Buongiorno, oggi è il 19 giugno.
Il 19 giugno 1938 l'Italia vince il suo secondo mondiale di calcio.
Campione del mondo, campione del mondo. L’urlo strozzato in gola è del radiocronista Niccolò Carosio che annuncia appunto via radio in onde medie a tutta l’Italia la conquista della seconda Coppa del mondo. Dopo il trionfo di quattro anni prima in casa, la nazionale di Vittorio Pozzo si aggiudica la Coppa Rimet anche nel 1938 in Francia.
È una formazione di fuoriclasse come Silvio Piola, Giuseppe Meazza e Gino Colaussi modellata alla perfezione dal commissario tecnico Vittorio Pozzo, fine stratega ma anche abile psicologico. Uno studioso del calcio ma anche dello spogliatoio.
Quella del 1938 è l’ultima edizione della Coppa del mondo prima dell’interruzione forzata a causa della Seconda guerra mondiale. Ed è una rassegna in tono minore, un po’ per i venti di guerra che già soffiano e anche per la defezione di squadre importanti. Argentina e Uruguay infatti non prendono parte alla manifestazione a causa dalla mancata concessione dell’organizzazione a un paese sudamericano, la Spagna si lecca ancora le ferite della guerra civile e la grande Austria deve piegarsi all’annessione da parte della Germania nazista.
Sono 16 le squadre in tabellone con l’esordio di Cuba, Norvegia, Polonia e Indie Orientali, la prima formazione asiatica in lizza a un mondiale. È un’Italia forte, reduce dal successo di quattro anni prima e dall’alloro olimpico del 1936 a Berlino. Ed è anche una squadra mal sopportata a causa di quel saluto romano-fascista che nella Francia liberale viene tollerato a fatica.
Sul campo però gli azzurri, che sfoggiano una divisa celeste con lo stemma di Casa Savoia, impartiscono lezioni a tutti e per assurdo la partita più problematica si rivela quella d’esordio con la Norvegia, battuta 2-1 solo ai supplementari con reti di Pietro Ferraris e Piola.
Nei quarti ci pensano Piola (doppietta) e Colaussi a battere i padroni di casa della Francia davanti a 60mila persone. La semifinale di Marsiglia con il Brasile è la vera finale: la Selecao annovera tra le sue fila il bomber Leonidas che però viene ingabbiato dalla retroguardia azzurra e là davanti ci pensano Colaussi e Meazza a sancire il successo. I brasiliani erano così convinti di accedere alla finale che avevano già comprato i biglietti aerei per la capitale ma si rifiutano per la rabbia di cederli agli azzurri che così raggiungono Parigi in treno.
La finalissima allo stadio de Colombes (quello del film Fuga per la vittoria), davanti a 60mila spettatori è contro quell’Ungheria che è la madre di quella che sarà poi la grande Ungheria di Ferenc Puskas degli anni cinquanta.
E in effetti sul campo non c’è storia e il calcio danubiano si rivela troppo acerbo per impensierire il vaccinato undici azzurro che finisce per imporsi 4-2 con le doppiette dei soliti due: Colaussi e Piola.
Il rientro in patria con la Coppa Rimet è il miglior spot per il regime fascista che vuole conquistare il mondo anche politicamente: ma quello però resterà a lungo l’ultimo trionfo azzurro. Per il tris bisognerà attendere addirittura il 1982.
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mercoledì 19 giugno 2024
martedì 18 giugno 2024
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 18 giugno.
Il 18 giugno 1940 Winston Churchill pronuncia il famoso "discorso dell'ora migliore".
L’oratoria commovente di Churchill è forse la sua più grande eredità. I suoi discorsi di guerra hanno dato al leone britannico il suo ruggito durante i giorni più bui della seconda guerra mondiale. Ci sono ancora competizioni che li onorano, tra cui la Sir Winston Churchill Public Speaking Competition che si tiene ogni anno a Blenheim Palace. Molti storici e biografi continuano a cimentarsi con l’approccio di Churchill al parlare e all’uso del linguaggio. Pare perfino che, all’età di 23 anni, Churchill abbia scritto un saggio “The Scaffolding of Rhetoric”, che fa luce sulla sua visione della stesura del discorso, ma che purtroppo non venne mai pubblicato.
Churchill credeva, senza sorprese, nel potere romantico dei discorsi. Sosteneva che un discorso dovrebbe essere portato al culmine attraverso una “rapida successione di onde sonore e immagini vivide”. Questa tecnica è ovvia in molti dei suoi discorsi di guerra. Churchill riteneva che un forte oratorio potesse essere sviluppato. Probabilmente questo era dovuto al fatto che Churchill non si considerava un oratore naturale, ma piuttosto uno che lavorava sodo per affinare la sua arte. Così fece, e fece pure bene. I suoi discorsi così potenti hanno avuto un forte impatto sugli affari mondiali quando sono stati pronunciati.
Quello dell’”Ora migliore”, uno dei più potenti e toccanti di Churchill, è il primo discorso da lui tenuto come primo ministro nella House of Commons del Parlamento di Londra il 18 giugno del 1940. La Francia aveva appena capitolato e Churchill doveva spiegare la terribile situazione, pur rimanendo positivo e disposto a confrontarsi con i nazisti:
«Combatteremo in Francia, combatteremo sui mari e gli oceani; combatteremo con crescente fiducia e crescente forza nell’aria. Difenderemo la nostra isola qualunque possa esserne il costo. Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco,
nei campi nelle strade e nelle montagne.
Non ci arrenderemo mai, e persino se – ciò che io non credo neanche per un momento – questa isola od una larga parte di essa fossero asservite ed affamate, in quel caso il nostro Impero, oltre i mari, armato e vigilato dalla Flotta britannica, condurrà avanti la lotta sinché, quando Dio voglia, il Nuovo Mondo, con tutte le sue risorse e la sua potenza, non venga avanti alla liberazione ed al salvataggio del Vecchio Mondo».
Il 18 giugno 1940 Winston Churchill pronuncia il famoso "discorso dell'ora migliore".
L’oratoria commovente di Churchill è forse la sua più grande eredità. I suoi discorsi di guerra hanno dato al leone britannico il suo ruggito durante i giorni più bui della seconda guerra mondiale. Ci sono ancora competizioni che li onorano, tra cui la Sir Winston Churchill Public Speaking Competition che si tiene ogni anno a Blenheim Palace. Molti storici e biografi continuano a cimentarsi con l’approccio di Churchill al parlare e all’uso del linguaggio. Pare perfino che, all’età di 23 anni, Churchill abbia scritto un saggio “The Scaffolding of Rhetoric”, che fa luce sulla sua visione della stesura del discorso, ma che purtroppo non venne mai pubblicato.
Churchill credeva, senza sorprese, nel potere romantico dei discorsi. Sosteneva che un discorso dovrebbe essere portato al culmine attraverso una “rapida successione di onde sonore e immagini vivide”. Questa tecnica è ovvia in molti dei suoi discorsi di guerra. Churchill riteneva che un forte oratorio potesse essere sviluppato. Probabilmente questo era dovuto al fatto che Churchill non si considerava un oratore naturale, ma piuttosto uno che lavorava sodo per affinare la sua arte. Così fece, e fece pure bene. I suoi discorsi così potenti hanno avuto un forte impatto sugli affari mondiali quando sono stati pronunciati.
Quello dell’”Ora migliore”, uno dei più potenti e toccanti di Churchill, è il primo discorso da lui tenuto come primo ministro nella House of Commons del Parlamento di Londra il 18 giugno del 1940. La Francia aveva appena capitolato e Churchill doveva spiegare la terribile situazione, pur rimanendo positivo e disposto a confrontarsi con i nazisti:
«Combatteremo in Francia, combatteremo sui mari e gli oceani; combatteremo con crescente fiducia e crescente forza nell’aria. Difenderemo la nostra isola qualunque possa esserne il costo. Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco,
nei campi nelle strade e nelle montagne.
Non ci arrenderemo mai, e persino se – ciò che io non credo neanche per un momento – questa isola od una larga parte di essa fossero asservite ed affamate, in quel caso il nostro Impero, oltre i mari, armato e vigilato dalla Flotta britannica, condurrà avanti la lotta sinché, quando Dio voglia, il Nuovo Mondo, con tutte le sue risorse e la sua potenza, non venga avanti alla liberazione ed al salvataggio del Vecchio Mondo».
lunedì 17 giugno 2024
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 17 giugno.
Il 17 giugno 1953 scoppiano moti operai nella Germania dell’Est.
Avvennero tra il giugno e luglio del 1953 quando uno sciopero dei manovali edili si trasformò in una rivolta contro il governo della DDR. I tumulti a Berlino, il 17 giugno, vennero repressi con la forza dal Gruppo di forze sovietiche in Germania.
Nel maggio 1953 il Politburo del Partito di Unità Socialista di Germania (SED) innalzò le quote di lavoro dell’industria tedesca orientale del 10 percento. Il 16 giugno, una sessantina di operai edili di Berlino Est iniziarono a scioperare quando i loro superiori annunciarono un taglio di stipendio in caso di mancato raggiungimento delle quote. La loro dimostrazione il giorno seguente fu la scintilla che causò lo scoppio delle proteste in tutta la Germania Est. Lo sciopero portò al blocco del lavoro e a proteste in praticamente tutti i centri industriali e le grandi città del Paese.
Le domande iniziali dei dimostranti, come il ripristino delle precedenti (e inferiori) quote di lavoro, si tramutarono in richieste politiche. I lavoratori chiesero le dimissioni del governo della Germania Est. Il governo, per contro, si rivolse all’Unione Sovietica, che schiacciò la rivolta con la forza militare. Ci furono complessivamente quasi 5000 arresti. Ancora oggi non è chiaro quante persone morirono durante le sollevazioni e per le condanne a morte che seguirono. Il numero ufficiale delle vittime è 51. Dopo l’analisi dei documenti resi accessibili a partire dal 1990, il numero di vittime sembrerebbe essere di almeno 125.
Malgrado l’intervento delle truppe sovietiche, l’ondata di scioperi e proteste non venne riportata facilmente sotto controllo. In più di 500 città e villaggi ci furono dimostrazioni anche dopo il 17 giugno, e il momento più alto delle proteste si ebbe a metà luglio.
In memoria dei moti nella Germania Est, la Germania Ovest dichiarò il 17 giugno come festa nazionale (fino al 1990, quando venne sostituito dal 3 ottobre, data della formale riunificazione), e la Charlottenburger Chaussee che attraversava Berlino Ovest venne ribattezzata Straße des 17. Juni.
Il 17 giugno 1953 scoppiano moti operai nella Germania dell’Est.
Avvennero tra il giugno e luglio del 1953 quando uno sciopero dei manovali edili si trasformò in una rivolta contro il governo della DDR. I tumulti a Berlino, il 17 giugno, vennero repressi con la forza dal Gruppo di forze sovietiche in Germania.
Nel maggio 1953 il Politburo del Partito di Unità Socialista di Germania (SED) innalzò le quote di lavoro dell’industria tedesca orientale del 10 percento. Il 16 giugno, una sessantina di operai edili di Berlino Est iniziarono a scioperare quando i loro superiori annunciarono un taglio di stipendio in caso di mancato raggiungimento delle quote. La loro dimostrazione il giorno seguente fu la scintilla che causò lo scoppio delle proteste in tutta la Germania Est. Lo sciopero portò al blocco del lavoro e a proteste in praticamente tutti i centri industriali e le grandi città del Paese.
Le domande iniziali dei dimostranti, come il ripristino delle precedenti (e inferiori) quote di lavoro, si tramutarono in richieste politiche. I lavoratori chiesero le dimissioni del governo della Germania Est. Il governo, per contro, si rivolse all’Unione Sovietica, che schiacciò la rivolta con la forza militare. Ci furono complessivamente quasi 5000 arresti. Ancora oggi non è chiaro quante persone morirono durante le sollevazioni e per le condanne a morte che seguirono. Il numero ufficiale delle vittime è 51. Dopo l’analisi dei documenti resi accessibili a partire dal 1990, il numero di vittime sembrerebbe essere di almeno 125.
Malgrado l’intervento delle truppe sovietiche, l’ondata di scioperi e proteste non venne riportata facilmente sotto controllo. In più di 500 città e villaggi ci furono dimostrazioni anche dopo il 17 giugno, e il momento più alto delle proteste si ebbe a metà luglio.
In memoria dei moti nella Germania Est, la Germania Ovest dichiarò il 17 giugno come festa nazionale (fino al 1990, quando venne sostituito dal 3 ottobre, data della formale riunificazione), e la Charlottenburger Chaussee che attraversava Berlino Ovest venne ribattezzata Straße des 17. Juni.
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