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venerdì 17 febbraio 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 17 febbraio.
Il 17 febbraio 1653 nasce a Fusignano Arcangelo Corelli.
Fu compositore e violinista tra i più grandi del Barocco. Il suo nome è associato al "Concerto Grosso", forma musicale che egli portò alla perfezione.
La sua produzione si può racchiudere in sei raccolte, di cui curò egli stesso la pubblicazione. Le prime quattro appartengono alla categoria delle "Sonate a tre", ovvero due violini e un basso, e quest'ultimo era affidato ad altri due strumenti, ovvero un violone, o una viola da gamba, o un arciliuto, e un cembalo, nel caso di Sonate da Camera, un organo nel caso di Sonate da Chiesa.
La prima e la terza opera, rispettivamente del 1681 e del 1689, contengono ognuna dodici Sonate da Chiesa, cioè formate da movimenti "non di danza", bensì da tempi che recano solo l'indicazione generica di "Allegro", "Adagio", "Presto", "Lento", ecc. Per la realizzazione del basso viene prescritto l'organo, in luogo del cembalo.
La seconda e la quarta opera, rispettivamente del 1685 e del 1694, contengono ognuna dodici Sonate da Camera, i tempi recano le indicazioni dei nomi di danze in uso nelle vecchie "Suites" o "Partite", come "Preludio", "Allemanda", "Sarabanda", "Gavotta", "Giga", ecc. La sonata di Corelli ha generalmente cinque o sei tempi, di movimento alternato, monotematici, senza modulazioni.
La quinta opera, composta nel 1700, porta una grande novità, ovvero l'abbandono della disposizione "a tre", che risentiva del vecchio stile concertante, e la concentrazione della materia musicale nel duo di violino e cembalo, aprendo la strada alla concezione di quella che sarà un giorno la Sonata moderna per violino e pianoforte. Delle 12 Sonate, della quinta opera, le prime 6 sono Sonate da Chiesa, le successive 6 Sonate da Camera. L'ultima è la celebre Follia, ovvero variazioni sulla danza di Spagna, che portava questo nome, e che spicca meritatamente nella produzione di Corelli per un insolito calore appassionato e quasi romantico dell'espressione.
Nella sesta opera, pubblicata ad Amsterdam nel 1714, Corelli raccolse 12 Concerti Grossi, dando un esempio magistrale di questa forma non più cameristica, ma orchestrale, fondata sull'opposizione di un "concertino" di tre archi solisti e la massa degli altri archi, forma di cui lo si vuole anche inventore se, com'è da ritenere, molti dei Concerti Grossi, da lui raccolti e pubblicati all'estremo della vita, erano stati in realtà composti ed eseguiti già molti anni addietro. Particolarmente noto e poetico il Concerto n. 8 "Fatto per la Notte di Natale".
L'influenza stilistica di Corelli, riconosciuto ai suoi tempi come il più grande violinista ed autore di musica per il violino, fu vastissima, non solo per opera dei diretti discepoli e continuatori, come Geminiani, Locatelli e Gasparini, ma anche attraverso la studiosa ammirazione di artisti come Veracini, Tartini, Bach ed Haendel.
Corelli si spense a Roma, l'otto gennaio 1713.
Fu sepolto nel Pantheon, privilegio mai concesso ai musicisti prima di allora, ad opera del Cardinale Ottoboni.

lunedì 2 maggio 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 2 maggio.
Il 2 maggio 2013 si spegne Massimo Catalano, 77 anni, musicista celebre per la sua partecipazione al programma di Renzo Arbore Quelli della notte. Catalano viveva ad Amelia, in Umbria. Si è spento dopo una lunga malattia. L'artista era diventato famoso per le sue "perle di saggezza" che dispensava nel salotto di Arbore&co., tipo "è meglio sposare una donna ricca, bella e intelligente che una donna brutta, povera e stupida". "È molto meglio essere giovani, belli, ricchi e in buona salute, piuttosto che essere vecchi, brutti, poveri e malati". Oppure: "È meglio lavorare poco e fare tante vacanze, piuttosto che lavorare molto e fare poche vacanze".
Catalano infilava i suoi aforismi nelle digressioni di Riccardo Pazzaglia, nel corso dei lunghi e surreali dibattiti che animavano il programma che nel 1985 divenne un cult assoluto di RaiDue. Catalano, il "dandy" del gruppo, cachecol in seta, camicia sbottonata e atteggiamento da viveur, era in realtà un apprezzato jazzista che, proprio come nelle jam session, si divertiva a improvvisare con Arbore e con gli altri compagni dell'avventura che rivoluzionò l'intrattenimento della tv italiana.
Negli anni Sessanta Catalano aveva fatto parte dei Flyppers, un gruppo musicale che all'epoca riscosse un grandissimo successo, lanciando in Italia il cha cha cha e vendendo 4 milioni di dischi. Oltre a Catalano alla tromba, la band era composta dal fratello Maurizio Catalano al contrabbasso, da Franco Bracardi al pianoforte, Romolo Forlai al vibrafono e alle percussioni, Fabrizio Zampa alla batteria e, per un anno, nel 1961, Lucio Dalla al clarinetto.
"Siamo tutti mobilitati, noi appassionati vecchi musicisti del jazz. La perdita di Massimo è importante. Rimarrà nel nostro lessico, resta il re della banalità. Ormai è diventato un must dire 'è una catalanata":  così Renzo Arbore commenta la scomparsa dell'amico, "era malato da tempo, aveva perso la moglie nell'agosto dello scorso anno. Era rimasto solo".  "Io lo avevo conosciuto a Napoli, quando venne a fare una serata, entrambi venivamo dal jazz tradizionale e quando sono venuto a Roma abbiamo suonato insieme, abbiamo passato delle nottate meravigliose a casa mia. A Quelli della notte era spiritoso. Mi disse 'non vorrei solo suonare la tromba' e così gli domandai 'sai dire delle banalità?'. Cominciammo a scherzare e vennero fuori le sue frasi".
Per Arbore "la passione, l'ironia e il sorriso sono sempre state le caratteristiche di Massimo, che volutamente si era ritirato. La sua eclissi non era dovuta a un calo di popolarità - conclude - preferiva vivere in campagna, con la moglie e gli amici". Catalano aveva espresso la volontà di essere cremato, senza esequie funebri.

venerdì 18 settembre 2020

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 18 settembre.
Alle 11 e 45 circa del 18 settembre 1970, il corpo di James Marshall Hendrix giunge esanime al pronto soccorso dell'ospedale St. Mary Abbot's di Kensington, Londra. Lì, dopo essere stato identificato dal road manager inglese Gerry Stickells, viene analizzato dal Dottor Seifert, medico legale, che ne dichiara ufficialmente la morte. Sono le 12 e 45. L'analisi successiva, condotta dal coroner di West London, Dottor Gavin Thurston, conferma il primo referto: il chitarrista americano è morto per soffocamento dopo aver ingurgitato il proprio vomito. Il tutto a causa di un'intossicazione da barbiturici.
A 50 anni di distanza, nonostante accurate indagini e diverse ricerche sull'argomento (emblematico, al proposito, il libro Hendrix, The Final Days di Tony Brown) rimangono ancora alcuni punti da chiarire sulle ultime ore di Jimi e sulle circostanze che lo hanno portato alla morte.
Confuse e contraddittorie, ad esempio, sono le testimonianze di Monika Dannemann, ex pattinatrice dell'allora Germania Est e personaggio chiave dell'intera vicenda. Monika, in quei giorni, era la fidanzatina di Hendrix: lo aveva convinto (sostiene lei) a tenere la sua camera presso l'elegante Cumberland Hotel di Kensington ma a trasferirsi nel suo appartamento presso il Samarkand Hotel di Notting Hill. Nel giardino del quale, il pomeriggio del 17 settembre, la Dannemann scatta le ultime foto di Jimi che, sorridente, imbraccia una Stratocaster nera. "Si tratta di una trentina di istantanee" ricorda Monika "Jimi le voleva utilizzare per la copertina del nuovo album".
Più o meno alle 15, i due escono. Passano in banca a prelevare dei soldi, poi si dirigono al Kensington Market prima e al Chelsea Antique Market poi: Jimi ordina un paio di scarpe, compra un giacchino di pelle, delle camicie e qualche pantalone. Sembra che, a Kensington, Hendrix incontri Kathy Etchingham, sua storica girlfriend. E che la inviti, per le 20, al Cumberland.
"Gli ho detto che non potevo" ricorda la Etchingham "e me ne sto pentendo ancora adesso".
Sempre nel corso di quel pomeriggio, Jimi telefona al suo manager, il controverso Mike Jeffery. Non lo trova.
Poi, mentre con Monika è a Chelsea, su King's Road incontra un'altra sua ex fidanzata, Devon Wilson, che lo invita a una festa. Quindi Hendrix e la Dannemann guidano verso il Cumberland Hotel. Bloccati dal traffico, nella zona del Marble Arch, vengono affiancati da una Mustang bianca. Al volante c'è Phillip Harvey, figlio di un importante Lord del Parlamento inglese. Harvey, e le due amiche che sono con lui, invitano Jimi e Monika a prendere un tè. Jimi accetta, ma dice che prima deve passare dal Cumberland a ritirare dei messaggi.
Quindi, con Monika, si reca a casa di Harvey. Sono, più o meno, le 17 e 30. I cinque ragazzi si accomodano nel salotto, fumano hashish, ascoltano musica e bevono il tè. "Jimi" ricorda Phillip Harvey "quel giorno era di buon umore, disponibile e carino. Ci ha raccontato diversi progetti che aveva in mente. Ha anche suonicchiato una chitarra acustica".
Nel corso della conversazione, bevono anche due bottiglie di vino rosso. Verso le 20, una delle due ragazze prepara da mangiare un po' di riso e un'insalata che Jimi apprezza. Intorno alle 22, Monika comincia a dare segni di nervosismo e fa pure una scenata di gelosia. Così, Hendrix decide che è ora di salutare. Alle 10 e 40 i due lasciano la casa al numero 4 di Clarkes Mews.
Da qui in poi, ci sono parecchie versioni dei fatti. Di sicuro (anche se l'ora esatta non è chiara) Jimi si reca al party di Peter Cameron dove c'erano Devon Wilson e Angie Burdon, moglie di Eric, leader di The Animals e grande amico di Hendrix. Lì, prende una certa quantità di amfetamine (Durophet meglio conosciuto con il nome di Black Bomber) le cui tracce vengono poi riscontrate nell'esame tossicologico effettuato sul cadavere. Poi torna da Monika che, nel tempo, rilascia testimonianze contraddittorie. In tutte sostiene che Jimi ha preso dei tranquillanti per dormire. E che il medicinale tedesco in questione (il Vesparax) era molto forte. In genere la posologia era mezza pasticca: ma pare che Jimi se ne sia ingollate nove! E che la miscela di alcol, amfetamine e barbiturici abbia prodotto lo stato comatoso dal quale non s'è più risvegliato. Secondo Monika, lei e Jimi hanno chiacchierato amabilmente sino alle 7 del mattino prima di addormentarsi in due letti diversi. Verso le 10 e 30 (ma altre volte ha detto fossero le 11) lei lo trova svenuto in una pozza di vomito. Presa dal panico, telefona a Eric Burdon che le intima di chiamare un'ambulanza.
Qualcuno dice che anche i paramedici accorsi sul posto, vedendo un nero in stato comatoso, non abbiano fatto tutto quello che avrebbe potuto e dovuto.
Distrutta dai sensi di colpa e travolta dalla pesante eredità spirituale, Monika Dannemann ha vissuto sino al 1996 dipingendo quadri con soggetto Hendrix nel ritiro della sua casa, nella campagna inglese di Seaford. Nel suo libro The Inner Life Of Jimi Hendrix e nelle innumerevoli interviste rilasciate, ha sempre accusato Kathy Etchingham, che la riteneva colpevole della morte di Hendrix, di essere una calunniatrice.
Dopo aver dilapidato un sacco di soldi in avvocati, ha perso anche l'ultima causa, nella primavera del 1996.
Pochi giorni dopo, il 5 aprile, si è suicidata con il gas di scarico della sua auto.
Nella sua tomba finiscono anche gli ultimi misteri della morte di Jimi Hendrix.
Il disco che Hendrix aveva in preparazione venne pubblicato solo parzialmente nel 1971 con il titolo di Cry of Love e raggiunse la terza posizione della classifica Billboard: le registrazioni resteranno in circolazione in tale forma provvisoria fino al 1997, quando tutte le tracce vennero ordinatamente ed interamente ripubblicate con il titolo originario di First Rays of New Rising Sun.
Oggi i locali dell'hotel dove Hendrix è morto sono appartamenti privati; la sua salma riposa in un mausoleo fatto costruire dal padre nel Greenwood Memorial Park di Renton, Washington, a sud di Seattle.


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