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venerdì 6 gennaio 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 6 gennaio.
Il 6 gennaio 1994 la pattinatrice Nancy Kerrigan viene bastonata in una aggressione la cui mandante fu la rivale Tonya Harding.
 Questa è una storia di sport. Forse. E’ una storia d’invidia e opportunismo. Meglio. E’ la storia di due atlete, opposte per caratteristiche fisiche e provenienza sociale, accomunate da un solo fattore: l’abilità nel pattinaggio su ghiaccio.
Tonya Maxime Harding nasce a Portland, Oregon, nel 1970. Indossa il suo primo paio di pattini a soli tre anni per volontà della madre, mentre il padre la cresce sin da piccola come un maschio, insegnandole a tagliare la legna, a riparare motori e a sparare col fucile. Sua madre, cameriera part-time con addirittura cinque divorzi alle spalle, trova il tempo e i soldi, nonostante la difficile situazione economica familiare, per far praticare a sua figlia il pattinaggio artistico, vedendo nella biondina Tonya una sorta di investimento per il futuro. La Harding, in effetti, si dimostra molto brava sulle lame e sprigiona una potenza rara per una fanciulla. In palestra sua madre non le risparmia insulti e provocazioni anche durante semplici sessioni di allenamento, atteggiamento censurabile che fa da contraltare alla poca dedizione che la figlia dimostra di avere. Tuttavia il talento, tanto, e la potenza, pure, ci sono e la giovane si scopre atleta di livello rivelando una spiccata propensione per i salti.
Nancy Kerrigan nasce nel 1969 a Stoneham, un centro di ventimila abitanti nel Massachussets. Il padre è un saldatore che manda avanti la famiglia arrotondando con altri lavoretti, la mamma una casalinga che perde la vista quando la figlia ha appena un anno. All’età di sei anni Nancy conosce il pattinaggio e se ne innamora. I genitori faranno l’impossibile per sostenere le ingenti spese che la sua attività su ghiaccio richiedeva, soprattutto nei primi anni. Successivamente ci penserà la bravura della ragazzina a procurare degli sponsor, tutti provenienti dalla comunità cittadina che sostiene in ogni modo la giovane promessa locale. Nancy Kerrigan in pista è l’opposto di Tonya Harding: leggiadra nei movimenti, tutta fiocchi e delicatezza, non rinuncia mai ad esibire il suo sorriso in ogni gara a cui partecipa, incantando il pubblico con esercizi artisticamente perfetti.
Le due si incrociano per la prima volta in una gara di livello nel 1988, ai campionati assoluti statunitensi. La diciannovenne Kerrigan termina dodicesima, mentre la più giovane Harding, alla sua terza partecipazione ai nazionali, è quinta, così come aveva fatto l’anno prima e in una posizione in più rispetto al suo debutto nel 1986. In effetti Tonya sembra essere una delle ragazze più promettenti non solo degli Stati Uniti, ma dell’intero panorama internazionale. A soli sedici anni sapeva eseguire in maniera perfetta salti e combinazioni che secondo molti tecnici la ponevano, in prospettiva, tra le più forti atlete della storia. Il suo difetto principale risiedeva però nel carattere irascibile e scontroso, figlio di una situazione familiare che non aveva mai smesso di peggiorare: nel 1986 il padre aveva abbandonato la famiglia per andare a lavorare in Idaho e Tonya, lasciato il liceo, si era ritrovata a vivere con sua madre e con il suo nuovo compagno, decidendo presto, al compimento del diciottesimo anno, di trasferirsi a casa del suo fidanzato, Jeff Gilloolay. Nel 1989, ai campionati nazionali, la Harding centra la medaglia di bronzo, precedendo di due posizioni una Kerrigan in netta crescita.
Nel marzo 1990 Tonya e Jeff si sposano e la ragazza, ormai indipendente dalla famiglia, ha chiaro in testa il suo obiettivo: le olimpiadi di Albertville 1992. La stagione 1989-90 è interlocutoria. La Harding termina i campionati nazionali soltanto al settimo posto dietro anche alla Kerrigan, quarta. In palestra però si allena come un uomo, sollevando pesi e rafforzando la muscolatura in maniera impressionante. Nel 1991, grazie a tali sforzi, vive la sua stagione di maggior lustro. Sarà la prima statunitense a completare in gara un “triplo Axel”, difficilissimo salto, l’unico con partenza in avanti, che gli permetterà di vincere il titolo americano e di qualificarsi per i mondiali. Dietro di lei la giovanissima fuoriclasse californiana dal cognome orientale, Kristi Yamaguchi, e Nancy Kerrigan, terza, anche lei qualificata per la rassegna iridata di Monaco di Baviera. In Germania le tre finiranno sul podio, con la Yamaguchi oro, la Harding argento e la Kerrigan bronzo.
La vita di Tonya, però, non smette di essere movimentata. La scapestrata ragazza di Portland divorzia nel giugno del 1991 e ottiene dalla polizia un’ordinanza restrittiva che intima all’ex marito di stare lontano da lei, salvo poi ricongiungersi con Jeff nell’estate del 1993. Questo non prima di altre successive separazioni e riconciliazioni, in alcuni casi anche molto rumorose, come nell’ottobre dello stesso anno quando a dividerli dovette intervenire la polizia per fermare Tonya intenzionata ad usare una pistola contro Jeff. Al contempo la Kerrigan stava migliorando la sua tecnica e collezionando risultati sempre più convincenti: ai campionati statunitensi del 1992 è seconda dietro la Yamaguchi (terza la Harding) così come anche ai mondiali dello stesso anno, con la Harding sesta. Il piazzamento più prestigioso lo ottiene ad Albertville, dove conquista la medaglia di bronzo olimpica, dietro a Kristi Yamaguchi e alla giapponese Midori Ito (prima donna della storia ad aver effettuato il triplo Axel, nel 1989) e davanti a Tonya Harding, quarta. Nel 1993 vincerà anche il primo titolo nazionale, fallendo clamorosamente i mondiali, dove arriva da favorita ma non regge la tensione (era in testa dopo il programma corto) commettendo una serie di gravi errori durante il libero e scivolando dal primo al quinto posto.
Fin qui, tutto normale: è la storia di due atlete agli antipodi come formazione, caratteristiche fisiche e tecniche, che gareggiano per primeggiare nella loro disciplina, ma la stagione 1993-94 sarà quella che porterà alla ribalta mondiale ed extrasportiva la vicenda delle due pattinatrici americane. Si parte con alcune prestigiose prove in giro per il mondo: Nancy vince una gara ad Hamar, in Norvegia, nell’impianto che ospiterà i giochi di Lillehammer, mentre Tonya finisce terza nello “Skate America” e quarta nell’ “NHK Trophy” di Tokyo. Nel novembre 1993 arriva una segnalazione ai giudici di una competizione regionale, che informano la Harding di aver ricevuto delle minacce di morte a suo carico. La decisione, senza precedenti, è di farle saltare quella gara, valevole per la qualificazione ai campionati nazionali, e ammetterla direttamente alla prova. L’opinione pubblica, quasi mai dalla parte di Tonya fino a quel momento, si intenerisce di fronte alla vicenda e la giovane Harding appare persino simpatica a chi, fino a poco tempo prima, la ignorava. Addirittura arrivano nelle tasche della giovane di Portland anche ventimila dollari, inviati come omaggio da George Steinbrenner, proprietario dei New York Yankees, non potendo immaginare che in quel modo stava finanziando una delle truffe più infami e mal congegnate della storia.
In effetti non c’era nessun pericolo di morte per Tonya, visto che era stata lei stessa ad inviare la minaccia: faceva tutto parte di un piano per riguadagnare consensi e puntare ai giochi olimpici di Lillehammer, difficili da conquistare sul campo visti i due soli posti a disposizione e con due rivali, Nancy Kerrigan e una giovanissima ragazzina dal nome Michelle Kwan, molto ostiche da superare.
 Tonya individua nella Kerrigan l’obiettivo del suo scellerato progetto: è lei che, con la sua bravura ed il suo angelico visino alla Kathrine Hepburn, avrebbe attirato verso di sé tutte le luci del palcoscenico. Il piano è tanto semplice quanto spietato e consiste nel mettere fuori gioco la rivale organizzando un’aggressione. Jeff Gillooly è il grande manovratore e riesce a mettersi in contatto, tramite un suo vecchio amico di infanzia (tale Shawn Eckardt, ex bodyguard di 140 chili), con Derrick Smith, che ha un nipote, Shane Stant, disposto ad essere il protagonista dell’operazione. Stant non deve far altro che colpire Nancy sul ginocchio con un bastone, mettendola fuori gioco.
Il 28 dicembre i quattro si riuniscono intorno a un un tavolo e definiscono piano e ricompensa: 6.500 dollari a lavoro concluso per Stant, pochi vista la gravità del gesto, tantissimi per la disponibilità della coppia. La riunione verrà registrata di nascosto da Gillooly, che non si fidava fino in fondo dei suoi collaboratori e voleva avere delle prove degli accordi presi.
Nel gennaio 1994 a Detroit si svolgono i campionati nazionali, valevoli per qualificare le prime due atlete ai giochi olimpici. Dopo una sessione di allenamento, Nancy viene fermata da un giornalista del Pittsburg Post Gazette che le chiede di rilasciarle un’intervista. Nel mentre, un uomo vestito di nero si avvicina ai due e colpisce violentemente la giovane ragazza con una mazza di 53 centimetri. Il colpo è fortissimo e la Kerrigan crolla a terra urlante dal dolore. Viene subito soccorsa ma Stant, l’esecutore del piano malvagio, riesce a dileguarsi in pochi secondi. Nancy, colpita poco sopra al ginocchio destro, non riporta fortunatamente nessuna lesione a tendini od ossa, e avrebbe recuperato in un paio di settimane. Resta il fatto che le risulta impossibile partecipare ai campionati nazionali che vengono vinti proprio dalla Harding.
Il piano di Tonya sembra avviato al successo, ma da qui in avanti la situazione le si ritorcerà contro in maniera tanto repentina quanto roboante. Intanto, vista l’eccezionalità del caso, la federazione americana decide di far partecipare ugualmente Nancy alle olimpiadi con una wild card, sacrificando la giovanissima Michelle Kwan, giunta seconda a Detroit. In secondo luogo, le indagini che la polizia aveva avviato sull’aggressione portano in tempi rapidissimi a stringere il cerchio intorno alla Harding. Un amico del padre di Shawn Eckardt (l’amico di infanzia di Jeff Gillooly) rivela alla polizia che esiste una registrazione di quella serata. Quattro giorni dopo l’aggressione, Eckardt e Smith vengono arrestati e dopo altre quarantotto ore Stant confessa. Jeff e Tonya dichiarano di essere all’oscuro di tutto ma dai loro interrogatori (quello della Harding dura dieci ore e mezzo) emergono elementi che portano inevitabilmente a considerare Jeff come artefice principale della manovra. I quattro finiscono in prigione, da dove urlano a gran voce il coinvolgimento della Harding nella vicenda. La federazione, ad inchiesta ancora in corso, decide, nel dubbio, di far partecipare le due atlete ai giochi e di intervenire, semmai, in un secondo momento.
La pentola è comunque stata scoperchiata e a pochi giorni dall’inizio della kermesse di Lillehammer non si parla d’altro. La vicenda della “buona” Kerrigan e della “cattiva” Harding aveva fatto ormai il giro del mondo. Spunta anche un video hot della prima notte di nozze tra Tonya e Jeff, messo in giro da quest’ultimo per vendicarsi della compagna, rea di averlo abbandonato nel momento in cui tutto era stato scoperto. Volente o nolente, mai il pattinaggio su ghiaccio era stato così popolare.
Il 23 febbraio 1994 in Norvegia è il giorno del programma corto. La Harding scende in pista per seconda, subito dopo la “vecchia” fuoriclasse tedesca Katarina Witt, ormai alla soglia dei trent’anni e già con due ori olimpici all’attivo. Dopo 30 secondi Tonya, forse irretita dall’enorme pressione psicologica, sbaglia un salto facile, cade e manda tutto in fumo. E’ decima. Per ventiseiesima, su ventisette atlete iscritte, scende in pista Nancy Kerrigan, al rientro ufficiale dopo l’infortunio. La sua danza su ghiaccio incanta l’Olympic Amphiteatre di Hamar, il pubblico è completamente dalla sua parte e il suo ginocchio sembra non darle alcun problema.
 La sua splendida prestazione la porta spedita in prima posizione dopo il programma corto: il lieto fine che tutti si augurano, si sta per concretizzare. La Kerrigan tuttavia deve fare i conti con i suoi fantasmi, quelli che la portano inevitabilmente a sbagliare ogni qual volta si trova gli occhi di tutto il mondo puntati addosso. Stavolta nel libero commette alcuni piccoli errori, quanto basta per relegarla al secondo posto per un solo decimo di punto dietro all’ucraina Oksana Baiul. Il verdetto sarà comunque molto criticato, ma tant’è: la Kerrigan tornerà a casa con un argento che solo un mese prima sembrava pura utopia. Quanto alla Harding, dopo 45 secondi di programma libero perde tempo a riallacciarsi le stringhe di un pattino che si erano sfilacciate e si rimette in carreggiata, ma ormai è troppo tardi per recuperare. La sua carriera finirà quel giorno di febbraio nella fredda Hamar, con l’ottavo posto olimpico e la successiva squalifica a vita, dovuta ai risvolti di un processo che la dichiarerà inevitabilmente coinvolta nell’aggressione alla Kerrigan.
Il programma corto del 23 febbraio, mandato in onda in differita di poche ore, farà registrare sull’emittente americana Cbs l’ascolto più alto degli ultimi undici anni ed il sesto di sempre della storia per uno show televisivo negli Stati Uniti, dietro solo a due edizioni del Superbowl ed a tre episodi finali di serial di successo come M*A*S*H, Dallas e Radici, vere e proprie “religioni” per il pubblico a stelle e strisce.
Oggi Nancy Kerrigan è una bellissima signora sposata con il suo ex agente Jerry Solomon, ha due figli e un ricco patrimonio costruito sull’onda lunga di quello che accadde in quei drammatici mesi. Ha inoltre fondato un istituto che si occupa di non vedenti, la Nancy Kerrigan Foundation, e partecipa saltuariamente a tour ed esibizioni, dedicando la maggior parte del suo tempo ad attività umanitarie.
 Tonya Harding è invece sprofondata sempre più nel baratro. In seguito al processo ha svolto come pena oltre cinquecento ore di servizi sociali, pagando 150 mila dollari in multe e spese processuali. Proverà a rifarsi una vita risposandosi e divorziando una volta ancora.
 Tenterà inutilmente di riemergere con la boxe e con una discutibile carriera da spogliarellista, finendo anche in carcere per alcolismo.

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