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venerdì 11 novembre 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'11 novembre.
L'11 novembre 1675 Gottfried Leibniz per la prima volta utilizza il calcolo integrale, di sua invenzione, per trovare l'area delimitata dalla superficie individuata da una funzione y=f(x).
Gottfried Wilhelm von Leibniz nasce a Lipsia (Germania) il giorno 21 giugno 1646. Precoce talento dotato di una notevole intelligenza, a soli sei anni impara il latino leggendo Tito Livio e a quindici anni entra all'Università di Lipsia. Due anni dopo consegue la laurea in Filosofia; continua gli studi e passati altri tre anni consegue un dottorato in Legge.
Nel 1673 Leibniz presenta alla Royal Society di Londra la prima calcolatrice meccanica in grado di moltiplicare e dividere. L'innovazione principale rispetto alla precedente pascalina è costituita dall'introduzione del traspositore. Questa invenzione non avrà immediata applicazione per le difficoltà di realizzazione, ma frutta comunque al tedesco l'ammissione alla Royal Society. La sua calcolatrice verrà ripresa nel 1820 da Xavier Thomas de Colmar il quale darà vita alla base di quasi tutte le calcolatrici meccaniche a quattro operazioni che saranno successivamente realizzate.
Tra le grandi intuizioni di Leibniz vi è anche l'introduzione del sistema numerico binario; l'idea all'epoca era priva di applicazioni e bisognerà attendere l'800 perchè venga ripresa e sviluppata da George Boole.
Leibniz viene inoltre accreditato assieme ad Isaac Newton per l'invenzione, che risale al 1670 circa, del calcolo infinitesimale. A Leibniz si deve comunque il termine "funzione" (coniato nel 1694) che il tedesco usa per individuare una quantità la cui variazione è fornita da una curva e per individuare la pendenza di tale curva e un suo punto particolare. Contestualmente introduce diverse notazioni usate nel calcolo che rimarranno fino ai giorni nostri, ad esempio il segno dell'integrale che rappresenta una S allungata (dal latino summa) e la d usata per le derivate (dal latino differentia).
Pensando che i simboli fossero molto importanti per la comprensione delle cose, Leibniz cerca di sviluppare un "alfabeto del pensiero umano" (da lui chiamato mathesis universalis), nel quale cerca di rappresentare tutti i concetti fondamentali usando simboli; l'intenzione è quella di combinare questi simboli per rappresentare pensieri più complessi: non giungerà però alla conclusione di questo ambizioso programma.
Il contributo filosofico di Gottfried Leibniz alla metafisica è basato sulla Monadologia, che introduce le Monadi come "forme sostanziali dell'essere". Sono delle specie di atomi spirituali, eterne, non scomponibili, individuali, seguono delle leggi proprie, non interagiscono, ma ognuna di esse riflette l'intero universo in un'armonia prestabilita. Dio e l'uomo sono anche monade: le monadi differiscono tra loro per la diversa quantità di coscienza che ogni monade ha di sé e di Dio al suo interno.
Questo concetto di monade risolve il problema dell'interazione tra mente e materia che sorge nel sistema di Cartesio, così come l'individuazione all'apparenza problematica nel sistema di Baruch Spinoza, che rappresenta le creature individuali come semplici modificazioni accidentali di un'unica sostanza.
Secondo questo pensiero il mondo deve essere il migliore e più equilibrato dei mondi possibili, in quanto creato da un Dio perfetto. In questo modo si risolve a priori il problema del male, non a posteriori con un premio ultraterreno per i giusti, che Kant userà per argomentare l'immortalità dell'anima. Le idee non sono incompatibili.
A Leibniz si deve l'invenzione della matematica dei limiti ed il principio degli indiscernibili, utilizzato nelle scienze; secondo questo principio, due cose che appaiono uguali e fra le quali la ragione non trova differenze, sono uguali. Da questo principio deduce il principio di ragion sufficiente per il quale ogni cosa che è, ha una causa.
Il principio di ragion sufficiente, davanti ai mali del mondo, obbliga a trovare una giustificazione, senza negare l'esistenza; ciò a differenza della posizione di Sant'Agostino e di altri filosofi.
La sua frase "Viviamo nel migliore dei mondi possibili" viene guardata con divertimento dai suoi contemporanei, soprattutto Voltaire, che farà una parodia di Leibniz nella sua novella "Candide"; nel racconto Leibniz appare come un certo Dottor Pangloss: a partire da quest'opera il termine "panglossismo" si riferirà a persone che sostengono di vivere nel miglior mondo possibile.
La concezione di Leibniz è contrapposta alla tesi di Newton di un universo costituito da un moto casuale di particelle che interagiscono secondo la sola legge di gravità. Tale legge secondo Leibniz è insufficiente a spiegare l'ordine, la presenza di strutture organizzate e della vita nell'universo.
Leibniz è anche ritenuto la prima persona ad aver suggerito che il concetto di retroazione fosse utile per spiegare molti fenomeni in diversi campi di studio.
Sviluppa inoltre un'idea di sistema economico. Leibniz considera che la schiavitù non migliora la produttività: è invece uno spreco perché la vera ricchezza risiede nelle capacità dei cittadini di inventare. L'utopia anche se non può essere raggiunta, vale come limite a cui tendere.
Il suo scritto "La Società e l'Economia" nasce all'interno di una disputa con il filosofo liberista John Locke. Leibniz ritiene che uno Stato debba favorire la creazione d'invenzioni, di macchine e di manifatture, al fine di liberare l'uomo dal lavoro fisico più alienante e di dare alla società più pensatori e più capacità.
Nel saggio politico "Sulla legge naturale" afferma che la società perfetta è quella il cui obiettivo è la felicità suprema e generale. Dal suo enorme epistolario, risulta una sua influenza presso molte corti europee, fino alla Russia di Pietro il Grande del quale il tedesco diviene per un certo periodo consigliere personale. Nell'arco di anni di attività diplomatica Leibniz tesse nel mondo una fitta rete di amicizie con pensatori repubblicani, amicizie che rientravano anche nel programma politico che Benjamin Franklin e Alexander Hamilton avevano in mente per l'America.
Il pensiero economico di Leibniz muove una critica preventiva sia a Karl Marx che ad Adam Smith. Secondo Leibniz la ricchezza di una nazione non risiede né nelle ore di lavoro incorporate nei beni - e nella fatica necessaria a produrli - né nell'abbondanza di oro che corrisponde ad un attivo della bilancia commerciale (più esportazioni che importazioni). La ricchezza è per lui in primo luogo la capacità di una nazione di produrre beni. E il principale prodotto di una società sono le persone; la ricchezza consiste nella disponibilità di un capitale umano di conoscenza e di un'industria manifatturiera in grado di garantire un futuro alla crescita economica. Ogni repubblica secondo Leibniz avrebbe dovuto investire nell'istruzione e mantenere una propria industria manifatturiera. Da un certo punto di vista anche alle nazioni Leibniz applica la nozione di monade.
Gottfried Wilhelm von Leibniz muore ad Hannover il 14 novembre 1716.

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