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sabato 18 febbraio 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 18 febbraio.
Il 18 febbraio 1248 Federico II di Svevia viene sconfitto nella battaglia di Parma.
Se le cose fossero andate diversamente, oggi Parma non esisterebbe più.
I suoi resti si troverebbero  sotto la prima periferia est di Vittoria, la città fondata durante il lungo assedio a cavallo tra il 1247 ed il 1248 dall’Imperatore Federico II di Svevia e che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto sostituire la città Ducale di cui  era stata decretata la totale distruzione.
 Il motivo della rabbia di Federico era il tradimento di Parma che, nel mese di giugno del 1247, era passata dai ghibellini, fedeli all’Imperatore, ai guelfi, sostenitori  del Papa.
Un tradimento che non poteva essere tollerato, neppure da un sovrano colto ed illuminato come Federico Hoenstaufen.
Parma poteva essere un esempio pericoloso e  l’impero non poteva permettersi ulteriori defezioni proprio quando la lotta contro l’influenza del Papa aveva raggiunto un punto decisivo.
 La città meritava una punizione dura ed esemplare, che servisse da monito  a tutti i riottosi Comuni italiani.
E fu così che l’Imperatore cinse Parma d’assedio ponendo il proprio campo  ad ovest della città, fuori le mura di barriera Santa Croce.
Agli occhi dell’Imperatore l’ipotesi di una sconfitta non era contemplata.
Cosa poteva fare una piccola città contro l’esercito più forte d’Italia ed i suoi numerosi alleati?
Federico non aveva fretta.
Non c’era bisogno di logorare eccessivamente le truppe perché il tempo era dalla sua parte.
Si trattava semplicemente di aspettare che la fame, la sete e le epidemie portassero i parmigiani allo stremo e la città sarebbe caduta da sola.
Tanto valeva, nel frattempo, mettersi comodi…
 Federico ordinò che, sulle fondamenta del proprio accampamento, venisse eretta Vittoria.
Fu così che, nei lunghi mesi dell’assedio,  sorse una vera e propria città in miniatura, dotata di una chiesa, opportunamente dedicata a San Vittore, e di una zecca ove veniva coniato il  "vittorino", embrione di quella che, nelle intenzioni del sovrano, avrebbe dovuto essere la futura capitale del Sacro Romano Impero.
Federico II vi installò la propria corte  compresi il suo Harem e la temibile guardia del corpo, composta esclusivamente da guerrieri musulmani a lui fanaticamente devoti.
Non solo. L’Imperatore trasferì a Vittoria anche la sua personale collezione di animali esotici ed il tesoro reale.
Sulla personalità di Federico si è detto e scritto tantissimo. Vero è che la sua è una delle figure più affascinanti ed anticonformiste del medioevo.
“Stupor Mundi”, così veniva chiamato già dai contemporanei e non senza motivo: animato da una sete di conoscenza senza pari, religiosamente agnostico  e tollerante riuscì, durante la sesta crociata, a farsi consegnare Gerusalemme direttamente dalle mani del Sultano, dopo mesi di negoziati ed un viaggio nella città Santa durante il quale ricevette un accoglienza calorosa.
Il talento eccezionale di Federico trovò espressione anche in campo legislativo con le Costituzioni di Melfi, un corpo di leggi d’impronta moderna, con le quali l’Imperatore tentò di ristabilire la pace sociale nel regno di Sicilia mitigando l’influenza dei feudatari.
Ma la passione più grande del sovrano era l’antica e nobile arte della Falconeria, la caccia con i rapaci. Federico II era un falconiere colto ed appassionato, autore di un volume dal titolo ars venandi cum avibus e, non appena poteva, indulgeva in lunghe battute.
Fu proprio la sua passione più grande  a perderlo o a salvargli la vita -a seconda dei punti di vista- la mattina del 18 febbraio del 1248.
Per i parmigiani la fine era questione di pochi giorni; l’assedio durava oramai da lunghi mesi, i viveri stavano terminando e non vi era alcuna speranza di ricevere aiuto dall’esterno.
Ogni mattina l’Imperatore faceva condurre un gruppo di prigionieri sotto le mura cittadine, più o meno all’altezza dell’attuale ponte Caprazucca, facendoli decapitare sotto lo sguardo impotente dei propri concittadini.
I parmigiani sapevano bene di non avere scelta: o l’inedia o la spada….
E’ probabile che quel giorno gli assediati si fossero accorti dell’assenza dell’Imperatore, che si era recato sul Taro, insieme con il suo seguito,  per una battuta di caccia con il falcone.
In ogni caso decisero di fare un’ultima, disperata,  sortita.
Il popolo intero, donne, vecchi e bambini compresi, si unì agli armati e l’esercito imperiale, preso alla sprovvista e senza il suo comandante, venne travolto e messo in fuga.
Vittoria fu data alle fiamme non prima che i parmigiani la sottoponessero ad un sacco minuzioso.
La corona imperiale fu ritrovata da un ciabattino, dal soprannome eloquente di cortopasso, che la rivendette al comune per duecento lire imperiali.
Federico si rese conto dell’accaduto vedendo colonne di fumo ergersi dal luogo ove sorgeva la sua città e dovette fuggire, dapprima nella fedele Borgo san Donnino e quindi a Cremona.
In molti, ancora oggi, sono convinti che Viale Vittoria debba il suo nome alla Grande Guerra.
La verità è però un’altra e giace sepolta sotto la periferia ovest di Parma.

martedì 13 dicembre 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 13 dicembre.
Il 13 dicembre 1250 muore Federico II di Svevia.
Federico II di Svevia, re di Sicilia, fu colto edificatore, protettore delle arti e grande rinnovatore per i suoi sostenitori, ma anche temibile nemico della cristianità, per i pontefici che lo avversarono. Fu un personaggio affascinante, dal grande spessore politico e culturale, che seppe dare vigore e orgoglio alle genti del Meridione italiano. Le sue tracce sono oggi ancora rintracciabili.
Federico Ruggero nasce a Jesi il 26 dicembre 1194, sotto una tenda innalzata nella piazza, come aveva voluto la madre, Costanza d' Altavilla, figlia di Ruggero Il Normanno, Re di Sicilia, e moglie dell'Imperatore Enrico VI, della grande dinastia tedesca degli Hohenstaufen, figlio di Federico I Barbarossa.
Il padre Enrico VI muore nel 1197, quando Federico II ha solo tre anni. A lui solo è destinata l'eredità del regno dell'Italia meridionale. In Sicilia, cacciati tutti i signori germanici dal regno, Costanza d'Altavilla assume la reggenza di Federico. Coerentemente col testamento del marito, conduce trattative prima con papa Celestino III, poi con Innocenzo III. Riconosce la supremazia del papa sul regno normanno e conclude un concordato nel quale rinuncia all'impero per conto del figlio, la cui reggenza viene affidata al papa.
Nel 1198 scompare anche la madre e Federico, il 18 maggio 1198, a soli quattro anni, viene incoronato Re di Sicilia, Duca di Puglia e Principe di Capua, e viene affidato alla tutela del Pontefice Innocenzo III.
Per lui il Papa avrebbe voluto un destino tranquillo, lontano dalla vita politica, tuttavia Federico non si sottrarrà al destino che per lui sembrava segnato.
Incoronato Re il 26 dicembre del 1208, a quattordici anni, Federico mostra subito di avere le idee chiare. I suoi primi pensieri sono rivolti al sud dell'Italia dove la situazione era tutt'altro che facile. Durante gli anni della sua permanenza in Germania il regno di Sicilia era rimasto in balia dei comandanti militari tedeschi. Inoltre, feudatari e comunità cittadine avevano approfittato della debolezza della monarchia per estendere i loro domini e le loro autonomie.
Il suo primo obiettivo era quello di rivendicare tutti i diritti regi che erano stati usurpati nel trentennio precedente. Federico decide di confiscare tutte le fortezze costruite abusivamente negli anni, rivendica i diritti dello Stato su passi, dogane, porti e mercati, e annulla le pretese dei signori locali e le esenzioni di cui godevano i mercanti stranieri.
Anche i feudi vengono riportati sotto il controllo del Re: Federico ne vieta la vendita senza la sua autorizzazione. Impone inoltre il suo necessario assenso per i matrimoni dei vassalli. Contemporaneamente Federico adotta misure per facilitare gli scambi e garantire la sicurezza delle strade.
Federico vuole potenziare l'apparato burocratico-amministrativo dello Stato e necessita di giuristi e funzionari ben preparati: nel 1224 fonda a Napoli la prima Università statale del mondo occidentale, concedendo facilitazioni di vario genere a coloro che volessero frequentarla e proibendo allo stesso tempo ai suoi sudditi di recarsi a studiare alla concorrente Bologna.
L'impegno di Federico per la popolazione e la terra del Meridione si intensifica con l'impulso che dà alla Scuola Medica di Salerno, e con la promulgazione da Melfi delle Costituzioni, che diedero l'ossatura al suo Stato centralizzato. Su una collina della Capitanata in Puglia, fa edificare, tra gli altri, il celebre Castel del Monte, che egli stesso progetta.
Innovativo anche in campo giudiziario, Federico II pone il criterio di equità al centro del suo impegno ad amministrare la giustizia senza eccezioni di sorta nel confronti di nessuno. Viene enunciato il culto della pace, di cui il re si fa garante. In questo compito i giudici svolgono, in nome del sovrano, una funzione pressoché sacra, un intento che viene confermato da alcune puntuali correlazioni: il giuramento imposto a tutti i ministri di agire con equità, l'irrigidimento dei criteri di selezione ed il forte impegno per elevare il livello culturale dei funzionari regi.
In campo economico, Federico lotta nelle principali città del Sud, contro l'usura: a Napoli e Bari soprattutto vi erano quartieri ebraici in cui si svolgevano attività di prestito di denaro con restituzione di interessi. Federico non desidera che gli ebrei siano vittime dei cristiani, ma non vuole nemmeno che vi sia un disequilibrio. Riconduce le attività economiche degli ebrei sotto il controllo pubblico, accordando loro protezione, imparziale giustizia e garanzia dei diritti, come a tutti gli altri sudditi del regno.
Federico cadde vittima di una grave patologia addominale, forse dovuta a malattie trascurate, durante un soggiorno in Puglia; secondo Guido Bonatti, invece, sarebbe stato avvelenato. Egli, difatti, qualche tempo prima aveva scoperto un complotto, in cui fu coinvolto lo stesso medico di corte. Comunque, le sue condizioni apparvero immediatamente di tale gravità che si rinunciò a portarlo nel più fornito Palatium di Lucera e la corte dovette riparare nella domus di Fiorentino, un borgo fortificato nell'agro dell'odierna Torremaggiore, non lontano dalla sede imperiale di Foggia.
Leggenda vuole che a Federico fosse stata predetta dall'astrologo di corte, Michele Scoto, la morte “sub flore”, ragione per la quale pare egli abbia sempre evitato di recarsi a Firenze. Allorché fu informato del nome del borgo in cui infermo era stato condotto per le cure necessarie, Castel Fiorentino per l'appunto, Federico, comprese e accettò la prossimità della fine.
Federico II di Svevia ricostruì l'impero, costruì il primo stato centralizzato, imbrigliò le ambizioni temporali della chiesa e ammaliò il mondo con la naturalezza con cui compì quest'opera che oggi è da considerarsi titanica.

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