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lunedì 19 maggio 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 19 maggio.

Il 19 maggio 1836 Cynthia Ann Parker, una bambina irlandese emigrata in Texas, viene rapita dai nativi americani.

Cynthia Ann Parker, una bimba di appena nove anni, fu rapita dagli indiani Comanche mentre la sua famiglia veniva brutalmente massacrata davanti ai suoi occhi.

Dopo che l’isolato avamposto texano fu attaccato da un gruppo di guerra di Comanche, la piccola Cynthia venne allontanata da sua madre, portata via a cavallo e allevata per vivere come una delle donne della tribù.

Per 24 anni la donna dagli occhi azzurri, dapprima prigioniera, rimase volontariamente con i suoi rapitori, sposandosi con un Comanche e facendo nascere dei figli, dimenticando perfino la sua lingua d’origine.

E in un’incredibile gioco del destino, proprio uno dei suoi figli – Quanah – divenne uno dei più temuti e rispettati capi tra i nativi americani del 1800 e fu anche l’ultimo dei leader Comanche ad abbandonare definitivamente il sentiero di guerra ed il vecchio stile di vita indiani per indicare la possibilità di ricrearsi una vita nelle riserve, sotto le autorità statunitensi.

La storia brutale del rapimento di questa giovane, lo spargimento di sangue della sua famiglia, le guerre condotte dai Comanche guidati dal figlio di Cynthia, Quanah, contro i bianchi e infine la resa, sono elementi che non hanno mai smesso di emozionare e sorprendere gli appassionati di storia del west. Si tratta di uno spaccato di storia ripreso più e più volte nei film e nei libri.

L’autore del bel libro “Empire Of The Summer Moon”, S.C. Gwynne, riprende la storia di Cynthia Parker – Nautdah nella sua famiglia Comanche adottiva – intrecciandola con gli eventi violenti fatti di razzie, scalpi, uccisioni che punteggiavano la vita della frontiera intorno alla metà del 1800.

S.C. Gwynne narra che il nonno di Cynthia venne ucciso, scalpato e gli vennero asportati i genitali mentre sua moglie veniva costretta a guardare, mentre in un attacco a un altro insediamento di bianchi una donna incinta venne violentata prima di essere colpita con delle frecce e scalpata viva.

Gwynne racconta anche la terribile storia dell’attacco alla famiglia Parker, avvenuto il 19 maggio 1836.

Una squadra di razziatori Comanche circondò il loro ranch, posto in quella che era la selvaggia frontiera texana, prese d’assalto la casa debolmente presidiata, chiedendo una mucca da uccidere per farne cibo e le indicazioni per la più vicina fonte d’acqua.

Sospettando una trappola, donne e bambini vennero immediatamente fatti scappare attraverso una porta posta sul retro della casa nei rigogliosi campi di grano o nel letto del fiume secco o in aperta campagna. Mentre loro scappavano, alcuni uomini della casa si diressero verso quello che sembrava essere il capo della banda di guerrieri a cavallo. Gli uomini erano disarmati e tenevano in mano, in maniera visibile, delle scorte di cibo.

Furono brutalmente attaccati e smembrati davanti ai loro familiari che osservavano scioccati.

Cynthia fuggì con sua madre Lucy e quattro fratelli, ma vennero individuati e inseguiti da alcuni guerrieri. Proprio Cynthia venne circondata e strappata a sua madre.

Scrive Gwynne: “Gli indiani li catturarono tutti, madre e figli… costrinsero Lucy a cedere due dei suoi figli che vennero subito portati via, poi la trascinarono insieme ai due bambini rimasti verso il caseggiato.

Quelli che erano rimasti all’interno per affrontare i predoni Comanche subirono lo stesso destino di molti altri coloni della frontiera dell’epoca: una morte tremenda.

La logica che guidava tutte le incursioni dei guerrieri Comanche era molto semplice: tutti gli uomini venivano invariabilmente uccisi e quelli che venivano catturati vivi erano poi sottoposti alla tortura. Le donne venivano perlopiù fatte prigioniere e violentate dalla banda. Alcune venivano uccise e altre torturate.

I bambini venivano invariabilmente uccisi.”

I Parker non subirono un trattamento diverso dalla regola dei Comanche: quattro maschi della famiglia erano stati uccisi e bloccati a terra con le lunghe lance e scalpati.

Altri che provarono a scappare vennero attaccati, bloccati e trattati selvaggiamente: “L’anziano John Parker, sua moglie Sallie e sua figlia Elizabeth Kellog vennero circondati e spogliati di tutti i loro vestiti. Gli indiani si accanirono su di loro, attaccando il vecchio con il tomahawk… e costringendo la moglie a guardare cosa gli stavano facendo. Lo squarciarono, gli tagliarono i genitali e lo uccisero.”

La violenza era quella tipica che si viveva nel selvaggio west americano. E d’altra parte, la durezza degli indiani in rapporto alla violenza era in parte il frutto di relazioni con l’uomo bianco che erano da sempre impostate sulla prevaricazione del secondo sui primi, sulla sottrazione delle terre e sul mancato rispetto di qualsiasi trattato.

Gwynne descrive nel suo libro un attacco simile a un’altra famiglia di coloni.

“Dopo aver catturato una donna incinta di nove mesi, i Comanche l’hanno trascinata indietro fino a un punto a circa duecento metri di distanza dalla capanna in cui quella viveva. Lì è stata stuprata da una banda di razziatori Comanche. Quando ebbero finito, le tirarono addosso diverse frecce. L’hanno poi scalpata viva facendo alcuni tagli profondi sotto le orecchie e staccando completamente la parte superiore del cuoio capelluto dalla testa. La poveretta sopravvisse per quattro lunghi giorni tra atroci sofferenze.”

Nonostante il suo ingresso violento nella tribù, Cynthia – che venne poi chiamata Nautdah (“trovata”) – alla fine sposò uno dei capi Comanche, Peta Nocona.

Nei successivi 24 anni Cynthia visse con gli indiani e ne assimilò usi e costumi, divenendo un membro della tribù pienamente integrato e dando alla luce ben tre bambini, incluso Quanah che sarebbe poi diventato famosissimo.

Mentre gli scontri tra Texas Rangers e nativi americani si facevano sempre più frequenti e brutali, il governo di Washington prese una linea più decisa sulle tribù che compivano razzie, inviando truppe in numero sempre maggiore per dare la caccia a quei Comanche che erano con buona ragione considerati “gli inafferrabili cavalieri delle pianure”.

Fu durante uno di questi scontri con i Texas Rangers, nel 1860, che Cynthia, a malapena riconoscibile come donna bianca grazie ai suoi occhi blu, venne sottratta agli indiani e riconsegnata alla civiltà dei bianchi.

Cynthia si era ormai così integrata tra i Comanche che le uniche parole inglesi che poteva pronunciare erano “Me Cincee Ann”.

Nonostante i bianchi fossero ben felici di aver effettuato il suo “salvataggio”, Cynthia non si sentiva più a casa tra i suoi parenti americani e cercò di scappare più e più volte.

Aveva il cuore spezzato dal timore di non riuscire più a rivedere i suoi due figli, quelli che riuscirono a sfuggire al raid dei Texas Rangers del 1860 e lentamente divenne sempre più introversa, finendo persino per ammalarsi.

Quando la sua giovane figlia morì all’età di cinque anni, la sua salute declinò rapidamente e morì sola nel 1870, all’età di appena 43 anni.

Un altro suo figlio, Quanah, tuttavia, iniziò a guidare una tribù Comanche prima ancora che avesse 20 anni. Era insolitamente alto e atletico per i consueti standard Comanche e riuscì a far crescere enormemente la sua fama grazie ad un buon numero di audaci incursioni e razzie tra i bianchi.

La sua più grande vittoria arrivò nel 1871 quando batté un distaccamento di 600 soldati americani, attaccando con successo il loro campo di notte, mentre guidava un intero villaggio in salvo.

Ma verso la metà degli anni settanta dell’Ottocento la vita stava diventando realmente impossibile per i Comanche che ancora volevano praticare la consueta vita da nomadi, sempre appresso ai bisonti. I bianchi erano ormai ovunque e i loro ranch punteggiavano le grandi pianure. I bisonti si erano ormai fatti così rari che i Comanche erano sempre più in difficoltà per gli approvvigionamenti. Inoltre, l’esercito era forte e presidiava gli snodi principali della comancheria e così il 2 giugno 1875 Quanah condusse l’intero suo villaggio verso la riserva e fu l’ultimo vero capo Comanche.

Nei suoi ultimi anni, Quanah godette di una certa celebrità e divenne un buon allevatore di bestiame, mentre i resti dell’orgoglioso impero Comanche crollavano intorno alla sua gente.

lunedì 17 febbraio 2025

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

 

Buongiorno, oggi è il 17 febbraio.

Il 17 febbraio 1909 muore Geronimo, il capo degli Apache.

Geronimo nasce il 16 giugno 1829 a No-Doyohn Canyon (località oggi conosciuta con il nome di Clifton), nell'attuale Nuovo Messico, all'epoca terra degli Apache Bedenkohe, pur essendo egli un Apache Chiricahua.

Viene educato secondo le tradizioni Apache: dopo la morte di suo padre, sua madre lo porta a vivere con i Chihenne, con i quali cresce; sposa una donna chiamata Alope, appartenente alla tribù dei Nedni-Chiricahua, all'età di diciassette anni, che gli darà tre figli.

Chiamato anche Sognatore, in virtù della sua (presunta) capacità di predire il futuro, diventa uno sciamano rispettato e un guerriero molto abile, spesso impegnato contro i soldati messicani.

La sua sete di lotta contro i messicani è dovuta a un episodio tragico della sua esistenza: nel 1858, infatti, durante un attacco portato a termine da una compagnia di militari messicani guidati dal colonnello Josè Marìa Carrasco, vengono uccisi sua madre, sua moglie e i suoi figli.

Sono proprio le truppe avversarie a dagli il soprannome di Geronimo.

Egli viene spedito dal suo capo, Mangas Coloradas, presso la tribù dei Cochise per ricevere aiuto.

Risposatosi con Chee-hash-kish, che gli dà due bambini, Chappo e Dohn-say, lascia la sua seconda moglie per unirsi nuovamente in matrimonio, questa volta con Nana-tha-thtith, che a sua volta gli regala una figlio.

In tutto, saranno otto le mogli della sua vita: oltre a quelle citate, ci saranno Zi-yeh, She-gha, Shtsha-she, Ih-tedda e Azul.

Celebre per il suo coraggio e per la sua capacità di sfuggire ai nemici (tra i diversi episodi, quello più leggendario avviene tra le Robledo Mountains, quando egli si nasconde in una caverna, ancora oggi conosciuta come Geronimo's Cave), capo Apache impegnato per più di un quarto di secolo contro l'espansione a occidente dei bianchi, egli si mette alla guida dell'ultimo gruppo di pellerossa intenzionati a non riconoscere l'autorità del governo degli Stati Uniti a Ovest: la loro lotta si conclude il 4 settembre 1886, giorno in cui in Arizona, a Skeleton Canyon, Geronimo si arrende a Nelson Miles, generale dell'esercito statunitense.

Dopo la resa, egli viene imprigionato in Florida a Fort Pickens, e da qui trasferito, nel 1894, a Fort Sill, in Oklahoma.

Divenuto celebre in età avanzata come personalità da ammirare, partecipa a numerose fiere locali (ma anche all'Esposizione Universale di Saint Louis del 1904), vendendo fotografie e souvenir ispirati alla sua vita, ma non riesce mai a ottenere la possibilità di tornare nella sua terra d'origine.

Protagonista in occasione della parata inaugurale di Theodore Roosevelt, eletto presidente nel 1905, muore a Fort Sill a causa di una polmonite rimediata dopo aver passato una notte all'addiaccio (essendo stato disarcionato dal suo cavallo sulla strada di casa), che lo stronca il 17 febbraio 1909.

Sul letto di morte Geronimo confessa a suo nipote di essersi pentito di aver preso la decisione di arrendersi: "Non avrei mai dovuto arrendermi: avrei dovuto combattere fino a quando non fossi rimasto l'ultimo uomo vivo". Il suo corpo viene seppellito a Fort Sill, nell'Apache Indian Prisoner of War Cemetery.

martedì 5 settembre 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi


Buongiorno, oggi è il 5 settembre.
Il 5 settembre 1877 Cavallo Pazzo, capo dei Sioux, viene ucciso da un soldato americano a colpi di baionetta.
Cavallo Pazzo (il cui nome in lingua originale lakota è, a seconda delle traslitterazioni, Tȟaúŋke Witkó , Tashunka Uitko o Tashunka Witko) nasce probabilmente nel 1844 nelle Black Hills (in lingua lakota, Paha Sapa). Il suo nome, in realtà, vorrebbe dire precisamente "Il suo cavallo è pazzo", anche se la dizione "Cavallo pazzo" è ormai universalmente e storicamente utilizzata. Suo papà, a sua volta nominato Cavallo Pazzo (e più tardi Waglula, dopo aver ceduto il proprio nome al figlio), appartiene alla tribù degli Oglala, mentre sua madre, Rattling Blanket Woman, è una Minneconjou.
Conosciuto anche con il nome di Ricciuto, soprattutto negli anni della gioventù, in virtù dei suoi capelli molto ricci (evento piuttosto raro, tra i nativi americani, così come il loro colore molto chiaro), sopravvive alla distruzione del suo villaggio (dove viveva nell'accampamento di Lakota insieme con il suo fratello più piccolo, High Horse, e un cugino, Piccola Aquila) messa in atto dai soldati federali, e in conseguenza di quell'evento decide di mettersi alla guida dei Sioux Oglala per resistere alle uccisioni dei nativi compiute dai militari statunitensi.
Partecipa quindi al conflitto conosciuto come "Massacro di Grattan", che porta i Sioux a uccidere le forze dell'esercito statunitense. Dopo aver assistito alla morte di Conquering Bear, leader dei Lakota, Cavallo Pazzo inizia ad avere delle visioni. Suo padre Waglula lo porta in quello che oggi è conosciuto come Sylvan Lake, nel South Dakota, e qui entrambi si siedono per una richiesta di visione, una hemblecha: un'aquila con la coda rossa li conduce su una collina, dove tutti e due hanno diverse visioni.
Durante gli ultimi anni Cinquanta e i primi anni Sessanta dell'Ottocento, la reputazione di Cavallo Pazzo come guerriero cresce esponenzialmente, così come la sua fama tra i Lakota, al punto che le sue gesta vengono riportate nei racconti e tramandate di generazione in generazione. Il suo primo assassinio coinvolge un membro degli Shoshoni che aveva ucciso una donna Lakota; a esso seguono numerose battaglie contro i nemici tradizionali: gli Arikara, i Piedi Neri, i Pawnee, gli Shoshoni e i Crow. Nel 1864, dopo che la Third Colorado Cavalry ha decimato le tribù degli Arapaho e dei Cheyenne nel massacro del Sand Creek, Minneconjou e Oglala si alleano con loro contro l'esercito degli Stati Uniti. Cavallo Pazzo prende parte alla Battaglia di Platte Bridge e alla Battaglia di Red Buttes, che hanno luogo nel luglio del 1865. In quello stesso periodo, in virtù della sua abilità in battaglia, egli viene nominato Ogle Tanka Un, cioè un leader in guerra.
Il 2 agosto del 1867 è uno dei protagonisti della Wagon Box Fight, che va in scena vicino a Fort Phil Kearny. Il conflitto, però, si rivela perdente per i Lakota, complice la differenza tra le armi dei due schieramenti. Nell'autunno di quell'anno, Cavallo Pazzo invita Black Buffalo Woman ad accompagnarlo in una caccia al bisonte nell'area di Slim Buttes. Black Buffalo Woman è la moglie di No Water, conosciuto come uomo dedito all'alcol (ai tempi, i Lakota permettevano alle donne di divorziare dai propri mariti in qualsiasi momento, a patto che esse si trasferissero con un altro uomo o semplicemente esponessero gli oggetti del marito fuori dal loro alloggio). No Water si trova lontano dall'accampamento nel momento in cui sua moglie e Cavallo Pazzo vanno a caccia: li rintraccia, però, nell'area di Slim Buttes, trovandoli dentro un tipi (o tepee, le tipiche tende indiane). Dopo uno scontro a fuoco in cui Cavallo Pazzo viene salvato dal cugino Touch the Clouds, No Water fugge a cavallo. Gli anziani della tribù convincono Cavallo Pazzo a evitare spargimenti di sangue, e così egli abbandona i propositi di vendetta; prosegue invece la sua storia d'amore con No Water, che, come ricompensa per l'affronto, gli regala tre cavalli. Egli, tuttavia, deve rinunciare al titolo di Shirt Wearer, visto che si è legato alla moglie di un altro uomo.
Insieme con Toro Seduto, Cavallo Pazzo è alla guida degli oltre mille guerrieri che il 25 giugno 1876, nella battaglia di Little Bighorn, hanno la meglio sui cavalleggeri dell'esercito guidato da George Custer. Tuttavia, il successo degli indiani dura poco, perché i federali, immediatamente ripresisi dal colpo, ottengono nuove vittorie in quello stesso anno. E così Cavallo Pazzo il 6 maggio 1877, dopo aver comandato novecento Oglala ormai in fuga e stremati dalla fame, si consegna al comandante di Fort Robinson, il tenente Philo Clark: muore a pochi minuti dalla mezzanotte del 5 settembre, a circa trentasette anni, dopo essere stato colpito da una baionetta. Ma sui motivi della sua uccisione circolano versioni differenti: alcune fanno riferimento ai colpi sparati da un soldato armato; altre sostengono che, dopo aver abbandonato senza autorizzazione la riserva allo scopo di portare sua moglie - ormai malata - dai genitori, egli sia stato arrestato dal Generale George Crook, che aveva paura che tornasse a combattere: dapprima Cavallo Pazzo non si sarebbe opposto alla cattura, ma dopo aver capito che sarebbe stato destinato a una prigione, avrebbe iniziato a ribellarsi alle  guardie, e sarebbe stato colpito da William Gentiles, un soldato semplice che lo avrebbe ucciso mentre veniva trattenuto dal suo vecchio amico Piccolo Grande Uomo, membro della polizia indiana che lo stava accompagnando.
A prescindere dalle ragioni della sua morte, da quel momento la figura leggendaria di Cavallo Pazzo entra nel mito, in America come nel resto del mondo.

lunedì 29 novembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 29 novembre.
Il 29 novembre 1864 un gruppo di 100 volontari del Colorado massacrò diverse centinaia di indiani inermi in quello che in America è ricordato come "il massacro di Sand Creek".
Nel 1864 tra la popolazione della frontiera americana si creò un clima di paura e di tensione, la causa era la sommossa iniziata dai Sioux nel 1862 in Minnesota. Nella primavera di quello stesso anno nel Colorado alcune bande di Sioux, di Cheyenne e di Arapaho effettuarono delle rapine e dei saccheggi, dando molto filo da torcere ai bianchi, facendo iniziare così le prime scaramucce tra la Cavalleria dei Volontari del Colorado e i cacciatori Cheyenne.
In autunno i capi Cheyenne risposero favorevolmente ai “sondaggi di pace” del governatore John Evans, mettendosi sotto la protezione del maggiore Wynkoop (Uomo Bianco Alto) a Fort Lyon.
Uomo Bianco Alto aveva rapporti amichevoli con i Cheyenne , procurando la disapprovazione di alcuni ufficiali militari del Colorado. Così dopo essere stato accusato e rimproverato di far ”comandare gli indiani”, fu sostituito dal maggiore Scott J.Anthony, un ufficiale dei Volontari del Colorado.
Il governatore Evans affidò a John Chivington la “campagna di pacificazione”.
Chivington era un protestante metodista, alto quasi 2 metri e molto robusto, un tipo spaccone e arrogante; ogni qualvolta incontrava un bianco, lo esortava a uccidere tutti gli indiani sia piccoli che grandi; era poi un personaggio molto conosciuto nella frontiera,famoso tra i cercatori d’oro e gli allevatori .
Il governo, impegnato nella Guerra di Secessione, non aveva modo di occuparsi della frontiera , ed erano quindi gli uomini del calibro di Chivington a rappresentare la legge e il governo nei sperduti territori del lontano West.
Le autorità locali per tutelare pionieri, cercatori d’oro, coloni, agricoltori dalle scorrerie degli indiani che stavano diventando “sempre più fastidiosi”, non sentendosi sicuri con l’esercito, fecero ricorso ai reparti dei volontari, vigilantes reclutati sul posto, milizie improvvisate, avventurieri, disertori fuggiti dal fronte della guerra che stava imperversando.
Nel frattempo Chivington rifiutò indignato il brevetto di ufficiale cappellano che il governo gli offrì, così chiese ed ottenne il grado di capitano, che in poco tempo trasformò in colonnello, diventando il comandante dell’intero reggimento.
Fu per il suo odio sviscerato che provava contro gli uomini dalla pelle rossa che Chivington si fece la nomea di “cacciatore di indiani “.
Così quando gli attacchi e le scorrerie di alcuni indiani ostili divennero più frequenti contro pionieri e carovane che percorrevano il sentiero delle Smoky Hills, fu al colonnello Chivington con il suo 3° reggimento di Volontari che il governatore Evans si rivolse.
Evans emanò un decreto promettendo terre e denaro a chiunque uccideva un indiano: questo era un invito che Chivington ed i suoi non si fecero certo ripetere.
Nel forte c’era una piccola guarnigione di soldati, tra cui alcuni ufficiali regolari. Questi fecero notare a Chivington che non tutti gli indiani erano nemici, in particolar modo la tribù Cheyenne di Motavato (Pentola Nera) che si trovava accampata a circa 60 km dal forte.
Pentola Nera era un capo pacifico e credeva molto nella parola dell’uomo bianco, aveva anche firmato la pace pochi mesi prima con l’esercito, consentendo così il transito dei carri che passavano attraverso il suo territorio. Ma questo a Chivington non interessava più di tanto, ed iniziò ad infuriarsi e ad accusare ufficiali e soldati che non erano d’accordo con lui dicendo che erano dei codardi e dei traditori. In particolar modo inveì contro il capitano Silas Soule , il tenente Joseph Cramer e il tenente James Condor. Agitando il pugno vicino alla faccia del tenente Cramer disse:
"Odio tutti coloro che simpatizzano per gli indiani, bisogna sterminarli tutti, è il dovere di ogni patriota americano". Tutto questo tra gli applausi dei suoi volontari.
Per non ritrovarsi davanti ad una corte marziale i tre ufficiali dovettero partecipare loro malgrado alla spedizione. Essi comunque ordinarono ai loro uomini di sparare solo per difendersi.
Era la sera del 28 novembre 1864 quando l’ex predicatore metodista con più di 700 uomini al suo seguito uscì da Fort Lyon per andare a “ caccia di indiani”. Chivington dando la carica ai suoi uomini disse : “uccidete qualsiasi indiano che incontrate sulla vostra strada”.
Il villaggio di Pentola Nera si trovava in un ansa del Sand Creek, il suo tipì era situato quasi al centro, ad ovest c’erano Antilope Bianca e Copricapo di Guerra con la loro gente. Sull’altro versante , quello orientale, c’era il campo arapaho di Mano Sinistra. Complessivamente vi si trovavano quasi 600 persone, la maggior parte di loro erano donne, bambini ed anziani.
Quasi tutti i guerrieri si trovavano lontani , a caccia di bisonti, come gli era stato suggerito dal maggiore Anthony.
Alle prime luci dell’alba la colonna raggiunse il villaggio, nell’accampamento nessuno si immaginava che cosa stesse per accadere; d’improvviso i Cheyenne si svegliarono con il rumore dei cavalli al galoppo. Si scorsero i primi soldati e tra la gente si diffuse subito il panico.
Donna Sacra, moglie di Pentola Nera fu una delle prime persone ad avvistare i soldati; iniziò così ad urlare fortemente per dare l’allarme al villaggio. Pentola Nera si trovava nel suo tipì , sentendo la moglie urlare uscì all’aperto e vide i soldati che avanzavano; fermamente convinto delle rassicurazioni avute dal magg. Anthony, cercò di calmare la sua gente e innalzò la bandiera americana , lo stesso vessillo che gli era stato offerto in segno di amicizia dai soldati al momento della firma.
Pentola Nera attendeva protezione, ma invece udì esplodere i primi colpi di fucile. Quando gli fu chiaro che i soldati erano venuti per uccidere, si scagliò contro di loro a mani nude, ma alcuni suoi guerrieri riuscirono a metterlo fortunatamente in salvo.
Un vecchio settantenne, Antilope Bianca , anche lui disarmato , invece di fuggire disse ai pochi guerrieri rimasti che tutto ciò era colpa loro , di loro vecchi che si erano fidati della parola dell’uomo bianco. Andò incontro al comandante dei soldati (testimonianza di Beckwourth, la guida che si trovava al fianco di Chivington), tenendo bene le mani alzate e dicendo chiaramente in lingua americana: fermatevi, fermatevi…egli si fermò e incrociò le braccia . Una pallottola lo prese in faccia; prima di spirare intonò il suo canto di morte: niente vive per sempre, solo la terra e i monti sono eterni…
Nel frattempo anche Mano Sinistra e gli Arapaho cercarono di raggiungere la bandiera di Pentola Nera; fermandosi davanti ai soldati con le braccia incrociate egli disse che non voleva combattere contro i suoi amici bianchi.
Morì fucilato anche lui sotto i colpi dei volontari.
Ci furono molte scene raccapriccianti in tutto il campo, la maggior parte degli uomini di Chivington erano completamente ubriachi e si lasciarono andare in una frenesia omicida, massacrando barbaramente tutti gli indiani che capitavano a tiro.
Non risparmiarono nessuno, si accanirono anche sui cadaveri mutilandoli e scotennandoli.
Coperta Grigia (John Smith l’interprete di Fort Lyon) riferì che dei soldati catturarono tre bambini e li condussero davanti a un gruppo di ufficiali. Il più grande aveva 8 anni, gli altri due avevano 4 e 5 anni; il tenente Harry Richmond disse: "abbiamo l’ordine di ucciderli tutti"; ne uccise uno sparandogli un colpo di pistola alla testa. Uccise anche gli altri due nonostante i pianti e le suppliche.
Robert Bent , figlio maggiore di William Bent (che prese in moglie una donna Cheyenne),  si trovò suo malgrado insieme a Chivington, vide cinque donne nascoste dietro un cumulo di sabbia,  i soldati avanzarono verso di loro, uscirono fuori tirandosi su i vestiti per far capire che erano donne, chiesero pietà: i soldati le fucilarono.
Altre 30-40 donne si misero al riparo di un anfratto, mandarono fuori una bambina di 6 anni con una bandiera bianca attaccata a un bastoncino, fece pochi passi e un colpo di fucile la uccise. Poi uccisero anche tutte le donne che si erano nascoste nell’anfratto, senza che queste opponessero alcuna resistenza.
Tutti i morti che vide Robert Bent erano stati scotennati. Vide anche un certo numero di neonati uccisi con le loro mamme…
Il vecchio Tre Dita (uno dei sopravvissuti) raccontò che sua madre si mise sulle spalle il figlio più piccolo e corse verso il torrente tenendo per mano lo stesso Tre Dita; i soldati continuarono a sparare ugualmente, un proiettile la colpì alla spalla, nonostante fosse ferita riuscì a mettersi in salvo. Quando prese il bambino piccolo che portava sulle spalle si accorse che era morto, colpito da un proiettile. Anche suo marito venne ucciso quel giorno. In seguito lei andò a vivere con i Cheyenne del Nord e rimase con loro molti anni. Il vecchio Tre Dita non dimenticò mai quello che successe a lui ed a sua madre quel giorno al Torrente della Sabbia.
Un'altra donna, la moglie di Orso Nero, portava una cicatrice nel posto in cui era stata colpita, per questo motivo la chiamavano "Un Occhio Andato Insieme". Raccontò cose atroci sui soldati che uccidevano i bambini, portavano via le donne trattandole male. Ne uccisero la maggior parte, ma qualcuna riuscì a salvarsi e raccontò quello che successe.
Queste ed altre atrocità ancora furono commesse quella volta sul Torrente della Sabbia.
Nessun Cheyenne che riuscì a salvarsi dimenticò quello che vide laggiù quel giorno.
La descrizione di Robert Bent su quello che fecero Chivington ed i suoi volontari venne confermato dal tenente James Connor. Il giorno dopo quando tornarono sul campo di battaglia ( se battaglia si vuole chiamare) non vi era un solo corpo di uomo, donna o bambino a cui non fosse stato tolto lo scalpo, ed in molti casi i cadaveri erano mutilati in modo orrendo.
Un reggimento ben addestrato e disciplinato avrebbe potuto annientare sicuramente tutti gli indiani che quel giorno si trovavano sul Sand Creek. Fu grazie alla mancanza di disciplina, alle abbondanti bevute di whisky, ed alla scarsa precisione di tiro da parte dei volontari che quel giorno molti indiani riuscirono a mettersi in salvo.
Quando tutto fu finito sul campo vi erano 105 morti tra donne e bambini e 28 uomini.
Nel suo rapporto ufficiale Chivington disse di aver ucciso 400-500 guerrieri .
Tra le sue file vi furono 9 morti e 38 feriti, questo non per la reazione da parte indiana , ma a causa del tiro disordinato dei suoi volontari.
Rimasero uccisi i capi Antilope Bianca, Occhio Solo e Copricapo di Guerra. Mano Sinistra fu ferito da una pallottola ma riuscì a scamparla. Pentola Nera riuscì a salvarsi trovando un rifugio in un burrone, sua moglie Donna Sacra nonostante avesse 7 pallottole addosso riuscì a sopravvivere. Tra i cadaveri che i becchini bianchi andarono a seppellire nelle fosse comuni scavate accanto al Torrente della Sabbia (1 dollaro per ogni cadavere) c’era anche il corpo di Donna Gialla , la donna Cheyenne che il giovane Cavallo Pazzo salvò nel massacro di Blue Water Creek .
Dopo pochi giorni a Denver in ogni locale della città in cui c’era uno spettacolo, c’era una presentazione al pubblico di uno degli “eroi”, uno dei reduci del Sand Creek , accompagnato da alcuni trofei di guerra, una lancia, una freccia, uno scalpo ancora completo di trecce da esibire, tra gli applausi ed i toni ironici dei signori e delle signore .Nei locali più malfamati erano riservati i trofei più raccapriccianti, i genitali maschili e femminili amputati ai cadaveri dei Cheyenne uccisi.
Per molti giorni dopo l’eccidio, le prostitute della città avevano promesso amore gratis a chi le avrebbe ricompensate con le capigliature sanguinanti dei selvaggi ed a tutti i reduci del Sand Creek che si fossero presentati nei bordelli esibendo lo scalpo con il pube tagliato via a una donna Cheyenne.
Ci volle diverso tempo, per far tornare Denver alla “normalità”.
Nel frattempo a Washington iniziarono a nascere dei forti dubbi sull’”impresa militare“ compiuta da Chivington, e quando alcune testimonianze del massacro giunsero ad alcuni giornalisti dell’est, fu nominata una corte marziale per giudicare il “Colonnello”.
Per sfuggire alla giustizia militare Chivington rassegnò le dimissioni dall’incarico paramilitare.
Il governo allora nominò una commissione d’inchiesta civile presieduta da Kit Carson .
Ascoltarono i testimoni oculari, gli ufficiali di Fort Lyon che visitarono il villaggio dopo la strage, e i medici militari che esaminarono i cadaveri e soccorsero i feriti ancora vivi .
Tutti i rapporti militari sostennero chiaramente che non erano ferite da combattimento quelle trovate sui cadaveri, bensì colpi dati a vecchi inermi, a donne e bambini in fuga o riversi a terra già agonizzanti.
Per la commissione non ci furono dubbi.
Nel suo rapporto finale Carson scrisse che quello che successe a Sand Creek fu una strage premeditata, un massacro compiuto da vigliacchi.
Nessuna punizione fu inflitta a Chivington ed i suoi eroi.
Lui e il suo 3° reggimento di volontari si trasformarono in una vergogna nazionale.
Il colonnello se ne tornò nel suo nativo Ohio tentando la fortuna con la carriera politica, si fece eleggere assessore all’ordine pubblico.
In quanto a Pentola Nera, che teneva tanto alle relazioni amichevoli e che rispose favorevolmente ai sondaggi di pace, dopo aver visto quello che successe quel giorno al Sand Creek si rese conto che dell’uomo bianco non ci si poteva più fidare. Non gli fu concesso nessun risarcimento da parte del governo e fu ripudiato dai suoi guerrieri.
Pentola Nera insieme a sua moglie Donna Sacra , morirono 4 anni più tardi nella battaglia sul fiume Washita.
Sotto la presidenza Clinton  il Congresso degli Stati Uniti si è pronunciato nuovamente sull’eccidio del Sand Creek e sono state presentate le scuse ufficiali alla nazione indiana. Lo ha preteso Ben “ Cavallo della Notte “ Campbell, senatore indiano del Colorado. Tutto il Congresso si è schierato con lui. Erano presenti anche Colo, il delegato agli Indian Affairs ed il senatore Daniel Inonye nell’ufficio di Bill Clinton quando lo stesso presidente firmò il decreto legge che assegnava un fondo monetario per organizzare un gruppo di studio per trovare la zona precisa dove avvenne il massacro.
Oltre a diventare parco nazionale venne prevista anche la costruzione di un monumento alla memoria.
Per la ricerca furono incaricati indiani Cheyennes ed Arapaho. Il luogo si trova a circa 40 miglia a nord di Lamar.
Nella canzone "Fiume Sand Creek" Fabrizio De Andrè volle ricordare quello che successe quel 29 novembre 1864.


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