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giovedì 31 agosto 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 31 agosto.
Il 31 agosto 1958 Ercole Baldini vince a Reims il campionato mondiale su strada.
A questo sanguigno romagnolo è bastata una sola stagione, quella irripetibile del 1958, per trovare posto tra i più grandi della bicicletta. Si era alla fine degli anni Cinquanta: il ciclismo italiano aspettava da tempo il successore di un Fausto Coppi che correva ancora, ma che si avviava a grandi passi verso i quarant’anni e, inconsciamente, il suo tragico destino. Alla ribalta s’erano affacciati già molti pretendenti, ma nessuno ai tecnici era parso in possesso di tante credenziali come questo possente forlivese, che proprio in coppia con Coppi, nel 1957, aveva vinto – in un ideale passaggio di consegne – una magnifica edizione del “Trofeo Baracchi”.
Di che pasta fosse fatto quest’Ercole, di nome e d’aspetto (alto 1.80 per un peso forma di 78/80 chili), l’aveva già dimostrato nell’autunno precedente, ancora da dilettante, quando aveva suscitato sensazione impadronendosi del prestigioso record mondiale dell’Ora, record che nel passato era appartenuto proprio a Coppi. Il campionissimo, in un tentativo senza clamori effettuato durante l’oscuro 1942, aveva pedalato per km 45,858, poco di più di quanto era riuscito cinque anni prima al francese Maurice Archambaud. Quel primato di guerra resistette per moltissimi anni e tornò in Francia nel 1956 per merito di un passista tra i più grandi, quel Jacques Anquetil che sempre al Vigorelli fu il primo a bucare, sia pure per soli 159 metri, il muro dei 46 chilometri.
Un record che si riteneva insuperabile in tempi brevi, destinato invece a durare pochi mesi. In autunno infatti Baldini, che nel frattempo aveva vinto a Copenaghen il titolo mondiale dilettanti nell’Inseguimento, attaccò senza reverenza alcuna il limite raggiunto del campione francese. Era il 19 settembre 1956 e il teatro scelto per la prova era ancora una volta la magica pista milanese. Nato il 26 gennaio del 1933, Baldini aveva al tempo 23 anni, la stessa età di Coppi all’epoca del suo tentativo: allo scoccare dell’Ora la ruota della sua bicicletta toccava i 46 chilometri e 393 metri del nuovo primato mondiale assoluto, che così tornava in Italia.
Con quella eccezionale credenziale, Baldini si presentò ai Giochi Olimpici di Melbourne come favorito assoluto della prova su strada. Conscio della difficoltà dell’impegno, s’era trasferito in Australia quaranta giorni prima della gara in cerca di una acclimatazione resa necessaria dalla data molto avanzata e dalle paventate torride temperature. La corsa olimpica, lunga 187 chilometri, rispecchiò a pieno le previsioni della vigilia: il romagnolo, che pedalò sempre in testa limitandosi a controllare gli avversari, prese il largo dopo un centinaio di chilometri e, sul passo, scavò l’abisso di quasi 2’ nei confronti del secondo, aggiungendo ai suoi freschi allori anche la medaglia olimpica. Era la seconda volta che un italiano vinceva la prova olimpica su strada: in precedenza, nel 1932, c’era riuscito solo Attilio Pavesi.
Il passaggio al professionismo fu una formalità. Avvenne alla fine del 1956 con il passaggio – come Gino Bartali – ai verde-oliva della “Legnano” il cui DS era il saggio Eberardo Pavesi. Possente passista da cronometro, implacabile sul ritmo, capace di tenere altissime velocità per lunghe distanze, Baldini fu la rivelazione del Giro d’Italia del 1957, dove aveva esordito con un sorprendente terzo posto alle spalle di Gastone Nencini e di Louison Bobet. Ma a consacrarlo grande campione fu il Giro dell’anno seguente, dominato in lungo e in largo per tutte le ventidue tappe e illuminato da due grandi acuti: il primo sul circuito di Viareggio, il secondo nella difficile Cesena-Boscochiesanuova quando la sua potenza sbaragliò in salita ogni opposizione. Non ebbe avversari in quel Giro: il belga Jean Brankart e il lussemburghese Charly Gaul finirono alle sue spalle con oltre 4’ di ritardo, e la popolarità di Baldini raggiunse una intensità che in Italia avevano conosciuto solo Bartali e Coppi.
Quel magico 1958 si concluse per Baldini sul circuito di Reims, titolo mondiale su strada in palio. A 25 anni, all’apice della carriera e nella forma della vita, si presentò al via convinto dei suoi mezzi e fiducioso nelle sue possibilità. Il risultato fu conseguenza delle premesse. Conquistò la maglia iridata con una facilità irridente staccando gli avversari al momento prescelto, nel finale della corsa, sulla salita di Quarryhill, e presentandosi solo all’arrivo, come aveva preventivato. Ma quella fu anche la sua ultima grande affermazione. Una serie di infortuni e di malanni fisici ne limitarono in seguito l’attività costringendolo a chiudere prima dei trent’anni, con largo anticipo, una carriera breve quanto straordinaria.
Professionista dal 1957 al 1964, due anni con la “Legnano” e fino al termine con la “Ignis”, da professionista Baldini ha vinto 37 corse. Ha disputato sei Giri d’Italia, vestendo sette volte la maglia rosa, e tre Tour (miglior piazzamento il 6° posto del 1959). La sua ultima vittoria la ha ottenuta al Trofeo Cougnet del 1963.
Dopo essere stato direttore sportivo per alcune formazioni professionistiche, è stato scelto come Presidente dell'Associazione Ciclisti e infine Presidente della Lega. È stato poi anche collaboratore del presidente dell'Unione Ciclistica Internazionale (UCI) Hein Verbruggen.
E' oggi il più anziano vincitore del Giro d'Italia ancora in vita.

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