Buongiorno, oggi è l'11 maggio.
L'11 maggio 1981 Bob Marley muore di cancro. Aveva 36 anni.
Robert Nesta Marley nasce il 6 Febbraio 1945, nel villaggio di Rodhen Hall, distretto di St. Ann, sulla costa Nord della Giamaica. E' il frutto della relazione tra Norman Marley, capitano dell'esercito inglese, e Cedella Booker, giamaicana. "Mio padre era un bianco, mia madre nera, io sono in mezzo, io sono niente" - era la sua risposta preferita quando gli domandavano se si sentisse un profeta o un liberatore - "tutto quello che ho è Jah. Così non parlo per liberare i bianchi o i neri, ma per il creatore".
Alcuni critici, tra cui Stephen Davis, autore di una biografia, hanno sostenuto che per molti anni Marley visse da orfano e che proprio questa condizione è la chiave per capire una sensibilità poetica fuori del comune (nelle interviste, il cantante è sempre stato esplicito sulla negatività della sua infanzia).
"Non ho mai avuto padre. Mai conosciuto. Mia madre ha fatto dei sacrifici per farmi studiare. Ma io non ho cultura. Soltanto ispirazione. Se mi avessero educato sarei anche io uno sciocco"."Mio padre era... come quelle storie che si leggono, storie di schiavi: l'uomo bianco che prende la donna nera e la mette incinta"; "Non ho mai avuto un padre e una madre. Sono cresciuto con i ragazzi del ghetto. Non c'erano capi, solo lealtà uno verso l'altro".
Da queste parole emergono due concetti fondamentali del credo rasta: l'odio verso Babilonia, ossia l'inferno in terra, il mondo occidentale bianco, la società oppressiva in contrapposizione con l'Etiopia, terra madre che un giorno accoglierà la gente di Jah, il Dio rasta - e verso la cultura imposta dal regime. E' nel ghetto di Trenchtown, tra gli Israeliti - come si autodefinivano gli abitanti degli slums identificandosi con le dodici tribù del Vecchio Testamento - che il giovane Marley coltiva la sua ribellione, anche se la musica non è ancora lo strumento scelto per veicolarla.
Quando Marley scopre il rock provocatorio di Elvis Presley, il soul di Sam Cooke e Otis Redding e il country di Jim Reeves, decide di costruirsi da sé una chitarra. L'improvvisato strumento rimane amico fedele fino all'incontro con Peter Tosh, che possedeva una vecchia e scassata chitarra acustica. Marley, Tosh e Neville O'Riley Livingston costituiscono il primo nucleo dei "Wailers" (che significa "coloro che si lamentano").
"Ho preso il nome dalla Bibbia. Quasi in ogni pagina ci sono storie di persone che si lamentano. E poi, i bambini piangono sempre, come se reclamassero giustizia". E' da questo momento che la musica di Marley entra in simbiosi con la storia del popolo giamaicano.
L'esodo di Bob Marley alla testa della gente di Jah inizia grazie al fiuto di Chris Blackwell, fondatore della Island Records, principale esportatore di reggae nel mondo. Si trattava di veicolare il reggae dei Wailers fuori dalla Giamaica: per fare questo, si pensò di "occidentalizzare" il suono con l'uso di chitarre e sapori rock quel tanto che basta per non snaturarne il messaggio dato che, soprattutto per i giamaicani, il reggae è uno stile che vuole condurre alla liberazione del corpo e dello spirito; è una musica impregnata, almeno per come l'ha concepita Marley, di un profondo misticismo.
Le radici del reggae, infatti, affondano nella schiavitù della gente di Giamaica. Quando Cristoforo Colombo, nel secondo viaggio verso il Nuovo Mondo, sbarcò sulla costa nord di St. Ann trovò ad accoglierlo gli indiani Arawak, un popolo pacifico dal ricchissimo patrimonio di canti e danze.
Bob Marley & The Wailers continuarono ad espandere il loro successo prima con "Babylon By Bus" (registrazione di un concerto a Parigi), poi con "Survival". Alla fine degli anni settanta Bob Marley And The Wailers erano la più famosa band della scena musicale mondiale, e infransero i record di vendite discografiche in Europa. Il nuovo album, "Uprising", entrò in ogni classifica europea.
La salute di Bob, però, andava peggiorando e, durante un concerto a New York, quasi svenne. La mattina dopo, il 21 Settembre 1980, Bob andò a fare jogging con Skilly Cole a Central Park. Bob collassò e fu riportato in albergo. Alcuni giorni più tardi fu scoperto che Bob aveva un tumore al cervello e che, secondo i medici, non gli restava più di un mese di vita.
Rita Marley, la moglie, voleva che il tour venisse cancellato, ma lo stesso Bob insistè moltissimo per continuare. Così tenne un meraviglioso concerto a Pittsburgh. Ma Rita non poteva essere d'accordo con questa decisione di Bob ed il 23 Settembre il tour fu definitivamente cancellato.
Bob fu trasportato da Miami al Memorial Sloan-Kettring Cancer Center di New York. Lì i medici diagnosticarono un tumore al cervello, ai polmoni ed allo stomaco. Bob fu trasportato di nuovo a Miami, dove fu battezzato Berhane Selassie nella Chiesa Ortodossa Etiopica (una chiesa cristiana) il 4 novembre 1980. Cinque giorni dopo, nell'ultimo disperato tentativo di salvargli la vita, Bob fu trasportato in un centro di trattamento in Germania. Nello stesso ospedale tedesco Bob passò il suo trentaseiesimo compleanno. Tre mesi dopo, l'11 maggio 1981, Bob morì in un ospedale di Miami.
Il funerale di Bob Marley in Giamaica, tenutosi il 21 maggio 1981, potrebbe essere paragonato al funerale di un re. Centinaia di migliaia di persone (compresi il Primo Ministro ed il leader dell'opposizione) parteciparono al funerale. Dopo il funerale il corpo fu portato al suo luogo di nascita, dove si trova tutt'ora all'interno di un mausoleo, divenuto ormai un vero e proprio luogo di pellegrinaggio per la gente di tutto il mondo.
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martedì 11 maggio 2021
lunedì 10 maggio 2021
Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 10 maggio.
Il 10 maggio 1924 John Edgar Hoover viene nominato direttore dell'FBI.
John Edgar Hoover nasce a Washington (Usa), il giorno 1 gennaio del 1895. Funzionario di stato e politico, ha ricoperto il ruolo di direttore dell'FBI per circa mezzo secolo, vedendo susseguirsi durante la sua controversa carriera ben otto Presidenti degli Stati Uniti. Ha dato vita a reparti dei servizi investigativi federali tuttora molto attivi, i quali si sono rivelati sin da subito strumenti efficaci di lotta contro la criminalità, come l'archivio per le impronte digitali, la cosiddetta "scientifica", e l'accademia per diventare agente federale.
Al nome di Hoover sono stati accostati, volta per volta, sospetti di violenza nel corso di alcune indagini molto delicate, come quelle relative all'assassinio di Martin Luther King. Per anni, è stato anche definito il braccio operativo del "maccartismo", colpevole, a dire di molti, di aver contribuito a diffondere il clima di "caccia alle streghe" maturato durante gli anni Cinquanta, quando la guerra fredda era all'apice della propria tensione.
Figlio di Dickerson Hoover, di professione un incisore, il giovane John Edgar deve far fronte fin da subito alla sua morte, la quale getta la famiglia in condizioni economiche a dir poco delicate. Il ragazzo deve lasciare gli studi, seppur a malincuore, e trova un lavoro come fattorino presso la Biblioteca del Congresso. Ambizioso, il giovane lavoratore si dà da fare per conto proprio, studiando privatamente, con il fine di ottenere comunque la laurea in legge, presso la George Washington University.
Conseguita la laurea nel 1917, uno zio di professione giudice lo aiuta ad entrare nel Dipartimento di Giustizia. Passano una manciata di mesi e alle soglie del 1920 il neolaureato Hoover viene preso sotto l'ala del procuratore generale Alexander Palmer, il quale lo vuole come suo assistente speciale.
Presso il dipartimento della capitale d'America nasce proprio in quei mesi una nuova sezione di ricerca, la quale si preoccupa di indagare sui sospetti "rivoluzionari e ultra-rivoluzionari" vicini al partito comunista. Questo particolare filone di indagini viene affidato a John Edgar Hoover, il quale comincia sin da giovanissimo, durante la sua breve e sfavillante carriera, la propria opera di lotta al comunismo.
Alle dipendenze di Palmer, Hoover compie un lavoro monumentale. Influenzato dal suo lavoro presso la biblioteca, svolto anni addietro, decide di dare vita ad un enorme archivio, il quale gli consente di schedare tutti i sospetti comunisti e i presunti rivoluzionari.
Il 7 novembre del 1919, giorno del secondo anniversario della Rivoluzione Russa, Hoover fa arrestare più di diecimila sospettati, tra comunisti e anarchici, in oltre venti città americane. Ben presto però si rende conto di dover rilasciarne la maggior parte, non avendo prove a sufficienza, ma portandoli in tribunale ha l'intuizione di inserire nei suoi archivi, anche i nomi di tutti gli avvocati che, spesso a costo zero, si assumono la responsabilità di difendere le persone accusate di essere sovversive.
A coronare il suo discutibile impegno, arriva anche una causa di alto profilo, che Hoover riesce a vincere nonostante la difficoltà del caso. Eppure, il "cacciatore di comunisti" riesce a dimostrare che Emma Goldman, nonostante i trentaquattro anni vissuti interamente negli Usa, è da considerarsi tra i potenziali sovversivi rivoluzionari e al termine del processo, la fa deportare in Russia.
Il suo raid, per così dire, ha un effetto devastante sul partito comunista americano. Da oltre 80.000 tesserati, scende a circa 6.000, di fatto quasi scomparendo dal suolo statunitense. Nel 1921 Hoover viene premiato con la carica di vicedirettore dell'FBI e solo tre anni dopo, nel 1924, quando Calvin Coolidge è Presidente degli Stati Uniti, viene nominato direttore.
Quando prende in mano le redini del Federal Bureau of Investigations, l'ordine conta appena 600 agenti in forza. Al termine del suo mandato i federali saranno intorno alle 6.000 unità.
Tra le prime disposizioni, Hoover fa piazza pulita dei raccomandati, instaurando una disciplina ferrea, con metodi rigidissimi di addestramento e selezione.
Nel 1926 dà vita ad un file digitale, sulle orme della passata esperienza, il quale si rivelerà ben presto come il più grande al mondo. Tuttavia nei primi anni il dipartimento è più un organismo di controllo e di osservazione, che altro. Entro il 1935 Hoover ottiene dal Congresso che l'FBI diventi una vera e propria macchina di lotta alla criminalità, in grado di poter compiere arresti e anche di disporre delle misure proprie delle altre forze di polizia, come le armi, vincolo che viene tolto proprio in quella occasione.
In questo periodo Clyde Tolson viene nominato come suo vice e rimane il suo braccio destro per oltre quarant'anni. L'accoppiata, nota all'interno del dipartimento con il soprannome di "J. Edna e Madre Tolson", diventa nel corso degli anni oggetto di non poche dicerie, incentrate sulla presunta relazione omosessuale tra i due. A sostenerlo inoltre molti anni dopo, nel 1993, è lo scrittore Anthony Summers in un libro molto accurato e documentato che si intitola "La vita segreta di J. Edgar Hoover". Ma molto prima di lui è il giornalista Ray Tucker a dare la notizia della presunta omosessualità del direttore dell'FBI, scrivendolo sulla rivista "Collier". Tuttavia, a intimidire il reporter e tutti gli altri giornalisti dall'approfondire i rapporti tra Hoover e Tolson, ci pensa il dipartimento stesso, quando inserisce il suo nome tra i sospettati sovversivi, lasciando trapelare anche alcune indiscrezioni sul suo conto.
La stessa operazione non riesce contro il boss mafioso Meyer Lansky; appare accertato che in questi anni il criminale tenga sotto ricatto l'FBI, avendo ottenuto le prove fotografiche dell'omosessualità di Hoover: questa cosa gli dà la possibilità di tenere lontano i federali da alcune sue attività illecite.
Ad ogni modo, durante gli anni '40, oltre alle armi, il Bureau si dota anche di un laboratorio scientifico all'avanguardia e di un'accademia nazionale, altre due conquiste firmate dal nuovo direttore. Inoltre Hoover ottiene dal presidente Roosevelt la possibilità di indagare, con il proprio organo, anche nei casi di spionaggio internazionale, permesso che gli dà ancor più potere nella sua caccia ai comunisti.
Successivamente il capo dell'FBI si convince che alcuni membri del governo Truman siano in realtà membri del partito comunista russo e quando il Presidente gli intima di lasciar cadere questa indagine, egli si rende protagonista di una fuga di notizie indiscrete, riguardanti appunto alti funzionari di Stato.
Nel 1950 inoltre, nel pieno del suo potere e quando ha inizio il cosiddetto "maccartismo", avviene la pubblicazione da parte dell'FBI del cosiddetto "Canale Rosso": si tratta di un opuscolo che contiene 151 nomi di artisti, registi e scrittori considerati come potenziali sovversivi rossi.
L'ossessione di Hoover raggiunge il suo apice nel 1959, quando i suoi agenti sono divisi in 489 unità che si occupano di spionaggio rosso, e solo 4 di mafia. Nonostante ciò, il dipartimento da lui guidato passa alla storia per aver combattuto a lungo il fenomeno del gangsterismo, eliminando dalle scene criminali americane personaggi come John Dillinger e George Kelly detto "machine gun".
Tra gli anni '50 e gli anni '60 però inizia il declino vero e proprio del prestigio di John Edgar Hoover, parallelamente alla nascita e al potenziamento del così denominato "Programma Cointelpro", teso ad identificare cittadini americani simpatizzanti con il comunismo. Nella presunta rete cadono nomi come Charlie Chaplin e Martin Luther King: il capo dell'FBI viene accusato di violazione dei diritti civili.
Quando muore, il 2 maggio del 1972, John Edgar Hoover è ancora in servizio, all'età di 77 anni.
Con ben 48 anni, la sua direzione rimane per sempre la più lunga della storia americana: l'allora presidente Nixon decide che, dopo di lui, la direzione del Bureau non può essere affidata alla stessa persona per un mandato superiore a dieci anni. Alla luce di questa decisione, c'è anche la piena certezza del fatto che Hoover abbia utilizzato il suo archivio per restare alla guida dell'organismo il più tempo possibile, usando le informazioni riservate che riusciva ad ottenere al seguito dei vari presidenti, come mezzi per tenerli sempre sotto scacco.
Nel 1979 il Comitato per le indagini sugli omicidi, dopo aver riaperto le indagini sull'assassinio Kennedy, dichiara che Hoover si sarebbe comportato in modo non adeguato sulla "possibile cospirazione tesa ai danni di Kennedy". È, in pratica, l'inizio di un forte livellamento verso il basso della reputazione del direttore storico dell'FBI, evidente anche nel tentativo, non riuscito, da parte di un senatore americano, di cambiare nome nel 2001 alla sede federale di Washington, tuttora dedicata ad Hoover.
Nel 2011 il regista americano Clint Eastwood gira il film biografico "J. Edgar", dedicato ad Hoover: Leonardo DiCaprio è l'attore protagonista che ne veste i panni. Già nel 2000 l'attore Ernest Borgnine aveva diretto se stesso nel film dal titolo "Hoover".
Il 10 maggio 1924 John Edgar Hoover viene nominato direttore dell'FBI.
John Edgar Hoover nasce a Washington (Usa), il giorno 1 gennaio del 1895. Funzionario di stato e politico, ha ricoperto il ruolo di direttore dell'FBI per circa mezzo secolo, vedendo susseguirsi durante la sua controversa carriera ben otto Presidenti degli Stati Uniti. Ha dato vita a reparti dei servizi investigativi federali tuttora molto attivi, i quali si sono rivelati sin da subito strumenti efficaci di lotta contro la criminalità, come l'archivio per le impronte digitali, la cosiddetta "scientifica", e l'accademia per diventare agente federale.
Al nome di Hoover sono stati accostati, volta per volta, sospetti di violenza nel corso di alcune indagini molto delicate, come quelle relative all'assassinio di Martin Luther King. Per anni, è stato anche definito il braccio operativo del "maccartismo", colpevole, a dire di molti, di aver contribuito a diffondere il clima di "caccia alle streghe" maturato durante gli anni Cinquanta, quando la guerra fredda era all'apice della propria tensione.
Figlio di Dickerson Hoover, di professione un incisore, il giovane John Edgar deve far fronte fin da subito alla sua morte, la quale getta la famiglia in condizioni economiche a dir poco delicate. Il ragazzo deve lasciare gli studi, seppur a malincuore, e trova un lavoro come fattorino presso la Biblioteca del Congresso. Ambizioso, il giovane lavoratore si dà da fare per conto proprio, studiando privatamente, con il fine di ottenere comunque la laurea in legge, presso la George Washington University.
Conseguita la laurea nel 1917, uno zio di professione giudice lo aiuta ad entrare nel Dipartimento di Giustizia. Passano una manciata di mesi e alle soglie del 1920 il neolaureato Hoover viene preso sotto l'ala del procuratore generale Alexander Palmer, il quale lo vuole come suo assistente speciale.
Presso il dipartimento della capitale d'America nasce proprio in quei mesi una nuova sezione di ricerca, la quale si preoccupa di indagare sui sospetti "rivoluzionari e ultra-rivoluzionari" vicini al partito comunista. Questo particolare filone di indagini viene affidato a John Edgar Hoover, il quale comincia sin da giovanissimo, durante la sua breve e sfavillante carriera, la propria opera di lotta al comunismo.
Alle dipendenze di Palmer, Hoover compie un lavoro monumentale. Influenzato dal suo lavoro presso la biblioteca, svolto anni addietro, decide di dare vita ad un enorme archivio, il quale gli consente di schedare tutti i sospetti comunisti e i presunti rivoluzionari.
Il 7 novembre del 1919, giorno del secondo anniversario della Rivoluzione Russa, Hoover fa arrestare più di diecimila sospettati, tra comunisti e anarchici, in oltre venti città americane. Ben presto però si rende conto di dover rilasciarne la maggior parte, non avendo prove a sufficienza, ma portandoli in tribunale ha l'intuizione di inserire nei suoi archivi, anche i nomi di tutti gli avvocati che, spesso a costo zero, si assumono la responsabilità di difendere le persone accusate di essere sovversive.
A coronare il suo discutibile impegno, arriva anche una causa di alto profilo, che Hoover riesce a vincere nonostante la difficoltà del caso. Eppure, il "cacciatore di comunisti" riesce a dimostrare che Emma Goldman, nonostante i trentaquattro anni vissuti interamente negli Usa, è da considerarsi tra i potenziali sovversivi rivoluzionari e al termine del processo, la fa deportare in Russia.
Il suo raid, per così dire, ha un effetto devastante sul partito comunista americano. Da oltre 80.000 tesserati, scende a circa 6.000, di fatto quasi scomparendo dal suolo statunitense. Nel 1921 Hoover viene premiato con la carica di vicedirettore dell'FBI e solo tre anni dopo, nel 1924, quando Calvin Coolidge è Presidente degli Stati Uniti, viene nominato direttore.
Quando prende in mano le redini del Federal Bureau of Investigations, l'ordine conta appena 600 agenti in forza. Al termine del suo mandato i federali saranno intorno alle 6.000 unità.
Tra le prime disposizioni, Hoover fa piazza pulita dei raccomandati, instaurando una disciplina ferrea, con metodi rigidissimi di addestramento e selezione.
Nel 1926 dà vita ad un file digitale, sulle orme della passata esperienza, il quale si rivelerà ben presto come il più grande al mondo. Tuttavia nei primi anni il dipartimento è più un organismo di controllo e di osservazione, che altro. Entro il 1935 Hoover ottiene dal Congresso che l'FBI diventi una vera e propria macchina di lotta alla criminalità, in grado di poter compiere arresti e anche di disporre delle misure proprie delle altre forze di polizia, come le armi, vincolo che viene tolto proprio in quella occasione.
In questo periodo Clyde Tolson viene nominato come suo vice e rimane il suo braccio destro per oltre quarant'anni. L'accoppiata, nota all'interno del dipartimento con il soprannome di "J. Edna e Madre Tolson", diventa nel corso degli anni oggetto di non poche dicerie, incentrate sulla presunta relazione omosessuale tra i due. A sostenerlo inoltre molti anni dopo, nel 1993, è lo scrittore Anthony Summers in un libro molto accurato e documentato che si intitola "La vita segreta di J. Edgar Hoover". Ma molto prima di lui è il giornalista Ray Tucker a dare la notizia della presunta omosessualità del direttore dell'FBI, scrivendolo sulla rivista "Collier". Tuttavia, a intimidire il reporter e tutti gli altri giornalisti dall'approfondire i rapporti tra Hoover e Tolson, ci pensa il dipartimento stesso, quando inserisce il suo nome tra i sospettati sovversivi, lasciando trapelare anche alcune indiscrezioni sul suo conto.
La stessa operazione non riesce contro il boss mafioso Meyer Lansky; appare accertato che in questi anni il criminale tenga sotto ricatto l'FBI, avendo ottenuto le prove fotografiche dell'omosessualità di Hoover: questa cosa gli dà la possibilità di tenere lontano i federali da alcune sue attività illecite.
Ad ogni modo, durante gli anni '40, oltre alle armi, il Bureau si dota anche di un laboratorio scientifico all'avanguardia e di un'accademia nazionale, altre due conquiste firmate dal nuovo direttore. Inoltre Hoover ottiene dal presidente Roosevelt la possibilità di indagare, con il proprio organo, anche nei casi di spionaggio internazionale, permesso che gli dà ancor più potere nella sua caccia ai comunisti.
Successivamente il capo dell'FBI si convince che alcuni membri del governo Truman siano in realtà membri del partito comunista russo e quando il Presidente gli intima di lasciar cadere questa indagine, egli si rende protagonista di una fuga di notizie indiscrete, riguardanti appunto alti funzionari di Stato.
Nel 1950 inoltre, nel pieno del suo potere e quando ha inizio il cosiddetto "maccartismo", avviene la pubblicazione da parte dell'FBI del cosiddetto "Canale Rosso": si tratta di un opuscolo che contiene 151 nomi di artisti, registi e scrittori considerati come potenziali sovversivi rossi.
L'ossessione di Hoover raggiunge il suo apice nel 1959, quando i suoi agenti sono divisi in 489 unità che si occupano di spionaggio rosso, e solo 4 di mafia. Nonostante ciò, il dipartimento da lui guidato passa alla storia per aver combattuto a lungo il fenomeno del gangsterismo, eliminando dalle scene criminali americane personaggi come John Dillinger e George Kelly detto "machine gun".
Tra gli anni '50 e gli anni '60 però inizia il declino vero e proprio del prestigio di John Edgar Hoover, parallelamente alla nascita e al potenziamento del così denominato "Programma Cointelpro", teso ad identificare cittadini americani simpatizzanti con il comunismo. Nella presunta rete cadono nomi come Charlie Chaplin e Martin Luther King: il capo dell'FBI viene accusato di violazione dei diritti civili.
Quando muore, il 2 maggio del 1972, John Edgar Hoover è ancora in servizio, all'età di 77 anni.
Con ben 48 anni, la sua direzione rimane per sempre la più lunga della storia americana: l'allora presidente Nixon decide che, dopo di lui, la direzione del Bureau non può essere affidata alla stessa persona per un mandato superiore a dieci anni. Alla luce di questa decisione, c'è anche la piena certezza del fatto che Hoover abbia utilizzato il suo archivio per restare alla guida dell'organismo il più tempo possibile, usando le informazioni riservate che riusciva ad ottenere al seguito dei vari presidenti, come mezzi per tenerli sempre sotto scacco.
Nel 1979 il Comitato per le indagini sugli omicidi, dopo aver riaperto le indagini sull'assassinio Kennedy, dichiara che Hoover si sarebbe comportato in modo non adeguato sulla "possibile cospirazione tesa ai danni di Kennedy". È, in pratica, l'inizio di un forte livellamento verso il basso della reputazione del direttore storico dell'FBI, evidente anche nel tentativo, non riuscito, da parte di un senatore americano, di cambiare nome nel 2001 alla sede federale di Washington, tuttora dedicata ad Hoover.
Nel 2011 il regista americano Clint Eastwood gira il film biografico "J. Edgar", dedicato ad Hoover: Leonardo DiCaprio è l'attore protagonista che ne veste i panni. Già nel 2000 l'attore Ernest Borgnine aveva diretto se stesso nel film dal titolo "Hoover".
domenica 9 maggio 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 9 maggio.
Il 9 maggio 1887 debutta a Londra il Buffalo Bill Wild West Show.
William Frederick Cody nasce a Le Claire, nello stato dell'Iowa il giorno 26 febbraio 1846.
A soli quindici anni legge un annuncio che oggi appare bizzarro e che recita grossomodo: "Occorrono ragazzi sotto i diciotto anni, svelti, esperti cavalieri consapevoli di rischiare la morte ogni giorno: si preferiscono gli orfani". Cody ne viene attratto e diventa così un corriere Pony Express.
Dopo la morte della madre si arruola nel 1863 nel VII Cavalleggeri dello stato del Kansas, prendendo parte alla guerra di secessione americana. Presso il campo militare di St. Louis, dove stava sostando, il futuro Buffalo Bill conosce Louisa Frederici, la donna che poco tempo dopo, nel 1866, diventerà sua moglie e dalla quale avrà quattro figli.
Terminata la guerra William Cody lavora per l'esercito e per la compagnia "Pacific Railway" come guida civile, fino al 1872. Nello stesso periodo il Congresso gli assegna la più alta onorificenza militare degli Stati Uniti, la "Medaglia d'Onore", per aver dimostrato "coraggio in azione". La stessa medaglia sarebbe stata revocata a meno di un mese dalla morte (avvenuta nel 1917), in quanto Cody era un civile al momento della meritevole azione; la medaglia gli sarebbe stata poi riassegnata definitivamente nel 1989.
Il soprannome "Buffalo Bill" gli viene appioppato rubandolo a un tale William Comstock, a cui apparteneva in precedenza, superandolo in una gara di caccia al bisonte. La leggenda narra che Cody, negli anni tra il 1868 ed il 1872, per sostenere gli operai addetti alla costruzione della ferrovia, li abbia riforniti di carne di bisonte uccidendo l'impressionante numero di 4.000 esemplari. I bisonti erano oggetto di caccia nella zona proprio perché il loro sterminio avrebbe velocizzato le attività di sgombero e di costruzione della ferrovia.
Se il mito di Buffalo Bill si è alimentato grazie al protagonista stesso, la diffusione si deve a Ned Buntline, popolare scrittore che in diversi racconti narra le gesta di Buffalo Bill; Buntline arriva a chiedere a Cody di interpretare la trasposizione teatrale delle sue novelle: Buffalo Bill accetta di diventare attore, e interpreterà se stesso per undici stagioni consecutive.
Lanciato nel mondo dello spettacolo e dell'intrattenimento, nel 1883 crea il "Buffalo Bill Wild West Show", spettacolo circense in cui vengono ricreate e rappresentati in tipico stile western momenti come la battaglia di Little Bighorn. Allo spettacolo partecipano veri cowboy e pellerossa dell'epoca, come Toro Seduto (il leggendario capo Sioux), Calamity Jane e Wild Bill Hickock.
In oltre vent'anni di attività il "Buffalo Bill Wild West Show" diverrà un successo negli Stati Uniti e anche in Europa. Nel vecchio continente, a Londra nel 1889, sarà una delle attrazioni principali durante il Giubileo d'Oro della Regina Vittoria.
Lo spettacolo arriva anche in Italia nel 1890; convertitosi da poco tempo al cattolicesimo esprime e realizza il desiderio di incontrare papa Leone XIII. Nello stesso anno, sebbene sia un affermato showman di fama internazionale, Cody partecipa con il grado di colonnello alle operazioni militari contro i Sioux, tribù che aveva già combattuto nel 1876.
William Cody muore all'età di 71 anni, il 10 gennaio 1917 a Denver; dietro sua richiesta viene sepolto sulla Lookout Mountain, in Colorado, ad est di Denver.
Sono molte le pellicole che si ispireranno alla vita e alle gesta di Buffalo Bill; tra queste ricordiamo "The Plainsman" di Cecil B. De Mille (1936, con Gary Cooper), "Buffalo Bill" di William A. Wellman (1944), "Buffalo Bill e gli indiani" di Robert Altman (1976, con Paul Newman).
In Italia il regista Giuseppe Accatino realizza nel 1949 "Buffalo Bill a Roma", dedicato alla reale sfida che aveva visto Cody e il suo circo soccombere contro la rappresentanza di butteri laziali dell'Agro Pontino guidati dal circense Augusto Imperiali.
Il 9 maggio 1887 debutta a Londra il Buffalo Bill Wild West Show.
William Frederick Cody nasce a Le Claire, nello stato dell'Iowa il giorno 26 febbraio 1846.
A soli quindici anni legge un annuncio che oggi appare bizzarro e che recita grossomodo: "Occorrono ragazzi sotto i diciotto anni, svelti, esperti cavalieri consapevoli di rischiare la morte ogni giorno: si preferiscono gli orfani". Cody ne viene attratto e diventa così un corriere Pony Express.
Dopo la morte della madre si arruola nel 1863 nel VII Cavalleggeri dello stato del Kansas, prendendo parte alla guerra di secessione americana. Presso il campo militare di St. Louis, dove stava sostando, il futuro Buffalo Bill conosce Louisa Frederici, la donna che poco tempo dopo, nel 1866, diventerà sua moglie e dalla quale avrà quattro figli.
Terminata la guerra William Cody lavora per l'esercito e per la compagnia "Pacific Railway" come guida civile, fino al 1872. Nello stesso periodo il Congresso gli assegna la più alta onorificenza militare degli Stati Uniti, la "Medaglia d'Onore", per aver dimostrato "coraggio in azione". La stessa medaglia sarebbe stata revocata a meno di un mese dalla morte (avvenuta nel 1917), in quanto Cody era un civile al momento della meritevole azione; la medaglia gli sarebbe stata poi riassegnata definitivamente nel 1989.
Il soprannome "Buffalo Bill" gli viene appioppato rubandolo a un tale William Comstock, a cui apparteneva in precedenza, superandolo in una gara di caccia al bisonte. La leggenda narra che Cody, negli anni tra il 1868 ed il 1872, per sostenere gli operai addetti alla costruzione della ferrovia, li abbia riforniti di carne di bisonte uccidendo l'impressionante numero di 4.000 esemplari. I bisonti erano oggetto di caccia nella zona proprio perché il loro sterminio avrebbe velocizzato le attività di sgombero e di costruzione della ferrovia.
Se il mito di Buffalo Bill si è alimentato grazie al protagonista stesso, la diffusione si deve a Ned Buntline, popolare scrittore che in diversi racconti narra le gesta di Buffalo Bill; Buntline arriva a chiedere a Cody di interpretare la trasposizione teatrale delle sue novelle: Buffalo Bill accetta di diventare attore, e interpreterà se stesso per undici stagioni consecutive.
Lanciato nel mondo dello spettacolo e dell'intrattenimento, nel 1883 crea il "Buffalo Bill Wild West Show", spettacolo circense in cui vengono ricreate e rappresentati in tipico stile western momenti come la battaglia di Little Bighorn. Allo spettacolo partecipano veri cowboy e pellerossa dell'epoca, come Toro Seduto (il leggendario capo Sioux), Calamity Jane e Wild Bill Hickock.
In oltre vent'anni di attività il "Buffalo Bill Wild West Show" diverrà un successo negli Stati Uniti e anche in Europa. Nel vecchio continente, a Londra nel 1889, sarà una delle attrazioni principali durante il Giubileo d'Oro della Regina Vittoria.
Lo spettacolo arriva anche in Italia nel 1890; convertitosi da poco tempo al cattolicesimo esprime e realizza il desiderio di incontrare papa Leone XIII. Nello stesso anno, sebbene sia un affermato showman di fama internazionale, Cody partecipa con il grado di colonnello alle operazioni militari contro i Sioux, tribù che aveva già combattuto nel 1876.
William Cody muore all'età di 71 anni, il 10 gennaio 1917 a Denver; dietro sua richiesta viene sepolto sulla Lookout Mountain, in Colorado, ad est di Denver.
Sono molte le pellicole che si ispireranno alla vita e alle gesta di Buffalo Bill; tra queste ricordiamo "The Plainsman" di Cecil B. De Mille (1936, con Gary Cooper), "Buffalo Bill" di William A. Wellman (1944), "Buffalo Bill e gli indiani" di Robert Altman (1976, con Paul Newman).
In Italia il regista Giuseppe Accatino realizza nel 1949 "Buffalo Bill a Roma", dedicato alla reale sfida che aveva visto Cody e il suo circo soccombere contro la rappresentanza di butteri laziali dell'Agro Pontino guidati dal circense Augusto Imperiali.
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