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martedì 9 settembre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 9 settembre.

Il 9 settembre 1998 muore Stéphane Mallarmé.

Il Positivismo che pervade l'Europa nella seconda metà dell'Ottocento incontra presto correnti di pensiero ostili al suo razionalismo scientistico e tendenti, invece, allo spiritualismo ed al misticismo. L'insieme di tali movimenti di idee, sorti in seno alla letteratura francese, è detto "Decandentismo". Il termine è riferito all'atteggiamento apatico e languido assunto da poeti e scrittori che esprimono lo smarrimento delle coscienze rispetto alle disillusioni della cultura positivista.

Il nucleo originario dei decadentisti è rappresentato dal cosiddetti "poeti maledetti", definizione derivata dal titolo dell'opera omonima di Verlaine e che, a cominciare da Baudelaire, comprende lo stesso Paul Verlaine insieme ad Arthur Rimbaud ed a Stéphane Mallarmé, il cui parnassianesimo sfocerà più tardi nel simbolismo.

Nato a Parigi il 18 marzo 1842 da una famiglia di impiegati e funzionari dell'Ufficio del Registro, a soli cinque anni Stéphane Mallarmé diviene orfano di madre, evento che condizionerà pesantemente la sua vita e che giocherà un ruolo importante nello sviluppo della sua sensibilità. Viene quindi allevato e compie i suoi studi nel collegio d'Auteuil e, nel 1857, muore anche la sorellina Marie.

Impiegatosi senza nessuna soddisfazione presso il Registro, cerca nuovi orizzonti approfondendo la conoscenza dell'inglese in un soggiorno in Gran Bretagna, nel 1862, dove legge ed analizza le opere di John Keats, di A. C. Swinburne, di Edgar Allan Poe (del quale tradurrà otto composizioni) e il pensiero di G. Berkeley e di G. W. F. Hegel. Qui sposa Maria Gerhard, tedesca, di sette anni più grande, con la quale avrà due figli. Al rientro in Francia compone le sue prime poesie che vengono pubblicate, fra il 1862 ed il 1866, sulle riviste "Le Papillon" e, successivamente, "Parnasse contemporaine"; Mallarmé si abilita intanto all'insegnamento dell'inglese divenendo professore nel Liceo di Tournon; qui inizia la stesura del poema "Erodiade", considerato il capolavoro della scuola parnassiana per il tentativo di inventare una nuova ed esclusiva lingua per la poesia, capace di consentirle di dispiegare i misteri dell'universo. La sua stesura prosegue poi a Besancon e ad Avignone, nei cui Licei viene trasferito.

Nel 1867 avvia la stesura del racconto "Igitur, o la follia di Elbehnon". Nel 1871 approda a Parigi, dove finalmente può dare sfogo alla sua intima predisposizione alla riflessione ed all'approfondimento culturale. Pubblica, nel 1876, "Il meriggio di un fauno" che il compositore Claude Debussy musicherà nel 1894. Fonda e dirige la rivista "La derniere mode", che avrà però vita breve. Mallarmé diviene popolare grazie - oltre che alla già citata opera di Verlaine - a Joris Karl Huysmans (autore naturalista che, insieme a Émile Zola, Guy de Maupassant, Gustave Flaubert e Edmond de Goncourt, fa parte del noto "Gruppo dei Cinque"), il quale ne fa l'autore preferito del protagonista del suo romanzo "A ritroso", nel 1884.

Ciò gli consente di crescere nella considerazione degli ambienti culturali parigini che iniziano a vedere in lui una sorta di caposcuola. Divengono celebri le "riunioni del martedì" che egli organizza nella sua abitazione ed alle quali convengono i più geniali scrittori dell'epoca, fra cui lo stesso Verlaine, oltre a Oscar Wilde, Paul Valéry, André Gide.

Nel 1887 pubblica le "Poesies", i cui toni ermetici sono i primi indizi del suo simbolismo. All'età di 51 anni riesce ad ottenere una pensione. La tranquillità della vita parigina alternata a quella della sua abitazione a Valvins crea i presupposti ideali per la sua poesia che si rivelerà innovativa e rivoluzionaria: si allontanerà definitivamente dal parnassianesimo dei "poeti maledetti" per sfociare nel simbolismo - del quale diviene uno fra i principali esponenti europei - che esplode nel 1897 con l'enigmatico poema "Un colpo di dadi non abolirà mai il caso", nel quale utilizza ormai il suo "linguaggio dell'anima". Dello stesso anno sono i "Poemi in prosa" e le "Divagazioni".

Un anno dopo, il 9 settembre 1898, in seguito ad un improvviso reflusso gastro-faringeo, Stéphane Mallarmé si spegne a Valvins, a soli 56 anni.

La "bella avventura", come Verlaine aveva definito la "missione" dei poeti maledetti, per Mallarmé ha uno scopo irraggiungibile: il "libro assoluto", l'opera che ha sempre sognato di scrivere, infatti, non vedrà mai la luce perché l'idea di perfezione che lo accompagna è di per sé un'idea impossibile.

Con il suo stile Mallarmè demolisce gli schemi entro cui si dibatte la poesia romantica inaugurando un modo più libero di esprimersi, bandendo rime e sonetti e conferendo alle parole un senso più profondo ed autentico. Il suo obiettivo è quello di "dipingere non la cosa, ma l'effetto che essa produce". Grande è l'influenza che egli esercita sui poeti del secolo seguente, e che si ritrova soprattutto in autori come Apollinaire, Rilke, Valéry, Geroge e, fra gli italiani, Ungaretti e Montale.

sabato 31 agosto 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 31 agosto.
Il 31 agosto 1867 muore a Parigi Charles Baudelaire.
Charles Baudelaire nasce il 9 aprile del 1821 a Parigi, in una casa del Quartiere Lartino, dal secondo matrimonio dell'ormai sessantaduenne Joseph-Francois, funzionario al Senato, con la ventisettenne Caroline Archimbaut-Dufays.
La madre, in seguito alla morte prematura del marito, sposa un aitante tenente colonnello, il quale, a causa della proprio freddezza e rigidità (nonché del perbenismo borghese di cui era intriso), si guadagnerà l'odio del figliastro. Nel nodo doloroso dei rapporti con la famiglia e, in primo luogo, con la madre, si gioca gran parte dell'infelicità e del disagio esistenziale che accompagnerà Baudelaire per tutta la vita. Dopotutto, come fra l'altro testimonia l'intenso epistolario rimasto, egli chiederà sempre aiuto e amore alla madre, quell'amore che crederà mai ricambiati, perlomeno rispetto all'intensità della domanda.
Nel 1833 entra al Collège Royal per volontà del patrigno. Nel giro di poco tempo, però, la fama di dissoluto e scavezzacollo prende a circolare all'interno del collège fino ad arrivare, inevitabilmente, alle orecchie dell'odiato patrigno il quale, per ripicca, lo obbliga ad imbarcarsi sul Paquebot des Mers du Sud, una nave che faceva rotta nelle Indie.
Questo viaggio ha su Charles un effetto inaspettato: gli fa conoscere altri mondi e culture, lo pone a contatto con gente di tutte le razze, facendogli scoprire una dimensione lontana dalla pesante decadenza mondana e culturale che grava sull'Europa. Da questo, dunque, nasce il suo grande amore per l'esotismo, lo stesso che filtra dalle pagine della sua opera maggiore, i celeberrimi "Fiori del male".
Ad ogni modo, dopo appena dieci mesi interrompe il viaggio per fare ritorno a Parigi, dove, oramai maggiorenne, entra in possesso dell'eredità paterna, che gli permette di vivere per qualche tempo in grande libertà.
Nel 1842, dopo aver conosciuto un grande poeta come Gerard de Nerval, si avvicina soprattutto a Gautier, e gli si affeziona in maniera estrema. La simbiosi tra i due è totale e Charles vedrà nel più anziano collega una sorta di guida morale e artistica. Sul fronte degli amori femminili, invece, dopo aver conosciuto la mulatta Jeanne Duval, si scatena con lei un'intensa e appassionata relazione. Contrariamente a quanto spesso succede agli artisti di quegli anni, il rapporto è solido e dura a lungo. Charles trae linfa vitale da Jeanne: lei è tutrice e amante ma anche musa ispiratrice, non solo per ciò che riguarda l'aspetto "erotico" e amoroso della produzione baudeleriana, ma anche per quel timbro intensamente umano che traspare da molte sue poesie. In seguito, poi, con il sopraggiungere della vecchiaia, sarà amorevole e presente nei momenti tormentosi della paralisi che colpirà il poeta.
Intanto, la vita che Baudelaire conduce a Parigi non è certo all'insegna della parsimonia. Quando la madre, infatti, scopre che ha già speso circa la metà del lascito paterno, consigliata dal secondo marito intraprende una procedura per poter ottenere un curatore a cui venga affidato il compito di amministrare con maggiore accuratezza il resto dell'eredità. Da ora in avanti, Baudelaire sarà costretto a chiedere al proprio tutore persino i soldi per comprarsi i vestiti.
Il 1845 segna il suo esordio come poeta, con la pubblicazione di "A una signora creola", mentre, per vivere, è costretto a collaborare a riviste e giornali con articoli e saggi che furono poi raccolti in due libri postumi, "L'Arte romantica" e "Curiosità estetiche".
Nel 1848 partecipa ai moti rivoluzionari di Parigi mentre, nel 1857, pubblica presso l'editore Poulet-Malassis i già citati "I fiori del male", raccolta che comprende un centinaio di poesie.
La rivelazione di questo capolavoro assoluto sconcerta il pubblico del tempo. Il libro viene indubbiamente notato e fa parlare di sé, ma più che di successo letterario vero e proprio, forse sarebbe più giusto parlare di scandalo e di curiosità morbosa. Sull'onda della chiacchera confusa e del pettegolezzo che circonda il testo, il libro viene addirittura processato per immoralità e l'editore si vede costretto a sopprimere sei poesie.
Baudelaire è depresso e la sua mente sconvolta. Nel 1861, tenta il suicidio. Nel 1864, dopo un fallito tentativo di farsi ammettere all'Acadèmie francaise, lascia Parigi e si reca a Bruxelles, ma il soggiorno nella città belga non modifica la sua difficoltà di rapporti con la società borghese.
Malato, cerca nell'hashish, nell'oppio e nell'alcol il sollievo alla malattia che nel 1867, dopo la lunga agonia della paralisi, lo ucciderà a soli quarantaquattro anni. A quelle esperienze, e alla volontà di sfuggire alla realtà, sono ispirati i "Paradisi artificiali" editi sempre nell'"annus horribilis" del 1861. È sepolto nel cimitero di Montparnasse, insieme alla madre e al detestato patrigno. Nel 1949 la Corte di Cassazione francese riabilita la sua memoria e la sua opera.

venerdì 6 aprile 2012

#citazione #Blavatsky, #glossario teosofico #uovo cosmico


Le uova sono simboliche fin dai primi tempi; vi era l’”Uovo del Mondo”,
in cui avvenne la gestazione di Brahmā, l’Hiranya-Gharba degli Indiani, e l’Uovo del Mondo degli Egiziani, che procede dalla bocca della “divinità eterna e senza origine”, Kneph, e che è l’emblema della potere generatore.
Poi l’Uovo di Babilonia, da cui nacque Ishtar, e che si diceva fosse caduto dal cielo nell’Eufrate.
Delle uova colorate erano usate ogni anno durante la primavera in quasi ogni paese, e in Egitto erano scambiate come simboli sacri nel periodo della primavera, che era, è e sarà sempre l’emblema della nascita, o rinascita, cosmica ed umana, celeste e terrestre.
Esse venivano appese nei templi Egiziani e sono sospese anche oggi nelle moschee Maomettane.

Blavastky, Glossario teosofico, Istituto Cintamani, 1998, p. 262.

Scelta da Manlio Lo Presti

 
 

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