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giovedì 28 maggio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 maggio.
Il 28 maggio del 1974 scoppia una bomba a Brescia, in piazza della Loggia. L’ordigno era stato nascosto dentro un cestino dei rifiuti, poco distante da una manifestazione antifascista indetta dai sindacati. L’esplosione uccide otto persone e ne ferisce centodue.
Non si può giudicare efficacemente la strage di Brescia senza tenere conto del paese in cui eravamo. Erano sì gli anni della strategia della tensione, certo. Ma era forse anche qualcosa in più: persino nei casini di quegli anni, il 1974 non è come il 1973 o il 1975. “Fu un terribile anno per la nostra Repubblica”, scrive Corrado Stajano sul Corriere. La fase dei governi di centrosinistra era in corso di esaurimento: di lì a pochissimo tempo sarebbero iniziati i governi di solidarietà nazionale e il progressivo coinvolgimento del PCI nelle maggioranze parlamentari. Erano quindi anni di grande instabilità politica. Il 12 maggio, due settimane prima della strage, gli italiani avevano bocciato il referendum abrogativo della legge sul divorzio. Il 4 agosto ci sarà la strage sul treno Italicus, in provincia di Bologna: dodici morti. Sempre quell’estate verrà alla luce il tentato golpe della “Rosa dei venti”, e gli stati maggiori di alcuni corpi d’armata saranno trasferiti proprio nel timore che potessero parteciparvi. Poi l’altro tentativo di golpe, quello di Edgardo Sogno.
Dicevamo però del 28 maggio. “La bomba del 28 maggio”, scrive Benedetta Tobagi su Repubblica, “colpì al cuore una manifestazione antifascista indetta per protestare contro una serie di attentati di marca fascista, culminati nella morte del giovanissimo terrorista di destra Silvio Ferrari, ucciso dall’esplosivo che lui stesso stava trasportando in motorino nel centro di Brescia, a Piazza del Mercato”.
Si aprono le indagini e, come spesso accade in questi casi, inizialmente vanno molto rapide. Nel 1979 alcuni esponenti dell’estrema destra bresciana vengono condannati perché considerati responsabili dell’attentato. Vanno in carcere, in attesa della condanna d’appello, ed è in carcere che uno di questi, Ermanno Buzzi, viene ucciso da altri due detenuti vicini all’estrema destra. Lo uccidono male: lo strangolano con i lacci delle scarpe, gli schiacciano gli occhi. Ermanno Buzzi era la figura chiave dell’intero processo, e muore non appena viene trasferito nel carcere speciale di Novara, alla vigilia del processo di appello. Che comincia nel 1981 e un anno dopo assolve gli imputati. Un anno dopo ancora, nel 1983, la Cassazione annulla le assoluzioni. Si fa un nuovo processo di appello, quindi, e gli imputati vengono nuovamente assolti. E stavolta la Cassazione conferma le assoluzioni. Siamo nel 1985.
Un anno prima era stato aperto un nuovo filone delle indagini, a causa delle rivelazioni di alcuni pentiti. Stavolta il principale imputato è Cesare Ferri, estremista di destra del gruppo di Ordine Nuovo e accusato anche dalla testimonianza di un prete che dice di averlo visto nei paraggi di piazza della Loggia il 28 maggio. Poi l’inchiesta si allarga e coinvolge tutta Ordine Nuovo, la stessa organizzazione neofascista che sarà ritenuta responsabile della strage di piazza Fontana, a Milano. Insieme a Ordine Nuovo è coinvolto anche il cosiddetto gruppo della Fenice, altra organizzazione eversiva. Vanno a processo Cesare Ferri e il suo amico Alessandro Stepanoff, che gli aveva fornito un alibi. Saranno entrambi assolti, prima con formula dubitativa e poi, nel 1989, con formula piena in appello e in Cassazione.
Le inchieste e le condanne sono complicate perché praticamente si basano solo su parole, testimonianze. Che possono essere contraddittorie, che possono essere ritrattate, che possono sparire. Di prove fattuali ce ne sono pochissime, e non per caso. Per fare l’esempio più clamoroso: due ore dopo la strage qualcuno -- qualcuno che non si riesce a scoprire chi -- impartisce ai pompieri l’ordine di ripulire con le autopompe il luogo dell’esplosione, cancellando tutto. Impronte, oggetti, reperti: tutto. Spariscono dall’ospedale anche i reperti prelevati dai corpi dei morti e dei feriti, che avrebbero potuto dire molto sulla fattura dell’ordigno. Poi c’è il ruolo di Maurizio Tramonte, giovane militante del Movimento Sociale Italiano e di Ordine Nuovo che faceva da informatore per i servizi segreti (lo chiamavano “fonte Tritone”). Le sue rivelazioni e le sue informazioni passate ai servizi segreti saranno fondamentali per l’apertura del terzo processo, anche se finirà lui stesso accusato di aver partecipato alla strage. Il giudice istruttore dirà che questi elementi sono l’ulteriore ”riprova, se mai ve ne fosse bisogno, dell’esistenza e costante operatività di una rete di protezione pronta a scattare in qualunque momento e in qualunque luogo”.
Nel 2008 si apre un terzo processo. Il primo grado si è concluso con l’assoluzione per tutti gli imputati: questo vuol dire che comunque non è ancora finita, e ci sarà il ricorso in appello. Gli imputati stavolta sono Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti, Francesco Delfino, Giovanni Maifredi. Di Maurizio Tramonte abbiamo detto: insieme a Maggi e Zorzi facevano parte di Ordine Nuovo, di cui Rauti era il fondatore. Delfino è un ex generale dei carabinieri, responsabile del nucleo investigativo ai tempi della strage. Giovanni Maifredi all’epoca della strage era un collaboratore dell’allora ministro degli interni Paolo Emilio Taviani. I procuratori avevano chiesto l’ergastolo per tutti gli imputati, con l’accusa di concorso in strage, eccetto che per Pino Rauti, per il quale era stata chiesta l’assoluzione per insufficienza di prove. Sono stati assolti tutti con formula dubitativa, una volta si diceva “insufficienza di prove”. L’impianto accusatorio salta anche perché quattro anni prima uno dei tre pentiti su cui si basava l’indagine, Carlo Digilio, muore a causa di un ictus. E perché l’altro, il Maurizio Tramonte di cui sopra, si rimangia tutto. Nelle veline che lui girava ai servizi segreti si parlava del coinvolgimento di Ordine Nuovo e dei militanti di estrema destra del Veneto, nella strage di Brescia. Il terzo pentito, Maurizio Siciliano, dirà cose molto contraddittorie.
Uno degli imputati, Delfo Zorzi, non vive più in Italia proprio dal 1974, poco dopo la strage di Brescia. Vive in Giappone, fa l’imprenditore, nel 1989 ha ottenuto la cittadinanza e ha cambiato nome. Oggi si chiama Hagen Roi e in ragione della sua cittadinanza giapponese non è estradabile. Durante i processi il suo avvocato è stato Gaetano Pecorella, giurista, deputato, consigliere e noto alleato di Silvio Berlusconi. Nel 2002 Gaetano Pecorella è accusato dalla procura di Brescia di aver pagato Maurizio Siciliano per ottenere una sua ritrattazione. A un certo punto, nel 2005, durante un’indagine che non ha niente a che fare con la strage di Brescia ma riguarda invece la compravendita dei diritti televisivi di Fininvest, i pm di Milano trovano tracce del pagamento di una piccola somma, eseguito da una società riconducibile a Fininvest e diretto a Martino Siciliano. Alla fine, però, i pm non riusciranno a provare l’esistenza di un tentativo di corruzione da parte di Pecorella, che nel 2009 sarà prosciolto dall’accusa.
Il 14 aprile 2012 la Corte d'Appello conferma l'assoluzione per tutti gli imputati, condannando le parti civili al rimborso delle spese processuali.
Il 21 febbraio 2014 la Corte di Cassazione annulla le assoluzioni di Maggi e Tramonte e conferma quelle di Zorzi e Delfino. Viene così istruito un nuovo processo d'appello contro Tramonti e Maggi.
Il 22 luglio 2015 Maurizio Tramonte e Carlo Maria Maggi vengono condannati, in appello, all'ergastolo.
Il 20 giugno 2017 la Corte di Cassazione conferma in via definitiva la condanna all'ergastolo inflitta a Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte. Dopo la condanna Tramonte ha cercato rifugio in Portogallo, ma è stato estradato in Italia.
Carlo Maria Maggi, dopo la condanna definitiva, è rimasto agli arresti domiciliari a causa di una neuropatia congenita che lo ha costretto su una sedia a rotelle per decenni, è deceduto a Venezia il 26 dicembre 2018.
Marzo Toffaloni, all'epoca dei fatti sedicenne, è stato riconosciuto colpevole nel 2025 come uno degli esecutori materiali e condannato a 30 anni di carcere. 

lunedì 22 novembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 22 novembre.
Il 22 novembre 1973 viene sciolta l'organizzazione "Ordine Nuovo", fondata da Pino Rauti, e arrestati 30 suoi militanti per ricostituzione del partito fascista.
"Ordine nuovo" fu creata nel 1960 da alcuni iscritti al MSI che, come i fondatori di Avanguardia nazionale, trovavano troppo moderata la linea del partito. Ordine nuovo costituì il gruppo forse più aggressivo dell'intero campo neonazista. Secondo un rapporto della polizia esso si ispirava alle dottrine razziste e nazionalsocialiste del barone Julius Evola, il filosofo dell'idealismo mistico, autore nel 1937 del libro "Il mito del sangue", ma che ancora nel 1967 rimproverava Almirante perché non organizzava apertamente squadre d'azione per "distruggere i centri della sovversione" e "stroncare scioperi”.
All’origine “Ordine nuovo” aveva adottato come simbolo l'ascia bipenne in cerchio bianco su fondo rosso e, come motto, quello delle SS naziste: "Il nostro onore si chiama fedeltà". Le sue posizioni politiche erano di un oltranzismo delirante.
A rendere l'idea di come ragionavano i capi di “Ordine nuovo”, basti questo brano programmatico, tratto dal giornale del movimento allora guidato da Pino Rauti:
"Se ci sentiamo legati al fascismo come al movimento politico autoritario e gerarchico più vicino alle nostre esperienze dirette, più prossimo all'epoca storica nella quale siamo vissuti, non per questo non potremmo non dire che egualmente ci sentiamo vicini alla sostanza e ai valori, ai principi e alle idee fondamentali che informarono l'essenza politica di ogni Stato autoritario o aristocratico dei tempi andati [...]. Siamo vicini tanto alla Repubblica sociale italiana che al III Reich, quanto all'lmpero napoleonico o al Sacro romano impero [...]. Chi viene al nostro fianco avrà un’altra sensazione che è propria del combattente quando a pie' fermo attende l'istante per balzare dalla trincea e gettarsi nella mischia per colpire, colpire, colpire".
Probabilmente ispirato dalle critiche di Evola al MSI, nel 1966 “Ordine nuovo” prese l'iniziativa di costituire un certo numero di Comitati di insurrezione nazionale (CIN) che, con il loro attivismo, avrebbero dovuto strappare al MSI gli iscritti e portarli su posizioni più combattive. Infatti i Comitati diedero inizio a una campagna terroristica che tuttavia non raggiunse all'interno del partito gli scopi desiderati. Ciò indusse i principali dirigenti di Ordine nuovo e lo stesso Pino Rauti [inquisito perché tra gli organizzatori dell'attentato alla Banca dell'Agricoltura di Milano] a riprendere la tessera del MSI.
Dopo il rientro di Rauti e dei suoi più vicini collaboratori nel MSI, Ordine nuovo continuò la propria attività, dandosi nuovi capi e spingendosi su posizioni sempre più oltranziste e polemiche sia nei confronti di Rauti [il "traditore”] che di Almirante [la "spia antifascista”].
Da un rapporto di polizia steso dopo il fallito golpe del dicembre 1970, si è saputo che Ordine nuovo era in rapporti con il Fronte nazionale di Valerio Borghese e con altre organizzazioni di estrema destra italiane, francesi, spagnole, portoghesi, sudafricane, nonché con il governo dei colonnelli greci. Poiché molti affiliati di Ordine nuovo operavano all'interno di altre organizzazioni eversive, è legittimo ritenere che questo movimento abbia svolto un ruolo operativo di paricolare rilevanza nel far procedere la strategia della tensione.
Lo scioglimento decretato alla fine del 1973, oltreché essere tardivo, non costituisce un serio procedimento in quanto ha lasciato liberi di agire altri gruppi che, perseguendo obiettivi non dissimili da quelli di Ordine nuovo, ne hanno adottato anche gli stessi mezzi. Inoltre tutto lasciava pensare che, di fronte alla tolleranza dimostrata dalle autorità, l'organizzazione disciolta sarebbe stata presto ricostituita. Difatti, due giorni dopo lo scioglimento di Ordine nuovo veniva annunciata l'esistenza dell'organizzazione clandestina "Ordine nero” che, dopo aver dichiarato "guerra allo Stato”, firmava i principali attentati terroristici del 1974.
La clandestinità di quest'ultimo movimento si può considerare molto relativa, dal momento che esso ha dato vita a un giornale intitolato "Anno Zero” e che notoriamente ha assunto l'eredità di Ordine nuovo. Copie di "Anno Zero” sono state trovate accanto al cadavere dilaniato del neofascista Silvio Ferrari, saltato in aria nel maggio 1974 a Brescia, mentre trasportava una potente carica di esplosivo a bordo di un ciclomotore. Copie dello stesso giornale sono state trovate nell'auto di un gruppo di neofascisti schiantatasi, venti minuti dopo la morte del Ferrari, nella stessa città. Il periodico era comunque diffuso in numerose sedi missine.

sabato 10 luglio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 10 luglio.
Il 10 luglio 1976 il magistrato Vittorio Occorsio viene ucciso mentre si recava al lavoro.
Vittorio Occorsio fu ucciso la mattina del 10 luglio 1976 sotto la sua abitazione romana da una raffica di mitra esplosa da una o più persone a bordo di una moto. I terroristi fuggirono portando via la borsa del magistrato. Sul posto lasciarono però alcuni volantini, con i quali il movimento politico di estrema destra Ordine nuovo rivendicava l'omicidio. Nei volantini, Ordine nuovo sosteneva di aver condannato a morte il magistrato perché colpevole di aver «servito la dittatura democratica perseguitando i militanti» del movimento.
Dopo anni di indagine, il magistrato aveva ottenuto - facendo applicare per la prima volta la "legge Scelba" del 1952 sul divieto di riorganizzazione del partito fascista - lo scioglimento di Ordine nuovo e la condanna di alcuni dei suoi principali esponenti. Il movimento Ordine nuovo era stato fondato nel 1956 per contrastare la linea, considerata troppo moderata, del Movimento sociale italiano. A tale movimento, separati processi avrebbero attribuito responsabilità anche per altri gravissimi fatti di sangue commessi in quegli anni.
Malgrado le minacce subite, in un successivo processo - sorto a seguito della rilevata sopravvivenza del movimento e dell'adesione di nuovi militanti - Occorsio aveva ottenuto la condanna degli imputati, apparendo così, agli organizzatori e ai partecipi del gruppo criminoso, un uomo il cui coraggio e il cui impegno potevano essere fermati solo con la violenza. Gli autori materiali dell'omicidio di Occorsio sono stati individuati e condannati. Uno di essi, Pierluigi Concutelli, si renderà autore, in carcere, di altri gravi omicidi, strangolando detenuti (appartenenti anch'essi a gruppi eversivi di estrema destra) che temeva potessero rendere dichiarazioni accusatorie su gravi fatti criminosi: il detenuto Ermanno Buzzi - condannato all'ergastolo in primo grado per la strage di piazza della Loggia a Brescia -, ucciso nell'istituto penitenziario di Novara il 13 aprile 1981; il detenuto Carmine Palladino - da tempo esponente di spicco della organizzazione Avanguardia nazionale -, ucciso, sempre a Novara, il 10 agosto 1982.
Concutelli sta ancora scontando l'ergastolo, da qualche tempo in semilibertà, tanto che la sera del 18 febbraio del 2008 ha potuto partecipare alla trasmissione televisiva de La 7 Niente di personale. Nell'aprile 2011 - dopo due anni di arresti domiciliari che ha scontato a casa del fratello, a Portogruaro - gli è stata riconosciuta la sospensione della pena per gravi condizioni di salute; nel 2009, infatti, è stato colpito da una grave ischemia cerebrale che gli ha impedito da allora di parlare e di alimentarsi autonomamente.
Nel 2008, insieme al giornalista della Rai Giuseppe Ardica, ha pubblicato il volume Io, l'uomo nero.

venerdì 10 giugno 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 10 luglio.
Il 10 luglio 1976 il magistrato Vittorio Occorsio viene ucciso mentre si recava al lavoro.
Vittorio Occorsio fu ucciso la mattina del 10 luglio 1976 sotto la sua abitazione romana da una raffica di mitra esplosa da una o più persone a bordo di una moto. I terroristi fuggirono portando via la borsa del magistrato. Sul posto lasciarono però alcuni volantini, con i quali il movimento politico di estrema destra Ordine nuovo rivendicava l'omicidio. Nei volantini, Ordine nuovo sosteneva di aver condannato a morte il magistrato perché colpevole di aver «servito la dittatura democratica perseguitando i militanti» del movimento.
Dopo anni di indagine, il magistrato aveva ottenuto - facendo applicare per la prima volta la "legge Scelba" del 1952 sul divieto di riorganizzazione del partito fascista - lo scioglimento di Ordine nuovo e la condanna di alcuni dei suoi principali esponenti. Il movimento Ordine nuovo era stato fondato nel 1956 per contrastare la linea, considerata troppo moderata, del Movimento sociale italiano. A tale movimento, separati processi avrebbero attribuito responsabilità anche per altri gravissimi fatti di sangue commessi in quegli anni.
Malgrado le minacce subite, in un successivo processo - sorto a seguito della rilevata sopravvivenza del movimento e dell'adesione di nuovi militanti - Occorsio aveva ottenuto la condanna degli imputati, apparendo così, agli organizzatori e ai partecipi del gruppo criminoso, un uomo il cui coraggio e il cui impegno potevano essere fermati solo con la violenza. Gli autori materiali dell'omicidio di Occorsio sono stati individuati e condannati. Uno di essi, Pierluigi Concutelli, si renderà autore, in carcere, di altri gravi omicidi, strangolando detenuti (appartenenti anch'essi a gruppi eversivi di estrema destra) che temeva potessero rendere dichiarazioni accusatorie su gravi fatti criminosi: il detenuto Ermanno Buzzi - condannato all'ergastolo in primo grado per la strage di piazza della Loggia a Brescia -, ucciso nell'istituto penitenziario di Novara il 13 aprile 1981; il detenuto Carmine Palladino - da tempo esponente di spicco della organizzazione Avanguardia nazionale -, ucciso, sempre a Novara, il 10 agosto 1982.
Concutelli sta ancora scontando l'ergastolo, da qualche tempo in semilibertà, tanto che la sera del 18 febbraio del 2008 ha potuto partecipare alla trasmissione televisiva de La 7 Niente di personale. Nell'aprile 2011 - dopo due anni di arresti domiciliari che ha scontato a casa del fratello, a Portogruaro - gli è stata riconosciuta la sospensione della pena per gravi condizioni di salute; nel 2009, infatti, è stato colpito da una grave ischemia cerebrale che gli ha impedito da allora di parlare e di alimentarsi autonomamente.
Nel 2008, insieme al giornalista della Rai Giuseppe Ardica, ha pubblicato il volume Io, l'uomo nero.

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