Buongiorno, oggi è il 17 aprile.
Il 17 aprile 1944 Berceto, in Toscana, fu teatro di una tragica strage nazifascista.
Gli abitanti della piccola frazione di Berceto, nell’aprile 1944, aspettavano come tanti Italiani la fine della guerra, che ormai andava avanti da quasi quattro anni: dopo lo sbarco alleato in Sicilia, anche la penisola era teatro di scontri e battaglie furiose tra gli Anglo-Americani in risalita e le forze tedesche della Wermacht, con le truppe della Repubblica Sociale Italiana, che tentavano una strenua resistenza. Sfondata la Linea Gustav, l’avanzata degli Alleati raggiunse il 6 giugno 1944 (lo stesso giorno dello sbarco in Normandia) la città di Roma e, nell’agosto seguente, Firenze. A questo punto, le truppe alleate vennero bloccate dalla nuova linea difensiva, la Gotica, che correva dalla Versilia, si snodava lungo la Valle della Garfagnana, per raggiungere il settore adriatico tra Rimini e Forlì. Anche le forze partigiane, nelle retrovie, cominciarono ad intensificare gli attacchi e gli agguati agli avamposti tedeschi e italiani più isolati, spesso causando, come unico risultato, feroci rappresaglie che colpivano la popolazione civile. Come se non bastasse, dal cielo piovevano tonnellate e tonnellate di bombe sganciate dai bombardieri inglesi e americani. Un triste destino colpì anche Berceto, piccolo agglomerato del Comune di Rufina, alle porte di Firenze.
Il 16 aprile 1944, un gruppo di quattro partigiani scese verso le abitazioni cercando un riparo per la notte, trovandolo presso alcune case di contadini: per evitare eventuali rappresaglie, visti i movimenti delle truppe tedesche nelle vallate circostanti, i quattro rassicurarono le famiglie che li ospitavano che sarebbero ripartiti l’indomani mattina, alle prime luci dell’alba. Venne il giorno dopo e i partigiani indugiarono a partire, fino a mattina inoltrata: improvvisamente, un reparto tedesco fece irruzione nell’abitazione, catturando subito due dei partigiani presenti, mentre i rimanenti fuggirono; fu poi appurato che i due che riuscirono ad allontanarsi erano due informatori delle autorità tedesche. A questo punto, dopo aver fucilato i due ricercati, le truppe tedesche si rivalsero su quei civili che avevano dato ospitalità e riparo ai due partigiani: nella rappresaglia che ne seguì, vennero uccise nove persone (cinque donne, due bambine di pochi anni e due anziani): Alessandro e Isola Ebicci, di 78 anni e 49 anni; Fabio e Iolanda Soldeti, di 81 anni e 19 anni; Giulia Vangelisti, di 46 anni, e le sue quattro figlie, Bruna (23 anni), Angelina (22 anni), Anna Maria (3 anni) e Iole (9 anni), unitamente ai due partigiani, Gugliemo Tesi e Mauro Chiti. Come segno di riconoscenza per il tributo di sangue offerto dalla piccola Berceto, è stata conferita la Medaglia di Bronzo al Merito Civile alla frazione: “Nel corso del secondo conflitto mondiale, la popolazione della cittadina toscana, animata da fiera ostilità nei confronti del regime fascista, per aver favorito la lotta partigiana, venne fatta oggetto di una feroce rappresaglia. La Frazione di Berceto fu teatro di una atroce strage, nella quale furono uccisi undici civili, fra cui donne, bambini ed anziani. Nobile esempio di sacrificio ed amor patrio. Berceto, Frazione di Rufina, Firenze, 17 aprile 1944”.
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mercoledì 17 aprile 2024
martedì 16 aprile 2024
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 16 aprile.
Il 16 aprile 1971 i Rolling Stones pubblicano "Brown Sugar", una hit che conquisterà le vette delle classifiche musicali di tutto l'Occidente.
I Rolling Stones sono uno dei gruppi rock più famosi del pianeta e uno dei più importanti dell’intera storia del rock. Di origine britannica, sono formati da Mick Jagger (voce, armonica, chitarra), Keith Richards (chitarra, voce), Ronnie Wood (chitarra, cori), Charlie Watts (batteria, percussioni).
Insieme sono diventati una leggenda del rock mondiale, punto di riferimento per tutti gli artisti in questo campo e soprattutto idoli per diverse generazioni di giovani e non solo. La loro musica può definirsi il perfetto mix di rock e blues, evolvendosi proprio dai ritmi del rock and roll degli anni ’50.
I Rolling Stones (spesso indicati solo come Stones) sono diventati famosi oltre che per la loro musica anche per la loro trasgressione: furono tra i primi a fare riferimento nelle loro canzoni alla droga, al sesso, all’alcool e molto spesso passarono dal testo alla realtà, trasgredendo anche nella vita e diventando icone degli eccessi. Furono infatti chiamati “brutti, sporchi e cattivi” proprio per la loro vita borderline, in contrapposizione ai Beatles, l’altro gruppo inglese entrato nella storia della musica, ma universalmente riconosciuto come quello dei bravi ragazzi.
In realtà tra i due gruppi non c’erano grosse rivalità ma rapporti di stima e di amicizia. I Rolling Stones però premevano molto su questa contrapposizione, proprio per proporsi come una band fuori dal coro e dagli schemi.
Le “pietre rotolanti” erano originariamente cinque ragazzi inglesi appassionati di rhythm & blues, che adoravano suonare la chitarra e soprattutto la buona musica. I cinque erano molto diversi per estrazione sociale e infanzia; alcuni di loro nacquero da genitori insegnanti (Lewis Brian Jones), altri invece da famiglie operaie (Keith Richards), altri ancora di estrazione sociale più elevata (Charles Watts era figlio di un pilota della RAF).
I ragazzi si conobbero sui banchi di scuola e la musica ebbe sempre un posto importante nelle loro vite: iniziarono a suonare prima da soli e poi nei gruppi parrocchiali, intraprendendo la strada della musica.
L’unione ufficiale e la nascita dei Rolling Stones avvenne il 12 luglio 1962 quando negli studi della BBC il musicista Alexis Corner chiese al gruppo di sostituirli nella registrazione televisiva: suonarono così insieme Brian Jones, Mick Jagger, Keith Richards, Mick Taylor e Ian Stewart.
L’esordio ufficiale avvenne nel tempio del rock di Londra, il Marquee e il successo fu presto enorme.
Nel gennaio del 1963 Charlie Watts entrò ufficialmente nel gruppo sostituendo Tony Chapman alla batteria.
Gli anni dell’esordio (1962-1963) li vide associarsi all’etichetta Decca Records e contrapporsi ai Beatles come immagine e target. Famoso fu lo slogan pubblicitario: “Lascereste andare vostra figlia con un Rolling Stone?”.
Nel 1965 per la prima volta ottennero un enorme successo con il brano “Satisfaction”. Proprio in questo periodo Jones e Richard introdussero la tecnica della tessitura di chitarra (guitar weaving): i due chitarristi suonano la parte ritmica e solistica nello stesso momento. Richard dichiarò che ascoltando alcuni lavori di gruppo gli venne in mente questa tecnica per far assomigliare il suono di due chitarre a quello di quattro o cinque.
Nel 1966 uscì il primo disco composto da canzoni esclusivamente scritte da loro “Aftermath”. Seguì un periodo di concerti e un successo mondiale, dal quale però i componenti del gruppo uscirono piuttosto stanchi, anche a causa dell’eccessivo uso di alcool e droga.
Nel 1969 Brian Jones morì in circostanze misteriose: venne sostituito nel gruppo da Mick Taylor. Brian sarà però sempre rimpianto per l’immagine che diede al gruppo.
Il periodo di Taylor fu però comunque importante per il riavvicinamento al blues e alla freschezza di nuovi arrangiamenti ma sarà sostituito nel 1974.
Gli anni Settanta trascorsero tra successi in vetta alla classifica, come gli album Black and blue, Love you live e Some girls.
Nel 1974 Mick Taylor decise di abbandonare il gruppo, provocando grandi difficoltà agli Stones. Venne chiamato Ry Cooder che accompagnò la band nel tour di quell’anno; alla fine anche Ry Cooder non seppe gestire la convivenza con la sregolata formazione inglese, così per sostituirlo venne ingaggiato nel 1975 Ron Wood (amico di vecchia data che lavorò in passato con Rod Stewart nel Jeff Beck Group e nei Faces).
Keith Richards e Mick Jagger iniziarono poi ad avere delle divergenze: il primo voleva tornare al rock and roll, il secondo invece avvicinarsi al pop.
Si sentì così nell’aria lo scioglimento e la crisi, sancita con la pubblicazione nel 1988 da parte di Keith Richards del suo primo album da solista (Talk is cheap).
Negli anni 90’ i Rolling Stones tornarono a calcare le scene e a produrre un album ogni tre anni, seguito da tour mondiali.
Così dal 2000 in poi proseguirono i mega concertoni che la band tenne in tutto il mondo senza mai perdere spettatori e pubblico. In Italia i Rolling Stones vennero più volte; una delle più recenti esibizioni fu quella del 22 giugno 2014 a Roma, al Circo Massimo, davanti ad un pubblico di 71.000 spettatori.
Il mito dei Rolling Stones continua attraverso le generazioni, incarnando l’ideale di musica rock, aggressiva, potente e forte. Il loro simbolo (la lingua con la bocca spalancata) è diventato una delle icone più famose del mondo a dimostrazione che nonostante tutti i cambiamenti, i periodi di crisi e lo scioglimento, i brutti-sporchi e cattivi della musica mondiale non hanno mai mollato.
Il 16 aprile 1971 i Rolling Stones pubblicano "Brown Sugar", una hit che conquisterà le vette delle classifiche musicali di tutto l'Occidente.
I Rolling Stones sono uno dei gruppi rock più famosi del pianeta e uno dei più importanti dell’intera storia del rock. Di origine britannica, sono formati da Mick Jagger (voce, armonica, chitarra), Keith Richards (chitarra, voce), Ronnie Wood (chitarra, cori), Charlie Watts (batteria, percussioni).
Insieme sono diventati una leggenda del rock mondiale, punto di riferimento per tutti gli artisti in questo campo e soprattutto idoli per diverse generazioni di giovani e non solo. La loro musica può definirsi il perfetto mix di rock e blues, evolvendosi proprio dai ritmi del rock and roll degli anni ’50.
I Rolling Stones (spesso indicati solo come Stones) sono diventati famosi oltre che per la loro musica anche per la loro trasgressione: furono tra i primi a fare riferimento nelle loro canzoni alla droga, al sesso, all’alcool e molto spesso passarono dal testo alla realtà, trasgredendo anche nella vita e diventando icone degli eccessi. Furono infatti chiamati “brutti, sporchi e cattivi” proprio per la loro vita borderline, in contrapposizione ai Beatles, l’altro gruppo inglese entrato nella storia della musica, ma universalmente riconosciuto come quello dei bravi ragazzi.
In realtà tra i due gruppi non c’erano grosse rivalità ma rapporti di stima e di amicizia. I Rolling Stones però premevano molto su questa contrapposizione, proprio per proporsi come una band fuori dal coro e dagli schemi.
Le “pietre rotolanti” erano originariamente cinque ragazzi inglesi appassionati di rhythm & blues, che adoravano suonare la chitarra e soprattutto la buona musica. I cinque erano molto diversi per estrazione sociale e infanzia; alcuni di loro nacquero da genitori insegnanti (Lewis Brian Jones), altri invece da famiglie operaie (Keith Richards), altri ancora di estrazione sociale più elevata (Charles Watts era figlio di un pilota della RAF).
I ragazzi si conobbero sui banchi di scuola e la musica ebbe sempre un posto importante nelle loro vite: iniziarono a suonare prima da soli e poi nei gruppi parrocchiali, intraprendendo la strada della musica.
L’unione ufficiale e la nascita dei Rolling Stones avvenne il 12 luglio 1962 quando negli studi della BBC il musicista Alexis Corner chiese al gruppo di sostituirli nella registrazione televisiva: suonarono così insieme Brian Jones, Mick Jagger, Keith Richards, Mick Taylor e Ian Stewart.
L’esordio ufficiale avvenne nel tempio del rock di Londra, il Marquee e il successo fu presto enorme.
Nel gennaio del 1963 Charlie Watts entrò ufficialmente nel gruppo sostituendo Tony Chapman alla batteria.
Gli anni dell’esordio (1962-1963) li vide associarsi all’etichetta Decca Records e contrapporsi ai Beatles come immagine e target. Famoso fu lo slogan pubblicitario: “Lascereste andare vostra figlia con un Rolling Stone?”.
Nel 1965 per la prima volta ottennero un enorme successo con il brano “Satisfaction”. Proprio in questo periodo Jones e Richard introdussero la tecnica della tessitura di chitarra (guitar weaving): i due chitarristi suonano la parte ritmica e solistica nello stesso momento. Richard dichiarò che ascoltando alcuni lavori di gruppo gli venne in mente questa tecnica per far assomigliare il suono di due chitarre a quello di quattro o cinque.
Nel 1966 uscì il primo disco composto da canzoni esclusivamente scritte da loro “Aftermath”. Seguì un periodo di concerti e un successo mondiale, dal quale però i componenti del gruppo uscirono piuttosto stanchi, anche a causa dell’eccessivo uso di alcool e droga.
Nel 1969 Brian Jones morì in circostanze misteriose: venne sostituito nel gruppo da Mick Taylor. Brian sarà però sempre rimpianto per l’immagine che diede al gruppo.
Il periodo di Taylor fu però comunque importante per il riavvicinamento al blues e alla freschezza di nuovi arrangiamenti ma sarà sostituito nel 1974.
Gli anni Settanta trascorsero tra successi in vetta alla classifica, come gli album Black and blue, Love you live e Some girls.
Nel 1974 Mick Taylor decise di abbandonare il gruppo, provocando grandi difficoltà agli Stones. Venne chiamato Ry Cooder che accompagnò la band nel tour di quell’anno; alla fine anche Ry Cooder non seppe gestire la convivenza con la sregolata formazione inglese, così per sostituirlo venne ingaggiato nel 1975 Ron Wood (amico di vecchia data che lavorò in passato con Rod Stewart nel Jeff Beck Group e nei Faces).
Keith Richards e Mick Jagger iniziarono poi ad avere delle divergenze: il primo voleva tornare al rock and roll, il secondo invece avvicinarsi al pop.
Si sentì così nell’aria lo scioglimento e la crisi, sancita con la pubblicazione nel 1988 da parte di Keith Richards del suo primo album da solista (Talk is cheap).
Negli anni 90’ i Rolling Stones tornarono a calcare le scene e a produrre un album ogni tre anni, seguito da tour mondiali.
Così dal 2000 in poi proseguirono i mega concertoni che la band tenne in tutto il mondo senza mai perdere spettatori e pubblico. In Italia i Rolling Stones vennero più volte; una delle più recenti esibizioni fu quella del 22 giugno 2014 a Roma, al Circo Massimo, davanti ad un pubblico di 71.000 spettatori.
Il mito dei Rolling Stones continua attraverso le generazioni, incarnando l’ideale di musica rock, aggressiva, potente e forte. Il loro simbolo (la lingua con la bocca spalancata) è diventato una delle icone più famose del mondo a dimostrazione che nonostante tutti i cambiamenti, i periodi di crisi e lo scioglimento, i brutti-sporchi e cattivi della musica mondiale non hanno mai mollato.
lunedì 15 aprile 2024
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 15 aprile.
Il 15 aprile 2010 l'eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajökull provoca il caos per l'aviazione europea.
Fu un evento di portata storica, che dimostrò come le attività umane siano vulnerabili e fragili anche nel XXI secolo di fronte ai fenomeni naturali.
L’immissione nell’atmosfera di enormi quantità di cenere, dovute al parziale scioglimento del ghiacciaio Eyjafjallajökull che ricopriva l’area del cratere, obbligò le autorità alla sospensione dei voli per intere settimane in tutto il continente europeo per il rischio di danneggiamento ai velivoli. Vennero cancellati decine di migliaia di voli, e milioni di passeggeri restarono a terra.
Il periodo peggiore fu fra il 14 ed il 23 aprile 2010, ma ci furono nuovi blocchi fino a maggio. Un anno dopo, nel 2011, ci fu un nuovo blocco, stavolta più ridotto.
L’attività vulcanica dell’Eyjafjöll, uno stratovulcano situato nel sud dell’Islanda ed il cui nome è stato spesso confuso con quello del ghiacciaio che lo ricopre, iniziò a fine 2009 dopo circa due secoli di inattività, incrementando fino all’eruzione del 20 marzo 2010 classificata di grado 1 nell’indice di esplosività vulcanica (VEI). Da allora e fino al 14 aprile 2010, l’attività fu di tipo effusivo.
Il 14 aprile iniziò una seconda fase eruttiva, di tipo esplosivo (anche se non particolarmente violenta). Fu a questo punto che il ghiacciaio che ricopriva l’area craterica venne a contatto con il magma incandescente fuoriuscito dal cratere: questa interazione generò una enorme colonna di cenere che durò per settimane. Il pennacchio raggiunse e superò gli 8 km di altezza ed iniziò a muoversi verso est spinto dai venti occidentali. In poche ore i venti trasportarono la nube di cenere su mezza Europa. La cenere vulcanica è formata da particelle di materiale prevalentemente siliceo di diametro inferiore ai 2 mm. Sono perciò estremamente sottili ed allo stesso tempo abrasive. Proprio questo costrinse le autorità alla chiusura degli spazi aerei, perché le minuscole particelle silicee possono portare alla rottura dei motori dei velivoli, ed anche all’abrasione dei finestrini, determinando un serio rischio di incidente.
Già il 14 aprile iniziava il caos negli aeroporti: il Regno Unito chiudeva l’intero spazio aereo costringendo a terra oltre 400mila persone, seguito da Danimarca, Norvegia e Svezia. Anche la Francia chiudeva gli aeroporti di Parigi ed altre 23 città, seguito in serata dalla Polonia. Anche la Spagna sopprimeva ben 500 voli.
L’Italia risentiva subito della cancellazione dei voli per il Nord Europa. Ma quello era solo l’inizio di dieci giorni di passione. Solo due giorni dopo, il 16 aprile, la situazione iniziava a diventare emergenziale, almeno a vederla dal punto di vista della società moderna, caratterizzata da spostamenti rapidi sia commerciali che turistici. Ammontava già a milioni il numero di passeggeri a terra (molti dei quali accampati nelle sale d’aspetto degli aeroporti), ben 34.000 erano i voli cancellati, mentre i treni e i bus e in generale tutti gli spostamenti via terra venivano presi d’assalto.
Il 16 aprile l’ENAC, l’ente nazionale dell’aviazione civile italiano, bloccava la circolazione aerea sui cieli del Nord Italia. La situazione di blocco andò avanti fino al 23 aprile, quando a macchia di leopardo iniziarono a riprendere i voli. Tuttavia anche nelle settimane seguenti, fino al maggio 2010, ci furono nuovi blocchi dovuti alle nuove dispersioni di cenere sull’Europa.
La paralisi del traffico aereo, oltre a mettere a nudo le fragilità di uno dei pilastri della società moderna, la velocità nei collegamenti, ebbe importanti ripercussioni anche su eventi geopolitici, sportivi, artistici, oltre che effetti sulla vita di migliaia di persone (mancati appuntamenti, lavori perduti, eccetera).
Molti leader mondiali fra cui Obama e Sarkozy non riuscirono a raggiungere Cracovia in Polonia, dove il 18 aprile si svolgevano i funerali di Stato del presidente della Repubblica Kaczynski, morto in un controverso incidente aereo.
La cancelliera tedesca Merkel invece, che volava da Washington a Berlino, fu costretta ad atterrare in Italia ed a tornare in Germania in macchina. Ci furono poi effetti su partite di calcio, concerti, eventi fieristici. La squadra del Barcellona, impegnata nella partita di andata delle semifinali di Champions League contro l'Inter, fu costretta ad arrivare a Milano in pullman. Meno spettatori, calciatori e rock band costrette a lunghi viaggi via terra. Treni e bus vennero presi d’assalto mentre i social network mostrarono in questo caso la loro utilità nel mettere in contatto passeggeri rimasti a terra, per condividere ad esempio il viaggio in automobile. Anche da lì prese forza il fenomeno del car-sharing diventato poi sempre più importante negli anni a venire.
Il blocco del traffico aereo fece ragionare anche sul risparmio di combustibile e sulle minori emissioni di gas serra da parte degli aerei rimasti a terra. Il blocco dell’industria aerea europea fece risparmiare, secondo alcune stime circa 350.000 tonnellate al giorno di CO2 (anche se non bisogna scordare l’apporto di gas serra da parte del vulcano). Ne guadagnò anche l’inquinamento acustico. In quei giorni di primavera 2010 i cieli erano insolitamente privi di aerei in volo, e nelle aree prossime agli aeroporti regnava un insolito silenzio. L’evento fece ragionare anche sulla tangibilità delle distanze: montagne ed oceani tornavano ad essere l’ostacolo geografico di sempre, superabile solamente con lunghe ore di viaggio e con molta pazienza, e le migliaia di chilometri tornavano ad essere una distanza non banale, anche psicologicamente.
Il 15 aprile 2010 l'eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajökull provoca il caos per l'aviazione europea.
Fu un evento di portata storica, che dimostrò come le attività umane siano vulnerabili e fragili anche nel XXI secolo di fronte ai fenomeni naturali.
L’immissione nell’atmosfera di enormi quantità di cenere, dovute al parziale scioglimento del ghiacciaio Eyjafjallajökull che ricopriva l’area del cratere, obbligò le autorità alla sospensione dei voli per intere settimane in tutto il continente europeo per il rischio di danneggiamento ai velivoli. Vennero cancellati decine di migliaia di voli, e milioni di passeggeri restarono a terra.
Il periodo peggiore fu fra il 14 ed il 23 aprile 2010, ma ci furono nuovi blocchi fino a maggio. Un anno dopo, nel 2011, ci fu un nuovo blocco, stavolta più ridotto.
L’attività vulcanica dell’Eyjafjöll, uno stratovulcano situato nel sud dell’Islanda ed il cui nome è stato spesso confuso con quello del ghiacciaio che lo ricopre, iniziò a fine 2009 dopo circa due secoli di inattività, incrementando fino all’eruzione del 20 marzo 2010 classificata di grado 1 nell’indice di esplosività vulcanica (VEI). Da allora e fino al 14 aprile 2010, l’attività fu di tipo effusivo.
Il 14 aprile iniziò una seconda fase eruttiva, di tipo esplosivo (anche se non particolarmente violenta). Fu a questo punto che il ghiacciaio che ricopriva l’area craterica venne a contatto con il magma incandescente fuoriuscito dal cratere: questa interazione generò una enorme colonna di cenere che durò per settimane. Il pennacchio raggiunse e superò gli 8 km di altezza ed iniziò a muoversi verso est spinto dai venti occidentali. In poche ore i venti trasportarono la nube di cenere su mezza Europa. La cenere vulcanica è formata da particelle di materiale prevalentemente siliceo di diametro inferiore ai 2 mm. Sono perciò estremamente sottili ed allo stesso tempo abrasive. Proprio questo costrinse le autorità alla chiusura degli spazi aerei, perché le minuscole particelle silicee possono portare alla rottura dei motori dei velivoli, ed anche all’abrasione dei finestrini, determinando un serio rischio di incidente.
Già il 14 aprile iniziava il caos negli aeroporti: il Regno Unito chiudeva l’intero spazio aereo costringendo a terra oltre 400mila persone, seguito da Danimarca, Norvegia e Svezia. Anche la Francia chiudeva gli aeroporti di Parigi ed altre 23 città, seguito in serata dalla Polonia. Anche la Spagna sopprimeva ben 500 voli.
L’Italia risentiva subito della cancellazione dei voli per il Nord Europa. Ma quello era solo l’inizio di dieci giorni di passione. Solo due giorni dopo, il 16 aprile, la situazione iniziava a diventare emergenziale, almeno a vederla dal punto di vista della società moderna, caratterizzata da spostamenti rapidi sia commerciali che turistici. Ammontava già a milioni il numero di passeggeri a terra (molti dei quali accampati nelle sale d’aspetto degli aeroporti), ben 34.000 erano i voli cancellati, mentre i treni e i bus e in generale tutti gli spostamenti via terra venivano presi d’assalto.
Il 16 aprile l’ENAC, l’ente nazionale dell’aviazione civile italiano, bloccava la circolazione aerea sui cieli del Nord Italia. La situazione di blocco andò avanti fino al 23 aprile, quando a macchia di leopardo iniziarono a riprendere i voli. Tuttavia anche nelle settimane seguenti, fino al maggio 2010, ci furono nuovi blocchi dovuti alle nuove dispersioni di cenere sull’Europa.
La paralisi del traffico aereo, oltre a mettere a nudo le fragilità di uno dei pilastri della società moderna, la velocità nei collegamenti, ebbe importanti ripercussioni anche su eventi geopolitici, sportivi, artistici, oltre che effetti sulla vita di migliaia di persone (mancati appuntamenti, lavori perduti, eccetera).
Molti leader mondiali fra cui Obama e Sarkozy non riuscirono a raggiungere Cracovia in Polonia, dove il 18 aprile si svolgevano i funerali di Stato del presidente della Repubblica Kaczynski, morto in un controverso incidente aereo.
La cancelliera tedesca Merkel invece, che volava da Washington a Berlino, fu costretta ad atterrare in Italia ed a tornare in Germania in macchina. Ci furono poi effetti su partite di calcio, concerti, eventi fieristici. La squadra del Barcellona, impegnata nella partita di andata delle semifinali di Champions League contro l'Inter, fu costretta ad arrivare a Milano in pullman. Meno spettatori, calciatori e rock band costrette a lunghi viaggi via terra. Treni e bus vennero presi d’assalto mentre i social network mostrarono in questo caso la loro utilità nel mettere in contatto passeggeri rimasti a terra, per condividere ad esempio il viaggio in automobile. Anche da lì prese forza il fenomeno del car-sharing diventato poi sempre più importante negli anni a venire.
Il blocco del traffico aereo fece ragionare anche sul risparmio di combustibile e sulle minori emissioni di gas serra da parte degli aerei rimasti a terra. Il blocco dell’industria aerea europea fece risparmiare, secondo alcune stime circa 350.000 tonnellate al giorno di CO2 (anche se non bisogna scordare l’apporto di gas serra da parte del vulcano). Ne guadagnò anche l’inquinamento acustico. In quei giorni di primavera 2010 i cieli erano insolitamente privi di aerei in volo, e nelle aree prossime agli aeroporti regnava un insolito silenzio. L’evento fece ragionare anche sulla tangibilità delle distanze: montagne ed oceani tornavano ad essere l’ostacolo geografico di sempre, superabile solamente con lunghe ore di viaggio e con molta pazienza, e le migliaia di chilometri tornavano ad essere una distanza non banale, anche psicologicamente.
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