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mercoledì 16 novembre 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 novembre.
Il 16 novembre 42  a.C. nacque Tiberio, secondo imperatore di Roma.
Esponente dell’antica famiglia patrizia Claudia, adottato da Augusto, apparterà poi alla Julia. Rappresentanti della famiglia Claudia furono Appio Claudio, che nel 450 a.C. scrisse la legge delle XII tavole e Appio Claudio il Cieco che nel 312 a.C. costruì il primo acquedotto e la via Appia. Il periodo del suo potentato sarà caratterizzato dalla lotta tra i Claudi e gli Juli, vi saranno innumerevoli omicidi e assassini. In realtà si trattava di un contrasto tra due classi: la prima legata a Tiberio, basata sul mantenimento del proprio potere e delle proprie attività commerciali; la seconda legata alla politica di Augusto, cioè all’espansionismo, all’intensificazione dei commerci e degli affari. Figlio di Tiberio Claudio Nerone (che aveva parteggiato per Bruto) e Livia, fratello di Druso. Livia poi sposerà Augusto e porterà con se Druso, mentre Tiberio rimarrà con il padre, che morirà quando il figlio avrà 9 anni e tornerà con la madre e l’imperatore.
Sposò prima Vipsania, si trattò di vero amore, ed ebbe come figlio Druso Cesare, amante dei giochi, delle feste e del teatro, dedito a facili costumi ed al vino, amato dal padre forse proprio perché rappresentava quello che lui avrebbe voluto essere. Il fratello Druso, sposato con Antonia minore, figlia di Ottavia e Marco Antonio, ebbe 3 figli: Livilla (futura moglie di Druso Cesare, lo uccise assieme a Seiano, capo dei pretoriani, di cui era amante), Claudio (futuro imperatore, un po’ deforme e amante degli studi), Germanico.
Per ordine dell’imperatore Augusto, lasciò Vipsania e sposò Julia, donna di facili costumi, figlia dello stesso, dalla precedente unione con Scribonia, moglie prima di Marcello, figliastro di Marco Antonio, e poi di Marco Vipsanio Agrippa, grande consigliere di Augusto e suo braccio armato, da cui ebbe 5 figli: Julia, Agrippa Postumo, Agrippina maggiore (esponente della famiglia Julia, ostacolerà sempre Tiberio; sposa di Germanico da cui avrà 5 figli: Nerone, Caligola, Livilla, Druso e Agrippina minore, che, sposando Domizio Enobarbo, avrà come figlio Nerone), Caio Cesare e Lucio Cesare.
Julia cospirò contro il padre e fu mandata in esilio a Pianosa, assieme alle figlie. Nel tempo morirono tutti i probabili successori di Augusto: Marcello, Agrippa (in Asia), Druso (in Germania), Caio e Lucio Cesare (in oriente), Julia fu confinata alle Tremiti, Agrippa Postumo (confinato a Pianosa, rappacificato da Augusto ormai morente, e forse ucciso da Livia o dallo stesso Augusto, forse da Tiberio poco prima di salire al potere), infine Germanico (forse assassinato per mano di Tiberio dopo che questi divenne imperatore o per mano di Livia che odiava gli Juli).
Intorno all’anno 0, non si recò in Armenia per sedare una rivolta e abitò per alcuni anni a Rodi, che sarà poi richiamata da Capri, dove studiò la retorica e l’eloquenza. Si distinse in guerra in Pannonia, contro i Parti, ottenne un buon accordo di pace in Armenia, sedò una rivolta in Dalmazia e Illiria, ottenne diversi successi in Germania, attestò una linea difensiva sul Reno e, successivamente, impedì al figliastro Germanico di avanzarvi, annesse all’impero Renania e Norico. Nel 14 d.C. si racconta che Livia avvelena il marito Augusto a Nola, per favorire il figlio Tiberio, (come farà Agrippina con Claudio, per il figlio Nerone) che corre subito nella città campana.
Fu dunque Imperatore dal 14 al 37 d.C.;
Simboleggia gli ottimati: evocatore degli antichi costumi e della disciplina. Dedito all’obbedienza, taciturno, discreto artista ed esteta. E’ un rappresentante dello stoicismo e cerca di fermare il processo di ellenizzazione, che già sotto il dominio di Augusto, Roma aveva subito. Ripristina la durezza dei costumi romani; vieta il culto della sua persona; instaura il culto del divo Augusto, per ottenere di riflesso un rispetto personale; fingendo di riavvicinarsi alla repubblica, accentra il suo potere. E’ il fautore della moderatio, per cui appoggia una politica economica parsimoniosa e una politica militare intesa a non continuare nelle conquiste, ma a mantenere i territori, consolidandoli. Nel suo regno vi saranno crisi economiche che, per risolverle, attingerà anche dal tesoro personale;
Continua la tirannide introdotta da Silla, provata da Catilina, iniziata da Cesare e perfezionata da Augusto: questo potere veniva trasmesso alla propria discendenza. Come il padre adottivo impiegherà i processi contro i cospiratori, anche se all’inizio diede importanza al Senato e sembrava restaurare la repubblica. Si avvalse prima di Pisone, che venne poi ucciso, per controllare e poi uccidere Germanico durante una missione in Siria. Poi accettò la collaborazione di Seiano, che verrà successivamente ucciso, che eliminò tutti gli oppositori: alla morte di Livia, mentre Tiberio viveva a Capri, Agrippina fu confinata prima a Ercolano poi a Ventotene, Nerone a Ponza, dove verrà ucciso, e Druso; il più piccolo, fu incarcerato nella casa di Tiberio. L’imperatore nel tempo divenne taciturno e sospettoso. Proverbiale era la sua superbia, tipica dei Claudi.
Ristruttura il Tempio dei dioscuri Castore e Polluce, simboleggiando la sua unione col fratello morto; fece diventare il tempio della Concordia suo personale museo. Fa erigere nel foro di Augusto un arco a Germanico (per ringraziarlo dalla fine dell’espansione in Germania) ed a suo figlio Druso Cesare, ucciso forse perché incapace di impedire l’avanzata di Agrippina. La sua dimora era sul Palatino, sotto gli Horti Farnesiani. Successivamente fu la volta delle 12 ville di Capri, luogo di isolamento. Attinse alle sue casse personali per combattere usure e catastrofi (incendi, crolli di palazzi). Sotto il suo regno muore Gesù, sembra che Tiberio volesse adorare il dio dei cristiani assieme agli altri, ma non è stato confermato. La storia ce lo tramanda come dissoluto, perché nessuno storico è a suo favore. Isolato a Capri, circondato solo da Caligola che vive con lui, fa fuori Seiano e la sua famiglia con l’aiuto di Macrone. Da questo momento inizia una fase di repressione, di torture e di incarcerazioni, che mieterà molte vittime tra cui si ricorda: Agrippina e Druso Minore. Tiberio muore nel 37 d.C. a Capo Miseno, forse ucciso da Macrone e Caligola, che prese il suo posto, uccidendo Tiberio Gemello, nipote di Tiberio.


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