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martedì 8 luglio 2025

#AlmanaccoQUotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è l'8 luglio.

L'8 luglio 1497 Vasco da Gama salpa da Lisbona alla volta dell'India.

L'esploratore Vasco da Gama nacque a Sines, in Portogallo, intorno al 1460. Nel 1497, fu incaricato dal re portoghese di trovare una rotta marittima verso est. Il suo successo nel farlo si è rivelato uno dei momenti più importanti nella storia della navigazione. Successivamente fece altri due viaggi in India e fu nominato viceré portoghese in India nel 1524.

L'esploratore Vasco da Gama nacque in una nobile famiglia intorno al 1460 a Sines, in Portogallo. Poco si sa della sua educazione, tranne che era il terzo figlio di Estêvão da Gama, che era comandante della fortezza di Sines nella parte sud-occidentale del Portogallo. Una volta adulto, il giovane Vasco da Gama si unì alla marina, dove gli fu insegnato come navigare.

Conosciuto come un navigatore duro e senza paura, da Gama consolidò la sua reputazione di rispettabile marinaio quando, nel 1492, il re Giovanni II di Portogallo lo spedì a sud di Lisbona e poi nella regione dell'Algarve, per impadronirsi delle navi francesi come atto di vendetta contro il governo francese per l'interruzione del trasporto marittimo portoghese.

Nel 1495 re Manuele prese il trono e riportò in auge l'intenzione di trovare una rotta commerciale diretta verso l'India. In quel tempo, il Portogallo si era affermato come uno dei più potenti paesi marittimi in Europa.

Gran parte di ciò era dovuto a Enrico il navigatore, che nella regione meridionale del paese aveva riunito una squadra di esperti mappatori, geografi e navigatori. Aveva inviato navi per esplorare la costa occidentale dell'Africa per espandere l'influenza commerciale del Portogallo. Credeva anche di poter formare un'alleanza con Prester John, che governava un impero cristiano da qualche parte in Africa. Enrico non trovò mai Prester John, ma il suo impatto sul commercio portoghese con la costa occidentale dell'Africa durante i suoi 40 anni di lavoro esplorativo fu comunque impareggiabile. Tuttavia, nonostante tutto il suo lavoro, la parte meridionale dell'Africa e ciò che si trovava ad est rimase avvolta nel mistero.

Nel 1487, una svolta importante fu fatta quando Bartolomeu Dias scoprì la punta meridionale dell'Africa e doppiò il Capo di Buona Speranza. Questo viaggio fu molto significativo: dimostrò, per la prima volta, che gli oceani Atlantico e Indiano erano collegati. Il viaggio, inoltre, rinverdì l'interesse nel cercare una rotta commerciale verso l'India.

Alla fine del 1490, tuttavia, re Manuele non stava solo pensando alle opportunità commerciali mentre puntava verso l'Oriente. In effetti, il suo slancio per trovare una rotta era guidato più che dal desiderio di ottenere basi commerciali più redditizie per il suo paese, dal desiderio di conquistare l'Islam e affermarsi come re di Gerusalemme.

Gli storici sanno poco sul perché esattamente Vasco da Gama, ancora un esploratore inesperto, fu scelto per condurre la spedizione in India nel 1497. L'8 luglio di quell'anno, salpò al comando di una squadra di quattro navi, tra cui la sua nave ammiraglia, la San Gabriele, per trovare una rotta per l'India e l'Oriente.

Per intraprendere il viaggio, da Gama puntò le sue navi verso sud, approfittando dei venti dominanti lungo la costa africana. La sua scelta di direzione fu anche un rimprovero per Cristoforo Colombo, che aveva creduto di trovare una rotta per l'India navigando verso ovest.

Dopo diversi mesi di navigazione, girò attorno al Capo di Buona Speranza e iniziò a risalire la costa orientale dell'Africa, verso le acque inesplorate dell'Oceano Indiano. A gennaio, mentre la flotta si avvicinava all'odierno Mozambico, molti membri dell'equipaggio si erano ammalati di scorbuto, costringendo la spedizione ad ancorare per riposare e rimettersi in forze per quasi un mese.

All'inizio di marzo del 1498, da Gama e il suo equipaggio calarono le loro ancore nel porto del Mozambico, una città-stato musulmana che si trovava nella periferia della costa orientale dell'Africa ed era governata da commercianti musulmani. Qui, da Gama fu respinto dal sultano dominante, che si sentì offeso dai regali modesti dell'esploratore.

All'inizio di aprile, la flotta raggiunse quella che oggi è il Kenya, prima di salpare per un viaggio di altri 23 giorni per attraversare l'Oceano Indiano. Raggiunsero Calcutta, in India, il 20 maggio. Ma la ignoranza dell'esploratore della regione, così come la sua presunzione che i residenti fossero cristiani, crearono confusione. I residenti di Calcutta erano in realtà indù, religione di cui i portoghesi non avevano mai sentito parlare.

Tuttavia, il sovrano indù locale accolse inizialmente da Gama e i suoi uomini e l'equipaggio finì per rimanere a Calcutta per tre mesi. Non tutti erano amichevoli con loro, in particolare i commercianti musulmani che chiaramente non avevano intenzione di rinunciare ai loro vantaggi commerciali in favore dei visitatori cristiani. Alla fine, da Gama e il suo equipaggio furono costretti al baratto per ottenere il lasciapassare per il ritorno a casa. Nell'agosto del 1498, da Gama e i suoi uomini tornarono in mare, iniziando il loro viaggio di ritorno in Portogallo.

Ma la tempistica del ritorno non avrebbe potuto essere peggiore: la sua partenza coincise con l'inizio di un monsone. All'inizio del 1499, diversi membri dell'equipaggio erano morti di scorbuto e, non avendo sufficienti marinai per governare la sua flotta, da Gama ordinò di bruciare una delle navi. Riuscirono a raggiungere il Portogallo solo il 10 luglio, quasi un anno intero dopo aver lasciato l'India.

In tutto, nel primo viaggio Vasco da gama percorse quasi 24.000 miglia in circa due anni e solo 54 membri dell'equipaggio sui 170 originali  sono sopravvissuti.

Quando da Gama tornò a Lisbona, fu accolto come un eroe. Nel tentativo di assicurare la rotta commerciale con l'India e usurpare i commercianti musulmani, il Portogallo inviò un'altra squadra di navi, guidata da Pedro Álvares Cabral. L'equipaggio raggiunse l'India in soli sei mesi e durante il viaggio si ebbe uno scontro a fuoco con mercanti musulmani, nel quale l'equipaggio uccise 600 uomini su navi mercantili musulmane. Cosa ancora più importante per il suo paese d'origine, Cabral istituì la prima sede commerciale portoghese in India.

Nel 1502, Vasco da Gama guidò un altro viaggio in India che includeva 20 navi. Dieci delle navi erano direttamente al suo comando, con suo zio e suo nipote a comandare le altre. Sulla scia del successo di Cabral, il re incaricò da Gama di proteggere ulteriormente il dominio portoghese nella regione.

Per fare ciò, da Gama compì uno dei massacri più raccapriccianti dell'era dell'esplorazione. Lui e il suo equipaggio terrorizzarono i porti musulmani su e giù per la costa orientale africana e, ad un certo punto, incendiarono una nave musulmana di ritorno dalla Mecca, uccidendo le diverse centinaia di persone (tra cui donne e bambini) che erano a bordo. Successivamente, l'equipaggio giunse a Calcutta, dove distrussero il porto commerciale e uccisero 38 ostaggi. Da lì, si trasferirono nella città di Cochin, una città a sud di Calcutta, dove da Gama formò un'alleanza con il sovrano locale.

Alla fine, il 20 febbraio 1503, da Gama e il suo equipaggio iniziarono a tornare a casa. Raggiunsero il Portogallo l'11 ottobre di quell'anno.

Da Gama si sposò ed ebbe sei figli, ritirandosi in pensione. Mantenne comunque un  contatto con re Manuele, al quale dava consigli su questioni indiane, e infine fu nominato conte di Vidigueira nel 1519. In età avanzata, dopo la morte del re, gli fu chiesto di tornare in India, nel tentativo di contrastare la crescente corruzione da parte di funzionari portoghesi nel paese. Nel 1524, re Giovanni III lo nominò viceré portoghese in India.

Nello stesso anno da Gama morì a Cochin di malaria; il suo corpo fu riportato in Portogallo e lì sepolto, nel 1538.

mercoledì 2 aprile 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 2 aprile.

Il 2 aprile 1767 gli inglesi raggiungono un'isola che chiameranno Isola di Giorgio III. Si tratta dell'odierna Tahiti.

La storia delle Isole di Tahiti è ricca ed affascinante. Intorno al 4000 a.C. un’emigrazione di massa iniziò dall’Asia sud orientale con i primi insediati che attraversarono il vasto oceano aperto e scoprirono le isole del Pacifico. In seguito a questa emigrazione i primi abitanti si stabilirono sulle isole Tonga e Samoa intorno al 1300 a.C.; più tardi i Tahitiani iniziarono i viaggi di colonizzazione verso le Isole Marchesi intorno al 200 a.C.

Le altre isole tahitiane vennero colonizzate nei secoli successivi, successivamente lo fu l’intero Pacifico. Quest’area, denominata il « Triangolo Polinesiano », comprende le Isole Hawaii a nord, l’Isola di Pasqua a sudest e la Nuova Zelanda a sudovest. tutti gli abitanti nativi tahitiani, hawaiani e i Maori neozelandesi, quindi, hanno origine da antenati comuni e parlano una lingua simile chiamata Ma’ohi.

L’era delle esplorazioni europee iniziò nel XVI secolo quando giunsero «navi senza bilanciere». Nel 1521 Magellano avvistò l’atollo di Pukapuka che si trova nelle Isole Tuamotu e, nel 1595, l’esploratore spagnolo Mendaña visitò l’isola di Fatu Hiva nelle Marchesi. Più di 170 anni dopo Samuel Wallis, capitano della fregata inglese HMS Dolphin, fu il primo a visitare l’isola di Tahiti durante il suo viaggio alla scoperta della Terra Australis Incognita, un continente mitico subequatoriale che si pensava bilanciasse l’emisfero boreale. Wallis battezzò Tahiti « Isola di Re Giorgio III » e la rivendicò come territorio inglese. Poco dopo, inconsapevole dell’arrivo di Wallis, il navigatore francese Louis-Antoine de Bougainville approdò sulla costa opposta dell’isola di Tahiti e la dichiarò dominio del re di Francia.

Il fascino europeo per le isole si riaccese in seguito alla diffusione della notizia dell’ammutinamento dell’equipaggio del capitano William Bligh a bordo della nave HMS Bounty e dei racconti sulla bellezza e la grazia della gente tahitiana. L’incantesimo di Tahiti e del Pacifico meridionale proseguì con le illustrazioni della flora e fauna tahitiane e con la prima mappa delle isole che riportò il capitano James Cook. Nel XIX secolo, con l’arrivo dei balenieri, dei missionari britannici e delle spedizioni militari francesi, lo stile di vita dei Tahitiani cambiò per sempre e questo provocò anche una rivalità franco-britannica per il controllo delle isole.

La dinastia Pomare governò Tahiti fino al 1880 quando Re Pomare V fu persuaso a cedere Tahiti e molti dei suoi territori alla Francia. Entro il 1958 tutte le Isole di Tahiti furono ricostituite come territorio d’oltremare francese e denominate Polinesia Francese. Nel 2004 la Polinesia Francese divenne Territorio d’Oltremare all’interno della Repubblica Francese con poteri autonomi di governo e la missione di provvedere al benessere della propria popolazione con il commercio e investimenti.

venerdì 7 marzo 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 7 marzo.

Il 7 marzo 1912 Roald Amundsen annuncia la scoperta del polo Sud.

Roald Engelbert Amundsen, celebre esploratore, è nato il 16 luglio 1872 a Borge, vicino Oslo. Secondo le aspettative familiari avrebbe dovuto dedicarsi a studi di medicina, invece, guidato da un innato spirito di avventura, è attratto da una vita più movimentata e perigliosa.

Decide dunque di arruolarsi nella Marina, scelta che più tardi gli permetterà di partecipare alla prima spedizione polare della sua vita, quella effettuata con il "Belgica" negli anni che vanno dal 1897 al 1899. La dura vita a bordo della nave tempra il norvegese e gli serve come preparazione alle future avventure in ambiente artico.

Un suo clamoroso successo, a riprova della dote innata che aveva per la soluzione di situazioni estreme, si ha qualche anno dopo, agli inizi del Novecento quando, al comando della nave "Gjöa", riesce a portare a termine, per primo, la rotta attraverso il terribile passaggio di Nord-Ovest e a determinare la posizione del polo magnetico boreale. Questo risultato lo spinge a voler intraprendere altri viaggi e altre esplorazioni. La mente gli corre al Polo Nord, allora terra inesplorata. E' già in procinto di organizzare una spedizione quando scopre di esser stato preceduto da Peary, che raggiunge la meta nel 1909. Conquistato un Polo, però, ne rimaneva pur sempre un altro...

Amundsen cambia allora destinazione ma, stranamente, non pubblicizza la cosa e non ne fa parola con nessuno. Anzi, compra in gran segreto la nave "Fram", già utilizzata nell'artico da Nansen, riempiendosi di debiti e parte appunto per il Polo Sud.

Non sa però di essere in competizione con l'inglese Scott, anche lui partito per la stessa destinazione con una spedizione organizzata fin nei più piccoli particolari e con ben altri mezzi. Inizia a questo punto la sfiancante e terrificante sfida che ha visto protagonisti i due grandi esploratori, decisi a tutto pur di essere i primi a piantare la bandiera del proprio paese all'estremità più inaccessibile del Pianeta Terra.

Il 14 dicembre del 1911 i cinque membri del gruppo piantano la bandiera norvegese al Polo Sud. La foto che immortala il momento è ormai storica. Il 25 gennaio 1912 la spedizione fu di ritorno al campo base dopo aver percorso 2.980 km in 99 giorni; erano rimasti 11 cani su 13 mentre gli uomini avevano patito accecamento da neve, congelamenti e bruciature da vento. Un mese dopo anche Scott arriverà sul posto, trovando un messaggio lasciato dall'equipaggio norvegese. Una brutta fine attende però l'inglese e i suoi compagni: saranno ritrovati morti assiderati nell'inverno del 1913 a soli 18 km dal campo base che avrebbe permesso loro la sopravvivenza.

Soddisfatto di aver realizzato il sogno della sua vita, l'esploratore non è certo pago di questo. Rientrato in patria e pagati i debiti, organizza nuovi viaggi. Nel 1918/20 percorre il passaggio a nord-est sulle tracce del barone Nordenskjold mentre nel 1925 riesce a raggiungere gli 88° Nord in aereo. Nel 1926, insieme all'italiano Nobile e all'americano Ellsworth, sorvola il Polo Nord con il dirigibile Norge.

In seguito ad alcune polemiche sorte dopo il viaggio, Amundsen e Nobile non si rivolgono più la parola. Eppure, quando Nobile si schianterà sul pack con il dirigibile Italia, dopo aver raggiunto il Polo Nord, l'esploratore norvegese non esiterà a partire in suo soccorso.

Amundsen decolla, senza più tornare, da Tromsø il 17 giugno del 1928 a bordo del Latham 47, con un aereo messo a disposizione dal governo francese. Alcuni mesi più tardi venne trovato un relitto del suo aeroplano a nord delle coste settentrionali della Norvegia. Di Roald Amundsen non si ebbe più notizia.

La base scientifica internazionale del Polo Sud porta il nome Amundsen-Scott, in onore ai due sfortunati esploratori.

 

martedì 16 gennaio 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 gennaio.
Il 16 gennaio 1909 Ernest Shackleton trova il polo sud magnetico.
Nato nel 1874 in un paesino a 50 chilometri da Dublino, Shackleton non fu mai uno studente particolarmente brillante, nonostante avesse sviluppato un grande interesse per la lettura da viaggio fin da piccolo. A 16 anni era già sulle navi inglesi che attraversavano gli specchi d'acqua più remoti del pianeta e a 24 aveva ottenuto il titolo di mastro marinaio, che gli consentiva di comandare qualsiasi nave britannica. Il 1901 fu l'anno che segnò la nascita di quella che sarebbe diventata la sua ossessione fino alla morte: il colossale e quasi del tutto inesplorato continente antartico. Shackleton prese parte come terzo ufficiale alla «Discovery», la prima spedizione britannica verso il Polo Sud, guidata dal capitano Robert Falcon Scott.
Rispedito a casa per motivi di salute, dopo diversi tentativi fallimentari di diventare un businessman di successo si ripresentò nel 1908 a capo della spedizione Nimrod, con lo scopo dichiarato di raggiungere il Polo Sud magnetico. Ma riuscì solo a sfiorarlo, arrivando a 88 gradi e 23 primi latitudine sud, a 180 chilometri dalla meta, prima di tornare indietro.
L'impresa della Nimrod gli bastò per diventare, una volta rientrato in patria, un eroe a tutti gli effetti. La gloria fu però presto oscurata dall'impresa, avvenuta poco dopo, del norvegese Roald Amundsen, il primo esploratore a raggiungere il Polo Sud. Ma Shackleton, ormai ossessionato, non si lasciò demoralizzare, e riuscì a trovare l'ennesima scusa per salutare la moglie e far di nuovo rotta verso l'estremo sud: la «spedizione imperiale trans-antartica», nome altisonante per portare a compimento la folle idea di attraversare il continente via mare.
Fu un vero disastro, con la nave che affondò tra i ghiacci e l'intera spedizione costretta ad una snervante attesa nel campo base prima di tornare a casa. Rientrato in patria sconfitto al termine della Prima Guerra Mondiale, Shackleton era ormai l'ombra dell'eroe che qualche anno prima aveva portato la Gran Bretagna così vicina al punto più remoto del Polo Sud. Le cronache parlano di un cardiopatico con il vizietto di bere e ormai un unico pensiero fisso in mente: la circumnavigazione del continente ghiacciato, l’impresa che l'aveva reso immortale, ma che lui sentiva forse di non aver mai davvero portata a termine.
Il cuore lo abbandonò dalle parti della Georgia del Sud, alle 2.50 di notte del 5 gennaio 1922, pochi minuti dopo una discussione con il suo medico, che insisteva perché non bevesse troppo. Di lui resta la fama di uomo che non mollava mai. A ricordarlo fu anche l'esploratore inglese Apsley Cherry-Garrard con una celebre citazione: «Se fossi intrappolato in un dannato buco e volessi uscire a tutti i costi, accanto a me vorrei sempre uno Shackleton».

lunedì 8 gennaio 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'8 gennaio.
L'8 gennaio 1324 muore a Venezia Marco Polo.
Marco Polo nasce a Venezia nel 1254. Mercante, viaggiatore italiano, al suo nome è legata l'opera passata alla storia come "Il Milione". Si tratta, a parere unanime degli storici, del compendio più importante e prezioso che il Medioevo, prima della scoperta dell'America e della successiva epoca delle grandi esplorazioni, abbia mai lasciato in merito ai territori d'Oriente, comprendendo con questa espressione anche un'ampia moltitudine di popoli e geografie che la civiltà occidentale, fino a quel momento, non aveva mai esplorato.
Cittadino della cosiddetta Serenissima, come viene chiamata a quei tempi la Repubblica di Venezia, Marco Polo nasce in una famiglia tipica della Laguna, benché originaria di Sebenico, Dalmazia.
Appartenente all'alta borghesia veneziana, figlio di Niccolò, mercante da cui apprende gran parte dei segreti del mestiere, nipote di Matteo Polo, fratello di suo padre e anch'egli mercante, all'età di diciassette anni il giovane Marco intraprende un lungo viaggio insieme con i due familiari. È il viaggio della sua vita, che consegna il suo nome alla storia.
In realtà, sono proprio Niccolò e Matteo ad invogliare il giovane Marco ad intraprendere la carriera di commerciante all'estero. Nei mesi intorno alla sua nascita infatti, i due si sono spinti già nelle terre d'Oriente, stabilendo i propri mercati prima a Costantinopoli e poi a Soldaia, nella Crimea. I due fratelli Polo durante questi viaggi entrano nelle grazie del grande Qubilai, il conquistatore e unificatore della Cina, ottenendo fruttuosi privilegi, oltre che una probabile dignità nobiliare.
Tornati a Venezia nel 1269, forti dell'esperienza appena trascorsa, dopo nemmeno due anni decidono di rimettersi in viaggio. Con loro, c'è anche Marco Polo, il quale insieme con suo padre Niccolò e suo zio Matteo, nella primavera del 1271 parte per l'Asia. Qui, stando ai primi resoconti dell'esperienza, i commercianti veneziani si guadagnano la fiducia del Gran Khan del Katai, in Cina. Questi, affida loro alcune missioni nelle province più remote del suo impero, dandogli la possibilità di intraprendere viaggi in terre impervie, alla stregua di popolazioni e culture fino a quel momento nemmeno immaginate dall'uomo occidentale. Tutta l'esperienza dura quasi venticinque anni e, successivamente e con dovizia di particolari, costituisce il corpus centrale dell'opera di Polo: "Il Milione", appunto.
Secondo i documenti riportati di seguito, i Polo sarebbero giunti a Pechino alla corte del Gran Kahn intorno al maggio del 1275.
Il giovane e intraprendente viaggiatore veneziano, su incarico dall'Imperatore, ispeziona le regioni al confine del Tibet e lo Yün-nan fregiandosi del titolo di "Messere". È un'onorificenza che lo pone a stretto contatto con la figura del sovrano, facendo di lui un rappresentante e informatore, oltre che ambasciatore di Stato. Svolge inoltre attività amministrative e si guadagna la stima delle alte sfere della società mongola.
Nel 1278 poi, Marco Polo viene nominato Governatore di Hang-chou, già capitale, sotto la dinastia dei Sung, del reame dei Mangi. È il massimo riconoscimento per la sua abilità e per l'impegno profuso alla corte del Kahn.
Nel 1292, a ventun anni dalla partenza da Venezia, il mercante divenuto governatore inizia il viaggio di ritorno salpando dal porto di Zaitun. Dopo tanto peregrinare, nel 1295 rientra a Venezia.
L'idea di mettere nero su bianco quanto visto e appreso durante la sua traversata in Oriente non lo sfiora minimamente, coinvolto com'è in alcune vicissitudini che riguardano la sua Repubblica. Tre anni dopo pertanto, nel 1298, Polo viene fatto prigioniero dai genovesi, durante la battaglia navale di Curzola, cui prende parte per difendere la sua Serenissima.
In carcere però, durante la sua prigionia, fa la conoscenza di un mediocre letterato, tale Rustichiello da Pisa, che fino a quel momento si è guadagnato da vivere compilando avventure cavalleresche. Questi però, ha la brillante idea di farsi raccontare da Marco Polo tutta l'esperienza passata in Oriente insieme con i suoi parenti, con il fine di rendere su carta quanto appreso e diffonderla a tutti. Le regioni di cui racconta il viaggiatore veneziano, ancora del tutto ignote agli europei, sono quelle della Valle del Pamir, del deserto di Lop e del deserto di Gobi. Il testo che ne viene fuori non denuncia fratture e testimonia la piena osmosi avvenuta tra racconto orale e composizione scritta, tra oratore e narratore.
Il libro viene redatto, in origine, in lingua francese, sebbene non ignorasse alcune forme lessicali e sintattiche italianizzanti, perlopiù volgare veneto e toscano. Dei primi esemplari composti, tutti andati perduti, si segnalano alcune varianti di quello che in principio doveva essere il titolo originale dell'opera, come detto in lingua francese, ossia: "Divisament dou monde". A questo, si aggiungono versioni intitolate "Livres des merveilles du monde" o, in latino, "De mirabilibus mundi". Smarrite le copie originali, restano però diverse traduzioni dell'opera, in molte lingue, e quasi tutte con il titolo giunto fino ai nostri giorni: "Il Milione".
Contrariamente a quanto si pensi, questa fortunatissima traduzione dell'opera deriva da un'aferesi del nome Emilione, il quale i Polo protagonisti del viaggio usavano, nella città lagunare, per distinguersi dagli altri Polo, assai numerosi in quel di Venezia.
In italiano, l'opera ha avuto come felice traduzione del suo titolo quella di "Ottimo", diffusa soprattutto intorno agli inizi del '300, ma di sicuro prima del 1309. L'intellettuale Ramusio, successivamente, nel 1559, è noto per aver curato la prima edizione a stampa dell'opera famosa.
A conti fatti, "Il Milione" resta un documento fondamentale per comprendere sia l'Oriente medievale, sia la mentalità mercantile italiana verso la fine del '200. La sua struttura, di impianto trattatistico e romanzesco insieme, si mantiene unitaria, nonostante convivano nell'opera elementi apparentemente discordanti, quali l'amore per il fiabesco e il gusto per l'osservazione diretta e precisa, oltre all'attenzione ad alcuni aspetti tecnici economici e sociali propri di un esperto mercante. Le tre anime insomma, derivanti da due personalità in carne ed ossa, sono ravvisabili e, in ogni caso, non cozzano tra loro. C'è il cronista fantasioso, il viaggiatore attento e il mercante, abile nell'apprendere i meccanismi più vicini alla quotidianità di un popolo e di una terra fino ad allora sconosciuta.
Marco Polo muore a Venezia nel 1324, a settant'anni. In Italia il suo volto campeggia sulla banconota da 1.000 lire in uso dal 1982 al 1988.

giovedì 27 aprile 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 27 aprile.
Il 27 aprile 1521 Magellano viene ucciso da nativi delle attuali isole Filippine.
Ferdinando Magellano (Fernão de Magalhães) nasce a Sobrosa, una cittadina di poche migliaia di abitanti situata nel nord del Portogallo, il 17 ottobre del 1480. Appartiene ad una famiglia aristocratica decaduta. Il padre è il sindaco della città mentre la madre si occupa della famiglia. Magellano ha un fratello, Diego e una sorella, Isabel. La sua famiglia ha un lignaggio antico e prestigioso ma non ha più il potere economico di un tempo. All'età di dieci anni perde i due genitori e insieme al fratello viene mandato alla corte del re Giovanni II nella capitale Lisbona, dove ricopre la carica di paggio. Il re si prende cura di lui formalmente, anche se la vita di corte prevede che siano altri ad impartirgli l'educazione di cui necessita.
Nel 1505 il re decide di mandarlo in India a servire il viceré Francisco de Almeida. Alla corte di Almeida, Magellano si distingue per l'autorevolezza, l'ingegno e il coraggio tanto da essere premiato per aver sventato un ammutinamento su una delle navi reali.
La sua carriera per mare inizia quando viene arruolato nella Marina di Sua Maestà dove mostra subito capacità e passione per la navigazione. Nel 1506 partecipa alla spedizione che deve far rotta verso le Isole delle Spezie, conosciute con questo nome grazie alla ricchezza e varietà di spezie che vi si potevano trovare. Il loro vero nome, infatti, era Arcipelago delle Molucche.
Durante questa spedizione viene promosso capitano ma il suo carattere avventuroso e poco incline alla disciplina lo mette subito nei guai: si allontana dalla flottiglia con la sua nave per esplorare delle zone più a est della rotta stabilita e per questo viene subito degradato.
Perso il comando viene imbarcato, nel 1510, su un'altra nave capitanata da Alfonso de Albuquerque con il quale partecipa allo scontro per la conquista del porto di Malacca. Dopo questa vittoria rientra in Portogallo e nel 1513 viene imbarcato su un'altra nave militare diretta in Marocco, lì partecipa alla battaglia di Azamor. La sua permanenza in Marocco gli causa diversi problemi perché viene accusato di aver dato avvio ad alcune attività commerciali con i mussulmani ed aver quindi disonorato la sua divisa e il suo grado nella Marina. Per questo motivo nel 1514 viene congedato con disonore e viene allontanato sia dalla Marina reale sia dalla corte portoghese.
Una volta perso il lavoro, Magellano comincia ad immaginare una nuova spedizione da comandare in totale autonomia e grazie ad una carta geografica di cui era in possesso e che indicava un ipotetico passaggio per accedere all'Oceano Pacifico che si sarebbe dovuto trovare a sud del Rio de la Plata, inizia a progettare una nuova spedizione. L'idea di base era quella di raggiungere l'Asia senza dover circumnavigare l'Africa e quindi di ridurre notevolmente le distanze. Si trattava di un piano ambizioso che nel tempo aveva visto impegnati diversi cartografi e navigatori ma che non si era ancora mai realizzato.
Magellano avrebbe voluto non solo trovare questo passaggio ma anche dimostrare che era possibile raggiungere l'Arcipelago delle Molucche seguendo un'altra via; supponendo che tale via sia sotto il controllo della Spagna decide di presentare il suo progetto a Carlo V.
L'imperatore rimane affascinato dall'idea, non solo perché riconosce al suo interlocutore doti di coraggio, spregiudicatezza e attitudine al comando, ma anche perché ritiene che una via del genere potrebbe dimostrare che effettivamente le Molucche sono sotto l'influenza spagnola e inoltre la spedizione potrebbe portare alla scoperta di nuovi territori da colonizzare.
Per questi motivi Carlo V decide di sostenere l'impresa fornendo uomini, navi e provviste. Dopo gli opportuni preparativi il 20 settembre 1519 salpano cinque navi da San Luca de Barrameda, sulla foce del Guadalquivir con a bordo 265 uomini; la nave ammiraglia, al cui comando si trova Ferdinando Magellano, si chiama Trinidad.
Le navi puntano verso sud-ovest e attraversano l'Atlantico senza troppe difficoltà. Dopo diverse settimane giungono vicino al Rio de la Plata; a questo punto Magellano decide di dirigersi verso sud, navigando lungo le coste dell'America Meridionale. Dopo cinque mesi di stop, dovuti all'inverno australe, gli equipaggi riprendono il mare alla ricerca dello stretto che dovrebbe congiungere i due Oceani. La lunga navigazione e i disagi dovuti a malattie e alla scarsità del cibo e dell'acqua fomentano gli uomini che si ribellano più volte a Magellano, il quale interviene sempre con il pugno di ferro per sedarli.
Il 25 ottobre le navi, finalmente imboccano un canale (lo stretto che da lui prenderà il nome) la cui navigazione avviene senza alcuna misurazione preventiva; le intemperie, fra cui densi banchi di nebbia, rendono l'esplorazione molto difficoltosa. Dopo alcuni giorni il canale viene attraversato e le navi entrano nell'Oceano Pacifico. I marinai entusiasti per l'impresa ma stanchi e angosciati per la loro sorte - ormai i viveri erano quasi finiti - chiedono in maggioranza di poter tornare a casa. Magellano, però, si rifiuta e punta la rotta verso nord-ovest.
Il viaggio avviene su un Oceano calmo, tanto che gli venne attribuito il nome di "Pacifico" ma quando Magellano, che comanda ormai solo tre navi perché la sorte delle altre due era stata infausta - una era naufragata mentre il capitano della quinta nave aveva deciso, spinto dai suoi uomini, di tornare indietro - decide di approdare in un'isola delle Filippine, Cebu. Il suo viaggio si conclude in modo definitivo. Viene ucciso il 27 aprile del 1521 da alcuni indigeni dell'isola.
Il corpo di Magellano non fu mai restituito e non se ne conosce la sorte: un cenotafio a memoria del navigatore è posto vicino alla spiaggia di Mactan, dove si presume che il portoghese sia stato ucciso.
Dopo la morte di Magellano e un maldestro tentativo di riscattarne il corpo che non ebbe però successo, quello che rimaneva della flotta che aveva intrapreso una così lunga esplorazione nei mari di tutto il globo lasciò Mactan e Cebu sotto il comando di Duarte Barbosa e di Giovanni Serrano e fece rotta verso la Spagna: il viaggio si concluse il 6 settembre 1522, quando la Victoria, sola nave superstite, rientrò al porto di partenza dopo aver completato la prima circumnavigazione del globo in 2 anni, 11 mesi e 17 giorni. A bordo della piccola nave che stazzava solo 85 tonnellate, che imbarcava acqua ed aveva una velatura di fortuna, dei 234 partiti vi erano soltanto 18 uomini malmessi, ammalati e denutriti, tra marinai e soldati. Tra essi due italiani, Antonio Lombardo, detto il Pigafetta, colui che scriverà la storia della spedizione, e Martino de Judicibus.
Il viaggio di Magellano dimostrò definitivamente quattro cose: che la Terra è una sfera; che la circonferenza del pianeta è maggiore di quanto avessero mai creduto tutti i geografi; che l'America poteva essere circumnavigata al pari del continente africano; che si perdono 24 ore se si segue il cammino del Sole da Occidente a Oriente. Quest'ultima osservazione fornì le basi a nuove speculazioni di interesse fisico e metafisico sulla natura del tempo e dell'eternità.

lunedì 14 febbraio 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 14 febbraio.
Il 14 febbraio 1779 James Cook viene ucciso dai nativi sulle isole Sandwich.
James Cook nasce il 27 ottobre del 1728 nel villaggio di Marton, Contea di York, che oggi è un sobborgo della città di Middlesbrough, in Inghilterra. La famiglia è di origini contadine e il padre, uno scozzese rigido e severo, governa una famiglia composta da otto figli e dalla moglie Grace Pace da Thornaby, nativa del posto. Il padre, anche lui di nome James, svolge la professione di bracciante agricolo.
Nel 1736 la famiglia, per motivi economici, si trasferisce nella fattoria di Airey Holme a Great Ayton, dove il padre verrà in seguito nominato sovrintendente. Lì James ha la possibilità di frequentare le scuole elementari perché il proprietario della fattoria decide di pagare le rette della scuola e, dopo aver preso il diploma, inizia a lavorare con il padre.
Nel 1745 decide di trasferirsi in un altro villaggio dove lavora come garzone di bottega. Ma il mare è la sua vera passione e, dopo alcuni mesi di lavoro indefesso, decide di trasferirsi nella cittadina portuale di Whitby, dove inizia un duro apprendistato presso una compagnia mercantile che trasporta carbone da un punto all'altro della costa inglese.
La sua carriera si sviluppa rapidamente e nel 1752 è Comandante in seconda della "Friendship". Tuttavia il commercio non è il suo vero pallino e James decide di arruolarsi presso la Marina Reale anche perché solo così può veleggiare oltre le coste dell'Inghilterra. Così nel 1755 inizia per lui una nuova vita.
Il suo arruolamento lo costringe a ricominciare tutto da capo e James perde i gradi acquisiti nella marina mercantile. Tuttavia anche nella Marina Reale riesce a scalare con rapidità i gradini gerarchici. Inizia come aiutante del Master sulla nave "Eagle" per poi passare, per breve tempo, al comando del "Cruizer", un cutter che segue la "Eagle" svolgendo con quest'ultima manovre di attacco contro le navi francesi. Il periodo in cui James Cook inizia la sua carriera è, infatti, quello della Guerra dei sette anni in cui gli inglesi, alleati dei prussiani, combatterono contro i francesi e gli austriaci.
In seguito diviene sottotenente e master, due gradi che gli permettono il comando di due diverse navi soprattutto, come lui desiderava, in mari lontani dalla patria. E' infatti nei mari del Nord America che mostra le sue capacità di comando e la sua abilità come cartografo e topografo. Qualità quest'ultime che l'ammiragliato nota subito, in particolare quando Cook traccia la mappatura della costa dell'isola di Terranova, riuscendo a indicare con estrema precisione tutti i dettagli che costituivano il complesso profilo costiero dell'isola. Impiega cinque anni per compiere il lavoro: dal 1763 al 1767.
Nel 1762 sposa Elizabeth Batts dalla quale avrà sei figli. Durante i suoi viaggi la famiglia lo attende in una casa dell'East End di Londra. Anche la Royal Society viene a conoscenza delle sue abilità e, dato che in quegli anni vi era uno stimolo molto forte ad esplorare zone sconosciute oltre i confini dei mari inglesi, gli propone di organizzare un viaggio nell'Oceano Pacifico allo scopo di osservare il passaggio di Venere davanti al Sole e di seguire subito dopo il progetto di altre esplorazioni.
Il punto in cui costruire la postazione per osservare tale movimento degli astri è Tahiti. L'operazione si svolge con tutte le accortezze di cui è capace Cook ma a causa della mancanza di materiale scientifico adeguato non può essere precisa come lui vorrebbe. La sua esplorazione continua fino a portarlo in Nuova Zelanda dove mappa gran parte delle coste. Prosegue poi per l'Australia e attracca nella Botany Bay che in seguito diventerà la prima colonia inglese in Australia.
Questo suo viaggio, oltre a permettere una serie di scoperte scientifiche importanti (come ad esempio la grande barriera corallina australiana, contro la quale peraltro danneggia notevolmente la sua nave), consente soprattutto a James Cook di diventare il più grande esploratore del suo tempo, generando grazie alla sua documentazione una mole impressionante di informazioni di carattere botanico, naturalistico, cartografico, topografico, storico fino ad allora senza eguali.
Tornato in Inghilterra, la Royal Society gli propone un'altra missione: cercare la "Terra Australis", ovvero scoprire un continente meridionale. Con la nave "HMS Resolution" Cook si dirige verso il Circolo polare antartico e lo raggiunge il 17 gennaio 1773. Continuando a navigare attraverso il Pacifico meridionale, raggiunge la Terra del Fuoco in cui si ferma per due settimane. Si dirige poi attraverso l'Atlantico verso Nord-est dove incontra una terra sconosciuta che chiama "Cape Disappointment" perché rappresenta la sua delusione per non aver trovato il continente antartico.
La sua esplorazione prosegue con maggior energia ma si deve fermare a Tahiti per fare rifornimento. Prosegue poi verso sud ma la sua ricerca si rivela vana; si ferma allora sull'Isola di Pasqua e decide di ritornare in Inghilterra. Il suo Paese gli tributa, anche per questa seconda esplorazione, molti onori e la marina Militare lo congeda con la gloria che merita.
Tuttavia, a 48 anni James Cook decide di pianificare un altro viaggio che lo dovrebbe spingere verso l'Atlantico attraversando il Pacifico. Prende quindi il comando della nave "Resolution" e si dirige verso Tahiti per riportare a casa un indigeno, Omai, che lo aveva aiutato durante il precedente viaggio. Giunto a Tahiti decide di proseguire verso nord e giunge alle isole Hawaii, poi prosegue per la costa americana mappando in modo dettagliato la costa della California fino allo stretto di Bering.
Non riuscendo a passare lo stretto, Cook decide di tornare alle Hawaii dove si ferma per alcune settimane.
In questo periodo la sua situazione fisica si aggrava e spesso è preda di istinti rabbiosi contro il suo equipaggio e contro gli indigeni. Durante un alterco dovuto ad un furto scaglia i suoi uomini contro gli hawaiani e durante la zuffa che segue viene accoltellato a morte. E' il 14 febbraio 1779 e l'Inghilterra perde il suo più grande esploratore, all'età di 50 anni.
I diari del suo viaggio e i reperti scientifici raccolti durante questa sua ultima navigazione vengono conservati da Charles Clerke comandante della "Discovery" che aveva accompagnato James Cook nel suo ultimo viaggio e che li riporterà in Inghilterra insieme all'ultima nave del grande esploratore.
Sono diversi i luoghi che oggi portano il suo nome: le Isole Cook (stato dell'Oceania associato alla Nuova Zelanda), il Monte Cook (il più alto della Nuova Zelanda, 3754 m), la cala di Cook (in Nuova Zelanda), lo Stretto di Cook (che divide le due maggiori isole neozelandesi), la baia di Cook (isola di Moorea in Polinesia), Cooktown (in Australia), il Ghiacciaio Cook (il principale delle Isole Kerguelen, in territorio antartico).

venerdì 19 marzo 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 19 marzo.
Il 19 marzo 1687 gli uomini di De la Salle si ammutinarono e lo uccisero.
René De La Salle era un esploratore che si imbarcò per il Canada nel 1666. Durante questi anni di vita selvaggia fu folgorato dalle leggende che circolavano tra indiani e cacciatori sull'esistenza nel continente di un intricato sistema fluviale che, debitamente utilizzato, permetteva al Canada un facile accesso al Golfo del Messico e al Pacifico. Elaborò allora un ambizioso progetto che prevedeva la fondazione di una serie di stazioni di posta fortificate lungo il corso dell' Illinois e lungo tutto il Mississippi, se il primo era affluente del secondo come si diceva, che avrebbero fatto capo ad una prospera cittadina che sarebbe sorta alla foce del Mississippi e che avrebbe catalizzato tutti gli scambi tra il Nord America e l' America Spagnola. Così deciso rientrò in Francia nel 1674 e nel 1677 ottenne un titolo nobiliare, la signoria su Fort Frontenac e una licenza di monopolio per il commercio delle pelli di bufalo. Tornò in Canada e cominciò a mettere in atto il suo progetto dopo aver consolidato l'alleanza e l'amicizia con i nativi. Reclamò per la Francia tutte le terre lambite dal Mississippi (1683) e chiamò questa regione Louisiana in onore del re Luigi XIV. Portò in Francia la notizia della scoperta e ottenne dal re l'autorizzazione ad organizzare una spedizione che prendesse effettivamente il possesso della Louisiana e della foce del Mississippi e ne cominciasse la colonizzazione. Il 24 Luglio del 1684 De La Salle partì da Rochefort con quattro navi e 280 coloni alla volta del Golfo del Messico. Per di più il momento pareva particolarmente favorevole alla riuscita dei piani di De La Salle dato che la Francia era in guerra con la Spagna. Di conseguenza dalla cittadina che aveva intenzione di fondare poteva tranquillamente attaccare il Messico via terra. Senza contare che, una volta ultimata, la sua catena di stazioni di posta avrebbe bloccato l'avanzata inglese verso Ovest aprendo così quella dei coloni francesi del Canada, ed inoltre lo avrebbe reso il re del commercio di pelli e di pellicce. Ma la sorte da subito non irrise alla spedizione. Una serie di tempeste danneggiò la navi e parte del carico; i pirati abbordarono il convoglio, uccisero alcuni coloni e derubarono gli altri e oltretutto, causa la difettosità degli strumenti di bordo e l'approssimatività delle carte, la spedizione mancò la foce del Mississippi di circa 400 miglia e prese terra nella Matagorda Bay (Texas) nel Febbraio del 1685. Qui fu fondato un forte provvisorio, Fort St. Louis, che avrebbe dovuto fungere da base e da riparo momentaneo per i coloni. Nel frattempo De La Salle si impegnò in una serie di esplorazioni che dovevano portarlo a ritrovare la foce del Mississippi. Ma durante la sua assenza, durata fino al marzo 1686, i lavori di edificazione del villaggio e il dissodamento delle terre procedevano a rilento. Erano arrivati anche per questa colonia malattie e malnutrizione. In molti morirono, qualcuno si rifugiò presso gli indiani dell'East Texas, qualcun altro tentò la fuga ma fu massacrato dagli indiani delle praterie. De La Salle morì nel 1687 durante una ricognizione e Fort St. Louis e i suoi occupanti si trovarono in balía di se stessi. Ci pensarono gli indiani Karawankas, attorno al Natale del 1688, a porre fine all'agonia del forte massacrando tutti, escluso i bambini che presero con sè, e distruggendo e bruciando tutte le costruzioni.

lunedì 14 dicembre 2020

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 14 dicembre.
Il 14 dicembre 1911 l'esploratore Roand Amundsen piantava la bandiera norvegese al polo sud, ultimo baulardo inesplorato del nostro pianeta.
La missione era cominciata quasi un anno prima, il 14 gennaio, quando l'esploratore raggiungeva la baia delle balene e piantava il campo base. Successivamente coi suoi uomini predispose dei depositi di provviste ed equipaggiamento lungo il percorso, in modo da potervi fare tappa durante la missione vera e propria e non doversi portare dietro troppi chili durante il viaggio.
Un primo tentativo viene compiuto l'8 settembre: giunti al primo deposito 7 giorni più tardi, il gruppo è costretto a tornare al campo base a causa delle avverse condizioni metereologiche (-51° C) e del principio di assideramento ai talloni di alcuni componenti del gruppo.
Amundsen riparte il 19 ottobre con 4 compagni, 4 slitte e 52 cani.
Secondo i piani la spedizione si dirige immediatamente in direzione sud attraverso la barriera di Ross. Il 23 ottobre viene raggiunto il deposito a 80° sud ed il 3 novembre quello a 82°. Il 15 novembre, arrivati al rifugio costruito a 85°, il gruppo si concede un giorno di riposo in vista dei monti Transantartici. L'ascesa inizia dunque il giorno 17 lungo il prima sconosciuto ghiacciaio Axel Heiberg ed è vista dagli esploratori come più semplice del previsto, sebbene non si tratti di una semplice scalata e vengano compiuti alcuni errori di tragitto.
Dopo 4 giorni il gruppo raggiunge il plateau antartico, è il 21 novembre. Lì viene eretto un campo chiamato macelleria dove vengono uccisi 24 cani per nutrire gli uomini e gli animali rimanenti. I resti sono conservati per essere utilizzati nel viaggio di ritorno.
Le tempeste di neve rimandano la partenza del viaggio attraverso il plateau antartico sino al 25 novembre, quando l'impazienza del team non consente un ulteriore rinvio. Le difficili condizioni meteo rendono però l'avanzata lenta e faticosa. A questo si unisce una morfologia del luogo con numerosi crepacci che ispira al gruppo il sinistro nome di Djevelens Ballsal (sala da ballo del Diavolo, in norvegese). La spedizione raggiunge 87° sud il 4 dicembre ed il 7 dicembre arriva a 88°23' sud, la stessa latitudine raggiunta da Shackleton nella spedizione del 1909, a soli 180 km dalla meta.
Il 14 dicembre 1911 il gruppo dei cinque norvegesi, con 16 cani, arriva al Polo Sud (90°00' sud). Amundsen chiama il campo che erigono Polheim (casa del Polo, in norvegese) e ribattezza il plateau antartico come plateau re Haakon VII. Al momento di tornare a Framheim viene lasciata una piccola tenda ed una lettera che rivendica l'impresa, per testimoniare l'avvenimento anche in caso di morte nel viaggio di ritorno.
Il successo di Amundsen è reso pubblico soltanto il 7 marzo 1912 quando la Fram raggiunge il porto di Hobart, in Tasmania ed Amundsen ha accesso ad una linea telegrafica.
Amundsen racconterà l'impresa nel libro The South Pole: An Account of the Norwegian Antarctic Expedition in the "Fram", 1910–1912. Nel 1912 il club degli esploratori di New York accoglie Amundsen come membro onorario.

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