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mercoledì 3 febbraio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 3 febbraio.
Il 3 febbraio 1960 muore a Roma, in un incidente stradale, Fred Buscaglione.
Ferdinando Buscaglione in arte Fred nasce il 23 novembre 1921 a Torino. E' stato il cantante più innovativo degli anni cinquanta.
In un'epoca in cui la musica leggera italiana era ancora legata a motivi dei decenni precedenti o a rime banali trite e ritrite, Buscaglione irrompe sulla scena con canzoni completamente diverse, come "Che bambola!", "Teresa non sparare", "Eri piccola così". Anche il personaggio che presenta è completamente diverso: niente aria ispirata e sofferente, nessun gesto romantico o d'effetto con le braccia. Si presenta in scena invece come una caricatura da film, con la sigaretta all'angolo della bocca, i baffetti da gangster e le pose da duro viste nei polizieschi americani.
La leggenda metropolitana narra che in gioventù Buscaglione abbia fatto lo scaricatore al porto di Genova, forse per una sovrapposizione con l'attore che nei primi anni del novecento aveva avuto successo come Maciste e "camallo" lo era stato davvero: Buscaglione, in realtà, era di Torino e aveva seguito studi musicali assai severi. Una formazione musicale duplice la sua: da un lato gli studi presso il Conservatorio Verdi, dall'altro un apprendistato, ancora adolescente, come contrabbassista in orchestrine jazz nei locali notturni della città.
Alla fine della guerra è molto attivo sulla scena musicale torinese, suonando in complessi che annoveravano alcuni tra i più importanti jazzisti dell'epoca. L'inizio della sua carriera di cantante si deve all'amico nonché avvocato Leo Chiosso che spingerà Fred ad interpretare lo stesso personaggio confezionato nei loro testi. Un personaggio che mette a macchietta i luoghi comuni sul "vero uomo" americano, un po' Clark Gable un po' Humphrey Bogart, un duro dal cuore tenero assai sensibile alle maggiorate: il tutto trasferito e riletto in chiave provinciale, all'italiana, senza rinunciare all'immancabile sigaretta nell'angolo della bocca che fa molto America.
Si tratta di una parodia elegante e distaccata, intrisa di ironia, anche se il confine tra immedesimazione nel personaggio e rivisitazione ironica è sicuramente molto sfumato.
A questa ambiguità contribuisce senz'altro lo stile di vita dello stesso Buscaglione, quasi una fotocopia di tutto quello che si ritrova nei racconti hard boiled d'oltreoceano, compreso l'amore smisurato per l'alcol e ovviamente le donne.
Gran bevitore, Buscaglione ha però sempre evitato di cadere nella trappola dell'alcolismo, anche perchè reggere l'alcol è uno dei segni del "vero" duro.
Leo Chiosso intanto insiste perchè Fred incida le canzoni che hanno scritto insieme. Ad introdurli nel mondo discografico è Gino Latilla, anche lui torinese, per il quale la coppia ha scritto "Tchumbala-Bey".
Sono soprattutto i giovani a cogliere per primi la ventata di novità introdotta dal duo, oltre a contribuire alla formazione del "mito Buscaglione", premiando le sue canzoni, in tempi di assoluta assenza di battage pubblicitario, con vendite calcolate in circa 980.000 copie di 78 giri, cifra iperbolica per l'epoca. E tenendo in considerazione che l'Hit Parade radiofonica ancora non esisteva.
Buscaglione nel giro di poco tempo entra quindi nell'Olimpo degli artisti più ambiti: lavora talvolta con formazioni altrui, talvolta con gruppi da lui costituiti e suona molto spesso con musicisti di spessore. E' proprio durante un ingaggio al Cecile di Lugano che incontra la donna della sua vita: Fatima Ben Embarek, diciottenne marocchina che si cimentava in numeri di alta acrobazia e contorsionismo nel Trio Robin's.
Il "personaggio" Buscaglione si impone come un vero e proprio "cult", capace di promuovere imitazioni e modi di fare. Gioco o finzione che sia, sta di fatto che il cantante avvalorava come detto l'immedesimazione anche con comportamenti e "status symbol", ad esempio andando in giro con una Thunderbild rosa confetto holliwoodiana, in un Paese, l'Italia, in cui dominavano le Topolino e le Seicento.
Ed è proprio a bordo di quella macchina che, mentre è all'apice della parabola, si schianta alle 6.30 di un freddo mercoledì di Febbraio contro un camion carico di tufo in una strada del quartiere romano dei Parioli. Gli operai a quell'ora andavano a lavorare, lui rientrava da una notte di bisboccia. Una vita al massimo, sia nella finzione che nella realtà, e una morte tragica che ha proiettato Fred Buscaglione direttamente nel mito.

sabato 30 gennaio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 30 gennaio.
Il 30 gennaio 1889 il principe ereditario d'Austria Rodolfo d'Asburgo e la baronessa Maria Vetsera vengono ritrovati morti, suicidi, nel castello reale di caccia.
In una fredda mattina del 30 gennaio, due colpi di pistola mettono fine alla vita di Maria (o Mary) Vètsera e Rodolfo d'Asburgo, unico erede di Francesco Giuseppe, colui che regge la più potente monarchia d'Europa, l'impero austro-ungarico. La tragedia avviene nel castello di caccia di Mayerling.
Per comprendere meglio cosa sia accaduto bisogna fare un ritratto dei due poveri protagonisti; Rodolfo nasce ad agosto, nel 1858 al  castello di Laxenburg, e dedicherà la sua vita alle sue grandi passioni come la caccia, gli studi e successivamente la politica.
Nel 1881 Rodolfo convolerà a nozze con Stefania del Belgio, una ragazza di diciassette anni, poco avvenente, sgraziata e molto lontana per gusti e cultura al suo illustre marito.
Maria Vètsera nasce invece nel marzo 1871 figlia di un nobile ungherese; è una ragazza colta, intelligente e vivace e questo lo deve ai numerosi viaggi in cui, sin da piccola, ha accompagnato i suoi genitori.
Maria vede Rodolfo d'Asburgo nella primavera del 1888 ed è come un fulmine a ciel sereno; se  ne innamora subito. Nel novembre dello stesso anno i due si incontrano per la prima volta al Castello Imperiale e ai primi giorni del gennaio '89 diventaranno amanti scambiandosi un dono per ricordare il momento: Maria dona un portasigarette d'oro su cui fa incidere '13 gennaio, grazie al destino' e lei ne riceve uno identico ma di acciaio e con un grosso fermaglio in zaffiro con la scritta 'I.L.V.B.I.D.T.' (In Liebe Vereint Bis In Den Tod, Uniti Nell'Amore Sino Alla Morte).
Durante una partita di caccia alla fine di gennaio, il cameriere di Rodolfo sale nell'appartamento reale per avvisare il principe, ma trova la porta chiusa: viene invitato così dal principe a ritornare dopo un'ora. Dopodichè si sente un colpo di pistola.
Il cognato di Rodolfo, Filippo di Coburgo è il primo che si precipita davanti all'appartamento reale e si rende subito conto che per evitare uno scandalo deve subito prendere in mano la situazione.
Nel giro di poche ore una vettura arriva al palazzo: nella carrozza il conte Stockau e Alessandro Baltazzi sono accanto ad una giovane a cui una tavola di legno posta tra schiena e vestiti le mantiene una postura estremamente rigida. Maria Vètsera ha gli occhi sbarrati e un rivolo di sangue le corre lungo il collo poco dietro l'orecchio destro; tra i suoi capelli si può intravedere un foro irregolare causato da un proiettile.
Con l'aiuto della notte, il corpo di Maria viene frettolosamente composto in una bara anonima e sepolto nel cimitero di Heiligenkreuz: la madre dovrà aspettare parecchi mesi prima di poter dare una sepoltura degna e una lapide alla sua adorata figlia.
La morte di Rodolfo viene invece attribuita inizialmente ad un incidente di caccia e successivamente a paralisi cardiaca.
Solo ai primi di febbraio la stampa austriaca ha avuto il permesso di di divulgare la notizia della morte di Rodolfo affemando che 'si è ucciso in un momento di alienazione mentale'.
Sia per Maria che per Rodolfo però non fu disposta alcuna autopsia come non si cercarono i proiettili che uccisero i due amanti.
Ma fu davvero un suicidio?
Cosa spinse i due amanti a togliersi la vita?
Certo non fu una gravidanza indesiderata perchè i due divennero amanti solo poche settimane prima della loro morte...
Però i giorni precedenti furono turbati da contrasti tra le rispettive famiglie; la baronessa Vètsera scoprì l'acquisto del portasigarette destinato a Rodolfo e il 27 gennaio, al ballo dell'Ambasciata germanica, Maria non si inchinò, come d'obbligo, all'ingresso della principessa Stefania, moglie di Rodolfo. A questo gesto la madre di Maria la condusse immediatamente a casa e percossa durante il tragitto dalla madre infuriata.
Trapelò anche la notizia che la sera precedente il ballo, Francesco Giuseppe ebbe uno scontro furibondo con Rodolfo, perchè il figlio gli comunicò che voleva lasciare la moglie e chiedere al Papa l'annullamento del matrimonio, altrimenti minacciò di suicidarsi.
L'imperatore si mostrò irremovibile.
Inoltre Maria fece testamento dieci giorni prima della tragedia: gesto strano per una diciottenne!
Alla madre scrisse un accorato biglietto 'Non posso vivere: prima che tu m'abbia raggiunto sarò in fondo al Danubio'; prima di fuggire a Mayerling scrisse ancora alla madre, alla sorella e al fratello e in uno dei biglietti vi era scritto 'Poichè non ho potuto resistere all'amore vado con lui'.
Il 30 gennaio Rodolfo d'Asburgo sparò a Maria Vètsera alla tempia con un revolver e un'ora più tardi rivolse l'arma verso di sè.

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