Cerca nel web

Visualizzazione post con etichetta esplorazioni spaziali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta esplorazioni spaziali. Mostra tutti i post

domenica 21 settembre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 21 settembre.

Il 21 settembre 2003 la sonda Galileo si tuffa nell'atmosfera di Giove.

Era il 18 Ottobre 1989 quando la partenza dello Space Shuttle da Cape Canaveral dava inizio a una delle più grandi avventure nella storia dell’ esplorazione spaziale.

Dopo un lungo viaggio nel corso del quale s’è avvicinata a Venere e poi, per due volte, alla Terra, è entrata in orbita intorno a Giove il 7 dicembre 1995. 

Dal modulo orbitante si è distaccata una navicella, che è discesa nell’atmosfera gioviana effettuando misurazioni per 58 minuti prima di disintegrarsi. Fra i risultati più importanti ottenuti dalla capsula, ricordiamo le misure delle velocità dei venti orizzontali e quelle di abbondanza di alcuni gas nobili (elio, neon). Le prime hanno indicato che la circolazione atmosferica deve essere prodotta soprattutto da sorgenti di energia interne al pianeta; per quanto riguarda l’abbondanza atmosferica dell’elio in relazione all’idrogeno (i due elementi di cui Giove è più ricco), è stato confermato che essa è significativamente minore di quella del Sole. 

Galileo è stata la prima sonda a osservare in modo ravvicinato un asteroide (951 Gaspra) e a scoprire la luna di un asteroide. Ha permesso di scoprire l’origine del sistema di anelli e di conoscere con buona approssimazione la struttura interna dei satelliti principali di Giove: ha rilevato la presenza di sali d’acqua su Europa, Ganimede e Callisto e di un’intensa attività vulcanica su Io. 

Nel luglio 1994 Galileo ha ripreso l’impatto della cometa Shoemaker-Levy con Giove: il pianeta è stato investito da una ventina di frammenti del nucleo cometario, oltre che da una miriade di particelle di polvere; il fenomeno è stato osservato anche dalla Terra e dal telescopio spaziale Hubble. Prevista della durata di due anni, la missione si è prolungata oltre sei, con una prima estensione tra il 1997 e il 1999 e una seconda, la Galileo Millennium Mission, che si è conclusa con il fly-by di Amaltea (una piccola luna interna di Giove) e con un distruttivo impatto con Giove il 21 settembre 2003, disposto per evitare di contaminare le lune di Giove, in particolare Europa.

venerdì 3 gennaio 2025

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 3 gennaio.

Il 3 gennaio 1958 il primo satellite artificiale della storia, lo Sputnik 1, brucia al suo rientro in atmosfera.

Il 4 ottobre 1957 il lanciatore Semërka R-7 si alza da Baikonur e porta in orbita il primo oggetto artificiale: inizia ufficialmente la Corsa allo Spazio, e un'avventura che oggi mostra nuovi territori da esplorare.

Il primo uomo sulla Luna, nel 1969, è mito, ma il viaggio che l'ha portato lassù inizia alle 19:28 del 4 ottobre 1957, da una rampa di lancio del cosmodromo di Baikonur, quando un vettore Semërka R-7 su cui campeggiano la stella rossa e la scritta CCCP (per noi URSS) si alza con successo, attraversa i primi strati dell'atmosfera e, stadio dopo stadio, deposita in orbita terrestre bassa il primo satellite costruito dall'uomo: lo Sputnik 1.

 Ci sono diverse repliche in scala 1:1 di quel satellite sovietico in molti musei del mondo: a vederlo oggi si fatica a capire la portata dell'impresa, lo stupore del mondo, l'entusiasmo e... lo smacco, per gli americani (Usa e Urss erano i due "blocchi politico-militari" che si contendevano il mondo, ed erano in piena Guerra Fredda), che nel '57 erano molto indietro nel loro programma spaziale, rispetto ai russi.

Lo Sputnik 1 era una sfera di alluminio di 58 centimetri di diametro (un pallone da pallacanestro misura circa 24 centimetri di diametro), tirata a lucido per riflettere i raggi solari, 83 kg di peso e 4 appendici lunghe 2,5 metri a fare da antenne di servizio all'unico strumento di bordo: un termometro.

 Dall'orbita, i dati erano trasmessi a Terra grazie a due trasmittenti (che per precauzione trasmettevano su lunghezze d'onda differenti) alimentate da una serie di batterie zinco-argento.

L'impresa, tecnologicamente epica, doveva mostrare al mondo la superiorità sovietica nel campo dell'astronautica e aveva obiettivi pratici e semplici: raccogliere dati sulle temperature lungo la traiettoria e in orbita.

 L'orbita, definita bassa, era molto eccentrica: da 200 a 900 km circa (la Stazione spaziale internazionale ha un'orbita molto più regolare, attorno ai 400 km circa di altezza), che lo Sputnik percorreva in una media di 90-100 minuti.

 Il 3 gennaio 1958, a 92 giorni dal lancio, compiute 1.440 orbite attorno alla Terra, lo Sputnik 1 rientrava e bruciava in atmosfera, come previsto. Un successo completo, e non l'unico: il 3 novembre 1957 l'Urss mandava nello Spazio il primo mammifero (la cagnolina Laika), il 12 aprile 1961 il primo uomo, Jurij Gagarin, il 16 giugno 1963 la prima donna, Valentina Tereškova.

Un successo costruito anche grazie agli scienziati tedeschi della Germania sconfitta, quelli che avevano scelto la Russia anziché l'America (o erano stati costretti a sceglierla), coordinati dal fondatore del programma spaziale sovietico, Sergei Korolyov.

 Korolyov aveva un mandato molto preciso: costruire un missile intercontinentale (di quelli che si sarebbero poi chiamati ICBM, missili balistici intercontinentali) capace di "consegnare" una testata nucleare in qualunque parte del mondo. Preso nell'ingranaggio dei militari, Korolyov (che aveva sperimentato anche l'inferno della Siberia), sognava lo Spazio - tolto il gulag, era un'esperienza simile a quella di Wernher von Braun, tedesco, rifugiato negli Usa e "padre" del programma missilistico e poi astronautico degli americani.

 Dopo diversi tentativi e fallimenti Korolyov riuscì ad effettuare un lancio con un successo parziale e pressato dalle notizie di un possibile imminente lancio americano di un satellite riuscì in soli due mesi a mettere in piedi la missione dello Sputnik-1, il primo mattone di quel viaggio che ci vede oggi parlare dei misteri di Saturno e dei coloni su Marte.

venerdì 27 novembre 2020

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 27 novembre.
Il 27 novembre 1971 la sonda sovietica Mars 2 raggiungeva l'orbita di Marte, dopo un viaggio di 6 mesi e 8 giorni.
La sonda aveva una massa di circa 4.650 kg al lancio (compreso il carburante) ed era alta 4,1 metri, con un diametro di circa 2 metri più due pannelli solari fotovoltaici montati ai lati di lunghezza complessiva di 5,9 metri. Nel modulo d'atterraggio era stivato un piccolo rover che avrebbe dovuto eseguire ricerche scientifiche sul suolo di Marte.
Il modulo orbitante doveva ottenere immagini della superficie del pianeta e delle sue nuvole, determinare la temperatura del pianeta, studiare la topografia, la composizione e le proprietà fisiche della superficie, misurare le proprietà dell'atmosfera, monitorare il vento solare e il campo magnetico interplanetario e marziano e funzionare da ripetitore per inviare verso la Terra i dati ricavati dal lander. Per ottemperare a ciò, la sonda fu dotata di: un radiometro all'infrarosso per i rilevamenti di temperatura, un fotometro per analizzare l'atmosfera più altri due fotometri di cui uno sensibile all'ultravioletto e uno all'infrarosso, un radiotelescopio e altri radiometri destinati a studiare la superficie planetaria. In più a bordo si trovava il sistema televisivo di ripresa e trasmissione delle immagini, in gradi di riprendere fotografie di 1000x1000 pixel con un dettaglio da 10 a 100 metri per pixel.
L'orbiter inviò a Terra una grande mole di informazioni in un intervallo di tempo tra il dicembre 1971 fino al marzo 1972, ma le comunicazioni continuarono fino al 22 di agosto, quando ufficialmente la missione terminò dopo ben 362 orbite. Le immagini e i dati inviati rivelarono la presenza di montagne alte ben 22 km, l'esistenza di tempeste di sabbia alte fino a 7 km, temperature superficiali comprese tra -110 °C e +13 °C, l'esistenza di idrogeno e ossigeno atomico nell'atmosfera superiore, una concentrazione di acqua 5.000 volte inferiore a quella terrestre, una pressione superficiale di 5,5-6 mbar e la presenza di una ionosfera a partire da 80–110 km di quota. Inoltre le immagini riprese permisero di realizzare una prima mappa della superficie marziana.
Nella missione, oltre al modulo orbitante, era previsto un secondo modulo che avrebbe dovuto atterrare sul pianeta e fare riprese ravvicinate. Purtroppo, a causa di un errato angolo di ingresso in atmosfera, il modulo precipitò al suolo e si distrusse.
I suoi resti rappresentano il primo oggetto della storia, costruito dall'uomo, che abbia raggiunto la superficie di un pianeta del sistema solare.

Cerca nel blog

Archivio blog