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martedì 20 gennaio 2015

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 20 gennaio.
Secondo la leggenda finlandese, il 20 gennaio 1156 il vescovo di Uppsala Enrico veniva ucciso dal contadino Lalli.
In Finlandia infatti già dal medioevo il 20 gennaio si festeggia la festa di Sant'Enrico, vescovo di Uppsala, ove secondo la tradizione locale avrebbe inaugurato la nuova cattedrale edificata da Sant’Erick IX, re di Svezia. In seguito accompagnò il sovrano in una crociata volta alla cristianizzazione della Finlandia e si fermò nella regione per continuare l’opera intrapresa. Vinti i capi locali, li battezzò forzatamente alla fonte di Kuppis, nei pressi di Abo. Poche notizie sono comunque state tramandate circa la sua attività missionaria: secondo la tradizione sarebbe giunto sino al villaggio di Ylistaro, nella contrada di Kumo, ove ancora oggi sopravvivono le rovine della casa in cui il santo vescovo avrebbe predicato.
Secondo la versione “ufficiale” della Chiesa, il vescovo voleva punire con sanzioni religiose un assassino, che non si sottomise alla punizione delle sue malefatte, ma si rivoltò contro Enrico, uccidendolo.
Invece la versione in lingua popolare, ossia la Lauda in Morte del Vescovo Enrico, racconta che il vescovo, arrivato in slitta a casa del contadino finlandese Lalli mentre costui, cioè il padrone di casa, era assente, aveva chiesto cibo e bevanda.
Quando Lalli torna a casa, Enrico e il suo seguito sono ormai già ripartiti, e la moglie di Lalli, che si chiama Kerttu, mente dicendo che il vescovo ha preso di forza tutto ciò che voleva. Allora Lalli, infuriato, salta sugli sci e si precipita a inseguire Enrico.
Lo raggiunge sul ghiaccio di Köyliönjärvi (lett.: “lago di Köyliö”, dove ancora oggi ogni anno il primo fine settimana di giugno i fedeli si recano in pellegrinaggio, ndr) e lo uccide tagliandogli la testa con un'ascia. Lalli tolse il cappello del vescovo dalla testa mozzata e tagliò una delle dita per impossessarsi di un anello. La leggenda narra che il cappello si attaccò alla testa di Lalli e gli fece perdere i capelli quando tentò di toglierlo. Anche il dito si staccò quando tentò di togliere l'anello. I resti del corpo del vescovo vennero raccolti e trasportati con dei buoi. Nel luogo dove i buoi si fermarono venne costruita la prima chiesa della Finlandia.
La storia di Enrico e di Lalli non svanì con l’arrivo della Riforma di Lutero, benché allora fosse ufficialmente abbandonato il culto dei santi nel mondo protestante. Fin dai primi tempi di registrazione storica finlandese, Enrico e il suo assassino formarono un insieme a cui si potevano adattare, volendo, differenti concetti contrapposti, come: europeo-finlandese, civiltà-primitivismo, fede cristiana-paganesimo, novità estere-antichi valori.
A partire dal Medioevo, Sant’Enrico fu visto univocamente, sia dalla Chiesa che dalla vera e propria scrittura storica, come portatore di forze illuminanti e di civiltà, mentre Lalli rappresentava l’ignoranza, la cattiveria e il paganesimo.
Questa visione trovò però una forte contestazione nella giovane Finlandia indipendente dei primi del Novecento. Nei circoli di acceso nazionalismo, questa impostazione venne presto rovesciata.
Si cominciò a considerare l’era precristiana messa in luce anche dal poema epico nazionale Kalevala, come epoca di antica grandezza della stirpe finnica, della “finnicità”. Cosicché Enrico apparve come apostolo di influssi estranei e Lalli come difensore della vera essenza finnica, e personificazione dei tratti fondamentali del carattere finlandese: la fermezza irriducibile e la fedeltà alla tradizione.

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