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giovedì 8 marzo 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'8 marzo.
L'8 marzo 1937 inizia, nell'ambito della guerra civile spagnola, la battaglia di Guadalajara.
Presso questa località infatti si svolse tra l'8 ed il 23 marzo 1937 una sanguinosa battaglia tra i nazionalisti ed i repubblicani che alla fine risultarono vittoriosi infliggendo pesanti perdite al nemico. Le forze nazionaliste erano costituite quasi esclusivamente dal Corpo Truppe Volontarie, italiani mandati da Mussolini a sostegno della ribellione franchista; circa 35000 uomini distribuiti sconsideratamente in un'unica colonna motorizzata avviata all'attacco del settore repubblicano praticamente in fila indiana, sull'unica strada esistente allora, la cosiddetta 'Via de Francia' che collega Madrid a Saragozza.
Comandanti delle truppe inviate da Mussolini (che sperava, conquistando Guadalajara e poi la vicina capitale, di ottenere una sorta di 'protettorato' sul futuro governo spagnolo) erano i Generali Roatta, Gambara, Nuvoloni e Bergonzoli, con alle spalle la campagna d'Africa risolta sovente con metodi brutali ma dotati di scarsissime doti strategiche. L'armamento italiano era già inadeguato di per sé: micro-carri a due posti dotati solo di mitragliatrici detti 'Latas de Sardinas' dagli stessi alleati franchisti, ed una fanteria sovente demotivata e di debole tempra ideale, salvo alcuni reparti di 'camicie nere'.
Le condizioni meteo furono, durante la maggior parte della battaglia, pessime, con pioggia, gelo e nevischio: ciò impedì anche il dispiegamento dell'artiglieria fascista e la stessa copertura aerea alla immensa colonna del CTV. Anzi, fra le nubi, solo un caccia repubblicano condotto da un pilota sovietico, individuò con sorpresa l'enorme colonna mussoliniana in lento avvicinamento e diede l'allarme a Madrid.
Fra mille difficoltà i primi reparti repubblicani si avviarono così al fronte senza alcuna chiara idea dell'entità delle forze nemiche e di altre informazioni sul tipo di attacco in atto. Fra i primi ad accorrere verso la colonna del CTV furono un carro T26 e circa sette uomini del comando della XI Brigata Internazionale in maggioranza formata da antifascisti di lingua tedesca al comando di Hans Khale. Nella nebbia, il carro T26 tirò alla cieca qualche colpo di cannone e mitraglia: la colonna mussoliniana non era visibile ma se ne intuiva la prossima presenza. Il comando tedesco dell'XI Brigata Internazionale cercò di capire cosa stava accadendo scrutando nella nebbia, in mezzo alla Via de Francia e chiedendo comunque disperatamente a Madrid l'invio di rinforzi. I colpi del carrarmato T26 paralizzarono l'impeto della già confusa ed enorme colonna del CTV: per 4 ore sette uomini della Brigata Internazionale ed un carro T26 bloccarono l'offensiva di più di 20mila uomini con mezzi su ruote e cingoli ed artiglieria: un enorme ingorgo... I generali del Regio Esercito e le camicie nere tentennavano di fronte alla resistenza proveniente dalla nebbia. Quelle 4 ore furono decisive: nelle ore e nei giorni successivi i rinforzi cominciarono ad affluire in abbondanza e altre Brigate Internazionali e repubblicane spagnole si schierarono contro il nemico. L'aviazione "rossa" di Madrid intanto riusciva a bombardare la colonna del CTV distruggendo, nel corso della battaglia, praticamente tutti i mezzi fascisti (si ritiene che l'esercito italiano abbia perso a Guadalajara più materiale di quanto perso in anni di guerra in Africa Orientale... all'entrata nella II Guerra Mondiale tali mancanze furono fatali per l'Italia).
Episodio importante fu quello del primo scontro, in terra spagnola, fra italiani e italiani: i soldati inviati da Mussolini si scontrarono contro i circa 1500 volontari antifascisti della XII Brigata Inter.-Battaglione Garibaldi- guidata da Ilio Barontini. Anche se in numero fortemente minore (nel complesso, a fine guerra spagnola, 5000 furono i volontari del Garibaldi, mentre 70.000 i 'legionari' inviati da Mussolini) la disciplina e la motivazione ideale dei "garibaldini" arrestò e batté sonoramente i connazionali in camicia nera soprattutto nei pressi del bosco di Brihuega ed annientando a Palacio de Ibarra (sempre zona di Brihuega) la "Bandera Indomita" delle camicie nere.
Moltissimi italiani inviati da Mussolini si consegnarono ai connazionali del 'Garibaldi' e ricevettero un trattamento assolutamente rispettoso, cosa universalmente riconosciuta da tutti gli osservatori internazionali (dopo pochi mesi furono restituiti all'Italia). La cosiddetta 'Battaglia di Guadalajara' in effetti non vide mai arrivare a tale cittadina il CTV ma solo a Brihuega, sfiorando il paesino di Trijueje che restò repubblicano. La sconfitta del corpo italiano inviato da Mussolini ebbe una vastissima eco nel mondo, soprattutto dal punto di vista politico.
Gli stessi franchisti spagnoli iniziarono ad appellare i soldati alleati mandati da Mussolini giocando sull'acronimo CTV Corpo Truppe Volontarie come "Cuando Te Vas?", "Quando te ne vai?". Dopo "Guadalajara" il comando fascista italiano passò sotto gli ordini diretti di Franco e delle forze naziste inviate da Hitler; molti generali furono rimossi.
Sull'aria della nota canzonetta fascista "Faccetta Nera", molto diffusa tra i soldati di Mussolini, gli antifascisti spagnoli (ma anche i franchisti) cantarono sul ritornello:
"Guadalajara no es Abisina!
porquè los rojos tiran las bombas de pinas,
los italianos se van, se van!
y de recuerdo un cadaver dejaràn!"
(Guadalajara non è l'Abissinia! perché i 'rossi' tirano bombe ananas (a mano, a frammentazione), gli italiani se ne vanno, se ne vanno! e per ricordo un cadavere lasceranno). Come sottotitola Olao Conforti nel saggio "Guadalajara" (Mursia, 1967, ma ristampato..), la battaglia fu per la futura Resistenza italiana, La "Prima Sconfitta del Fascismo".

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