Cerca nel web

mercoledì 21 marzo 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 21 marzo.
Il 21 marzo 2010 viene approvata in USA la riforma sanitaria fortemente voluta da Barack Obama, che è entrata in vigore, dopo la sentenza di costituzionalità del 2012, il primo gennaio 2014.
Fra i molti provvedimenti contenuti nella legge, il più importante obbliga tutti i cittadini americani a possedere una copertura sanitaria attraverso un’assicurazione. Allo stesso tempo, però, la riforma garantisce molti sgravi fiscali e sussidi ai meno abbienti, allarga la copertura del Medicaid, il programma federale per i più poveri e fornisce aiuti alle società private che forniscono copertura sanitaria a chi fin qui non era assicurato. La riforma proibisce inoltre che le condizioni sanitarie pregresse di un paziente gli impediscano di contrarre un’assicurazione. Questo era uno dei punti più controversi del sistema americano: le persone sopravvissute a un cancro (che spesso sono anche le più esposte ad una recrudescenza della malattia) vengono sistematicamente rifiutate dalle compagnie assicurative, indipendentemente dalla propria condizione economica.
Non c’è atto politico dei sei anni di Barack Obama alla Casa Bianca che sia stato più criticato, attaccato, vilipeso dai repubblicani della riforma sanitaria passata nel marzo 2010. Presentata come una legge che avrebbe affossato il bilancio USA, corrotto lo spirito americano, rafforzato la presa del governo centrale sulla vita dei singoli, l’Obamacare era diventato per i conservatori l’emblema di un presidente detestato. “Quando riprenderemo il potere, l’Obamacare verrà cancellato”, era la promessa di molti repubblicani. Ora che i repubblicani hanno riconquistato il Senato, nessuno parla più della legge sanitaria. E chi lo fa, come il leader repubblicano Mitch McConnell, dice: “Avere la maggioranza al Senato, non significa far fuori l’Obamacare”.
Il fatto è che la riforma sanitaria di Barack Obama è sparita dal dibattito politico perché, a dispetto di tutti i dubbi e le accuse, ha sostanzialmente funzionato e rispettato buona parte delle promesse del presidente. Anzitutto, l’Obamacare ha significato una brusca riduzione del numero di americani senza un’assicurazione sanitaria. Sono tra gli otto e gli undici milioni (i numeri non sono ancora facili da recuperare e arrivano soprattutto da ricerche private), i cittadini che quest’anno per la prima volta hanno avuto accesso a qualche forma di copertura sanitaria. In aumento anche quelli coperti dal Medicaid, l’assistenza sanitaria per i redditi più bassi, mentre altre milioni di persone sono pronte, secondo molte statistiche, a dotarsi di un’assicurazione sanitaria nei prossimi mesi.
La riforma ha dunque centrato l’obiettivo principale esposto da Barack Obama nel 2010: e cioè rendere la sanità più accessibile. Non è la sola promessa realizzata. L’85% dei 7,3 milioni di americani che hanno acquistato un’assicurazione attraverso i mercati on line, nella prima fase della riforma, ha anche goduto di sussidi federali; ciò che ha significato una diminuzione dei premi assicurativi da pagare. Non c’è stato nemmeno il disastro che alcuni preconizzavano per l’industria sanitaria. Più volte in questi mesi analisti di Wall Street ed esperti hanno dimostrato che l’Obamacare ha significato più clienti per le assicurazioni e nuovi pazienti paganti per gli ospedali.
Nascosta dalle tante “cadute” della politica di Obama, dalle crisi internazionali e dal senso di paura e incertezza che domina la vita di molti americani, la riforma sanitaria è stata dunque un successo – almeno nel quadro e secondo gli standard della società americana. Non è stata la riforma “socialista” contro cui i conservatori hanno polemizzato, ma ha significato un oggettivo miglioramento nelle condizioni di vita per milioni di persone. Per questo, dopo un iniziale fuoco di sbarramento, i repubblicani hanno preferito stendere un velo di silenzio e attaccare Obama per l’insieme delle sue politiche. E va a discredito di molti democratici – peraltro ora in grave difficoltà – non avere rivendicato i numeri positivi dell’Obamacare, accettando al contrario la retorica repubblicana e giocando tutta la campagna sulla difensiva e sulla presa di distanza dal presidente.
Donald Trump nella sua campagna elettorale ha tra le altre cose promesso di affossare la riforma sanitaria di Obama, e ne ha fatto un cavallo di battaglia.
Nel maggio 2017 il neo-presidente Donald Trump ha fatto approvare alla Camera dei Rappresentanti (con 217 sì e 213 no) la richiesta di abrogazione dell'Obamacare. Tale proposta però, nonostante la maggioranza repubblicana all'interno del senato, fu respinta (con 55 no e 45 si). Successivamente, sempre sotto l'amministrazione Trump, è stata anche proposta un'abrogazione parziale dell'Obamacare ma l'iniziativa venne declinata al senato (con 51 no e 49 si).


Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel blog

Archivio blog