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domenica 19 luglio 2015

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 19 luglio.
Nella notte tra il 18 e il 19 luglio 64 d.C., sotto il principato di uno degli imperatori più scellerati passati alla guida di Roma, avvenne il più grande incendio della storia della città.
L'immagine di Nerone che ci è stata tramandata nel corso del tempo lo disegna come un uomo ostile, megalomane, controverso e dittatore. Degno dello zio Caligola, durante il suo impero, concentrato unicamente su una tendenza teocratica, Nerone si procurò le inimicizie di molti a causa del suo carattere ambiguo e odioso, tanto che fino a non molto tempo fa si credeva che mentre la sua Roma veniva distrutta da un terribile incendio, egli, alla vista di tale tragedia, stesse traendo ispirazione per cantare la distruzione della città di Troia.
E' controversa la storia sull'incendio di Roma. Tra gli autori antichi si sono aperte diverse teorie: Tacito ci fornisce una descrizione oggettiva dell'episodio, menzionando gli efficaci interventi riparatori di Nerone; d'altro canto Svetonio narra di una disgrazia voluta e cercata dall'imperatore per lasciare il segno nella storia. Nei secoli successivi è stata confutata questa teoria, ma ancora non si ha la certezza assoluta che Nerone sia stato innocente.
L'unica certezza che abbiamo è di come si sia propagato l'incendio a partire dall'alba del 19 luglio del 64, quando le prime fiamme cominciarono a divampare nella zona del Circo Massimo e a diffondersi mano a mano lungo un vastissimo territorio. Si protrasse per ben nove giorni, distruggendo completamente tre delle quattordici regioni (gli odierni quartieri) della città: l'attuale Colle Oppio, il Circo Massimo e il Palatino. Le altre riscontrarono danni minori.
Nerone si trovava ad Anzio quando scoppiò l'incendio. Tornò affrettatamente in città dove soccorse i senza tetto e cercò di risanare la situazione, ma a nulla valsero i suoi sforzi e la città ben presto si tramutò in un cumulo di macerie. Nonostante i numerosi provvedimenti - che secondo molti Nerone attuò per accattivarsi la benevolenza del popolo e per smentire le accuse nei suoi confronti - l'imperatore venne sospettato di essere il fautore dell'incendio. Di conseguenza, per sopire le voci, Nerone accusò i cristiani dando inizio ad una violenta persecuzione, mettendo a morte moltissimi credenti - già non ben visti dalla popolazione - nonché i vertici stessi della chiesa di allora.
Placata in questo modo l'ira del popolo, Nerone pensò bene di realizzare i suoi progetti megalomani, a partire dalla sua nuova residenza, la Domus Aurea. Edificato nel segno della maestosità e della grandezza, il complesso occupava circa un quarto dell'intera città, estendendosi dal Palatino, al Celio e all'Esquilino e comprendendo, oltre al palazzo imperiale, un insieme di laghetti, statue e giardini, dove nell'80 Tito fece costruire il Colosseo.
Fortunatamente gli altri progetti che nacquero nella mente perversa di Nerone non furono realizzati.
Nel corso del tempo le accuse rivolte all'imperatore risultarono infondate, ma rimangono ancora molti i misteri riguardo alla vicenda e a questo regnante scellerato. La costruzione della Domus Aurea ha portato a pensare che egli abbia organizzato l'incendio per avere la scusa di erigere la propria residenza; inoltre si narra che, mentre l'incendio dilagava, alcuni uomini, comandati da non si sa chi, avevano il compito di alimentare le fiamme.
Secondo le fonti antiche si è trattato di un incendio di origine dolosa a causa del suo andamento - si è espanso in tutte le direzioni senza seguire la velocità dei venti - e della velocità di propagazione; la storiografia moderna, invece, sostiene la tesi di un'origine accidentale.
Tacito è l'autore che più di ogni altro si è dedicato con attenzione alla storia del violento incendio, circa mezzo secolo dopo, e dalla sua opera Annales - nella quale viene descritta la vicenda- si possono trarre molti dettagli utili a ricostruire l'avvenimento. Egli narra in particolar modo degli edifici, dei monumenti e delle opere d'arte distrutti, dei quartieri andati in rovina e di quelli rimasti intatti, solo tre per l'esattezza; prosegue spiegando dettagliatamente la ricostruzione della città.

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