotto, si distinse per le strabilianti vittorie conseguite negli anni venti e trenta e per il ruolo di commissario tecnico dei Coppi e dei Bartali che moltiplicavano i trionfi in terra di Francia. Come corridore, Binda ha una storia inimitabile. Persino Gianni Brera riconobbe in uno scritto: "Alfredo è stato per me il maggior prodotto del ciclismo italiano. Debbo tenere a bada la mia anima coppiana per far posto una volta alla ratio".
Cinque Giri d'Italia stravinti: un dominio assoluto, al punto che nel 1930 venne pagato dagli organizzatori (22.500 lire) per starsene a casa ed evitare l'esito scontato della corsa. Per tre volte Campione del Mondo, col suo nome che apre l'albo d'oro del Mondiale essendo sua la vittoria nella prima edizione del campionato (Adenau 1927).  Alfredo Binda ha conquistato tutte le classiche più famose, rendendosi protagonista di record statistici e record agonistici (come il primato mondiale dei 50 km.). Una carriera piena di storie, di avventure: la più famosa la galoppata per dominare il Lombardia del '26 dopo aver trangugiato ventotto uova e lasciando il secondo classificato a ventinove minuti. L'ex trombettiere di Cittiglio, emigrato diciassettenne a Nizza per fare lo stuccatore, ha occupato il proscenio dello sport sfidando (e battendo) un Girardengo sulla via del tramonto e un Guerra nel vigore delle forze. Vinceva senza apparente fatica, mulinando le gambe senza strappi. I giornalisti inventarono allora, osservandolo in fuga solitaria, l'espressione "pedalata rotonda". Binda potrebbe essere ricordato soltanto per queste imprese. Invece vogliamo pensare a lui anche come a un grande dirigente sportivo e a un uomo ammirevole. Sapiente, pacato, teso a risolvere problemi e ad appianare le asprezze delle grandi rivalità. Uno stratega benvoluto da tutti e stimato in Italia e all'estero. Con lui sull'ammiraglia (camiciola, foulard, megafono in mano), Bartali vinse il leggendario Tour del '48 e Coppi s'aggiudicò i Tour del '49 e del '52. Binda era alla guida anche del Coppi vittorioso al Mondiale di Lugano del '53, di Baldini al Mondiale del '58 e di  Nencini il Tour del '60.
La terza fase della vita di Alfredo Binda è non meno interessante delle precedenti: amato padre di due figlie e nonno, affrontò incarichi di rappresentanza in organismi sportivi nazionali e internazionali con spirito di servizio. Pur continuando a risiedere a Milano, volle  dedicare del tempo anche al proprio paese d'origine impegnandosi come consigliere comunale. Mito e maestro dello sport, Binda fu punto di riferimento per il ciclismo intero e per i giovani che vedevano in lui l'interprete dei valori autentici dello sport. Dopo la morte, avvenuta nel 1986,  il ricordo è mantenuto vivo dal Museo, voluto dall'amministrazione comunale di Cittiglio e dalla famiglia e da manifestazioni e iniziative, oltre che da gare, che continuano a essere organizzate nel suo nome.  Ora, dopo anni e anni, si potrebbe immaginare che la figura del grande Alfredo risulti un po' sfocata, che piano piano dimenticanza e oblio prendano piede. Eppure recenti sondaggi, realizzati anche in campo nazionale, testimoniano che il suo nome è ancora molto considerato dal pubblico degli sportivi e che nella classifica dei più grandi italiani di tutti i tempi lui è ancora presente. Si aggiunga poi che il Museo attira centinaia e centinaia di visitatori ogni anno.
Vivere in modo sereno l'agonismo, rispettare gli avversari, mai esasperare i toni della sfida, saper comprendere uomini e situazioni: questi gli insegnamenti che Binda consegna al mondo di oggi, allo sport del XXI secolo.  Principi e comportamenti sempre più rari.

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