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domenica 12 giugno 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 12 giugno.
Il 12 giugno 1963 al Rivoli Theatre di New York ha luogo la prima mondiale del film "Cleopatra", con Liz Taylor e Richard Burton.
Kolossal storico girato a Cinecittà con mezzi enormi e un notevole dispiegamento di energie  organizzative, Cleopatra è il film più costoso della storia del cinema oltre che quello che ha mandato in rovina la 20th Century Fox, decretando ufficialmente la fine dello Studio System. Il budget di partenza del film doveva essere di 2 milioni di dollari, cifra abbastanza usuale per il periodo, ma finì  per costare la cifra record di 30 milioni di dollari. Basti pensare che Elizabeth Taylor, che alla MGM dove era sotto contratto veniva pagata 5000 dollari per ogni settimana di lavorazione, per Cleopatra ricevette invece 125000 dollari per sedici settimane, 50000 dollari per ciascuna settimana extra, 3000 alla settimana per le spese, più il 10 per cento sull’incasso lordo del film. Con ben 194.800 dollari per i costumi di Elizabeth Taylor, Cleopatra detiene il record per la maggior somma di denaro spesa per un singolo attore. Tra i 65 costumi della diva c'era anche un vestito fatto a mano con oro da 24 carati. Per pareggiare i conti  Cleopatra avrebbe dovuto incassare più di 75 milioni di dollari e quindi sfidare la popolarità di Via col vento, ma non vi si avvicinò neppure.
Questi costi astronomici, ai quali bisogna aggiungere poi la malattia che, durante la lavorazione, colpì la Taylor (l’attrice subì una tracheotomia) e il conseguente ritardo nelle riprese del film, portarono la 20th Century Fox alla rovina.
Dei kolossal Cleopatra ha quindi tutte le caratteristiche: non solo le scenografie imponenti, si pensi alla sequenza dell’entrata a Roma di Cleopatra e la monumentale battaglia di Azio, i due momenti più spettacolari del film, ma anche le grandi masse e il gran numero di attori, le azioni di ampio respiro, una lunghezza insolita del racconto, una serie di acmi di speciale complessità e intensità drammatica, i caratteri ben rilevati, e psicologicamente però poco approfonditi, le nette contrapposizioni fra bene e male, l’esasperazione massima dello splendore figurativo e lo sfruttamento di tutte le risorse della colonna sonora e la “propensione” al fallimento.
In tutto questo l’apporto del regista Joseph L. Mankiewicz, subentrato a Rouben Mamoulian dopo qualche settimana di ripresa, e degli sceneggiatori è per forza di cose minimo.
Tuttavia il regista ha tentato di imprimere al progetto qualche impronta di stile personale: ha interpretato, ad esempio, la prima parte, quella con Cesare, come un grande dramma sociale e la seconda, quella del rapporto tra Antonio e Cleopatra, come una tragedia della passione, del conflitto tra amore e dovere.
I cinque Oscar “tecnici” vinti - fotografia, effetti speciali, scenografia, arredamento, costumi - non hanno salvato il film dall’insuccesso.

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