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lunedì 29 maggio 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 29 maggio.
Il 29 maggio 1848 ebbe luogo la battaglia di Curtatone e Montanara.
La battaglia a Curtatone e Montanara deve inquadrarsi negli avvenimenti generali dell’assedio di Peschiera e la successiva battaglia di Goito. Riveste massima importanza, poiché il sacrificio dei volontari toscani permise la vittoria importantissima delle truppe Sabaude a Goito il giorno seguente, che apriva le più ampie possibilità sull’economia della guerra.
Nel pomeriggio del 27 maggio 1848, Radetzky uscì da Verona e per Isola della Scala giunse la sera del 28 presso Mantova dove si accampò a San Giorgio. La sua idea era di effettuare un’ampia manovra verso sud – sud ovest per aggirare le posizioni “italiane” (sabaude e volontarie) e di piombare sulla chiave di volta del settore: Goito. Battere i Piemontesi a Goito, voleva dire liberare Peschiera dall’assedio e tagliare la ritirata al resto dell’Esercito Sardo in Veneto. In questo panorama, i volontari toscani ricoprivano una posizione strategica, perché schierati su una linea difensiva posta a metà strada tra Goito ed il lago di Mantova, appunto i borghi di Curtatone e Montanara. Comandati dal Generale Laugier, che il 26 maggio aveva sostituito il duo Arco-Ferrari, e avevano valorosamente combattuto gli Austriaci il 4, il 10 e il 13 maggio, avevano il loro quartiere generale alle Grazie. Laugier ricevette il giorno 28 dal Generale Bava due avvisi: nel primo gli si diceva di stare in guardia, e con il secondo lo si invitava ad impedire al nemico il passaggio del Mincio se fossero venuto in contatto. Se ciò era impossibile, avrebbe dovuto ritirarsi su Gazzoldo e di là a proseguire per Volta.
Il mattino presto del 29 maggio, Laurgier ricevette un terzo avviso, con l’istruzione di arretrare subito lo schieramento della sua divisione, per mettersi in grado, nel caso non avesse potuto fermare il nemico, di giungere subito a Volta, dove avrebbe incontrato il grosso del Corpo d’Armata dello stesso Bava.
Quest'ultimo avviso però giunse al Laurgier contemporaneamente al contatto con le avanguardie nemiche. Iniziato lo scontro quindi, Laurgier non fu più in grado di eseguire le ultime istruzioni, perché a sua volta aveva impartito i suoi ordini durante la notte e per avvisare tutti i comandi di battaglione e compagnie ci sarebbero volute ore. Intorno alle ore 08.00 quindi, quando gli austriaci fecero capolino, lo schieramento del Laurgier era si pronto a scontrarsi con il nemico a più fermo, ma sapeva anche bene che non avrebbe avuto nessun aiuto dalle retrovie, perché queste si aspettavano il suo ordinato ripiegamento.
A tal proposito è bene ricordare, che al tempo non esistevano comunicazioni dirette ed in tempo reale fra i reparti, e che gli ordini emanati per mezzo di staffette e dispacci, giungevano con  giornate intere di ritardo sulla condizione che li avevano generati. Ciò poteva chiaramente amplificare gli eventuali errori di valutazione commessi. I comandanti tutti, ma soprattutto coloro che avevano la responsabilità strategica dei movimenti di insieme, traevano le loro informazioni da esploratori a cavallo, che con tempi variabili aggiornavano una situazione che poteva cambiare sensibilmente di ora in ora, e sulla base di queste informazione venivano stimati movimenti e possibilità tattiche, che perdevano di efficacia tanto più quanto lento era il ciclo: raccolta informazioni – elaborazione di un piano – ordini e disposizioni alle truppe sul campo per l’esecuzione.
Il Generale Laurgier poteva contare verso Goito il 1° battaglione del 1° reggimento napoletano; a Sacca, Rivolta e Castellucchio due compagnie di Lucchesi e un battaglione di volontari fiorentini; a Curtatone, sotto il comando del Colonnello Campione, duemilacinquecento uomini, fra cui un battaglione di volontari napoletani; a Montanara, comandati dal Colonnello Giovannetti, altri duemilacinquecento soldati fra cui il secondo battaglione del 1° Reggimento napoletano. Di fronte in quella mattina del 29 maggio 1848 si trovano circa sedicimila fanti austriaci, duemila cavalli ed otto batterie di artiglieria da campagna, che muovevano su tre colonne, la prima comandata da Felice Schwartzenberg, la seconda da Carlo Schwartzenberg, la terza dal Principe Liechtenstein. Le prime due puntarono su Curtatone e Montanara, mentre l'ultima, prendendo la via di Buscoldo, tentava un ulteriore manovra aggirante su Montanara per impadronirsi del passo dell'Osone alle spalle del Laurgier.
La battaglia cominciò con l'assalto di Curtatone. Due volte la brigata Benedek assalì e due volte fu respinta, mentre i due soli pezzi (cannoni) del Capitano Niccolini tenevano testa alle numerose artiglierie nemiche. In questa opera si distinse il cannoniere Gasperi, che, quasi nudo dopo che i suoi vestiti erano stati quasi interamente bruciati da un razzo incendiario, “rimaneva impassibile, accanto al suo pezzo fra il fulminare dei cannoni austriaci”.
Al terzo assalto della brigata Benedek, spalleggiata dalla brigata Wolgemuhl, la resistenza venne meno, e i superstiti cominciarono il ripiegamento verso Goito, manovra peraltro eseguita con un discreto ordine. Fra gli altri, a Curtatone, si distinse in particolar modo il battaglione degli studenti delle Università di Pisa e di Siena; il Prof. Leopoldo Pilla, famoso geologo, venuto a combattere con i suoi discepoli per l'indipendenza d'Italia, cadde ucciso in questa mirabile resistenza. Fu ferito e fatto prigioniero Giuseppe Manganelli, così come fu ferito anche il Colonnello Campia.
Anche a Montanara i volontari toscani di Giovanetti respinsero due audaci assalti del nemico e con loro gareggiarono in valore i fanti del 2° battaglione del 1° reggimento napoletano. Alla fine però, dopo sei ore di accanitissimo e sanguinoso combattimento, ormai decimati furono costretti a ripiegare su Gazzoldo.
Nella battaglia di Curtatone e Montanara, i poco considerati - fino ad allora - volontari toscani si coprirono di gloria resistendo a forze nemiche doppie e oltre, mandando a vuoto di fatto il disegno strategico del Feldmaresciallo Radetzky che intendeva chiudere fra il Mincio e l'Adige l'esercito piemontese. La Divisione “italiana” del Generale Laurgier ebbe centosessantasei morti, cinquecentodieci feriti e millecentottantasei prigionieri su circa 6000 uomini combattenti. Da parte loro gli austriaci pagarono caro l’azzardo, con circa 1000 uomini fuori combattimento nonostante l’evidente supremazia numerica.
Lo stesso giorno 29, mentre infuriava la battaglia a Curtatone e Montanara, seimila Austriaci scendevano da Rivoli accompagnando un convoglio che doveva rinforzare e rifornire di viveri la fortezza assediata di Peschiera. Anche in questo caso il nemico non riuscì a portare a termine il suo incarico, in quanto a Colmasino, gli “italiani” volontari che difendevano quella posizione resistettero fin quando gli austriaci dovettero ritirarsi oltre Cavaglione, per il sopraggiungere delle forze del Generale Bes, giunto a loro soccorso.
In conseguenza di questa rotta dei soccorsi, la già debole guarnigione austriaca di Peschiera, mancante di viveri dal giorno 26, si arrese l’indomani 30 maggio. Il presidio contava millesettecento uomini; furono trovate centocinquanta bocche da fuoco e una gran quantità di polvere e di proiettili.
Il Radetzky, avuta ragione degli “italiani” a Curtatone e Montanara, avrebbe dovuto marciare su Goito, ma l'improvvisa resistenza trovata lo consigliò di rimandare il giorno dopo il proseguimento dell'azione, il che permise a Carlo Alberto di concentrare su Goito ventiduemila uomini e di vincere ancora il nemico.  

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