Cerca nel web

giovedì 22 marzo 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 22 marzo.
Il 22 marzo 1831 viene creata la legione straniera francese.
Al museè de l’Armee di Parigi, sulla spianata degli Invalides, tra spade, archibugi e cannoni, l’inconfondibile divisa è ancora tra le più ammirate. Il simbolo di un soldato entrato di diritto nella storia dei costumi e dell’iconografia, persino del cinema. Il tipico copricapo bianco, il « kepi », la camicia di tela kaki (la stessa che fu adottata dall’esercito britannico di Sua Maestà nel 1935), i pantaloncini corti – il ‘Bombay Bloomer’ memore delle esperienze coloniali inglesi in India – la fondina e le cinture di cuoio, la borraccia di due litri ed il fucile MAS, di fabbricazione francese. Un’uniforme entrata nel mito. È stata immortalata in decine di documentari d’epoca o in film come « March or Die» (con Gene Hackman, Catherine Deneuve e Max Von Sydow) o « Il Legionario » (con Jean-Claude Van Damme) e addirittura cantata dalla ‘môme’ Edith Piaf e da Serge Gainsbourg. Nella Legione straniera hanno servito personalità come il nipote di Garibaldi, il re di Serbia, il ministro dell’istruzione fascista Bottai o scrittori come Arthur Koestler e Curzio Malaparte. Ancora oggi, dopo più di 180 anni, sono i legionari a chiudere la tradizionale parata militare del 14 luglio. Sfilando orgogliosi sugli Champs Elysèes di Parigi, sotto lo sguardo vigile e rassicurante del Presidente della Repubblica.
Creata nel 1831 dal re di Francia Luigi Filippo per accogliere stranieri che volevano servire la Francia senza creare reggimenti in funzione delle diverse nazionalità, la Legione Straniera si è nel tempo consolidata all’interno dell’esercito francese come corpo d’élite per i teatri di guerra e le operazioni più difficili. Nella storia di questo reggimento militare centinaia di reclute, facendo prova di coraggio, hanno spesso valicato, anche illegalmente, frontiere fuggendo da persecuzioni, guerre civili, processi pur di oltrepassare la soglia di Aubagne, la Maison Mère sede del Comando Centrale dove nel 2013, nel 150esimo anniversario della battaglia di Camerone in Messico (in cui un pugno di legionari tennero testa per 10 giorni a 800 ribelli), è stato anche inaugurato un Museo della Legione in un vasto edificio che s’estende su 1.200 metri quadrati. Dal Messico all’Indocina, passando per il Ruanda e l’Afghanistan, la Legione Straniera ha operato, nei suoi quasi 190 anni di storia, nei teatri di guerra più disparati. La Legione Straniera era in Marocco, Siria e Libano durante la Prima Guerra Mondiale, in Norvegia nel 1940, in Indocina nel 1945, in tutta l’Africa del Nord negli anni ’50, in Madagascar, Guyana francese e Djibouti negli anni ’60 fino all’Afghanistan, il Ciad, il Libano, la Costa d’Avorio ed il Mali di oggi.
Ma l’origine del fascino che sempre ha esercitato la Legione Straniera, oltre al képi bianco, il forte spirito di cameratismo di stampo internazionale e gli esotici scenari di guerra, è radicata nel mito su cui si fonda la Legione stessa. Siamo nel 1831, la conquista dell’Algeria è ai suoi inizi. La Legione viene creata appositamente per fornire sostegno militare alle truppe francesi. La prima Legione si forma a partire da soldati professionisti disoccupati dopo le varie guerre imperiali francesi ma anche da rivoluzionari provenienti da tutta Europa che avevano trovato rifugio in Francia, dissidenti che lasciavano clandestinamente il proprio paese per motivi politici, economici o giuridici. Per facilitare il reclutamento la Legione Straniera autorizzava le nuove reclute ad arruolarsi su semplice dichiarazione d’identità. Questa disposizione, che all’inizio era stata adottata per semplificare le procedure, permise in realtà alle reclute che fuggivano da guerre, persecuzioni, processi, di nascondere la propria vera identità e cominciare una nuova vita nella legione dietro il motto «Legio Patria Nostra» (La Legione la nostra Patria ndr) e, dopo 3 anni di servizio, anche poter, in via teorica, ottenere la naturalizzazione francese. È questa «seconda chance» che la Legione offriva a coloro che ne accettavano le regole a costituire parte del mito su cui si fonda ancora oggi la storia della Legione. In cambio dell’anonimato e di una nuova identità, la Legione chiedeva sacrificio, una vita di solitudine lontano da casa e famiglia e una quotidianità fatta di dura disciplina militare. Ad oggi più di 35.000 stranieri sono caduti servendo la “patria” che costituiva in sé la Legione. Tra questi tanti, tantissimi italiani.
Dal 1831 ad oggi si calcola che oltre 60.000 italiani hanno servito nei ranghi della Legione. Dopo i vicini tedeschi, il gruppo di stranieri più corposo in tutta la storia della Legione sono stati dunque gli italiani (tale da provocare, con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, la formazione, all’interno della Legione, di una Legione Garibaldina composta esclusivamente da repubblicani, mazziniani e sindacalisti italiani). Ma cosa spingeva gli italiani, agli inizi del ‘900, ad arruolarsi per un esercito di un paese straniero? «La prima motivazione che spingeva gli italiani immigrati in Francia negli anni della Prima Guerra Mondiale – spiega Stéphanie Preziosi, professore associato presso l’Istituto di Storia Economica e Sociale della Facoltà di Scienze Politiche di Losanna e specialista della questione del reclutamento collegato all’immigrazione italiana – è quella di sfuggire alle conseguenze disastrose di una partecipazione dell’Italia dal lato sbagliato della guerra, cosa che avrebbe provocato l’arresto, la cattura. Un’altra motivazione è ottenere facilmente la nazionalità francese, vitale per coloro che erano in fuga dall’Italia per motivazioni politiche. L’altra è la povertà estrema. Zone depresse come il Friuli, l’Emilia Romagna, le Marche già dagli anni ’70 e ’80 dell’Ottocento funsero da basi a partire dalle quali migliaia di migranti approdarono in Francia, spesso con le loro famiglie, per installarsi e cominciare una nuova vita. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, per lottare contro i sentimenti anti-italiani che si manifestavano nella popolazione francese e dimostrare l’attaccamento al loro paese d’adozione, molti italiani scelsero dunque di arruolarsi». 
Ed oggi? La Legione Straniera ha perso quell’aura che aveva un tempo - basti pensare che  dall’epoca gloriosa questo corpo scelto di soldati di tutte le nazionalità è passato da 40.000 effettivi a poco più 7.700 effettivi - ma resta un corpo d’élite che attira sempre candidati di tutto il mondo. I criteri di selezioni sono estremamente rigidi anche se in via teorica non servono particolari caratteristiche per entrare a far parte della Legione Straniera: forma fisica e psicologica idonea e un’età tra i 17 e i 40 anni non compiuti. La prima ‘ferma’ dura 5 anni, con possibilità di reingaggio. «La parte fisica non è importante – racconta un ex legionario italiano il cui nome di battaglia è Vittorio Augenti – certo devi dimostrare che ce la metti tutta ma in fondo il fisico te lo forgiano loro. È la parte psichica ad essere più difficile. Nei colloqui psicoattitudinali non ti mollano finché non sei realmente sincero sul perché hai deciso di arruolarti. Scavano fino a sincerarsi che non sei un bandito che cerca di scappare da qualcosa. Oggi non c’è più spazio per i dannati. Non più. Vogliono essere sicuri che sarai un buon soldato. In fondo la Legione è uno dei migliori eserciti al mondo».
L’arruolamento avviene in uno dei due centri di preselezione (a Parigi/Fontenay sous Bois o Aubagne) e consiste in un colloquio con uno specialista per testare le reali motivazioni e in una visita medica. Superata la preselezione, l’aspirante legionario viene inviato al Comando Centrale di Aubagne, dove nei dieci giorni che seguono svolge test psicoattitudinali e visite mediche più approfondite. In questa fase le prove fisiche sono la corsa cadenzata, le trazioni alla sbarra, la salita alla fune di 5 metri, le flessioni addominali ed il test “Luc lèger” (per determinare la velocità aerobica del candidato). Se supera questi test il legionario può finalmente firmare il contratto di arruolamento e iniziare il suo percorso di formazione, che dura quindici settimane, prima di integrare uno dei reggimenti della Legione Straniera. «Io ho fatto il corso a Djibuti – ci racconta Vittorio Augenti - poi in Burkina Faso e dopo mi hanno spedito nella base aerea militare di Bagram, in Afghanistan. Quello che ho vissuto in Legione mi è rimasto dentro. Spirito di corpo, una certa fratellanza e soprattutto l’assenza di paura, un’assenza di paura tale che rasenta quasi la follia».

Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel blog

Archivio blog