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giovedì 10 novembre 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 10 novembre.
Il 10 novembre 1975 a Osimo viene siglato il cosiddetto "trattato di Osimo" che regolava le diatribe sul passaggio di territorio tra Italia e Jugoslavia dopo la seconda guerra mondiale.
Il Trattato di Osimo  sancisce la cessione della Zona B dell'ex Territorio libero di Trieste, ovvero dell'Istria nord-occidentale alla Jugoslavia, riconoscendo lo stato di fatto venutosi a realizzare dopo la fine della seconda guerra mondiale. Esso conclude la fase storica iniziata nel 1947 quando si decise la prima divisione dell'Istria con un trattato internazionale dopo l'occupazione della zona istriana, ancora nei confini dello Stato italiano, da parte dell'armata iugoslava nel 1945.
Nel trattato le questioni riguardanti la salvaguardia dell'identità della popolazione di lingua italiana in territorio jugoslavo (in gran parte diminuita dopo l'esodo della maggioranza degl'italiani) vengono demandate alla stesura di ulteriori protocolli d'intesa. Lo stesso vale anche per la popolazione di lingua e cultura slovena che vive in territorio italiano.
Per il suo contenuto venne avversato da parte delle popolazioni coinvolte, soprattutto dagli esuli italiani che hanno sempre sostenuto di essere stati abbandonati dall'Italia e che aspettano ancora in molti casi un equo indennizzo od una equa soluzione per i loro beni immobili, spesso nazionalizzati. Al momento attuale la Croazia restituisce beni immobili nazionalizzati a cittadini croati, austriaci e israeliani, escludendo quelli italiani.
Morto da qualche anno il Maresciallo Tito, crollato il sistema dei regimi comunisti dell'Est, anche la Jugoslavia è giunta al capolinea ed al disfacimento. Al suo posto sono nate nuove realtà statuali. Sotto la pressante spinta di Bonn, due di questi nuovi stati, Slovenia e Croazia, vengono riconosciute dai paesi europei e tra questi anche dall'Italia.
Con questo atto di riconoscimento tutte le precedenti vicende, relative ai confini orientali d'italia (Trattato di Pace, Memorandum di Londra, Trattato di Osimo), risultano dunque superate e ciò proprio dall'accettazione italiana dei nuovi confini sloveni. L'Istria entra così inequivocabilmente ad essere parte o della Slovenia o della Croazia.
I negoziatori italiani pongono almeno due limitazioni, all'atto del riconoscimento: l'impegno di Croazia e Slovenia a garantire la tutela e l'unitarietà della minoranza italiana in Istria e, poi, la questione aperta della restituzione agli Esuli italiani dei beni immobili espropriati dal regime di Tito.
Sarà proprio su questi due temi (minoranza italiana e restituzione delle case) che si incentrerà, negli anni successivi, il contenzioso tra Roma, Lubiana e Zagabria. Contenzioso che con il ministro Martino, del Governo Berlusconi, arriverà a concretizzarsi nel veto italiano, a livello europeo, all'ingresso di Lubiana nell'Unione Europea; veto che verrà mantenuto dal successore di Martino, Susanna Agnelli, ed anzi fatto recepire dagli stessi organismi comunitari. Sarà infatti Bruxelles a ribadire che le porte europee resteranno sbarrate per la Slovenia, se Lubiana non avrò prima risolto il contenzioso con l'Italia.
Nel 1996 si giunge ormai all'ultimo atto. A Roma è stato appena formato il governo Prodi. Sottosegretario agli Esteri figura l'on. Piero Fassino il quale consegna alla Slovenia la rinuncia italiana ad ogni veto, affinché le porte d'Europa si possano spalancare per Lubiana. Il tutto senza ottenere, e nemmeno chiedere niente di niente in contropartita.
La minoranza italiana e la sua unitarietà restano così in balia dei governanti sloveni; quanto ai beni confiscati agli Esuli,  Fassino ottiene la vaga promessa che essi quei beni forse potranno ricomprarseli. Promessa mai mantenuta.


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