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giovedì 1 marzo 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il primo marzo.
Il primo marzo 1963 Mariele Ventre fonda il Piccolo Coro dell'Antoniano.
Ricordate il torero Camomillo e i 44 gatti “in fila per sei con il resto di due”? Sono passati alla storia. Certamente, la piccola storia di chi per nulla al mondo si sarebbe perso una puntata dello Zecchino d’Oro. Sempre che, ovviamente, potesse trovare il televisore, o per meglio dire il vicino di casa o l’amico compiacente, più “fortunato” perché già in possesso della magica scatola, dalla quale, come per incanto, fluivano i pulcini ballerini, le automobili del nonno Asdrubale e i moscerini incantati dai valzer.
Mariele Ventre (più esattamente Maria Rachele, come l’avevano chiamata i genitori al battesimo) sta all’Antoniano di Bologna come il cacio sui maccheroni. Nasce il 16 luglio 1939 da genitori di origini lucane, che insieme al latte le trasmettono l’amore per la musica (che è la grande passione di papà), grazie alla quale, a 4-5 anni appena, diventa un’habitué delle rassegne operistiche bolognesi che, per antonomasia, sarebbero “roba da grandi”. Con il convento S.Antonio di Bologna è amore a prima vista, fin dall’infanzia: lì impara a pregare e lì fa la catechista, senza neppure immaginare che tra quelle stesse mura sarebbe sbocciata la sua “vocazione”. Infatti, dopo il diploma di maestra elementare nel 1957 e in pianoforte nel 1961, rinuncia ad un promettente futuro da concertista semplicemente perché la sua strada si incrocia con quella dello Zecchino d’Oro.
Nata a Milano due anni prima grazie a Cino Tortorella, la fortunata rassegna canora ideata dai frati si trasferisce a Bologna proprio nel 1961 e subito gli organizzatori  pensano a lei per preparare i piccoli solisti. E lei, che non sa mai dire di no, si butta a capofitto nell’impresa e la collaborazione, da occasionale si trasforma in una scelta di vita.   Mariele capisce al volo che far parte di un coro è un’esperienza d’arte e di vita e così due anni dopo fonda il Piccolo Coro. Scontato che debba chiamarsi “dell’Antoniano”, perché a quel convento è legato a doppio filo, anche oggi che è stato ribattezzato con il suo nome. Ne sarà la direttrice e l’anima per più di trent’anni, inventandosi una vera e propria scuola, con almeno dieci ore di lezione di canto alla settimana e un programma di concerti che ha portato i suoi bambini a viaggiare in tutto il mondo. Per lei il canto è, insieme, un gioco e un impegno. Prende sul serio i bambini, senza inutili lusinghe e soprattutto senza provocare in loro rivalità e competizioni da adulti, sempre profondamente convinta che il canto corale ha una marcia in più: obbliga ad ascoltare l’altro, a non prevaricare, ti impedisce di essere egoista, perché tutte le voci alla fine devono fondersi in un’unica armonia.  Non è una “consacrata nel mondo”, ma una semplice laica che vive con pienezza e con gioia la propria fede, mettendo le sue qualità a servizio degli altri.
Non sbaglia chi afferma che Mariele, anche senza i voti religiosi, è “più francescana degli stessi francescani” e non è certo un complimento da poco per una musicista che cerca la “perfetta letizia” nel canto, nella musica ed a stretto contatto con i bambini. Con il suo piglio dolce e autorevole, il rigore, la tenacia, si impone come un’impareggiabile educatrice, che sa educare al sacrificio e sa infondere la capacità di apprezzare le piccole cose della vita. Il suo sorriso magnetico, la gestualità inconfondibile e un repertorio di oltre 1.400 brani nel catalogo delle incisioni, riescono così a rivoluzionare il modo di concepire il canto corale per l’infanzia. Fino all’ultimo: già profondamente segnata da un cancro al seno che da anni la sta martoriando, riesce ancora a dirigere la trentottesima edizione dello Zecchino d’Oro, spegnendosi una ventina di giorni dopo, il 16 dicembre 1995. In questi 20 anni  le hanno edificato monumenti, intitolato parchi e piazze, scuole e strade, da Sassari a Sestri levante; nel suo nome si svolgono a Bologna le Marieliadi (cioè le olimpiadi del canto corale) e una rassegna di canto e pattinaggio. Adesso la diocesi di Bologna ha deciso anche di muovere i primi passi per avviare il processo che potrebbe portare Mariele dall’Antoniano alla gloria degli altari.

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