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martedì 18 ottobre 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 18 ottobre.
Il 18 ottobre 1968 Bob Beamon stabilisce il record mondiale del salto in lungo con l'incredibile misura di 8 metri e 90 centimetri.
Alle Olimpiadi di Città del Messico il 18 ottobre 1968 si svolge la finale del Salto in Lungo. Alla prima prova, Bob Beamon, atleta ventiduenne di New York che aveva rischiato di non qualificarsi per la finale dopo i primi due salti nulli delle qualificazioni, effettua la rincorsa perfetta, uno stacco impeccabile, il salto perfetto ed atterra a 8,90 (45 centimetri oltre il precedente record del mondo detenuto dallo statunitense Ralph Boston e dal sovietico Igor Ter-Ovanesyan). L'impianto di misurazione dello stadio arriva solo sino a 8,40 e per effettuare la misurazione i giudici sono costretti a ricorrere ad un metro di ferro. Trascorrono quasi una decina di minuti e poi appare sul tabellone l'incredibile misura; Beamon non è abituato a ragionare in termini di sistema metrico decimale e subito non capisce la portata dell'impresa, solo quando qualcuno gli dice che ha superato i 29 piedi resta come fulminato dal suo risultato.
Un'impresa sicuramente favorita dalle condizioni di rarefazione dell'aria della capitale messicana, condizioni che però favorivano allo stesso modo tutti gli atleti. Il salto di Bob Beamon rimase record del mondo per 23 anni sino agli 8.95 di Mike Powell ai Mondiali di Tokyo, è tuttora record olimpico e seconda migliore prestazione di sempre. La rivista Sports Illustrated ha inserito l'impresa messicana di Bob Beamon tra le cinque migliori momenti sportivi del XX secolo.
Rientrato dal Messico, ritornò all'università e riprese a giocare a basket. Pensò persino di passare al professionismo in quanto aveva effettive qualità per questo sport, ma per ragioni fisiche dovute all'altezza ed al peso non interessò a nessuno.
Si rese allora conto che saltando 8,90 m nel salto in lungo, aveva raggiunto una specie di Everest e fu preso dall'angoscia al pensiero del vuoto che lo circondava. Per superarla, si comprò sette televisori, trentadue paia di scarpe, un armadio per abiti, ed una Cadillac rosa, spendendo il denaro che aveva incominciato a piovergli addosso. Rimasto al verde, cominciò ad allenarsi seriamente in previsione dei Giochi olimpici del 1972. Ma qualcosa non funzionava più nei suoi salti: incapace di usare il suo piede destro, quello che gli aveva permesso di prendere il volo nel 1968, riusciva a battere solo con il piede sinistro. Avendo mancato la qualificazione olimpica ai trials, la squadra americana partì per Monaco senza di lui. Per alcuni anni continuò a gareggiare ma non riuscì più nemmeno a fare 8 metri (il suo miglior salto fu di 7,90).
Molto tempo dopo, fu rintracciato a New York dove si occupava di ragazzi disadattati. Nel 1979 fu rivisto a Città del Messico in occasione dei Giochi Universitari Mondiali mentre cercava di raggranellare un po' di denaro sui luoghi del suo favoloso trionfo, raccontandone i particolari alla stampa.

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