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mercoledì 2 agosto 2023
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 2 agosto 1990 Saddam Hussein invade il vicino Kuwait, scatenando da lì a poco la prima guerra del golfo.
La prima guerra del Golfo (definita così dal 2003, anno in cui è scoppiato un nuovo conflitto in Iraq) durò poco più di un mese. Sotto l'egida dell'ONU, il contingente internazionale, con a capo gli Stati Uniti, costrinse Saddam Hussein a ritirare le truppe irachene dal Kuwait. La Guerra Fredda ormai era cosa del passato. L'URSS andava man mano sgretolandosi, e un'altra minaccia allertava la Comunità Internazionale.
Il Rais (dittatore) iracheno, a capo di un regime laico, di ispirazione socialista, rappresentava una minaccia per la stabilità di un'area geografica così importante come il Golfo Persico, ricco di giacimenti di petrolio. All'epoca il presidente USA era George Bush senior, che in passato aveva fatto fortuna soprattutto nel settore petrolifero e, per sua stessa ammissione, molto più interessato alla politica estera che a quella interna.
Il 2 agosto 1990, Saddam Hussein, presidente iracheno, invase il vicino stato del Kuwait. Il rais rivendicava i territori kuwaitiani come antichi possedimenti dell'Iraq, risalenti alla caduta del Sultanato ottomano. Inoltre, il rais accusò il piccolo emirato di aver abbassato il prezzo del greggio estraendone più di quanto concordato in sede OPEC. Subito dopo l'invasione, l'ONU riunì il proprio Consiglio di Sicurezza e lanciò un ultimatum a Saddam per il ritiro delle truppe irachene. Il 27 novembre 1990 le Nazioni Unite approvarono la risoluzione numero 678, in cui l'ultimatum fu stabilito per il 15 gennaio 1991.
Nonostante una serie di sanzioni economiche contro il regime di Baghdad, e il massiccio dispiegamento di forze militari statunitensi nella regione (l'operazione inizialmente prendeva nome di Desert Shield, lo scudo del deserto, a protezione dell'Arabia Saudita da una eventuale invasione irachena), il 17 gennaio 1991, le truppe della Coalizione internazionale dichiararono guerra a Saddam. Le forze in campo, però, erano del tutto sbilanciate in favore della Coalizione, a cui presero parte ben 32 paesi (compresi quelli arabi e l'URSS). Il contingente internazionale era composto di 540.000 unità, con circa 100.000 soldati turchi dispiegati lungo il confine tra Turchia e Iraq. Di contro le truppe del rais erano giovani, con scarse risorse e un addestramento inadeguato.
In pochi giorni, dopo una serie di bombardamenti, l'avanzata delle forze di terra conquistò il suolo iracheno, costringendo, il 26 febbraio 1991, il rais ad ordinare il ritiro delle truppe dal Kuwait, che fu liberato definitivamente due giorni dopo. Durante le operazioni di ritirata, le truppe irachene incendiarono tutti i campi petroliferi che trovarono lungo la strada. Intanto, proprio il 26 febbraio, lungo l'autostrada che congiungeva l'Iraq al Kuwait si formò un lungo ingorgo composto dal contingente iracheno in ritiro.
Le milizie internazionali bombardarono pesantemente il convoglio. Il risultato fu una vera strage. I giornalisti che andarono sul luogo dopo la battaglia, la ribattezzarono l'Autostrada della Morte. Dopo i primi scontri, l'esercito iracheno fu accusato di aver versato in mare 40 milioni di galloni di petrolio, per bloccare lo sbarco dei Marines. Anche se il governo di Saddam rigettò ogni accusa, la guerra nel Golfo ebbe ripercussioni devastanti per tutto l'ecosistema dell'intera area del Golfo Persico. Gli accordi postbellici restrinsero molto il raggio d'azione del Rais. Le Nazioni Unite imposero a Baghdad di rinunciare alla costruzione delle famigerate armi di distruzione di massa (cioè, armi chimiche, biologiche o nucleari).
Dal 1991 al 1998, infatti, furono mandati i primi ispettori ONU per verificare il disarmo iracheno. Inoltre, i paesi del Golfo, confinanti con l’Iraq, acconsentirono ad ospitare basi statunitensi in cui aerei USA e britannici avevano il compito di sorvegliare le due no-fly zones (spazi aerei, uno al nord e uno al sud dell’Iraq, interdetti ai velivoli militari iracheni).
Le sanzioni imposte nel 1990 subito dopo l'invasione del Kuwait non furono abrogate. In seguito alle devastanti conseguenze che queste stavano avendo sulla popolazione civile, però, le sanzioni furono trasformate nel programma Oil for Food, che permetteva all'Iraq di vendere petrolio in cambio di generi di prima necessità. Secondo le previsioni della Casa Bianca, la guerra avrebbe rappresentato un esempio della più avanzata tecnologia bellica. I missili impiegati, i famigerati BGM-109 Tomahawk, le cosiddette bombe intelligenti (destinate esclusivamente a target militari) lanciate dagli aerei "invisibili" Lockheed F-117 Nighthawk avrebbero dovuto impedire "inutili" massacri della popolazione civili.
Ma come in tutte le guerre, la stima dei morti è imprecisa e dipende da chi fa la conta dei cadaveri. Di sicuro, la guerra intelligente non risparmiò vittime civili. Mentre si stima che le perdite irachene ammontarono a circa 20.000 militari e quelle della Coalizione furono 213 di cui 148 statunitensi, i morti civili iracheni furono circa 4.000. Circa il 30% delle 700.000 persone che servirono nelle forze statunitensi durante la guerra soffrono attualmente di gravi sintomi le cui cause sono da attribuire all'utilizzo di uranio impoverito e altri elementi tossici utilizzati nelle operazioni militari. La maggior parte delle vittime della Coalizione, inoltre, furono vittime del cosiddetto "fuoco amico", cioè di colpi accidentali da parte di forze amiche.
Dei 147 statunitensi morti in battaglia, il 24% fu uccisa proprio da pallottole sparate da altri militari del contingente internazionale. Secondo le stime del Dipartimento di Difesa statunitense, la prima Guerra del Golfo costò 61 miliardi di dollari, anche se altre fonti parlano di 71 miliardi. Più di 53 miliardi di dollari furono offerti dai paesi della Coalizione, in particolare dal Kuwait, l'Arabia Saudita. la Germania e il Giappone.
La guerra del Golfo fu la prima ad irrompere nelle case degli spettatori di tutto il mondo. Le immagini dei bombardamenti di Baghdad vennero trasmesse in diretta dalla televisione americana all-news CNN. La CNN, attraverso la presenza massiccia di giornalisti e teleoperatori, trasformava in maniera definitiva la percezione che il mondo aveva del conflitto, sempre più simile a videogames e film d'azione.
martedì 1 agosto 2023
Da Zagabria a Pescara via Musica
Domani ricorrerà il 59° anniversario del Samudaripen. Per questa ricorrenza in particolare la Croazia ha affidato all'Alexian Group e all'Orchestra Europea per la Pace la parte musicale delle celebrazioni.
EUROTOUR 2023.
Al concerto saranno presenti le più alte cariche istituzionali croate e il rom parlamentare Veljko Kajtazi e sarà ripresa dalla televisione nazionale. L'evento è organizzato da Kali Sara di cui è presidente Suzana Krmar. Più volte Alexian ha tenuto concerti in Croazia con diverse formazioni musicali. L'artista abruzzese gode in Croazia e in Europa di un grande seguito di pubblico. L'EUROTOUR 2023 sta riscuotendo un successo dietro l'altro ovunque in Europa con importanti recensioni. Il concerto clou si terrà Mercoledì 2 agosto ore 20.00 al Music Pavilion Zrinjevac, Nikola Šubić Zrinski Square di Zagabria dopo l'esibizione mattutina per l'inaugurazione del Memoriale Europeo per le vittime del Samudaripen.
L'EUROTOUR 2023 approderà in Abruzzo a Pescara il 12 agosto al Porto Turistico nell'ambito del prestigioso festival CONCERTI SOTTO LE STELLE di cui ha la direzione artistica il musicista Maurizio Di Fulvio noto a livello internazionale. Il concerto pescarese sarà in versione etnica con musica e danze tradizionali. Un tappa del tour immancabile!!
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il primo agosto 1912 nasce a Calcara di Crespellano, provincia di Bologna, Gabriella degli Esposti.
Originaria di una famiglia contadina di idee socialiste, dopo l'8 settembre del 1943 Gabriella - assieme al marito Bruno Reverberi, cascinaio comunista di cui condivideva le idee - aveva trasformato la propria casa in una base della Quarta Zona della Resistenza. La giovane donna aveva anche partecipato ad azioni di sabotaggio e, soprattutto, si era molto impegnata (benché avesse due bambine piccole e fosse in attesa di un terzo figlio), nell'organizzazione dei primi "Gruppi di Difesa della Donna". Fu proprio grazie all'opera di convincimento dei GDD che, nelle giornate del 13 e del 29 luglio del 1944, centinaia di donne scesero in piazza a Castelfranco Emilia per protestare contro la scarsità di alimenti e per manifestare contro la guerra. In quelle occasioni, essendo Gabriella a capo delle manifestazioni, fu minacciata di morte dall'impiegato comunale fascista Reggiani. Per contrastare l'irrobustirsi delle organizzazioni della Resistenza nella zona, nel dicembre del '44 i fascisti locali, in accordo con i tedeschi, sfruttarono le indicazioni di alcuni delatori e, avvalendosi dell'intervento diretto delle SS, attuarono un grande rastrellamento. Nel primo pomeriggio del 13 dicembre, Gabriella Degli Esposti è catturata, nella sua stessa casa, da un gruppo di SS comandato dall'ufficiale Schiffmann. Benché incinta, viene prima picchiata sotto gli occhi di Savina (una delle due figlie), poi è minacciata di morte perché non dice dove si trova il marito (uno tra i primi organizzatori del movimento partigiano locale), quindi viene portata via. Il giorno successivo, il 14 dicembre, quattro gruppi di SS, agendo contemporaneamente nelle campagne circostanti e nel paese, arrestano una settantina di persone. I rastrellati sono trasportati nella casa di Enea Boni, in località Corona di Castelfranco. Le SS sono collegate telefonicamente con l'Ostkommandatur di Castelfranco, che si è installato in casa Monti, in via Emilia Ovest. Da casa Boni a casa Monti i tedeschi trasmettono le generalità dei fermati, che spie fasciste si premurano di identificare se considerati antifascisti. Sono questi che vengono trasferiti nei locali dell'"Ammasso canapa" di Castelfranco Emilia. Per alcuni giorni i prigionieri sono sottoposti a stringenti interrogatori e a torture. Il 17 dicembre, Gabriella Degli Esposti e nove suoi compagni di martirio sono trasportati sul greto del Panaro a San Cesario e uccisi (i corpi di altri due vennero trovati in un'altra località). Prima di essere fucilata, Gabriella era stata seviziata orrendamente. Il suo cadavere viene ritrovato privo degli occhi, con il ventre squarciato e i seni tagliati. Il supplizio di Gabriella, che è stata proclamata Eroina della Resistenza, induce molte donne della zona a raggiungere i partigiani. È così che si costituisce il distaccamento femminile "Gabriella Degli Esposti", forse l'unica formazione partigiana formata esclusivamente da donne.
La motivazione della Medaglia d'oro concessa a Gabriella Degli Esposti Reverberi dice: "Due tenere figliolette, l'attesa di una terza, non le impedirono di dedicarsi con tutto lo slancio della sua bella anima alla guerra di liberazione. In quindici mesi di lotta senza quartiere si dimostrava instancabile ed audacissima combattente, facendo della sua casa una base avanzata delle formazioni partigiane, eseguendo personalmente numerosi atti di sabotaggio e contribuendo alacremente alla diffusione della stampa clandestina. Accortasi di un rastrellamento, riusciva ad allontanare gli sgherri dalla propria casa per breve tempo e, incurante della propria salvezza, metteva al sicuro le figliole ed occultava armi e documenti compromettenti. Catturata, fu sottoposta alle torture più atroci per indurla a parlare, le furono strappati i seni e cavati gli occhi, ma ella resistette imperterrita allo strazio atroce senza dir motto. Dopo dura prigionia, con le carni straziate, ma non piegata nello spirito fiero, dopo aver assistito all'esecuzione di dieci suoi compagni, affrontava il plotone di esecuzione con il sorriso sulle labbra e cadeva invocando un'ultima volta l'Italia adorata. Leggendaria figura di eroina e di martire."
Il 22 aprile 2006, sul greto del Panaro, in località Ca'nova di San Cesario - dove furono ritrovati i corpi di Gabriella Degli Esposti e dei suoi compagni di lotta e di martirio - è stato inaugurato un monumento, realizzato con una pietra tipica della zona dai ragazzi dell'Istituto "Pacinotti" di San Cesario sul Panaro.
I giornalisti tedeschi Udo Guempel e René Althammer hanno realizzato un filmato dedicato alla ricerca dei colpevoli dell'uccisione di Gabriella.



