Cerca nel web

giovedì 3 marzo 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 3 marzo.
Il 3 marzo 1933 (3/3/33) viene inaugurato il Mount Rushmore National Memorial, in Dakota, l'area del parco sul cui omonimo monte sono stati scolpiti i busti dei presidenti George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln.
Il monumento richiese 14 anni di lavorazione, dal 1927 al 1941. Il progetto venne iniziato con l’idea di aumentare il turismo nella regione delle Black Hills del Sud Dakota, e ricevette l’approvazione del Congresso degli Stati Uniti dopo lunghi negoziati con l’amministrazione dell’allora presidente Calvin Coolidge. Il monumento e l’area circostante, che fanno parte del Mount Rushmore National Memorial, sono gestiti dal National Park Service degli Stati Uniti e attraggono ogni anno circa due milioni di visitatori.
Le tribù indiane Sioux della zona, che consideravano le Black Hills come un territorio sacro, chiamavano il monte Rushmore “i Sei Nonni”, mentre i coloni bianchi della zona utilizzavano diversi nomi, tra cui alcuni poco rassicuranti come “la montagna del puma” o “del mattatoio”. Il nome attuale venne stabilito solo nel 1930 dalla Commissione degli Stati Uniti per i Nomi Geografici in onore di Charles Rushmore, un avvocato e imprenditore di New York che aveva fatto una spedizione nella zona nel 1885. Rushmore, ancora in vita al momento dell’inizio dei lavori, donò personalmente 5.000 dollari per l’impresa, il contributo individuale più grande per la sua costruzione. Molti indiani americani della zona non hanno mai approvato il monumento, e la disputa è ancora in corso: a circa 20 km dal monte Rushmore è in corso da anni un’altra opera di scavo nella roccia per costruire un controverso e gigantesco monumento al capo indiano Cavallo Pazzo.
L’idea di un monumento per promuovere il turismo nel Sud Dakota venne per la prima volta a Doane Robinson, uno studioso della storia dello stato americano. L’anno successivo Robinson riuscì a convincere lo scultore Gutzon Borglum a viaggiare nelle Black Hills e a farsi carico del progetto, che Borglum accettò abbandonando un progetto ugualmente monumentale in Georgia, dedicato ai comandanti sudisti nella Guerra Civile Americana, per cui stava avendo disaccordi con le autorità locali.
A partire dall’inizio di ottobre del 1927, Borglum lavorò con 400 operai per scolpire gli enormi ritratti degli ex presidenti Washington, Jefferson, Roosevelt e Lincoln, alti 18 metri e scelti per rappresentare i primi 150 anni della storia americana. Inizialmente le sculture erano pensate per essere ancora più grandi, ritraendo i soggetti fino alla cintola, ma problemi di finanziamento (l’opera costò alla fine il doppio di quanto preventivato) limitarono il progetto. Il ritratto di Thomas Jefferson era pensato, in origine, per stare alla destra di Washington, ma dopo diciotto mesi di lavoro la roccia si crepò in modo irreparabile: l’abbozzo venne spianato con la dinamite e il ritratto venne ricominciato sull’altro lato del primo presidente.
Il primo ritratto ad essere completato fu quello di George Washington, inaugurato il 4 luglio 1934. Seguirono quello di Jefferson, inaugurato nel 1936, Lincoln (1937) e Theodore Roosevelt (1939). Borglum morì nel marzo 1941 e fu il figlio Lincoln a ultimare il complesso monumentale. Nessun operaio morì durante la realizzazione delle sculture: ed è un caso raro per sculture di quella grandezza e per la pericolosità della lavorazione, visto che gli operai lavoravano per la maggior parte del tempo appesi a corde e che gli interventi più massicci erano fatti con la dinamite.
Gutzon Borglum, statunitense di origini danesi, è un personaggio interessante fin dalle sue origini: era un uomo che amava lavorare alla creazione della sua stessa leggenda, cambiando la sua età e la storia dei suoi progenitori. Stando alle ricerche, era nato in Idaho nel 1867 da una delle due mogli (che erano sorelle) di un mormone, James Miller Borglum. Quando questi decise di trasferirsi di nuovo a Omaha, da dove proveniva, decise di conformarsi alle norme sociali che proibivano la poligamia e abbandonò la madre di Gutzon, restando con la prima moglie.
Ambizioso e dal carattere difficile, a trentadue anni Gutzon Borglum sposò una donna di diciotto anni più grande, la pittrice Elizabeth Putnam, con cui si trasferì per alcuni anni a Parigi. Nel 1901, sulla nave che lo stava riportando negli Stati Uniti senza la moglie, con cui era in crisi, incontrò Mary Montgomery, che sposò poco dopo, quando Elizabeth gli concesse il divorzio. Nel frattempo, Borglum era diventato uno scultore molto conosciuto in patria grazie a una serie di lavori che ritraevano generali e uomini politici statunitensi, tra cui un busto di Abraham Lincoln che riuscì a far esporre nella Casa Bianca durante la presidenza di Theodore Roosevelt.
Quando lo storico Doane Robinson gli chiese di curare il monumento nel Sud Dakota, Borglum abbandonò i lavori del più grande bassorilievo del mondo, sulla facciata settentrionale del monolito di granito di Stone Mountain, in Georgia. Completato solo nel 1972, il bassorilievo raffigura su una superficie di 12.000 metri quadrati tre comandanti degli stati del Sud durante la Guerra Civile Americana: il generale Lee, il presidente degli Stati confederati Jefferson Davis e il generale Stonewall Jackson. Borglum continuò a viaggiare in tutto il mondo anche durante i lavori a Mount Rushmore, che spesso lasciava in gestione a suo figlio Lincoln. Morì il 6 marzo 1941, pochi mesi prima del completamento del monumento di Mount Rushmore.



mercoledì 2 marzo 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 2 marzo.
Il 2 marzo 1817 Giovanni Battista Belzoni scopre il sito archeologico di Abu Simbel, in alto Egitto.
I templi di Abu Simbel ebbero una sorte un pò sfortunata. Dapprima coinvolti in un terremoto durante il regno di Ramesse II vennero poi, con la fine dell'impero egizio, abbandonati e col tempo ricoperti di sabbia.
Il 22 marzo 1813 lo svizzero Johann Ludwig Burckhardt, scoprì le teste dei colossi di Ramesse che affioravano dalla sabbia ma non fu in grado di comprendere chi rappresentavano, nè di entrare all’interno dei templi.
Solo nel 1817 l’italiano Gianbattista Belzoni (1778-1823) iniziò una campagna di scavi grazie ai quali fu di nuovo rivelata la bellezza di questi maestosi monumenti.
Belzoni, il grande esploratore che ovunque scavava trovava qualcosa, ricevette l'autorizzazione dal governo di procedere per liberare l'ingresso del tempio di Abu Simbel solo molto tempo dopo che mercanti senza scrupoli volevano impossessarsi dei tesori sparsi nelle terre vicino a Luxor e prenderne il merito. Belzoni non si lasciò comunque intimorire e continuò a svolgere il suo lavoro, che lo portò alla scoperta del meraviglioso tempio di Abu Simbel. La quantità di sabbia da liberare era enorme, per questo ci volle l'aiuto della gente dei paesi vicini per almeno dodici mesi: nessuno entrava nel tempio da più di duemila anni.
Il vero pericolo per la sorte del tempio, però, arrivò molto più tardi quando il complesso rischiò di sparire per sempre sepolto da una valanga d’acqua.
Nel 1960,infatti, il presidente egiziano Nasser aveva iniziato i lavori per la costruzione della grande diga di Assuan.
Questa prevedeva la creazione di un enorme lago artificiale, un progetto importante per l'energia elettrica del paese, ma che rischiava di cancellare per sempre alcune delle più straordinarie testimonianze dell’antica civiltà dei faraoni: fra queste anche Abu Simbel, che nel frattempo era diventato famoso in tutto il mondo.
Dunque, per non essere sommerso dalla acque, l'Unesco lanciò il grido d'allarme e l'intero tempio venne smontato pezzo per pezzo in migliaia di blocchi e rimontato 60 metri più in alto dell'intera montagna in cui erano scavati i due templi, e con l'aiuto economico di più Paesi tra cui l'Italia, il lavoro fu portato a termine nel 1967 con ottimi risultati. L’intero tempio fu ricostruito mantenendo persino l’originario orientamento rispetto agli astri e al nuovo corso del Nilo.
Il tempio, edificato da Ramses II per celebrare la sua potenza ai confini meridionali del regno, era interamente scavato dentro un costone roccioso ( 33 m. di altezza per 36 di larghezza e una profondità di 55m. ), con la facciata abbellita da quattro statue colossali alte 20m. raffiguranti il faraone stesso in posizione seduta su un trono cubico.  Le espressioni del volto, diverse per ogni colosso, stupiscono per la loro naturalezza, a testimonianza dell'elevata sensibilità raggiunta nella scultura dai maestri dell'epoca.
Vicino a Ramesse si trovano le raffigurazioni in scala minore della madre Tuia, della moglie Nefertari e dei suoi numerosi figli. La seconda statua da sinistra ha perduto la parte superiore. Non si conosce esattamente quando e perchè questa statua sia stata danneggiata, ma sicuramente in epoca antica forse quando Ramesse II era ancora in vita e, forse, a causa del terremoto che ha definitivamente aperto una frattura preesistente nella roccia. Le altre tre statue sono rimaste intatte. Due linee di iscrizioni e un fregio con babbuini adoranti, messaggeri del sole nascente, chiudono la parte superiore della facciata.
Si entra nel tempio attraverso un portale al centro delle grandi statue e si accede ad una grande sala ipostila il cui soffitto, decorato con avvoltoi quello della navata centrale mentre con le stelle quello delle navate laterali, è sorretto da otto pilastri sui quali poggiano altrettante statue di Ramesse II, raffigurato nelle vesti del dio Osiride. Le statue sul lato sud indossano la corona dell'Alto Egitto, mentre quelle a nord la doppia corona dell'Alto e del Basso Egitto.
Le pitture alle pareti, ben conservate anche nei colori, raccontano le storie che hanno dato origine alla leggenda di Ramesse il Grande (poema di Pentaur): in gran parte esse rappresentano la vittoria del faraone sugli Ittiti nella battaglia di Kadesh in Siria. Questi rilievi descrivono vari momenti della battaglia: si vede il re che attacca i nemici sul suo carro da guerra, e che trapassa con la sua lancia un libico a terra.
Si passa dunque ad un altra sala ipostila più piccola della precedente con pilastri raffiguranti il re che viene accolto fra gli dei;
le pareti sono invece decorate con la barca di Amon-Ra nel lato sud e con la barca del re divinizzato nel lato nord.
Continuando si scopre il santuario più interno, dove solo il re poteva entrare, e il NAS con le quattro divinità Ra Horakhte, RAMESSE II divinizzato, Amon-Ra e Ptah. La statua del re assieme a quelle degli dei in perfetta parità è il segno più evidente della divinizzazione del re.
Due volte l'anno, il 21 febbraio e il 21 ottobre, i raggi solari all'alba attraversano la sala ipostila per raggiungere la parte più interna del tempio, il naos, illuminando solo tre figure. La quarta, Ptah, dio del mondo sotterraneo, rimane nell'ombra. Non si era mai visto niente di simile fino ad ora; inoltre questo effetto dà una evidente indicazione dell'ottima conoscenza dell'astronomia e delle grandi capacità di calcolo degli architetti egiziani.
Il tempio di Nefertari, a poca distanza da quello grande, eretto anch'esso su un costone roccioso, fu fatto costruire da Ramesse II in onore di sua moglie, identificata con la dea Hathor. E' composto da un ingresso con ai lati due statue di Ramesse II in piedi, che si alternano con una di Nefertari dell'altezza di circa 10m; tra le statue sono rappresentati principi e principesse. Iscrizioni geroglifiche con la serie dei titoli del faraone e della consorte dividono le statue. Tutte le statue hanno il piede sinistro in avanti come se volessero uscire dalla roccia e quelle di Nefertari hanno sulla testa le corna della vacca sacra, il disco solare e due piume come la dea Hathor.
È sorprendente il fatto che le statue di Nefertari siano state costruite della stessa altezza del re Ramesse.
L'interno comprende una sala ipostila con colonne hathoriche sormontate da un sistro, simbolo della dea. Le pareti sono coperte da rilievi murali, più semplici e meno colorati di quelli del tempio grande, ma anche questi molto interessanti e rappresentano Ramesse e Nefertari assieme a vari dei oltre a scene di vita quotidiana tra i due coniugi in cui il loro amore viene continuamente esaltato, e la grandezza e la potenza del faraone rivivono in ogni scena.
Po, in successione, si trovano un vestibolo e il santuario con una nicchia contenente la statua di Hathor in forma di vacca che protegge il re.

martedì 1 marzo 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il primo marzo.
Il primo marzo 1692 ha inizio il processo alle streghe di Salem, in Massachusetts, a carico di 4 donne.
Evocare il solo nome di Salem riporta alla mente processi per stregoneria, impiccagioni e ingiusti processi. Ma scremando ciò che è ormai entrato nel folklore e diventato uno degli episodi di isteria collettiva più curiosi e crudeli della storia, cosa rimane dal punto di vista storico?
Salem era (ed è) una cittadina del Massachusetts fondata nel 1626 da un gruppo di pescatori sulla foce del fiume Naumkeag, dove poco prima si trovava un villaggio di Nativi Americani. Al tempo, la popolazione di Salem contava circa 900 abitanti, il cui numero crebbe molto lentamente fino alla metà del secolo successivo, raggiungendo una popolazione di quasi 4.500 persone.
Sebbene fosse un villaggio così piccolo, Salem è stato teatro, tra il 1692 e il 1693, di uno degli episodi di isteria collettiva più noti della storia: una caccia alle streghe che, nel corso di un anno, causò l'esecuzione di 19 persone per presunta stregoneria. Circa 150 persone furono accusate di intrattenere rapporti col demonio: alcune di esse vennero impiccate, altre vennero sottoposte alla "pressa", altre ancora finirono in cella per mesi, senza nemmeno un abbozzo di processo.
Va puntualizzato che l'ondata di processi per stregoneria non si manifestò solo nel villaggio di Salem. Gli accusati provenivano da diversi villaggi attorno: Andover, Gloucester, Ipswitch, Topsfield, Lynn e altre località limitrofe.
Ma come ebbe origine questa caccia ai presunti adoratori del Maligno? Tutto iniziò con il trasferimento a Salem di Samuel Parris nel ruolo di pastore del villaggio. Con lui si spostarono dalle Barbados, dove vivevano in precedenza, la moglie Elizabeth, la figlia di sei anni Berry, la nipote Abigail Williams, e la schiava Tituba.
Circa tre anni dopo l'arrivo a Salem, Betty e la cugina Abigail iniziarono ad avere convulsioni, descritte dal pastore John Hale come di origine soprannaturale. Le ragazzine urlavano, gettavano oggetti contro i muri della loro stanza, emettevano strani versi, e si contorcevano in posizioni che, a detta di alcuni, erano un tipico segno della presenza del demonio.
Probabilmente, come ipotizzato da Linda Caporael nel 1976 sulla rivista Science, si trattò di un episodio di ergotismo compulsivo, una patologia causata da un fungo dei cereali del genere claviceps (noto come segale cornuta) e che contiene un mix di alcaloidi che comprende, tra le altre cose, acido lisergico. Ma Salem non era di certo una comunità di biologi, e la tecnologia del tempo non era neanche lontanamente paragonabile a quella che, circa 250 anni dopo, portò all'identificazione delle sostanze chimiche presenti all'interno del fungo.
Ben presto, altre ragazzine di Salem iniziarono a manifestare lo stesso comportamento. Ed ecco che cominciano ad essere formulate, sotto indicazione della stessa Abigail Williams e delle altre presunte afflitte dal demonio, le accuse di stregoneria, che si tramutano nei primi tre arresti della vicenda: Sarah Good, Sarah Osborne e la schiava Tituba.
La prima accusata fu naturalmente Tituba che, essendo di etnia diversa dai puritani, e nota per raccontare alle bambine storie di voodoo e magia tipiche del suo folklore nativo, venne accusata di condurre atti di stregoneria attraverso l'utilizzo della magia nera.
La seconda accusata, Sarah Good, era una mendicante nota per elemosinare cibo dagli abitanti di Salem. Sarah Osborn, invece, era una litigiosa e anziana signora la cui unica colpa fu quella di non essersi presentata in chiesa per oltre un anno.
Le ragazzine, al momento delle indagini condotte dai magistrati della contea Jonathan Corwin e John Hathorne, descrissero l'attacco degli spettri delle tre donne, e iniziarono il loro show di convulsioni in presenza delle sospettate.
A quel punto, si fece avanti il resto del villaggio: racconti di latte e burro misteriosamente andati a male, animali nati con deformità, e ogni sorta di stranezza della natura imputabile, per la mentalità dei puritani del tempo, all'intervento di una strega.
Tituba fu la prima ad ammettere la sua "colpa": dichiarò di essere una strega, e che Satana le appariva sotto forma di cane, di maiale, o di uomo alto e scuro. Dichiarò anche di aver volato assieme a Sarah Good e alla Osborn, e che altre streghe si nascondevano nel villaggio. Era ufficialmente iniziata la caccia di Salem.
Salem era praticamente nel caos. Ogni scusa era buona per accusare qualcuno di stregoneria, tanto che il governatore Phips, di ritorno dall'Inghilterra, decise di istituire una commissione d'inchiesta composta da cinque giudici. Ma la situazione era destinata a peggiorare ulteriormente.
La commissione aveva un metodo d'indagine di fronte al quale un qualunque legale moderno rabbrividirebbe: si prendevano in considerazione pettegolezzi, congetture, voci, senza prendersi il minimo disturbo di verificare la realtà dei fatti.
Si controllavano inoltre i corpi degli imputati alla ricerca del famigerato "marchio della strega": un neo, una cicatrice, o un qualunque altro difetto fisico potevano essere considerati come il segno di un patto col Maligno.
Una delle prove utilizzate per determinare la colpevolezza di un imputato era anche "la prova del tocco": ad una presunta strega veniva chiesto di toccare una ragazzina in preda alle convulsioni, perchè solo una strega avrebbe potuto mettere fine ad una manifestazione demoniaca di tal genere.
Le accuse non risparmiarono nessuno: tra gli imputati c'erano uomini e donne, giovani e anziani, e anche bambini: fu accusata, ad esempio, Dorcas Good, figlia di 4 anni di Sarah Good, colpevole di aver inviato il proprio spettro a mordere tre delle bambine che si dichiaravano perseguitate dalle streghe.
Pure l'ex pastore del villaggio di Salem, George Burroughs, fu posto sotto processo, e condannato con l'accusa di essere il capo delle streghe.
Anche chi criticò la persecuzione finì sotto inchiesta: John Proctor, proprietario di una taverna, fu uno dei pochi a pronunciarsi apertamente contro la caccia alle streghe, e finì sotto processo per omicidio per via delle dichiarazioni di Abigail Williams, Ann Putnam e Elizabeth Booth. Quest'ultima testimoniò di essere stata visitata da un fantasma, che le riferì che Proctor era un omicida seriale.
Proctor tentò di difendersi, accusando di menzogna le ragazze e richiedendo lo spostamento del suo processo a Boston, ma senza successo: fu impiccato alla fine del processo, e sua moglie, accusata di stregoneria, fu risparmiata soltanto per la gravidanza in corso.
Una piccola curiosità: John Proctor è anche il protagonista del film "La seduzione del male" (interpretato da Daniel Day-Lewis), una versione romanzata della vicenda di Salem.
Le esecuzioni avvennero tutte per impiccagione, ad eccezione di quella di Giles Corey, ottantenne, che trascorse cinque mesi in catene nella cella di Salem in compagnia della moglie. Corey, nella speranza che evitare il processo potesse far ereditare la propria fattoria ai due figli (fattoria che, in caso di processo, sarebbe diventata proprietà dello stato), decise di non presentarsi di fronte alla commissione.
La pena per il rifiuto era la "peine forte et dure", altrimenti detta "la pressa": sul condannato venivano poste pietre sempre più pesanti, una sopra l'altra, fino alla morte per soffocamento. Corey impiegò due giorni per morire; e, secondo la leggenda, le sue ultime parole furono "più peso".
Questo caso, e il fatto che altre persone considerate rispettabili stavano finendo sotto la forca, fece sorgere dubbi specialmente nelle persone istruite di Salem, che tentarono finalmente di porre termine alla caccia alle streghe.
Nei processi di stregoneria venne considerata nulla la "prova dello spettro", che nei mesi precedenti era stato il principale elemento di condanna. Venne poi abolita anche la "prova del tocco", elemento che contribuì a mettere fine a 28 degli ultimi 33 processi per stregoneria rimasti.
Al termine della caccia alle streghe, 19 persone erano state giustiziate, almeno quattro accusati erano morti in prigione, e una persona subì la pressa fino a perdere la vita. Circa 150 persone erano state arrestate e imprigionate per essere sospettate di aver praticato magia nera, e anche due cani vennero accusati di essere complici delle streghe.


Cerca nel blog

Archivio blog