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domenica 28 gennaio 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 gennaio.
Il 28 gennaio 1918 ebbe inizio la guerra civile finlandese.
Sotto la pressione delle poderose armate germaniche, l’allora piccolo Granducato di Finlandia, parte integrante del morente Impero russo, proclamò la sua indipendenza. Era il 6 dicembre 1917. Lo zar Nicola II era stato collocato agli arresti da pochi mesi e Kerenskij era succeduto al principe L’vov in qualità di Capo del Governo provvisorio russo. Tale cambiamento, dovuto più che altro alla caduta dello zar, collante dell’unione personale con il Granducato, aveva spinto la giovane dieta scandinava a dichiarare unilateralmente l’indipendenza dalla Russia. Il Granducato, a differenza degli altri territori amministrati dai Romanov, non era retto da un sistema autocratico, bensì da una monarchia costituzionale, la quale, nel 1903, fu affiancata da un moderno parlamento – la Eduskunta – che consentiva anche, per la prima volta in Europa, il suffragio universale (esteso anche alle donne) per l’elezione diretta dei membri della Camera Bassa. Un vero e proprio laboratorio progressista posto ai confini occidentali del vasto impero zarista.
Ma se da un lato la volontà di scindersi dalla Russia era univoca e riscontrava una vasto appoggio, dall’altro le elezioni politiche dell´ottobre 1917 avevano consegnato al paese un risultato ambiguo: la vittoria, almeno numerica, del Partito Socialdemocratico finlandese (a trazione bolscevica) che, ovviamente, fu estromesso ed isolato dalle leve del potere. La parallela sollevazione bolscevica contro il governo provvisorio di Russia creò poi i presupposti per un successivo scontro tra forze democratiche, liberali e conservatrici contro i “Rossi”, sfociato nella guerra civile finlandese che sarà il preludio, in piccola scala, di ciò che accadde in Russia pochi mesi più avanti. Le armate comuniste di Finlandia, foraggiate e direttamente appoggiate dai bolscevichi, riuscirono a cingere d’assedio Helsinki fino a costringere lo stesso governo di unità nazionale e anti-bolscevico a rifugiarsi nella città di Vaasa, situata poco più a nord sul Golfo di Botnia. La guerra interna si andava così a sommare al problema istituzionale, molto dibattuto nella Finlandia dell’epoca: monarchia o repubblica. A partire dal 15 gennaio 1918, il nuovo capo del governo provvisorio finlandese, Pehr Evind Svinhufvud, di concerto con l’abilissimo ex-ufficiale di cavalleria zarista e futuro eroe nazionale, Carl Gustav Mannerheim, organizzò il nuovo esercito, composto quasi unicamente dai membri della milizia della Guardia Bianca anti-bolscevica.
Contrariamente alla Guardia Rossa – la milizia che aveva preso Helsinki e aveva proclamato la Repubblica Socialista dei Lavoratori di Finlandia – , parte degli effettivi dei controrivoluzionari “bianchi” godeva di un’ottima preparazione militare e di efficienti armamenti . Gli Jager finlandesi, una piccola fetta di volontari, addestrati nelle fila dell’esercito imperiale tedesco, erano partiti nel 1914 per combattere contro l’oppressore russo sul Fronte Orientale. Oltre a ciò, il nuovo esercito di Finlandia poteva contare su contingenti zaristi in rotta dopo la Rivoluzione, alcune migliaia di volontari svedesi e dall’appoggio diretto dell’esercito del Kaiser. Quest’ultimo fu l’elemento decisivo che, il 16 maggio 1918, condusse rapidamente i Bianchi alla vittoria e costrinse la fiaccata Russia bolscevica a riconoscere ufficialmente l’indipendenza finlandese.
Con la fine delle ostilità e le truppe tedesche presenti sul territorio finlandese – praticamente padroni dell’Est Europa dopo la capitolazione russa – il presidente provvisorio Svinhufvud propose al parlamento di dare continuità all´istituto monarchico, precedentemente vigente nel Granducato. Opzione questa molto gradita ai tedeschi che, non paghi, alzarono la posta in gioco “consigliando” al presidente finlandese, divenuto in quei giorni reggente, di proporre in parlamento uno dei vari principi tedeschi legati con la famiglia imperiale. La scelta cadde su Federico Carlo di Assia-Kassel, cognato del Kaiser, al quale rapidamente venne offerta la corona il 9 ottobre dello stesso anno.
Il tentativo di germanizzare la Finlandia – de facto divenuta un protettorato tedesco – fu solo il primo passo per una serie di stati, pur di breve durata, filo-tedeschi (come il Ducato Unito dei Paesi Baltici, la Repubblica ucraina o il Regno di Polonia) nati dalle ceneri dei possedimenti occidentali dell’Impero russo, sui quali i tedeschi avevano avuto mano libera dopo la firma del trattato di Brest-Litovsk nel marzo del 1918. Il sistema egemonico istituito dalla Germania nell’Est Europa ebbe però vita breve: la firma dell’Armistizio di Compiègne sopraggiunta l’11 novembre 1918 e la fine della monarchia in Germania fecero cadere uno dopo l’altro tutti gli avamposti germanici in oriente. Nessuno degli Alleati avrebbe tollerato la presenza di un principe tedesco sul trono finlandese o di qualsiasi altro stato sorto sotto i colpi di obice tedeschi. Il 14 dicembre 1918, concordata l’abdicazione “a distanza” – Federico Carlo non prese mai effettivamente possesso del trono – con il parlamento, il novello re formalizzò la rinuncia al trono di Finlandia. I poteri di capo dello stato passarono così al generale Mannerheim che, nel 1919, proclamò la Repubblica di Finlandia.
La breve parentesi monarchica (indipendente) volgeva così al termine, anche se, bisogna ricordarlo, qualcuno, nei tumultuosi giorni che seguirono la proclamazione della giovane repubblica scandinava, tentò addirittura di convincere il barone Mannerheim a prendersi la corona e divenire re. Il barone declinò, salvo poi subire una tremenda débâcle alle elezioni presidenziali del luglio del 1919 e ritirarsi, temporaneamente, a vita privata. Almeno fino alla nuova minaccia sovietica.

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