Cerca nel web

sabato 26 novembre 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 26 novembre.
Il 26 novembre 1941 il presidente americano Roosevelt stabilisce per decreto che il giorno del ringraziamento, celebrato secondo tradizione il quarto giovedì di novembre, sia considerato festivo.
Nel 1621 i coloni della Plymouth e gli indiani della tribù dei Wampanoag celebrarono insieme la festa del raccolto d’autunno, nel giorno che oggi viene riconosciuto come il primo Ringraziamento celebrato nelle colonie americane.
Questo pasto, fatto in occasione del raccolto, divenne così il simbolo della cooperazione e dell’interazione tra i coloni inglesi e le tribù dei nativi d’America.
Durante i precedenti inverni molti dei coloni soffrirono la mancanza di cibo, la durezza del clima e quasi metà della popolazione morì di stenti. I coloni non erano degli esperti agricoltori e furono fortunati ad avere l’aiuto delle tribù indiane locali. Inoltre i coloni erano organizzati in “comuni”, che raccoglievano prodotti alimentari e li consegnavano ad un unico negozio che li ridistribuiva a seconda del bisogno. Questo problema, legato a quello delle scarse capacità agricole, portò i coloni vicino alla decimazione. Quando nel 1620 la proprietà privata fu ripristinata e ad ogni famiglia venne concesso un lembo di terra proporzionato al numero di appartenenti al nucleo familiare, le cose migliorano notevolmente. Così per festeggiare la risoluzione dei loro problemi i coloni fecero una festa di tre giorni, a cui invitarono i loro benefattori indiani. Questi portarono cervo, tacchino ed altre pietanze.
Ovviamente il Ringraziamento in sé era soprattutto legato alla religione e al ringraziare Dio per le pietanze ricavate dai raccolti.
Questa festa non era destinata ad essere ripetuta ogni anno, ma così fu in molte colonie del New England. Ed anche se in molti ritengono questo specifico raccolto del 1621 essere la prima festa del Ringraziamento, in realtà feste del genere, che seguivano la tradizione della celebrazione del raccolto e del ringraziamento per l’abbondanza del raccolto stesso, erano già in pratica da molto tempo. I nativi americani erano infatti abituati all’organizzazione di festival, di balli e di cerimonie in occasione dei raccolti, già prima che arrivassero gli europei ad insediarsi nel Nord America.
La tradizione di questo “Thanksgiving” è così arrivata fino ad oggi, e si festeggia l’ultimo giovedi di novembre, come proclamato dal Presidente Lincoln nel 1864.
La caratteristica di questa festa è anche nella preparazione. A New York si tiene la Macy’s Parade, che da più di 80 anni avviene la mattina del giovedi di festa con sfilata di carri e maschere per tutta la Fifth Avenue. C’è la chiusura delle scuole per tutto il fine settimana, ci sono gli addobbi e le decorazioni con zucche di ogni misura, tacchini finti, foglie cadute, e tanto tanto arancione e marrone, che sono i colori predominanti degli autunni newyorchesi.
E poi c’è la festa in sè, con la preparazione della tavola, con l’invito di amici e parenti, con il tempo passato ai fornelli, e con tanto cibo.
Ma che cosa c’era nel menu di allora che differisce da quello che si usa oggigiorno sulle tavole degli americani?
Gli storici non sono sicuri di quali potessero essere le pietanze tradizionali che i pellegrini e gli indiani d’America usavano in quegli anni, ma di certo non erano dediti alla creazione di profumate “pumpkin pies” (crostate di zucca), o alla creazione di sempre più svariati tipi di “mashed potatoes” (purè di patate).
Quello che era disponibile nei raccolti del XVII secolo era di gran lunga minore in quantità e qualità di ciò che ci è possibile trovare oggi.
Le uniche due cibarie che erano sicuramente parte integrante del loro menu, come alcune citazioni storiche dimostrano, sono la carne di cervo e il pollame selvatico, ma anche alcune qualità di pesce, che tuttavia non si usa nelle celebrazioni attuali. Le cose che invece fanno parte integrante del menu di oggi e che non sembrano esserci state all’epoca sono il prosciutto cotto, le patate dolci, le pannocchie di mais, la salsa di ribes (per lo piu’ per la mancanza di zucchero, che viene usato nella preparazione), il latte, le uova e il pollo.
Ma allora in cosa è cambiato e cosa si è aggiunto nel menu odierno?
Innanzitutto non c’è Ringraziamento senza il delizioso odore del tacchino arrostito al forno (o fritto in apposite pentole a chiusura ermetica, create esclusivamente per la cottura del tacchino). Questa è la pietanza di base, presente in tavola già dal 1621, ed immancabile oggi.
Il tacchino viene servito “stuffed”, cioe’ riempito di un impasto fatto di carote, sedano, cipolle, salvia, timo, prezzemolo, sale, pepe, mollica di pane e brodo.
Le “mashed potatoes”, o purè di patate, possono essere preparate in diversi modi, ma le più usate sono quelle preparate con un po’ di aglio.
E c’è inoltre la famosa “gravy”, la salsa composta di acqua, farina di mais, sale e pepe mischiati al liquido rilasciato dal tacchino in cottura. La gravy si mette in genere sul purè ed anche sulla carne, specialmente la parte bianca del tacchino.
Un verdura specifica del Ringraziamento non c’è; solitamente sono cucinati gli asparagi al burro, funghi in padella, spinaci, mais e carote. La già citata salsa di ribes, infine, è usata specialmente sulla carne e dona un gusto agrodolce a tutto il pasto.


Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel blog

Archivio blog