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venerdì 26 maggio 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 26 maggio.
Il 26 maggio 1249 Re Enzo venne condotto prigioniero a Bologna a seguito della sconfitta nella battaglia di Fossalta, e incarcerato nel palazzo che ancora oggi porta il suo nome.
Il giorno precedente, nella piccola località di Fossalta presso le sponde del fiume Panaro, avvenne uno scontro storico tra gli schieramenti dei guelfi di Bologna e le forze dei ghibellini di Modena e Cremona e le truppe imperiali di Enzo di Svevia, figlio naturale dell'Imperatore Federico II Hohenstaufen. Nel pomeriggio il giovane re attaccò un gruppo di bolognesi intenti a costruire un ponte sul Panaro per farvi passare carri e macchine d'assedio essendo il Ponte di Sant'Ambrogio difeso dai templari modenesi. Il grosso delle truppe bolognesi vedendo il massacro delle avanguardie guadò il fiume cogliendo le truppe imperiali sui fianchi, a re Enzo non rimase altro da fare se non ordinare la ritirata del grosso delle truppe verso Modena; essendo il torrente Tiepido ingrossato, la cavalleria Ghibellina non riuscì a manovrare fuggendo disordinatamente verso la città. Il sovrano rimase con i suoi cavalieri a coprire la ritirata delle truppe. Dalla furibonda battaglia uscirono vincitori i bolognesi, che non si fecero scappare la succulenta occasione: catturarono Enzo e lo portarono in città, tenendolo come prigioniero (seppur di riguardo) in uno degli edifici che da lui tuttora ne conserva il nome, Palazzo Re Enzo. Sotto le insegne guelfe del comune di Bologna, parteciparono alla battaglia anche miles della Società d’Armi dei Lombardi, della società dei Toschi, della società della Stella e della società dei Beccai. Dopo la battaglia i guelfi modenesi tornarono in città e presero il potere, tra essi vi era il vescovo di Modena Alberto Boschetti. Nell'ottobre seguente i bolognesi posero l'assedio a Modena che venne difesa dal vescovo il quale riuscì tramite la mediazione del papa ad ottenere gli accordi di pace nel dicembre 1249.
Quella funesta battaglia a Fossalta ad Enzo costò molto caro: non riottenne più la libertà, nonostante le ripetute minacce del padre Federico II nei confronti dei bolognesi. Peraltro questi trattarono Enzo molto onorevolmente, consentendogli di ricevere visite, avere servitori e relazioni femminili, non gli concessero però mai di uscire dalle sue stanze.
Prima di morire, Enzo scrisse alla sua Puglia, l'amata terra che lo aveva visto bambino:
« Va', canzonetta mia, e saluta Messere, dilli lo mal ch'i'aggio, quelli che m'à'n balilìa, sì distretto mi tene, ch'eo viver non porraggio; salutami Toscana, quella ched è sovrana in cui regna tutta cortesia; e vanne in Puglia piana, la magna Capitana, là dov'è lo mio core nott'e dia. »
Alla sua morte gli furono dedicate solenni onoranze funebri e fu seppellito (tuttora esiste la sua tomba) nella Basilica di San Domenico della stessa città che l'aveva tenuto prigioniero per ventitré lunghi anni.
In centro via Fossalta ricorda la sede della vittoriosa battaglia bolognese.

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