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giovedì 9 luglio 2015

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 9 luglio.
Il 9 luglio 1997 a Mike Tyson viene sospesa la licenza di pugile, per aver staccato a morsi un pezzo di orecchio a Evander Holyfield, durante un incontro il 28 giugno precedente.
Michael Gerard Tyson nasce il 30 giugno 1966 a Southington, Ohio (USA), in un ghetto nero di Brooklyn. Approda nel settore professionistico del pugilato a diciannove anni. Il suo primo incontro è datato 23 marzo 1985: alla fine del primo round batte Hector Mercedes. E' esploso nel mondo della boxe fin dai sui primi incontri, nei quali esprimeva tutta la selvaggia energia che le sue misere e difficili origini avevano contribuito ad inasprire.
Il Mike Tyson degli esordi faceva impressione per quanto era aggressivo ed efficace, lasciando i commentatori esterrefatti per la potenza che era in grado di esprimere. Dopo una serie di mirabolanti vittorie arriva inarrestabile al suo primo successo davvero importante. Solo un anno dopo l'esordio ufficiale diviene il più giovane campione del mondo dei pesi massimi nella storia del pugilato. Un rapido sguardo a questo primo carnet-record di vittorie la dice lunga: 46 incontri vinti, di cui 40 per k.o., e sole tre sconfitte.
Da questi dati sbalorditivi inizia la sua inarrestabile ascesa che lo porterà a diventare uno dei più celebri pugili di tutti i tempi, anche se a tutt'oggi il suo declino sembra inesorabile. Una cosa è certa: per tutta la metà degli anni '80 Tyson domina la categoria mettendo fuori combattimento tutti i migliori pesi massimi dell'epoca: Trevor Berbick, Tyrell Biggs, Larry Holmes, Frank Bruno, Buster Douglas. A mettere un freno a questa corsa all'inserimento a forza negli albi dei record ci pensa per la prima volta James Douglas nel 1990, che lo mette al tappeto alla decima ripresa, a sorpresa e contro tutte le aspettative dei bookmakers. Lo stop è brusco ma Tyson, retrospettivamente, non ha nulla da rimproverarsi e soprattutto può considerarsi, sportivamente parlando, soddisfatto di se stesso.
Sul piano umano le cose vanno un po' diversamente. Il 9 febbraio 1988 aveva sposato a New York l'attrice Robin Givens che però poco dopo inizia le pratiche di divorzio dichiarando più volte di essere stata picchiata dal marito. I due poi divorzieranno nella Repubblica Dominicana il 14 febbraio dell'anno successivo.
A chiusura di questo ciclo, Tyson si porta comunque a casa quindici mondiali sostenuti e dodici vinti, oltre a un pacchetto di svariati miliardi accumulati grazie alle borse messe in palio nei match. I media si divertono a calcolare il valore monetario di un suo pugno, o di un secondo di ogni suo combattimento.
Purtroppo la sfortuna di Tyson si chiama "carattere". A dispetto della sua aria da duro in realtà è una persona piuttosto fragile e facilmente preda di tentazioni di vario genere. Nel 1992 cade una seconda pesante tegola sul suo capo: una sua fiamma (Desiree Washington "reginetta di bellezza" locale) lo accusa di stupro, i giudici le danno retta e il giudice Patricia Gifford condanna Mike a dieci anni, di cui quattro con la sospensione della pena; il pugile finisce dunque in carcere per un lasso di tempo non indifferente, salvo poi uscire di prigione su cauzione. Tre anni di carcere (dal 1992 al 1995) che lo segnano irrimediabilmente e che faranno del campione un uomo diverso.
Il 19 agosto 1995 torna a combattere contro Mc Neeley vincendo per k.o. al primo round. In prigione il campione non si era lasciato andare, continuando ad allenarsi: la mente fissa al suo riscatto e al momento in cui metterà finalmente piede fuori dal carcere per dimostrare a tutti che è tornato.
Come puntualmente accade, ben presto ha l'opportunità di dimostrare che gli anni passati in una cella non lo hanno fiaccato. Gli incontri sostenuti nel 1996 lo vedono vincente. Non sufficientemente soddisfatto, in tre round si sbarazza di Bruce Seldon poi in cinque di Frank Bruno e si aggiudica anche il titolo WBA. Da quel momento inizia però la sua parabola discendente.
Il 9 novembre dello stesso anno perde il titolo WBA per opera di Evander Holyfield. E nella rivincita del 28 giugno 1997 è nuovamente sconfitto per squalifica per aver morso l'avversario ad un orecchio.
Sospeso dal 1997 al 1998, Tyson sembra sull'orlo della fine professionale. Nuovamente in carcere per aggressione all'inizio del 1999, torna sul ring il 16 gennaio 1999, sconfiggendo per k.o. al quinto round Frank Botha. Quindi il 24 ottobre dello stesso anno, a Las Vegas, l'incontro con il californiano Orlin Norris conclusosi con un nulla di fatto. Il match è da ripetere.
E' l'8 giugno 2002 quando all'ottava ripresa del match contro Lennox Lewis, Tyson cade al tappeto. Il Tyson che faceva tanta paura agli avversari e che incuteva timore solo a guardarlo non c'è più. Il resto è amara storia recente. Come già accennato, Tyson ha fatto di tutto per recuperare la corona WBA di campione del mondo, sfidando con proclami assurdi e violentemente intimidatori il detentore del titolo, Lennox Lewis.
Tyson nel 2003 dichiara bancarotta non essendo in grado di far fronte ai debiti maturati nei confronti del fisco americano che ammontano a 38 milioni di dollari. Il pugile arriva a questo dopo aver dilapidato circa 300 milioni di dollari guadagnati in carriera con spese folli, due matrimoni falliti, figli da mantenere, parcelle di avvocati che lo difendono nelle sue svariate cause, un esemplare di tigre bianca in giardino, macchine di lusso, gioielli.
Il 31 luglio 2004, all'età di 38 anni, Iron Mike è tornato sul ring per combattere contro l'inglese Danny Williams. Pur dimostrando discreta forza e tecnica, Tyson è sembrato incapace di reagire e di imporsi. E' finito al tappeto per k.o. alla quarta ripresa.
La fine definitiva del pugile americano viene posticipata: il 12 giugno 2005 a Washington Mike Tyson subisce ancora una sconfitta, contro l'irlandese Kevin McBride. Alla sesta ripresa dell'incontro, l'ex campione dei pesi massimi non ce la fa più.
Alla fine del match, psicologicamente molto provato, Tyson annuncia il ritiro: "Non posso più farcela, non posso più mentire a me stesso. Non voglio più mettere in imbarazzo questo sport. È semplicemente la mia fine. Questa è la mia fine. Finisce qui".
Nel mese di maggio 2009 perde tragicamente la figlia Exodus: la bambina, di quattro anni, rimane vittima di un incidente domestico, impigliata con il collo in una corda appesa su un attrezzo ginnico.
Due settimane più tardi si è sposato con Lakiha Spicer dalla quale ha avuto la figlia Milan e, il 26 gennaio 2011, il secondo figlio Morocco Elijah, che porta a otto il totale dei figli dell'ex Campione.
Nel novembre del 2013 esce la sua autobiografia Undisputed truth nella quale racconta: "Ero sotto l'effetto della cocaina durante gli ultimi incontri più importanti. Agli esami del doping avevo sotto i pantaloncini un pene finto con la pipì fatta da un mio amico. Usavo quella per riempire le boccette degli esami ed è sempre andata bene. Sono 90 giorni che non sto toccando nulla. Ho iniziato a frequentare gli alcolisti anonimi che mi stanno aiutando. Sto soffrendo ma ho ritrovato mia moglie Kiki al mio fianco. Voglio continuare a vivere la boxe come promoter, a occuparmi di spettacolo e cinema. Non ho mai abusato di Desiree Washington, le conseguenze della sua azione sono una cosa con la quale dovrà convivere per il resto della sua vita".

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