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mercoledì 2 novembre 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 2 novembre.
Il 2 novembre 1984 Velma Barfield viene giustiziata negli Stati Uniti. Una donna al patibolo era un avvenimento che non accadeva dal 1964.
I Serial Killer di sesso femminile rappresentano solamente il 10% del totale. La maggior parte di loro uccide per vendetta, per odio o per tornaconto personale, soprattutto in caso di eredità o comunque di cospicui guadagni economici. Al contrario degli uomini, che uccidono con un grande coinvolgimento fisico, le donne serial killer preferiscono ricorrere allo strangolamento o all'avvelenamento. Velma Barfield, prima donna ad essere giustiziata dopo il reintegro della pena capitale nel 1976, è sicuramente il prototipo dell'avvelenatrice seriale.
Margie Velma Bullard nasce il 29 ottobre 1932, in una zona rurale del South Carolina.  E' la seconda dei nove figli del coltivatore Murphy Bullard e della casalinga Lillie Bullard.
La casa dove Velma trascorre l'infanzia è una capanna di legno non verniciata. Mancano anche la corrente elettrica e l'acqua corrente: per procurarsela, i familiari partono a turno per il bosco armati di pentole.  Oltre ai due coniugi e ai loro bambini, nella "casa" vivono anche i genitori di Murphy e sua sorella, Susan Ella, che è priva di un braccio e di una gamba a causa della poliomielite.
Nel periodo della Grande Depressione, i soldi incassati dalla vendita del cotone e del tabacco non bastano più, perciò Murphy Bullard si fa assumere come operaio in un mulino tessile di Fayetteville.
Per seguirlo, l'intera famiglia si trasferisce in una casetta appena fuori città dove, nel giro di nemmeno un anno, muoiono entrambi i genitori di Murphy.
La famiglia Bullard è tradizionalmente patriarcale. Murphy è il "re incontrastato" del loro "castello di stracci" e l'intera famiglia, soprattutto la moglie, si deve sottomettere a lui. Il "re" in questione, Murphy, è un uomo facilmente irritabile, alcolizzato e severo con i propri figli.
Velma non sopporta che sua madre si faccia sottomettere da quell'uomo. Rimane sgomenta quando il padre la picchia e la madre non tenta nemmeno di difenderla.
A proposito di ciò, qualche decennio più tardi, la donna scriverà nelle sue memorie ("Una donna nel Braccio della Morte"): "accettai sempre il comportamento di mio padre perché credevo che tutti gli uomini fossero così, ma il comportamento di mia madre mi infastidiva. Le mamme dovrebbero amare i loro figli e difenderli, ma lei non lo fece mai."
In realtà anche la madre di Velma è vittima di Murphy, uomo istericamente geloso e manesco.
Nel 1939, all'età di 7 anni, Velma comincia a frequentare la scuola. E' una ragazza intelligente ed educata perciò i complimenti degli insegnati nei suoi riguardi si sprecano. La scuola inoltre le offre una tregua dalla sua casa affollata, dalla rabbia di suo padre e dalla madre ammalata che richiede molte cure.
In ogni caso, ben presto per la bambina sorgono dei problemi con i compagni di classe. Lei non può permettersi di vestire bene come le altre ragazze: le sue scarpe sono pesanti e usate, i suoi vestiti sono vecchi. Mentre gli altri bambini pranzano con panini e carne, lei si deve accontentare di alcuni cereali. Così, per evitare di sentirsi a disagio, Velma comincia a derubare gli adulti per migliorare la propria situazione finanziaria. Inizialmente sottrae solo qualche monetina dalle tasche del padre, in seguito si metterà a derubare anche i vicini di casa.
Nel frattempo, a casa, Velma viene assegnata ai lavori domestici, come mantenere la fattoria o prendersi cura dei fratelli e sorelle più piccoli. Ne farebbe volentieri a meno, ma teme che il padre si arrabbi.
Qualche anno dopo, Velma denuncia suo padre ad un reporter del giornale "The Village Voice". La ragazza racconta che il genitore è penetrato nottetempo nella sua stanza e l'ha stuprata. La famiglia litigherà a lungo sulla veridicità di questa affermazione e la stessa Velma contraddirà più volte questo episodio.
Nel 1945, Murphy Bullard decide di mollare il lavoro al mulino e di tornare all'agricoltura. Compra così qualche acro di terra e una piccola casa. Dopo un anno, l'uomo si accorge che l'agricoltura non rende abbastanza per mantenere tutti quei figli perciò torna al mulino. Qualche tempo più tardi trova un lavoro presso un'industria tessile di Red Springs e qui si trasloca con l'intera famiglia per l'ennesima volta.
Velma ha cominciato a frequentare il Liceo, ma non ottiene più i buoni voti che aveva un tempo. Si consola giocando in una squadra femminile di pallacanestro, fino a quando la madre glielo vieta. Lillie ha infatti partorito altri due figli e ha bisogno della ragazza per farsi dare una mano.
Dall'altra parte, il padre le impedisce di frequentare Thomas Burke, il ragazzo che le piace. Nonostante queste difficoltà, i due si sposano a 17 anni. Al contrario di quanto si aspettasse Velma, Murphy Bullard non ricorre alla violenza per impedirle di sposare Thomas, al contrario, saputa la notizia, l'uomo scoppia in lacrime.
Dopo il matrimonio, Thomas e Velma abbandonano la scuola. Burke intraprende numerosi lavoretti, come dipendente di una fattoria o autista di autocarri, mentre Velma, dopo aver lavorato come commessa in una farmacia, decide di fare la casalinga a tempo pieno.
Il 15 dicembre 1951 la coppia ha il primo figlio, Ronald Thomas. Kim, la seconda figlia, nasce il 3 settembre del 1953.
Velma Burke adora prendersi cura dei suoi bambini. E' una madre indulgente e protettiva, spesso legge dei libri ai figli e non riesce a separarsi da loro se non per breve tempo. Regolarmente li porta alla Chiesa Battista, nella speranza che entrambi diventino degli ardenti cristiani protestanti come lei.
Quando Ronald e Kim cominciano la scuola, Velma diventa una delle madri più "impegnate" della città, sempre disposta ad accompagnare la classe in gita, a organizzare feste per gli studenti e via dicendo. Trova anche un nuovo lavoro per aiutare economicamente la famiglia. Thomas, che l'aveva convinta a mollare il lavoro in farmacia, questa volta non si oppone.
Grazie allo stipendio dei due coniugi, la famiglia Burke riesce a trasferirsi in una graziosa casetta a Parkton e a viverci dignitosamente per molti anni.
Nel 1963, Velma comincia ad avere problemi di salute e deve subire un'isterectomia.  L'intervento avrà uno strascico psicologico nella donna che diventa nervosa, sgarbata e depressa. E' preoccupata che l'impossibilità di rimanere ancora incinta la renda meno femminile e, di conseguenza, meno attraente agli occhi di suo marito. Come se non bastasse, Thomas si iscrive ad un'associazione di volontariato, nota come Jaycees. Ciò significa lunghe assenze da casa, soprattutto la sera.
Quando Velma scopre che l'uomo in realtà va a bere birra con degli amici, ne rimane sconvolta. Ad essere sinceri la sconvolge di più la presenza di alcol nella vita di suo marito, poiché la sua educazione religiosa le ha inculcato nella testa che gli alcolici sono le bevande del demonio, piuttosto che le bugie che Thomas le ha raccontato.
La crisi familiare peggiora nel 1965, quando l'uomo ha un incidente stradale mentre guida in stato di ebbrezza. I due coniugi finiscono così per litigare furiosamente quasi ogni giorno, spaventando anche i loro figli, ma ciò non farà mai smettere l'uomo di bere. Nel 1967, Thomas Burke viene arrestato, sempre per guida in stato di ebbrezza. Perde la patente e il lavoro e cade in depressione.
Sua moglie invece è sempre più stressata per gli attriti in famiglia e comincia a perdere peso a dismisura, fino a svenire per la debolezza. Durante un ricovero ospedaliero, i dottori le prescrivono il Librium, un leggero sedativo. Un altro dottore da lei consultato le prescriverà il Valium.
Questo "giochetto" verrà attuato da Velma fino al giorno del suo arresto: ogni volta che si sente male, la donna consulta più dottori contemporaneamente, a loro insaputa e si fa prescrivere diversi tipi di medicine per lo stesso problema. Naturalmente le prende tutte insieme.
Un giorno di aprile la casa dei Burke prende fuoco. Velma è in lavanderia, i figli sono a scuola, Thomas invece muore intossicato dal fumo.
Rimasti senza casa e senza capofamiglia, Velma e i figli si trasferiscono dai genitori di lei, Murphy e Lillie Bullard.
Velma conosce un altro uomo, Jennings Barfield. Barfield è un uomo pieno di problemi fisici e di salute, tanto che ha da poco ricevuto il pre-pensionamento. Soffre di diabete, enfisema e di malattia cardiaca e ha perso anche lui la moglie.
I due "sfigati" si sposano il 23 agosto del 1970 e vanno a vivere nella casa dello sposo, a Fayetteville, nella quale vive anche la figlia teenager di Jennings, Nancy.
Il matrimonio non dura molto: Velma finisce ben due volte in overdose da farmaci in brevissimo tempo. Jennings non approva questa sua dipendenza da farmaci e, visto che la donna non riesce a smettere, le chiede il divorzio.
Non arriverà mai alla sentenza del tribunale, perché il 21 marzo del 1971 muore di infarto. O almeno così sembra.
Rimasta nuovamente vedova, Velma si fa assumere come cassiera presso un grande magazzino. I suoi sbalzi di umore e la sua grave dipendenza dai farmaci sono però fin troppo evidenti ai clienti, perciò viene spostata precauzionalmente a lavorare nel deposito come magazziniera.
Ad aggravare ulteriormente lo stress della donna ci si mette l'Esercito degli Stati Uniti che arruola l'amato figlio Ronnie per la guerra in Vietnam.
Le cose possono però andare in maniera ancor peggiore, e lo faranno. La casa di Velma infatti va nuovamente a fuoco e lei cade nell'isterismo. Rimasta senza casa, si trasferisce con la figlia Kim un'altra volta a vivere dai genitori. Qui Velma apprende che suo padre è malato di cancro al polmone: Murphy morirà pochissimo tempo dopo, all'età di 61 anni.
Malgrado non fossero in ottimi rapporti, questa ennesima perdita spinge Velma verso la depressione più profonda. Non si riprende nemmeno quando Ronald l'avvisa che non partirà più per il Vietnam poiché si è sposato. Al contrario, Velma dà in escandescenze e insulta pesantemente il figliolo per averla sostituita con un'altra donna.
Nel marzo del 1972, Velma Barfield viene arrestata per aver contraffatto una prescrizione medica.
In questo periodo lei e la madre litigano di frequente. La donna anziana pretende che la figlia le dia una mano nelle faccende domestiche, mentre Velma è stufa di fare da schiava a Lillie e continua a prendere farmaci su farmaci (cosa che naturalmente contraria la madre).
Durante l'estate del 1974, Lillie Bullard si ammala gravemente. Il suo stomaco è tormentato da dolorosi crampi, soffre di diarrea e di crisi di vomito. Per fortuna la donna si riprende in seguito a un ricovero in ospedale.
Il 23 agosto di quell'anno Velma ottiene un premio assicurativo di 5000$. Il suo fidanzato attuale l'aveva infatti nominata beneficiaria della propria polizza sulla vita e un incidente stradale lo ha stroncato.
A Natale, Lillie Bullard si ammala nuovamente. Ricominciano la nausea e la diarrea. Si sente come in fiamme e vomita sangue, le braccia si agitano in preda agli spasmi. Morirà due ore dopo essere arrivata in ospedale.
All'inizio del 1975, Velma finisce nuovamente nei guai con la legge, sempre a causa di prescrizioni mediche contraffatte. Questa volta il giudice decide di non convertirle la condanna in una multa e la donna è costretta a farsi sei mesi di carcere.
Dopo esser tornata in libertà, Velma si mette alla ricerca di un lavoro e lo trova come badante e domestica per persone anziane. Si trasferisce così a casa dei coniugi Montgomery e Dollie Edwards. Lui è un 94enne diabetico e incontinente, costretto a letto perché gli sono state amputate entrambe le gambe. Lei è un'84enne abbastanza sana, ma appena uscita da un cancro al colon.
Montgomery muore nel gennaio del 1977, perciò Velma rimane nella casa ad aiutare Dollie, con la quale litiga molto frequentemente.
Il 26 febbraio Dollie si ammala, sembra una forte influenza caratterizzata da diarrea e vomito. Morirà due giorni dopo.
Dopo il fallimento di questo lavoro, Velma comincia a frequentare la chiesa e le riunioni protestanti. In una di queste incontra Stuart Taylor, un uomo divorziato che la donna comincia a frequentare.
I successivi "datori di lavoro" di Velma sono i coniugi Lee. Lui, John Henry, è un ex coltivatore 80enne mentre la moglie, Record, ha 76 anni. La donna necessita di un'assistenza speciale, perché si è rotta la gamba e cammina con le stampelle. Per Velma è un lavoro molto conveniente: la casa è ottima e i coniugi le lasciano il mercoledì e la domenica liberi, affinché lei possa partecipare alle riunioni religiose e alle messe.
Anche quello che sembrava il lavoro perfetto mostrerà presto delle "macchie". I Lee, per esempio, litigano spesso e Velma non sopporta sentire le loro urla. Record, inoltre, ama molto chiacchierare e sommerge la badante con la sua parlantina.
Il 27 Aprile, John Henry Lee si ammala gravemente. Il suo stomaco è sconvolto dai crampi e non fa che vomitare. Dopo qualche giorno, l'uomo comincia a soffrire anche di diarrea. Ricoverato in ospedale, il signor Lee viene rilasciato solo il 2 maggio quando, secondo i dottori che l'avevano in cura, è ormai guarito dal virus che lo aveva afflitto nei giorni precedenti.
Al contrario, l'uomo non è per niente guarito. Sta male tutto il mese di maggio, in preda ai crampi, al sudore freddo, alla nausea e alla diarrea. Perde peso a dismisura, mentre Velma si prende amorevolmente cura di lui fino a quando, il 4 giugno, John Henry Lee muore.
Al termine del funerale dell'anziano, Velma è di buon umore, tanto che si dirige a casa di Stuart Taylor per fargli uno "scherzo". Approfittando del fatto che l'uomo sta schiacciando un pisolino sul divano, Velma lo mette in una posa da morto, con le braccia incrociate sul petto, e gli scatta una fotografia. Nei giorni seguenti, regala quella foto ad Alice, la figlia di Stuart.
Il macabro "gioco" diverte molto entrambe le donne. Se solo Alice sapesse cosa si prospetta per suo padre...
È una sera marzolina del 1978. Il grande e grosso Stuart Taylor ha deciso di accompagnare la sua opulenta compagna, la 46enne Velma Barfield, ad un meeting del "risveglio" (movimento della Chiesa Protestante risalente al sec. XVIII), tenuto dal famoso predicatore Rex Humbard.
Stuart non è molto religioso, ma sa che la sua "ragazza" è una devota Cristiana e gradirebbe molto ascoltare le parole del noto religioso evangelista.
Ha una personalità contraddittoria la sua Velma. Nonostante la sua forte religiosità convive con Stuart, cosa che sgomenta i suoi due figli, Ronnie e Kim. Tempo addietro è stata condannata per falsificazione, lui lo ha scoperto per caso, ma è bastato a convincerlo di non sposarsela.
La coppietta è vestita con degli abiti della domenica nuovi di zecca e siedono in due sedie del Cumberland County Civic Center di Fayetteville, North Carolina.
Stuart non sta bene, gli gira la testa e ha la nausea: "Deve essere qualcosa che ho mangiato" – sussurra alla fidanzata.
Appena il reverendo Humbard comincia la sua predica, le condizioni di Stuart peggiorano, prova fitte profonde allo stomaco.
"Torno alla macchina e provo a sdraiarmi per un po'"
Uscito dalla sala soffocante, il contadino 56enne si dirige al suo furgoncino e si siede comodamente al posto del guidatore, ma le cose peggiorano ulteriormente, il dolore fisico è insopportabile.
Quando Velma entra nell'auto, al termine del meeting, trova Stuart sdraiato, in preda agli spasmi di dolore, pallido, sudato e nauseato.
Velma lo trascina fuori dall'auto, dove l'uomo si mette a vomitare in mezzo ad un mucchio di immondizia.
 Stuart passa la notte in bianco, contorcendosi per il dolore allo stomaco.
Alle prime ore del mattina, Velma telefona alla figliastra Alice per informarla sulle condizioni del padre.  Matrigna e figlia discutono a lungo della situazione e alla fine stabiliscono che si tratta sicuramente di una forte influenza.
Nelle ore successive, le condizioni di Stuart peggiorano. Vomita di continuo, torace, stomaco e braccia sono lividi e doloranti. Tra un lamento e l'altro, l'uomo dichiara di sentirsi come se stesse andando a fuoco.
Il giorno seguente, Velma accompagna il "fidanzato" all'ospedale. Dopo qualche ora e qualche telefonata la raggiungono i figli di lui, Alice e Billy.
Non passa molto tempo prima che i dottori diagnostichino a Stuart la gastrite. Dopo la prescrizione di alcune medicine, il paziente viene rispedito a casa. In effetti, degli amici che passano nel pomeriggio trovano il degente decisamente migliorato: è seduto sul letto, chiacchiera con loro e fuma una sigaretta.
Ma il giorno seguente, venerdì, alle 20.00, le condizioni di Stuart precipitano. Velma chiama i vicini e insieme chiamano un'ambulanza.
I paramedici trovano l'uomo in condizioni pietose: nella stanza c'è un odore nauseante perché l'uomo ha subito un attacco di diarrea mentre dormiva. Le braccia e le gambe si muovono a scatti in tutte le direzioni mentre Stuart, madido di sudore, urla cose senza senso.
Dopo una difficile operazione per legare il paziente, i paramedici partono in direzione dell'ospedale a sirene spiegate. Li segue Velma, a bordo del camioncino di Stuart.
Stuart Taylor muore un'ora dopo del suo arrivo in ospedale. Nemmeno i dottori riescono a capire quali siano state le cause e chiedono alla famiglia il permesso di ricorrere ad un'autopsia.
"Se non la fate, ci chiederemo in eterno cosa sia stato ad ucciderlo" – è la risposta della donna.
I funerali si tengono la domenica successiva. Partecipa anche Ronnie Burke, il figlio preferito di Velma.
Mentre i parenti e amici di Stuart Taylor partecipano alla messa, il Detective della Polizia di Lumberton, Benson Phillips, riceve una telefonata anonima. L'interlocutrice urla frasi sconnesse, sembra spaventata e confusa. Le uniche cose che l'agente di polizia riesce a cogliere sono:
"E' stato un omicidio!!... Io so chi è stato!! ... Lei deve fermarla!! ... Vi prego, fermatela!!!"
Non essendo al corrente di omicidi recenti nella piccola città, l'agente pensa immediatamente alla telefonata di uno squilibrato. Il modo peggiore per cominciare la giornata.
Poco dopo, come tutti i giorni, Phillips si reca al lavoro e non ci mette molto a dimenticare lo spiacevole inconveniente mattutino.
Ma la "squilibrata" richiama. Questa volta però è più calma e coerente.
Chiama dal South Carolin, ma non può fornire il proprio nome. Nessuno deve sapere nemmeno che lei ha fatto quelle chiamate. E' stato ucciso un uomo, afferma, il fidanzato di Velma Barfield. L'assassina è proprio Velma, che ha ucciso anche la propria madre. Non può fornire prove, ma sicuramente ci sono state delle altre vittime: vicino a Velma sono morte troppe persone.
"Come fa a sapere tutte queste cose su Velma Barfield?" – incalza Branson
"Perché sono sua sorella..." – e la telefonata si chiude bruscamente.
La telefonata pseudo-anonima confonde alquanto l'investigatore. L'esperienza gli dice di non dare peso a certe asserzioni, ma la donna al telefono sembrava così sincera e spaventata...
Phillips decide di mettersi in contatto con l'ospedale di Lumberton e chiede informazioni sui decessi avvenuti nel fine settimana appena trascorso.
E' morto solamente Stuart Taylor. La cause della morte sembrerebbero essere naturali, ma il Dott. Bob Andrews non ha ancora ricevuto il referto dell'autopsia.
Il Detective è intrigato, ma allo stesso tempo scocciato: Taylor era della campagna di St. Paul e ciò metterebbe Phillips fuori gioco, poiché quella zona fa parte della giurisdizione dello Sceriffo Lovett.
Nel frattempo, il Dott. Andrews, ignaro che il Detective Phillips lo abbia cercato, riferisce allo Sceriffo Lovett i risultati dell'autopsia.
Stuart Taylor è apparentemente morto di gastroenterite, ma l'autopsia ha messo in risalto delle anomalie nel tessuto del fegato. Al momento, i campioni di tessuto di Taylor sono ancora presso l'esaminatore medico della Contea e i risultati non sono ancora disponibili.
Quando, sollecitato dai figli del defunto, il Dott. Andrews telefona all'esaminatore medico principale del Nord Carolina, Page Hudson, riceve questa risposta:
"Dove lo ha comprato l'arsenico quella donna?"
Date queste supposizioni piuttosto gravi, la polizia decide di investigare sulla morte di tutte le persone che hanno avuto rapporti con Velma Barfield. Dalle autopsie non è mai emerso molto, anche perché non è mai stato compiuto il test di verifica per i veleni, però risultano alcuni morti di gastroenterite. E' ormai chiaro che Velma non è una semplice uxoricida, bensì una vera e propria serial killer.
Non avendo prove, la polizia è costretta a trovare un modo per strappare alla donna una confessione.
La prima "chiacchierata" con l'indagata viene tenuta in maniera colloquiale e amichevole dal Detective Phillips e dallo Sceriffo Lovett, ma Velma non la prende bene. Dopo essersi arrabbiata e indignata, la donna si allontana dalla Centrale di Polizia senza salutare. Prima di lasciarla andare, lo Sceriffo riesce comunque a convincerla a prenotarsi per un test alla macchina della verità.
Il sabato successivo, Velma telefona al figlio Ronnie.
Ronnie Burke è ormai un 26enne con tantissime responsabilità. E' sposato e ha un figlio di 3 anni, lavora a tempo pieno e studia Economia Aziendale all'Università. Burke tiene soprattutto allo studio perché vuole diventare il primo membro della sua famiglia con un titolo di studio importante.
La donna spiega la situazione e chiede aiuto al figlio prediletto.
Il giorno dopo perciò Ronni si reca dallo Sceriffo, con il quale avrà un dibattito piuttosto acceso. Al termine dell'incontro, il giovane si reca presso l'abitazione di Mamie Warwick, dove la signora Barfield è ospitata in cambio di faccende domestiche.
Ronnie coglie sua madre mentre schiaccia un pisolino, ma la sveglia. Vuole avvisarla che, secondo lo Sceriffo, è ormai questione di tempo e poi l'arresteranno per presunto omicidio. Lui ha provato ad aiutarla, ma non ha potuto fare niente.
La donna scuote la testa e comincia a singhiozzare. Quando smette finalmente di piangere, le sue parole colpiscono Ronnie Burke come un pugno nello stomaco.
"Io volevo solo farlo ammalare"
Demoralizzato e sconvolto, Burke convince la madre ad andare dalla polizia con lui, a spiegare che si è trattato solamente di un incidente. Velma in cambio gli fa promettere di non assumere avvocati per difenderla.
Le cattive notizie per il povero Ronnie non sono ancora terminate.
Il giorno successivo, quando l'uomo è al telefono con il Detective Parnell per informarsi sulle condizioni di sua madre, viene a sapere che Velma ha confessato altri due omicidi, tra cui quello della propria madre, nonché nonna di Ronnie, Lillie Bullard.
Nel processo a Velma Barfield, l'accusa è rappresentata dal focoso avvocato Joe  Freeman Britt. Un uomo iroso e grande sostenitore della pena di morte. La pena di morte è stata ripristinata solo da 2 anni, nel 1976, ma Britt ha già ottenuto la condanna a morte per 13 assassini.
La difesa è invece affidata a Bob Jacobson, un avvocato d'ufficio inesperto, basso, impacciato e lentigginoso.
Velma Barfield è accusata di omicidio di primo grado, quello di Stuart Taylor, poiché non esistono prove certe né per gli altri presunti omicidi commessi dalla donna né per i due che lei ha confessato dopo l'arresto. La difesa è basata sulle intenzioni della donna, che voleva solamente ammalare il suo "fidanzato": Stuart spendeva molti soldi e lei intendeva tenerlo malato per un po' di tempo, come punizione. Nel caso in cui la giuria dovesse approvare questa versione dei fatti, la condanna sarebbe per omicidio di secondo grado, reato per il quale non esiste la pena di morte.
Il processo entra sin da subito nel vivo. Britt esige che vengano riconosciuti anche gli omicidi di John Henry Lee, di Dottie Edwards e di Lillie Bullard. L'avvocato accusatore si chiede inoltre come mai l'imputata non abbia somministrato l'antidoto dell'arsenico al suo fidanzato, una volta accortasi che la salute dell'uomo precipitava.
Nonostante gli sforzi della difesa di dimostrare che Velma Barfield è solo una donna spaventata e confusa, schiava di farmaci che ne rallentano le capacità intellettive, il Giudice Henry McKinnon emette la sentenza di colpevolezza e condanna l'imputata alla pena di morte.
Secondo la giuria dunque Velma Barfield è, come sostiene l'accusa, una donna vendicativa, una spietata assassina a sangue freddo che nasconde le sue cattive intenzioni dietro a una maschera di donnicciola innocua e religiosa.
Come per tutte le sentenze capitali, il Processo d'Appello è obbligatorio. Nel caso di Velma Barfield i Processi d'Appello si susseguiranno per ben sei anni, ma il massimo che gli avvocati riusciranno ad ottenere è la modifica della data di esecuzione. Al termine dell'ultimo Processo d'Appello, il Giudice Esaminatore decreta che l'avvelenamento con l'arsenico e i dolorosi supplizi a cui sono stati condannate le vittime di Velma Barfield sono da considerarsi come torture, perciò non ci sono speranze che la pena comminata alla donna venga mai ridotta.
Nel North Carolina, e in quasi tutti gli Stati Uniti, non sono molte le donne condannate a morte, di conseguenza non esiste la sezione femminile del Braccio della Morte. Per questo motivo, Velma sconta la sua pena presso la sezione della Central Prison del North Carolina dedicata ai detenuti ritenuti più pericolosi ed aggressivi.
Nonostante soffra dei comuni malesseri del condannato a morte (inappetenza, insonnia, nausea, sudore freddo, mal di testa, depressione e ansia), Velma riesce a dare un tocco di personalità alla propria cella:  appende mensole e le riempie di suppellettili vari, appende quadri e fotografie di parenti alle pareti, lavora all'uncinetto delle stampe con motti religiosi che dispone un po' ovunque. Per coprire l'odore dei propri escrementi, di cui si vergogna tantissimo, la donna non si fa mai mancare un pacco di sigarette al mentolo (nonostante non fumi) che accende a mo' di incensi ogni volta che utilizza il bagno (nel carcere in cui si trova il WC è praticamente a fianco del letto).
La sua radio è perennemente sintonizzata su di un programma cristiano. Ben presto sventolerà ai quattro venti la sua conversione al cattolicesimo e la sua illuminazione in Cristo, nella speranza di essere graziata, come la maggior parte dei Serial Killer. Evidentemente le carceri americane hanno degli strani effetti mistici...
Per ingannare il moltissimo tempo libero di cui dispone, l'avvelenatrice decide di alfabetizzare gli altri carcerati, gran parte dei quali è appunto analfabeta. Le vengono dati anche dei permessi speciali di interazione con gli altri detenuti, solitamente non concessi ai condannati a morte, quando risulta evidente che la donna ha un'influenza molto positiva su di loro: li ascolta, li rassicura e ha sempre buone parole da distribuire. Ben presto sarà nota a tutti i carcerati come Mamma Margie.
Nel frattempo, Velma scrive la propria autobiografia: "Una Donna nel Braccio della Morte" (Woman on Death Row).
I figli Ronnie e Kim sono gli unici parenti che le recano visita di tanto in tanto.
Durante una di queste visite, Ronnie decide finalmente di affrontare l'argomento della morte di Stuart Taylor:
"Lo hai ucciso veramente?"
"Penso proprio di si.." – ha risposto malinconicamente Velma.
In seguito, la donna ha finalmente raccontato tutta la storia, ammettendo anche (così come farà sul libro delle proprie memorie) di aver ucciso Jennings Barfield, il padre di Ronnie e Kim.
L'ultima telefonata prima dell'esecuzione Velma le riceve dal famoso reverendo Billy Graham: "Ti invidio Velma, perché tu entrarai nel Regno dei Cieli prima di me. Immagina la camera di esecuzione come l'ingresso del Paradiso."
Tornata nella sua cella, Velma riceve l'estrema unzione e indossa un pigiama di cotone e l'accappatoio con i quali ha deciso di morire. Dopo essersi sistemata i capelli allo specchio per l'ultima volta e dopo aver pronunciato le ultime parole concesse (una serie di scuse per il male provocato e ringraziamenti agli avvocati, agli amici e a chiunque le sia stato vicino in quegli ultimi sei anni), la donna è pronta per essere condotta nella camera della morte della Central Prison.
Il suo "ingresso del Paradiso" è una piccolissima stanza asettica con al centro una lettiga sulla quale la donna viene fatta sdraiare.
Nel braccio sinistro le vengono infilati due grossi aghi di piombo: il primo le inietterà una sostanza per farla addormentare, il secondo porterà in circolo nelle sue vene un potente veleno in grado di fermare il cuore in pochi istanti.
I boia sono tre. Ognuno di loro premerà un bottone, ma solo uno di questi bottoni libererà il veleno. E' un "trucchetto" psicologico: in questo modo nessuno dei tre carnefici avrà mai la certezza di aver tolto la vita al giustiziato.
"Velma, per favore, cominci a contare all'indietro partendo da 100"
"Cento…novantanove…novantotto…novantasette…"
Ben presto la voce della donna si spegne e lei comincia a russare.
La sua respirazione si fa sempre più debole, fino a quando la sua pelle non diventa grigia come cenere. A questo punto, il monitor connesso al suo cuore mostra una linea piatta.
Sono le 2:15 del mattino del 2 novembre 1984, Velma Barfield, donna pia e madre amorevole nonché assassina, è morta.

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