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lunedì 22 gennaio 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 22 gennaio.
Il 22 gennaio 1506 viene istituito il corpo delle guardie svizzere del Papa.
A Roma, sono popolarissime.  Attirano lo sguardo. Non c’è turista, pellegrino, viandante che, passando davanti ad un ingresso del Vaticano, non si fermi incuriosito a osservare le famose “Guardie Svizzere” che, immobili come statue, presidiano ogni entrata. Vengono fotografate e filmate. Sono guardie belle, giovani, prestanti, aitanti, di statura superiore alla media. Ma anche un po’ buffe con quelle loro divise colorate, dalle fogge cinquecentesche, gli elmi piumati, armate di antiche alabarde: sembrano esseri inventati, piovuti nel nostro tempo da un altro pianeta.
Eppure, quelle “guardie” formano l’esercito di uno Stato: lo Stato del Vaticano. Stato molto piccolo geograficamente. Infatti, ha una superficie di appena 44 ettari, corrispondenti a meno di mezzo chilometro quadrato.
L’esercito di questo singolare Stato è costituito da appena un centinaio di soldati, che vengono chiamati “Guardie svizzere” perché, per tradizione, provengono tutti dalla Confederazione elvetica. E’ un esercito piccolissimo, ma antico. Il più piccolo esercito del mondo e il più antico. Infatti, vanta già 500 anni di vita.  Le Guardie Svizzere arrivarono a Roma il 21 gennaio 1506. Il giorno dopo, 22 gennaio, presero servizio e iniziò la loro storia.
Nel Medioevo e nel Rinascimento, la Svizzera era un paese molto povero. Per vivere, gli uomini facevano i mercenari. I soldati elvetici, per la loro forza d’animo, i nobili sentimenti e la fedeltà proverbiale, erano ritenuti invincibili. Erano i migliori soldati del tempo e per questo erano richiesti dalle varie nazioni. Senza cavalleria e con poca artiglieria, avevano inventato una tattica di movimento superiore a tutte le altre. In battaglia erano delle muraglie semoventi, irte di ferro e impenetrabili. Già nel 13° e 14° secolo, un gran numero di soldati svizzeri militavano in Germania e in Italia. Alla fine del 1400, scesero in Italia con l’esercito di Carlo VIII per una guerra contro Napoli. Con l’esercito di Carlo VIII c’era anche il generale Giuliano Della Rovere, che era cardinale ma anche valoroso uomo d’arme e, vedendo questi mercenari svizzeri in battaglia, ne rimase conquistato. Qualche anno dopo, divenuto Papa con il nome di Giulio II, volle, come sua guardia del corpo, un manipolo di soldati svizzeri.
In occasione del sacco di Roma (1527) da parte delle truppe imperiali di Carlo V, le guardie svizzere dimostrarono la loro devozione al pontefice combattendo eroicamente in sua difesa: ne morirono 147; soltanto 42 poterono salvarsi rifugiandosi con il papa Clemente VII in Castel Sant’Angelo.
Con la conquista di Roma da parte delle truppe italiane nel 1870, le guardie svizzere rimasero a difesa personale del papa nei suoi alloggi, e papa Pio X nel 1914 decise di fissare il numero dei militi che compongono questo speciale corpo a 100, più sei ufficiali, tra cui il comandante che ha il grado di colonnello. Durante la Seconda guerra mondiale papa Pio XII ampliò temporaneamente il corpo delle guardie svizzere che fu portato a oltre 300 effettivi, sia per dare rifugio ai molti sfollati sia per dare una maggiore stabilità alla Città del Vaticano.
Il costume a righe oro, blu e rosso è attribuito dalla tradizione a Raffaello e a Michelangelo, ma sembra che Raffaello abbia solo ispirato la manica rigonfia e che Michelangelo non se ne sia mai occupato.

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