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martedì 27 marzo 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 27 marzo.
Il 27 marzo 1861 Cavour dopo il voto favorevole del Parlamento, pronuncia il discorso sullo spostamento della capitale di Italia da Torino a Roma.
Nel celebre discorso tenuto alla Camera dei deputati il 27 marzo 1861, Cavour espose le ragioni storiche, intellettuali e morali che esigevano che Roma – Roma sola - fosse designata capitale del Regno.
“Roma – sosteneva - è la sola città d’Italia che non abbia memorie esclusivamente municipali; tutta la storia di Roma dal tempo dei Cesari al giorno d’oggi è la storia di una città la cui importanza si estende infinitamente al di là del suo territorio, di una città, cioè, destinata ad essere la capitale di un grande Stato”.
La questione romana non rappresentava solamente un problema di annessione territoriale: oltre che essere “di vitale importanza” per l’Italia, il destino di Roma riguardava anche i “200 milioni di cattolici sparsi su tutta la superficie del globo”: la sua liberazione avrebbe comportato l’abbattimento del secolare potere temporale dei papi e alimentato il nuovo Stato di nuovi orientamenti ideali, ma essa si sarebbe potuta attuare solo con il consenso della Francia e garantendo al pontefice la più ampia indipendenza.
Con il principio di “libera Chiesa in libero Stato”, Cavour delineò i fondamenti su cui si sarebbero basate le future relazioni tra lo Stato e la Chiesa: piena libertà per la Chiesa da qualunque forma di ingerenza dello Stato nelle proprie attività e nella vita spirituale e nel contempo rinuncia a qualsiasi privilegio nel campo civile e politico.
La fede liberale di Cavour si esprimeva nella convinzione che la piena separazione del potere temporale e di quello religioso fossero indispensabili per il progresso civile. “La storia di tutti i secoli, come di tutte le contrade, - osservava - ci dimostra che, ovunque questa riunione ebbe luogo, la civiltà quasi sempre immediatamente cessò di progredire, anzi sempre indietreggiò; il più schifoso despotismo si stabilì; e ciò, o signori, sia che una casta sacerdotale usurpasse il potere temporale, sia che un califfo od un sultano riunisse nelle sue mani il potere spirituale”.
E aggiungeva: “Noi riteniamo che l’indipendenza del pontefice, la sua dignità e l’indipendenza della Chiesa, possono tutelarsi mercé la separazione dei due poteri, mercé la proclamazione del principio di libertà applicato lealmente, largamente, ai rapporti della società civile colla religiosa”.
La separazione dei due poteri, secondo Cavour, avrebbe garantito l’indipendenza della Chiesa in modo più solido che per il passato e avrebbe dato maggiore efficacia alla sua autorità spirituale proprio in quanto la liberava da tutti i vincoli derivanti dall’esercizio del potere temporale.
Quello stesso giorno la Gazzetta ufficiale, già giornale del Regno di Sardegna, ma d'ora in poi del Regno d'Italia, promulga la legge approvata dal Senato e dalla Camera.
La notizia si sparge in tutta Italia grazie a giornali e gazzettini, molti dei quali in forma di manifesto. Così sono salve di cannone, bande e tricolori a Firenze, dove, in particolare, «la campana di Palazzo Vecchio annuncia al mattino l'avvenuta proclamazione di Vittorio Emanuele II re d'Italia. Subito le vie si adornano di tricolori e di arazzi e la popolazione scende nelle strade. Le salve del cannone del forte di San Giovanni Battista si fanno sentire a mezzogiorno e verso sera. Nel pomeriggio corso di gala con carrozze sfarzose e bande musicali. Poi festa ancora fino a notte fonda, nella città splendidamente illuminata». Ed è anche festa nei piccoli centri. Come Borgo e Mozzano, in Toscana, dove «un bellissimo arco trionfale intessuto a verdura frastagliata da bene imitate camelie bianche e rosse, formando così l'insieme dei nostri colori, sorgeva presso il palazzo municipale, terminando ai lati in due guglie, in cima delle quali sventolava la nostra bandiera». A Roma, invece, alle manifestazioni fanno seguito gli arresti di «uomini e donne d'ogni ceto che affollano la passeggiata tra il Campidoglio e la piazza di San Giovanni in Laterano. Il governo papale interviene con severità: molti cittadini vengono perquisiti, alcuni arrestati, altri fuggono.
Animatissima la manifestazione all'accademia di San Luca, con centinaia di coccarde, programmi, stemmi, tricolori». Gli eventi, com'è noto, portano poi il 20 settembre 1870 alla presa di Roma e alla caduta del regno papale, ma la data fatidica resta quella del 17 marzo, destinata ad essere commemorata fino ad oggi nel susseguirsi degli anniversari, a cominciare dal 1911, ovvero dal 50° anniversario. Che viene esaltato, tra i mesi di marzo ed aprile, con una serie di mostre a Roma, Firenze e Torino. In quest'ultima città si tiene l'Esposizione internazionale dell'Industria e del Lavoro. Nella capitale, il cui sindaco a quel tempo è Ernesto Nathan, vengono organizzate l'Esposizione Etnografica delle Regioni e la Rassegna Internazionale d'Arte Contemporanea, e vengono inaugurati il Vittoriano, il ponte Vittorio Emanuele II e, sul Gianicolo, il Faro degli italiani d'Argentina. A Firenze si tiene da marzo a luglio la "Mostra del ritratto italiano dalla fine del XVI secolo al 1861" e l'Esposizione internazionale di Floricoltura.
Nel 1961 per il 100º anniversario dell'Unità d'Italia, a Torino vengono organizzate tre rassegne: la Mostra Storica dell'Unità d'Italia, la Mostra delle Regioni Italiane e l'Esposizione Internazionale del Lavoro. Ma l'8 novembre 2012 il Senato approva in maniera definitiva l'istituzione della "Giornata nazionale dell'Unità, della Costituzione, dell'inno e della bandiera" a cadenza annuale. Pur rimanendo un giorno lavorativo, il 27 marzo viene considerato "Giornata dell'Unità nazionale, della Costituzione, dell'inno e della bandiera", per ricordare e promuovere, nell'ambito di una didattica diffusa, «i valori di cittadinanza, fondamento di una positiva convivenza civile, nonché di riaffermare e di consolidare l'identità nazionale attraverso il ricordo e la memoria civica».
Dopo la liberazione di Roma, la legge delle guarentigie, varata nel 1871, fu modellata sul principio della separazione tra Stato e Chiesa, sostenuto con tanta energia da Cavour.

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