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sabato 20 maggio 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 20 maggio.
Il 20 maggio 1999, alle 8.30 circa in Via Salaria, viene ucciso Massimo D'Antona, giurista e docente universitario. Un omicidio apparentemente inspiegabile ed imprevedibile. Docente di Diritto del Lavoro a Roma, è soprattutto conosciuto come il consulente dell'allora Ministro Antonio Bassolino.
Poche ore dopo, arriva la rivendicazione, 14 pagine stampate fronte retro, con la stella a cinque punte e il gergo criptico e oscuro tipico delle Nuove brigate Rosse.
"La nostra organizzazione ha individuato il ruolo politico-operativo svolto da Massimo D'Antona ne ha identificato la centralità e, in riferimento al legame tra nodi centrali dello scontro e rapporti di forza e politici generali tra le classi ha rilanciato l'offensiva combattente."
I brigatisti Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce, in attesa dentro un furgone Nissan, scendono e lo apostrofano. Secondo la deposizione di Cinzia Banelli, fu Galesi, armato di una pistola automatica calibro 9x19 senza silenziatore, a far fuoco su D'Antona, svuotando i 9 colpi del caricatore sul professore e infliggendogli il colpo di grazia al cuore. I due si danno poi alla fuga, e poco dopo arrivano i soccorsi: D'Antona viene immediatamente portato al Policlinico Umberto I ma inutile: il medico dichiara nel certificato di morte che l'uomo si è spento alle 9.30 di mattina.
Qui il racconto della moglie di Massimo D'Antona che dice: "Mi chiedevo da che parte potesse venire quell'aggressione, perchè io non avevo idea. Sgomento si. Il senso di perdita era il sentimento prevalente. Ci tenevano sotto controllo da parecchi giorni"
E ancora: "Era un intellettuale, un lavoratore, attraverso la consultazione delle parti sociali cui cercava soluzioni possibili, concrete, realizzabili...per questo lo hanno ucciso". Era un lottatore, un uomo di sinistra, stimatissimo dai suoi colleghi, convinto che la modernizzazione dello Stato e delle amministrazioni pubbliche non è un terreno di scontro politico.
Dopo anni d'indagini l'8 luglio 2005 arriva il verdetto da parte della Corte d'Assise di Roma: ergastolo per Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi e Marco Mezzasalma; Federica Saraceni viene assolta dall'accusa di concorso nell'omicidio, ma condannata a 4 anni e 8 mesi perché ritenuta responsabile di associazione sovversiva. Quattro le assoluzioni: Alessandro Costa e Roberto Badel non sono stati ritenuti colpevoli di banda armata; i fratelli Maurizio e Fabio Viscido sono stati prosciolti dall'accusa di banda armata. Per Costa e Badel è stata disposta la scarcerazione dal presidente della Corte.
Il 20 maggio 2009, a dieci anni dalla morte di D'Antona, al Senato della Repubblica il Ministro Schifani pronunciava queste parole: "Onorevoli colleghi [...] oggi che quegli assassini sono assicurati alla giustizia, il nostro "sforzo costante per coltivare ed onorare la memoria delle loro vittime" secondo le parole pronunciate dal Capo dello Stato in occasione della giornata della memoria, ci impone non soltanto di ricordare, come stiamo facendo quest'oggi, ma di rendere viva la memoria facendo sì che i valori e le idee di Massimo D'Antona siano ancora presenti in tutti gli sforzi compiuti da maggioranza ed opposizione e dalle forze sociali più attente e responsabili - ciascuno nel proprio ruolo - per costruire un mondo del lavoro più moderno e più giusto. Rivolgo perciò, certo di interpretare la volontà dell'intera Assemblea alla moglie Olga D'Antona, a sua figlia Valentina, a tutti i lavoratori che hanno perso con lui un vero difensore, un saluto commosso, nel nome della nostra più profonda vicinanza e solidarietà umana."

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