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lunedì 29 dicembre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 29 dicembre.

Il 29 dicembre si celebra in Mongolia la festa dell'Indipendenza dalla Cina.

Gli scavi archeologici effettuati nel Gobi e in altre regioni della Mongolia hanno portato alla luce alcuni resti umani risalenti a circa 500.000 anni fa. La Mongolia fu infatti popolata fin dall’antichità da popolazioni nomadi che vivevano di allevamento ed agricoltura e che in più di un’occasione, organizzate in potenti federazioni politiche, invasero la Cina.

Il termine “mongolo” fu utilizzato per la prima volta proprio dai cinesi all’epoca della dinastia Tang (618-907). Tra il IV° e il XII° sec. d.C. non ci sono però molte notizie sulle tribù, prevalentemente unne, che si trovavano in questa vaste prateria dell’Asia centro-settentrionale.

I mongoli non erano molto inclini a stringere alleanze con le altre popolazioni nomadi dell’Asia settentrionale. Rimasero poco più che una confederazione disgregata di clan rivali fino alla fine del XII secolo, quando, più precisamente nella primavera del 1206 d.C., un’assemblea generale delle popolazioni di stirpe mongola si riunì per eleggere una guida comune. La scelta cadde su un mongolo di appena 20 anni chiamato Temujin (“il fabbro”), che passerà poi alla storia con il titolo onorifico di Genghis Khan, “Sovrano Universale”. Per i mongoli la sua figura incarna gli ideali di forza, unità, legge e ordine. Genghis Khan nominò l’odierna Kharkhorin capitale del suo regno e lanciò la sua coraggiosa cavalleria contro Cina e Russia. Alla sua morte, che avvenne nel 1227, era riuscito ad unificare le numerose etnie che coesistevano nel Paese, creando un vero e proprio impero.

Il nipote di Gengis Khan, Kublai Khan, portò a compimento la conquista della Cina, ponendo fine alla dinastia Song e divenendo il capostipite della dinastia Yuan (1271-1368). È in questo periodo che si registra il massimo fulgore della Mongolia: l’Impero Mongolo, il più vasto che il mondo avesse mai conosciuto, si estendeva dalla Corea all’Ungheria e, a sud, fino al Vietnam.

Dopo la morte di Kublai Khan, avvenuta nel 1294, i mongoli presero però a dipendere sempre più dalle popolazioni che essi avevano assoggettato e si guadagnarono il disprezzo generale creando una classe elitaria e privilegiata, mentre tutto l’impero era preda di fazioni rivali in lotta per il potere. I mongoli furono cacciati da Pechino alla metà del XIV° secolo dal primo imperatore della dinastia Ming. Alla disgregazione dell’impero seguirono anni di declino segnati da guerre fra clan rivali.

Nel XVII° secolo, il Paese divenne dominio della dinastia Manciù che regnava sulla Cina, andando a costituire due province cinesi, la Mongolia Interna ed Esterna. Nel frattempo, alla fine del XVII° secolo, la Mongolia perse la sua parte settentrionale ed il lago Bajkal a seguito dell’invasione russa.

La storia della Mongolia moderna inizia con la caduta della dinastia cinese Manciù (1911). La Mongolia, approfittò infatti di questa occasione per dichiarare la propria indipendenza dalla Cina, diventando un protettorato russo governato da una monarchia teocratica. Nel 1915, Mongolia, Cina e Russia firmarono il trattato di Kyakhta, che sanciva il riconoscimento di una limitata autonomia della Mongolia.

Nel 1919 però la Cina, approfittando della debolezza russa dovuta alla rivoluzione bolscevica del 1917, occupò la capitale. Nel luglio del 1921 un giovane ufficiale, Sükhe-Bator (1893-1923), riunì intorno a sé l’opposizione nazionalista mongola, alleandosi con i bolscevichi, e l’asse russo-mongolo riuscì così a riconquistare Ulaan Baatar. La condotta brutale tenuta sia dai cinesi sia dai russi aveva però alimentato il desiderio di indipendenza da parte dei mongoli. Lo stesso anno venne dunque costituito il nuovo Partito Popolare Mongolo (il primo partito politico della storia della Mongolia, nonché l’unico per i successivi 69 anni) le cui milizie, sostenute dall’Armata Rossa, cacciarono dal Paese le residue truppe cinesi e quelle antibolsceviche. Il partito salì così al governo del Paese e, il 26 novembre 1924, fu proclamata la Repubblica Popolare di Mongolia, la seconda nazione comunista del mondo.

Allineati all’Unione Sovietica, i dirigenti della Repubblica Popolare intrapresero una radicale trasformazione del Paese. La collettivizzazione delle terre e degli allevamenti e la confisca dei monasteri causarono agli inizi degli anni Trenta frequenti rivolte, soffocate nel sangue dalle autorità bolsceviche.

Nel 1936 poi, a seguito della perdita della Cina, l’impero mongolo conobbe un forte declino. A partire dal 1937 conobbe una stagione di lotte interne al partito e iniziarono le purghe staliniste che catapultarono la Mongolia in un vero e proprio incubo totalitarista. La campagna antireligiosa del governo fu particolarmente brutale: ebbe inizio una cruenta lotta contro i monasteri, che vennero rasi al suolo e migliaia di monaci furono sterminati.

Nel 1945 la conferenza di Jalta confermò il protettorato sovietico sulla Mongolia e l’anno seguente la Repubblica Popolare Mongola venne riconosciuto dalla Cina (dal 1949 i due paesi stabilirono normali relazioni diplomatiche). Accolta nel 1961 nelle Nazioni Unite, la Mongolia riprese a coltivare stretti rapporti politici ed economici con i sovietici, al punto da essere considerata una repubblica organica all’Unione Sovietica e tanto da aver ospitato molte basi URSS durante la Guerra fredda ed un contingente di circa 65.000 uomini. Dal 1966 i due paesi sono legati da un trattato di amicizia e di mutua assistenza.

Nella seconda metà degli anni Ottanta l’ascesa di Michail Gorbaciov alla guida dell’Unione Sovietica determinò anche in Mongolia l’inizio di un processo di democratizzazione, sotto la guida di Jambyn Batmonkh, che nel 1986 avviò anche in Mongolia un cauto tentativo di perestroika (ristrutturazione economica, politica e sociale) e glasnost (trasparenza politica). Il disfacimento dell’Unione Sovietica portò poi, per forza di cose, alla decolonizzazione, che culminò nel luglio 1990 con le prime elezioni multipartitiche. Solo poche persone erano preparate ad affrontare la velocità del cambiamento e il Paese si è trovato ad affrontare una difficile transizione dopo 75 anni di ininterrotto regime comunista, che ha visto alternarsi al governo il Partito Popolare Rivoluzionario Mongolo (PPRM), nato dalla trasformazione dell’ex partito comunista al potere, e una coalizione di forze di vaga ispirazione democratica.

I vari governi che si sono susseguiti hanno cercato di attirare investimenti esteri e di attuare una politica di riforme e privatizzazioni basata sul modello occidentale, ma non ciò è bastato a evitare l’espandersi di miseria e carestia su vasta scala. Il Paese è peraltro afflitto da una diffusa corruzione degli apparati statali e, dopo il 2000 in seguito a un periodo di freddo intenso che ha causato la morte di milioni di capi di bestiame, da una crisi economica ancora più grave.

Nel maggio 2005 le elezioni presidenziali sono state vinte dall’ex-comunista Nambaryn Enkhbayar con il 53,4% dei voti.

lunedì 23 settembre 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 23 settembre.
Il 23 settembre 1215 nasce Kublai Khan.
Kublai Khan (1215 -1294) era il nipote di quel Gengis Khan che unificò la Cina e pose fine al dominio della dinastia Song meridionale. Divenne il fondatore della dinastia Yuan in Cina con il titolo di Setsen Khan (il Saggio Khan) dell’impero mongolo, il cui territorio si estendeva dall’Asia fino all’Europa orientale. Quando Mongke divenne il Gengis Khan dell’impero mongolo, decise di continuare l’espansione del suo impero. Delegò a Kublai, suo fratello minore, il compito di conquistare e governare la Cina.
A differenza di molti capi mongoli, che sapevano solo come combattere a cavallo, Kublai era affascinato dalla cultura cinese e conosceva la necessità di avere un gruppo di fidati consiglieri confuciani per governare il Paese. Reclutò e strinse amicizia con molti studiosi cinesi, e usò il servizio civile cinese per governare le pianure centrali della Cina.
Il regno di Kublai ebbe vasta popolarità in Cina. Tuttavia i conservatori del popolo mongolo non furono felici della sua inclinazione verso la cultura cinese. Suo fratello Mongke disse che Kublai aveva conquistato i cuori del popolo Han e che nascondesse delle ricchezze.
Un giorno a Kublai venne detto che suo fratello aveva inviato un investigatore sulle pianure centrali per indagare su alcuni funzionari che lavoravano per lui. Centinaia di accuse vennero formalizzate, alcune avrebbero portato alla pena di morte. Kublai Khan fu sia sorpreso che sconvolto dall’azione di suo fratello, ed era preoccupato che i funzionari sotto inchiesta potessero divenire vittime politiche: erano coloro che più stimava. Sapeva che Khan, che da sempre si fidava di lui, doveva essere stato sviato dai suoi rivali politici, che avevano tramato contro di lui.
Uno dei suoi consiglieri cinesi Han suggerì, «Khan è vostro fratello maggiore e anche l’Imperatore. Egli ha potere su di voi, dato che voi siete suo fratello minore e anche un suo subordinato. Vi prego di non avere rancore. Se posso darvi un suggerimento, prendete in considerazione l’idea di portare la vostra famiglia a vivere insieme con la famiglia di Khan nella capitale mongola, in questo modo la vostra fedeltà sarà chiaramente indicata a Gengis Khan, e non sospetterà più voi».
Kublai accolse il consiglio e immediatamente inviò moglie e figli nuovamente nella capitale. Più tardi tornò anch’egli nella capitale per incontrare suo fratello personalmente. Come risultato il fratello riacquistò fiducia in lui e i due ripresero a collaborare come al solito.
Kublai governò a lungo il nord della Cina, dove si vede l’evidente differenza di cultura tra la vita nomade e la vita agricola cinese. La vita mongola è descritta piena di lotte, tiro con l’arco, cavallo, agnello arrosto e latte. La vita cinese vede invece preziose sete, poesie e dipinti, prelibatezze, tasse e mercenari.
Per migliorare la rapida espansione in Cina, comprese molto bene l’importanza di mostrare indulgenza verso i popoli conquistati. Ordinò quindi al suo esercito di non massacrare le popolazioni delle città conquistate. Questo veniva visto da molti aristocratici mongoli come un’azione di sfida contro il vecchio mondo nomade mongolo dove il massacro degli altri Paesi o culture era una normalità; tuttavia ciò venne ampiamente accolto dalle popolazioni conquistate in Cina. Il 5 maggio 1260 d.C., Kublai Khan divenne il successore di Mongke, morto nel 1259 d.C. Nel 1271 fondò la sua dinastia Da Yuan (ovvero dinastia di grande origine). Sconfisse Song meridionale del Sud e unificò tutta la Cina nel 1279 d.C., trasformando i regni periferici intorno alla Cina in regni subordinati.
L’impero Yuan era un Paese aperto ai viaggiatori del mondo. Marco Polo arrivò in Cina in quel periodo, e Kublai Khan gli diede messaggi importanti e lo mandò a visitare molti luoghi in tutto il suo impero. Rispetto ai Paesi europei e dell’Asia occidentale in cui era stato, Marco Polo rimase impressionato dalla vastità e dalla prosperità della Cina. Descrisse Kublai Khan come «il più potente del mondo senza precedenti in quanto a persone, terreni e beni».
Per un breve periodo e sotto il dominio di Kublai Khan, la dinastia Yuan godette di unità, prosperità economica e stabilità sociale. Tuttavia il suo corso venne turbato dalle faide familiari o dalle guerre civili contro i principi mongoli rivali delle steppe, dato che molte famiglie aristocratiche in Mongolia erano restie all’idea di Kublai Khan avesse adottato la cultura cinese Han.
Inoltre, il suo esercito inviato alla conquista del Giappone venne distrutto da una tempesta. Divenuto anziano, soffrì di una malattia molto dolorosa. Le morti della sua amata moglie e di suo figlio aggravarono la sua malattia. Nel 1294 d.C, Kublai Khan, il sovrano onnipotente, scomparve all’età di 80 anni.

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