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sabato 16 dicembre 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 dicembre.
Il 16 dicembre 1989 muore Lee Van Cleef.
Lee Van Cleef, all’anagrafe Clarence LeRoy Van Cleef Jr., nasce a Somerville, New Jersey, il 9 gennaio 1925.
Da ragazzo lavora come ragioniere, attività che abbandona all’insorgere del secondo conflitto mondiale per servire la patria nella marina. A guerra conclusa trova un impiego statale come commercialista, coltiva la passione per il teatro a livello amatoriale e, nel 1943, sposa Patsy Ruth, dalla quale ha avuto tre figli: Deborah, Alan e David.
Nonostante Lee nulla faccia per sfruttare le sue capacità recitative in qualcosa che vada oltre il semplice hobby, il suo talento non passa inosservato. Il debutto cinematografico è del 1952, nel western di culto di Fred Zinnemann, “Mezzogiorno di fuoco”, nel quale interpreta il cattivo. Da questo momento le offerte si moltiplicano, e tra piccoli ruoli e parti da protagonista, intraprende una carriera intensa, che lo porta a lasciare il lavoro d’impiegato.
La sua stazza fisica, ben un metro e novanta, il fisico asciutto, gli occhi stretti incorniciati dallo sguardo intenso, lo rendono particolarmente adatto ai ruoli da cattivo, in film western o d’azione. Tra i tanti film di questo periodo ricordiamo: “I senza legge”, di Nathan Juran, del 1953; “La polizia bussa alla porta”, di Joseph H. Lewis, del 1955; “L’uomo solitario”, di Henry Levin, del 1957; il famoso “Sfida all’Ok Corral”, di John Sturges, del 1957; “L’uomo che uccise Liberty Valance”, di John Ford, del 1962.
La svolta arriva nel 1964, con l’incontro con Sergio Leone, che, alla ricerca di attori per il suo film, ma con a disposizione un budget molto ridotto, si ricorda della bravura con la quale l’attore dava vita al cattivo di turno e lo contatta per il ruolo del Colonnello Douglas Mortimer in “Per qualche dollaro in più”, del 1965, a fianco di Clint Eastwood. Per Lee arriva la meritata popolarità, che, per quanto apprezzata, non lo cambia nei modi, sempre affabili, e nella dedizione con la quale affrontava ogni interpretazione, dalla più piccola alla più grande. Leone, l’anno successivo, lo vuole nuovamente con se, accanto a Eastwood ed a Eli Wallach, ne “Il buono, il brutto, il cattivo”, un capolavoro del genere western, dove Lee impersona Sentenza, uno dei cattivi cinematografici per antonomasia, icona indimenticabile della storia del cinema. La crudezza, il cinismo, l’incapacità di provare un qualsiasi tipo di solidarietà nei confronti di un altro essere umano, sono portati sullo schermo dall’attore con una maestria impareggiabile. Impossibile dimenticare lo sguardo pietrificato, con gli occhi che si stringono, diventando quasi piccole fessure, col quale fissa lo sfortunato che intralcia il suo cammino.
Eppure l’indole dell’attore è talmente dolce e amorevole che sul set, in una scena in cui deve schiaffeggiare Rada Rassimov, che interpreta l’amica di Bill Carson, l’attrice racconta che, nonostante lei lo spronasse, dicendogli che se anche la sberla fosse stata vera non cascava il mondo, Lee arrossiva e diceva che non riusciva neppure per finta a maltrattare una donna. I due film della ‘trilogia del dollaro’ di Leone gli donano un posto tra i grandi del cinema western e lo rendono un’icona incontrastata per gli appassionati del genere. La sua carriera continua tra western e action-movie. Ricordiamo: “La resa dei conti”, di Sergio Sollima, del 1967; “I magnifici sette cavalcano ancora”, di George McGowan, del 1972; “L’uomo di Santa Cruz”, di Joseph Manduke, del 1976; “1987: Fuga da New York”, del 1981, uno dei migliori film di John Carpenter, dove affianca un muscoloso Kurt Russell; “Arcobaleno selvaggio”, del 1985, di Antonio Margheriti; “La corsa più pazza del mondo 2”, di Jim Drake, del 1989, con John Candy; “Thieves of Fortune”, di Michael MacCarthy, uscito postumo, nel 1990. L’attore infatti, muore per un attacco cardiaco a Oxnard, in California, il 16 dicembre del 1989, lasciando nello sconforto Barbara Havelone, sposata in terze nozze il 13 luglio del 1976.
E’ sepolto nel cimitero di Forest Lawn, Hollywood Hills, a Los Angeles; sulla lapide è scritto ‘Best of the Bad-Love and Light’. Durante le riprese dei film si adoperavano per non farlo notare, ma l’attore aveva due occhi molto particolari, uno blu e uno verde. A dimostrazione di quanto il suo lavoro abbia influito sulla storia del cinema, basta pensare che Quentin Tarantino inserisce il suo nome accanto a quello di Sergio Leone nella dedica che appare nei titolo di coda di “Kill Bill 2”. Van Cleef ha persino ispirato Leo Ortolani per un personaggio dei suoi fumetti, il signor Hauk, nella ‘Quadrilogia di Dio’, storia della serie Rat-Man.

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