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venerdì 2 marzo 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 2 marzo.
Il 2 marzo 2004 la sonda europea Rosetta decolla alla volta della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, raggiunta il 12 dicembre 2014 dopo quasi 11 anni di viaggio.
Dalle prime analisi dai dati raccolti dal lander Philae (il modulo di atterraggio sganciatosi dalla sonda) sono venute alla luce tracce di alcuni mattoni della vita e un guscio di ghiaccio inaspettatamente duro.
Le prime ore di vita autonoma della sonda Philae tra il distacco da Rosetta, l’atterraggio con rimbalzi e lo scaricamento delle batterie hanno superato in suspense le migliori sceneggiature di film di fantascienza. Complice Twitter che ha permesso a un intero pianeta di conoscere in tempo (quasi) reale dalla sala di controllo di Darmstadt in Germania cosa stava succedendo a mezzo miliardo di chilometri dalla Terra.
Prima di scaricare le batterie, tutti gli strumenti montati sulla sonda sono riusciti a entrare in funzione nel breve lasso di tempo dopo l’atterraggio e a compiere una prima sequenza di esperimenti.
La domanda principe era: troverà Philae tracce di molecole organiche sulla cometa? E qualcosa è stato effettivamente rilevato. L’esperimento Cosac (COmetary SAmpling and Composition), secondo quanto dichiarato dall’Agenzia spaziale tedesca partner della missione, ha rilevato tracce di molecole organiche contenenti carbonio nell’atmosfera cometaria. Si tratta ovviamente di risultati assolutamente preliminari, per i quali si attendono ulteriori esami che rivelino la complessità di tali molecole.
Cosac avrebbe anche dovuto rivelare la presenza di molecole organiche analizzando campioni prelevati dal suolo della cometa attraverso il trapano SD2, progettato in Italia. Ma non è chiaro ancora se il trapano – che è certamente entrato in funzione – sia riuscito effettivamente a estrarre un campione cometario.
Lo strumento che ha dato le risposte più immediate è Mupus (Multi purpose sensors for surface and sub-surface science) che ha letteralmente preso a martellate “alla disperata” la cometa 67/P sfasciandosi dopo sette minuti di sforzo (e lamentandosi scherzosamente su Twitter per averla trovata poco cooperativa). Mupus ci ha rivelato una cometa ben più dura di quanto si aspettavano gli scienziati, al punto che il martellone non è riuscito a raccogliere dati sotto la superficie cometaria. Un inaspettato guscio di ghiaccio compatto, oltre il quale Mupus non è riuscito ad andare, coperto da uno strato di polvere di 10-20 centimetri. Ma la bassa densità della cometa misurata dagli altri strumenti di Rosetta lascia pensare che sotto il guscio la sostanza della cometa debba essere costituita da un ghiaccio più poroso.
La missione è ufficialmente terminata, alle 12:40 (ora italiana) del 30 settembre 2016, quando la sonda, esaurite le batterie si è posata sulla superficie della cometa dopo 12 anni di vita operativa.

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