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domenica 7 agosto 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 7 agosto.
Il 7 agosto 1931 veniva recuperata ad Arezzo l'antica tradizione della "giostra del Saracino", che si tiene ancora oggi.
La Giostra del Saracino è un giuoco cavalleresco, che affonda le sue radici nel Medio Evo. E' l'evoluzione di un esercizio di addestramento militare che, simulando lo scontro bellico, vedeva un cavaliere armato di lancia affrontare un automa con le sembianze del nemico per antonomasia dell'Occidente cristiano: l'arabo, l'infedele, il Saracino appunto. Nella società medioevale giostre e tornei erano il mezzo con cui si festeggiavano gli avvenimenti più graditi. Di torneamenti e giostre visti in terra di Arezzo parla espressamente Dante Alighieri, all'inizio del XXII canto dell'Inferno:

 Io vidi già cavalier muover campo,
      e cominciare stormo e far lor mostra,
   e talvolta partir per loro scampo
corridor vidi per la terra vostra,
      o Aretini, e vidi gir gualdane,
 fedir torneamenti e correr giostra.

Di giuochi con le lance (hastiludia), svoltisi in città per festeggiare il felice esito di una missione diplomatica in terra di Francia, si parla invece in due lettere indirizzate alla curia avignonese nel novembre 1331 dai Tarlati, signori di Arezzo.
Il primo documento aretino che ricordi la Giostra del Saracino risale al 6 agosto 1535, ma il giuoco ha certamente radici più antiche. A confermarcelo è la concisione stessa con cui i registri pubblici riportano la decisione delle autorità cittadine (priori, collegi e conservatori) di giostrare "ad burattum" la domenica successiva, per solennizzare la festa del martire Donato, patrono e protettore di Arezzo. Il premio da dare al vincitore è un palio di raso violaceo della lunghezza di otto braccia, per il cui acquisto vengono stanziate 25 lire. Altre testimonianze di giostra risalgono al 1536 e al 1556 quando, tramite l'effettuazione del torneo, si pensa di onorare la visita dei duchi di Firenze, Alessandro e Cosimo I.
La Giostra del Saracino viene stabilmente ripristinata nel 1931, nella forma attuale di rievocazione storica ambientata nel XVI ° secolo (al tempo della signoria tarlatesca su Arezzo) con una interruzione dal 1941 al 1947 per gli eventi bellici.
Buratto, simulacro di un imponente Re delle Indie, è dai tempi più remoti il protagonista della Giostra del Saracino. Contro di lui si scagliano i "campioni" delle quattro Porte e contro di lui si infrangono sovente le speranze di vittoria. Reca sul braccio sinistro lo scudo con la targa da colpire; si difende per mezzo di un flagello (mazzafrusto), impugnato con la destra, costituito da tre palle di cuoio del peso di 250 grammi ciascuna, sostenute da corde lunghe un metro. Appena colpito, il Saracino ruota su se stesso e protende la sua arma per colpire il giostratore sulle spalle.
Buratto è accudito durante la Giostra da due Famigli in policromi costumi musulmani. I due serventi caricano il meccanismo del Saracino, fissano le targhe sul suo scudo e le consegnano, dopo ogni carriera, alla giuria. Benchè si tratti di guerrieri islamici, partecipano al corteggio storico in compagnia del Cancelliere.
Il suono delle chiarine e il rullo dei tamburi del Gruppo Musici accompagna tutte le fasi della Giostra del Saracino e tutte le manifestazioni legate alla rievocazione. Il sodalizio nasce intorno alla metà degli anni Cinquanta dalla fusione dei gruppi musicali dei Quartieri. Il Gruppo Musici esegue brani appositamente composti per la Giostra, primo fra tutti l'Inno del Saracino ideato nel 1932 dall' aretino Alberto Severi e musicato dal maestro Giuseppe Pietri, celebre compositore di operette.
I Musici della Giostra non suonano su spartito, ma ad orecchio, imparando a memoria i brani e coordinandosi reciprocamente. Sono apprezzati in Italia e all'estero.
L'esibizione degli sbandieratori apre ogni edizione della Giostra; il gruppo presenta in Piazza Grande un repertorio formato da figure ed esercizi sempre nuovi. Gli Sbandieratori costituiscono uno spettacolare gruppo folclorico conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo per la destrezza con cui i suoi componenti sanno maneggiare la bandiera.


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