Buongiorno, oggi è il 18 gennaio.
Il 18 gennaio 1983, a 30 anni dalla sua morte, il Comitato Internazionale Olimpico restituì ai suoi familiari le medaglie olimpiche di Jim Thorpe, definito da alcuni il più grande atleta del ventesimo secolo.
James Francis Thorpe nacque presumibilmente (non c'è certezza) il 28 maggio 1887 in un monolocale di Prague, Oklahoma. Gli diedero i natali Hiram Thorpe, un contadino, e Mary James, una nativa americana della tribù Pottawatomie, discendente dell'ultimo grande capo dei Sauk Falco Nero. Jim nacque in un parto gemellare, ma suo fratello Charlie morì a nove anni. Il suo nome indiano era "Wa-Tho-Huk", traducibile come "percorso luminoso", un nome che divenne un destino per Thorpe.
Nel 1904 Thorpe iniziò la scuola in Pennsylvania, alla Scuola Indiana Industriale Carlisle, che gli diede l'opportunità di avvicinarsi allo sport. Cominciò giocando a football e a fare atletica leggera, fino a giungere in prima squadra nel 1910.
A 24 anni Thorpe partecipò con il team olimpico americano alle Olimpiadi di Stoccolma nel 1912, dove trionfò nel Pentathlon e nel Decathlon stabilendò record che furono battuti solo decadi più tardi. Fu lo stesso re Gustavo V di Svezia a voler medagliare Jim, dicendogli appunto le parole che gli restarono accanto per il resto della vita: "voi siete il più grande atleta del mondo"; Thorpe, rispose semplicemente "Grazie maestà".
Le medaglie olimpiche di Thorpe gli furono revocate nel 1913 quando il comitato olimpico seppe che aveva giocato due stagioni semiprofessionistiche a baseball. Thorpe si difese dicendo che aveva giocato per il piacere del gioco e non per il danaro, ma il comitato, irremovibile, decise che la sua attività nel baseball gli aveva consentito una preparazione atletica che gli altri atleti dilettanti non avevano potuto avere. Il suo nome fu tolto dal libro dei record e le medaglie ritirate.
In seguito Thorpe cominciò nel 1915 a giocare a baseball per i New York Giants, e dal 1917 per i Cincinnati Reds, terminando la sua carriera nel 19 per i Boston Braves.
Negli stessi anni in cui giocava professionalmente a Baseball, non disdegnò anche il football professionistico, giocando per gli Ohio Bulldogs e i Cleveland Indiana fino al 1921. Successivamente si mise ad allenare e a tentare di creare una associazione di football professionistico, quella che molti anni più tardi si evolse nella attuale NFL.
Il vulcanico Jim non si limitò a questo: lavorò come comparsa nei film, si occupò dei parchi pubblici di Chicago, e si battè per i diritti dei nativi americani.
Thorpe morì il 28 marzo 1953 per un attacco di cuore. Il New York Times gli dedicò tutta la prima pagina nel suo ricordo, asserendo che Thorpe "fu un fantastico atleta. Aveva la forza, la velocità e la coordinazione dei migliori giocatori, unite a una incredibile resistenza. La perdita delle medaglie di Stoccolma a causa di cavilli ha oscurato buona parte della sua carriera e avrebbe dovuto essere corretta molto tempo fa. La sua memoria dovrebbe essere mantenuta per ciò che merita, il più grande e completo atleta del nostro tempo".
Nel 1983, oltre alla restituzione delle medaglie, il suo nome fu nuovamente inserito negli annali olimpici.
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domenica 18 gennaio 2026
martedì 17 settembre 2024
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 17 settembre.
Il 17 settembre 1920 viene fondata la National Football League, o NFL.
Il football americano, la versione del rugby a stelle e strisce, nasce nel New Jersey, ufficialmente, il 6 novembre 1869, nella città di New Brunswick, quando ha luogo il primo match ufficiale di football. Le squadre sono due rappresentative universitarie: Rutgers e Princeton, e ad applaudirli, secondo le cronache dell’epoca, ci sono appena cento spettatori, unici testimoni oculari di un evento sportivo che assumerà una rilevanza storica.
Si tratta, in pratica, del primo di una serie di tre incontri tra le due squadre universitarie, che però non fu mai portato a termine. La prima partita venne vinta da Rutgers per 6-4, la seconda venne vinta da Princeton la quale poi, per il rifiuto degli avversari di disputare la cosiddetta “bella”, ossia la terza gara, si aggiudicò anche la vittoria della serie e, dunque, del minitorneo.
Ciò che gli americani ereditarono dalla London Football Association, sfruttandone alcune regole e facendo da sé per molte altre, fu solo un lontano parente del football americano moderno. Vero è che, dopo quelle due partite, questa nuova disciplina sportiva, seppur in modo disorganico, si diffuse ampiamente, sempre esclusivamente nei college statunitensi, soprattutto del circondario di Boston. Le prime vere riunioni tra allenatori, giocatori e dirigenti avvennero intorno al 1873, con il fine di studiare un testo unico che avesse un regolamento dettagliato e preciso.
Con tutta probabilità, sebbene il rugby o, quanto meno, una versione ancora primitiva di questo sport si praticasse già a livello dilettantistico in molti college americani, sin dagli anni ’20 e ’30 dell’Ottocento, va a Princeton il merito di aver posto le basi del futuro football americano. Fu un gruppo di studenti di questa università infatti, a far diffondere di campus in campus un gioco semplice ed efficace, consistente nel fare avanzare la palla oltre gli avversari, tanto con le mani che con i piedi, con tanto di corpo a corpo, in uno scontro di forza basato essenzialmente sul gioco di squadra. Le regole, in breve, erano sostanzialmente queste.
La palla, il primo esemplare moderno, per così dire, realizzato sulla forma di un grosso uovo, compare e si diffonde grazie agli studenti di Harvard e al lancio di quella che diventerà una vera e propria tradizione: ogni primo lunedì di ogni anno accademico, le matricole e i veterani dell’università si scontrano in una partita quasi all’ultimo sangue, tanto che l’evento è diventato una sorta di macabro appuntamento fisso, fino da farsi conoscere anche fuori dai confini accademici con l’irriguardosa espressione del “Lunedì di sangue”. Anche a Boston, questa pratica cominciò a diffondersi, prendendo piede a partire dal 1860.
Finita la Guerra Civile americana, dal 1865 in poi, molti college hanno preso ad organizzare partite interne di football, favorendone la diffusione. Princeton, ancora una volta, ha aperto la strada, fissando le prime, basilari, regole di gioco.
La prima storica partita, come detto tra Princeton e Rutgers, si tenne in un campo di gioco nettamente differente, per dimensioni, da quelli sanciti successivamente dai regolamenti federali, e fissati sulle 100 yards di lunghezza e 53,5 di larghezza. Il match si giocò su un campo lungo 120 yards e largo 75, dunque ben più grande. D’altronde, i giocatori in campo all’inizio erano 50, ben 25 contro 25. Ogni segnatura dava un punto di punteggio e ogni volta che si faceva meta, bisognava invertire il campo. Si vinceva al meglio dei 10 punti (chiamati “game”) e, cosa che dimostra ancor di più quanto fosse rudimentale all’inizio il football, la stessa palla poteva essere colpita con piedi, mani o testa.
I giocatori poi, non conoscevano falli e placcaggi regolari o meno: tutto, nella pratica, era possibile. Si trattava, in un certo senso, di una sorta di sintesi primitiva del rugby e del calcio europei, in una versione tutta americana, privilegiando soprattutto l’aspetto aggressivo, fisico, corporale.
Per quasi dieci anni questa riduzione, per così dire, continuò ad essere praticata, finché gli americani, e i loro college, non scelsero definitivamente di accostarsi al rugby, di fatto facendo fuori il calcio. Anche le regole, da quel momento, divennero più chiare e meglio assimilate a quelle dell’altro antico sport nato in Inghilterra, anch’esso praticato con la cosiddetta palla ovale.
Il 1873 è un altro anno cardine nella storia di questo sport tanto amato dagli americani, il quale verso la fine del XX secolo diventerà il primo sport degli States, quello più seguito e spettacolarizzato tramite i mezzi di informazione, in grado di mobilitare stelle dello spettacolo e di incollare davanti gli schermi televisivi, per una finale, milioni e milioni di persone in tutto il mondo.
Ad ogni modo, accade che quell’anno i rappresentanti di Columbia, Rutgers, Princeton e Yale decidano di incontrarsi a New York City, con il fine di mettere definitivamente nero su bianco una serie di regole ben codificate, oltre che per stabilire un vero e proprio campionato intercollegiale di football. Queste quattro squadre pertanto, hanno finito per istituire un’associazione, la “Intercollegiate Football”, fissando a 15 giocatori, come nel rugby europeo, il numero massimo di elementi ammessi per team durante una partita.
A dare una svolta importantissima, facendo in modo che il football americano si distaccasse definitivamente dal rugby europeo, fu Walter Camp, un allenatore di stanza a Yale, il quale dal 1880 introdusse la regola dello schieramento, detto “scrimmage”, fondamentale per iniziare ogni azione di gioco. Tre anni dopo, il distacco fu completo, con la riduzione del numero di 11 giocatori per ogni squadra.
Intanto, già dall’anno prima, molte squadre di molti stati americani avevano dato vita alle prime società professionistiche di football, data la popolarità che il nuovo sport andava acquisendo tra la gente. In questo stesso periodo, si ebbe anche il primo, vero campione di football: Jim Thorpe, il quale era noto al grande pubblico sportivo anche per essere stato un pluricampione olimpico di atletica e un grande giocatore di baseball.
Sarà proprio lui, il 17 settembre 1920, a fondare la moderna National Football League (N.F.L.), fissando le ultime regole di gioco (come la possibilità di lanciare la palla in avanti, una delle regole maggiormente vietate nel rugby e che segnano la grande differenza tra questi due sport), con il fine di ridurre gli aspetti violenti di questa nuova disciplina sportiva, la quale solo nel 1905 portò alla morte di ben 18 atleti e al ferimento di altri 150, con tanto di denuncia da parte del Congresso del Governo americano, il quale chiamò in causa direttamente il Presidente Roosevelt.
A partire dal 1903 infine, si ebbero i primi veri stadi, con la costruzione dell’impianto di Harvard, ancora oggi tra i più grandi d’America e uno dei primi ad essere eretto per poter ospitare migliaia di tifosi. La capienza di molti altri stadi, sulla scia di Harvard, da quel momento cominciò ad aggirarsi stabilmente sui cento mila posti.
Il 17 settembre 1920 viene fondata la National Football League, o NFL.
Il football americano, la versione del rugby a stelle e strisce, nasce nel New Jersey, ufficialmente, il 6 novembre 1869, nella città di New Brunswick, quando ha luogo il primo match ufficiale di football. Le squadre sono due rappresentative universitarie: Rutgers e Princeton, e ad applaudirli, secondo le cronache dell’epoca, ci sono appena cento spettatori, unici testimoni oculari di un evento sportivo che assumerà una rilevanza storica.
Si tratta, in pratica, del primo di una serie di tre incontri tra le due squadre universitarie, che però non fu mai portato a termine. La prima partita venne vinta da Rutgers per 6-4, la seconda venne vinta da Princeton la quale poi, per il rifiuto degli avversari di disputare la cosiddetta “bella”, ossia la terza gara, si aggiudicò anche la vittoria della serie e, dunque, del minitorneo.
Ciò che gli americani ereditarono dalla London Football Association, sfruttandone alcune regole e facendo da sé per molte altre, fu solo un lontano parente del football americano moderno. Vero è che, dopo quelle due partite, questa nuova disciplina sportiva, seppur in modo disorganico, si diffuse ampiamente, sempre esclusivamente nei college statunitensi, soprattutto del circondario di Boston. Le prime vere riunioni tra allenatori, giocatori e dirigenti avvennero intorno al 1873, con il fine di studiare un testo unico che avesse un regolamento dettagliato e preciso.
Con tutta probabilità, sebbene il rugby o, quanto meno, una versione ancora primitiva di questo sport si praticasse già a livello dilettantistico in molti college americani, sin dagli anni ’20 e ’30 dell’Ottocento, va a Princeton il merito di aver posto le basi del futuro football americano. Fu un gruppo di studenti di questa università infatti, a far diffondere di campus in campus un gioco semplice ed efficace, consistente nel fare avanzare la palla oltre gli avversari, tanto con le mani che con i piedi, con tanto di corpo a corpo, in uno scontro di forza basato essenzialmente sul gioco di squadra. Le regole, in breve, erano sostanzialmente queste.
La palla, il primo esemplare moderno, per così dire, realizzato sulla forma di un grosso uovo, compare e si diffonde grazie agli studenti di Harvard e al lancio di quella che diventerà una vera e propria tradizione: ogni primo lunedì di ogni anno accademico, le matricole e i veterani dell’università si scontrano in una partita quasi all’ultimo sangue, tanto che l’evento è diventato una sorta di macabro appuntamento fisso, fino da farsi conoscere anche fuori dai confini accademici con l’irriguardosa espressione del “Lunedì di sangue”. Anche a Boston, questa pratica cominciò a diffondersi, prendendo piede a partire dal 1860.
Finita la Guerra Civile americana, dal 1865 in poi, molti college hanno preso ad organizzare partite interne di football, favorendone la diffusione. Princeton, ancora una volta, ha aperto la strada, fissando le prime, basilari, regole di gioco.
La prima storica partita, come detto tra Princeton e Rutgers, si tenne in un campo di gioco nettamente differente, per dimensioni, da quelli sanciti successivamente dai regolamenti federali, e fissati sulle 100 yards di lunghezza e 53,5 di larghezza. Il match si giocò su un campo lungo 120 yards e largo 75, dunque ben più grande. D’altronde, i giocatori in campo all’inizio erano 50, ben 25 contro 25. Ogni segnatura dava un punto di punteggio e ogni volta che si faceva meta, bisognava invertire il campo. Si vinceva al meglio dei 10 punti (chiamati “game”) e, cosa che dimostra ancor di più quanto fosse rudimentale all’inizio il football, la stessa palla poteva essere colpita con piedi, mani o testa.
I giocatori poi, non conoscevano falli e placcaggi regolari o meno: tutto, nella pratica, era possibile. Si trattava, in un certo senso, di una sorta di sintesi primitiva del rugby e del calcio europei, in una versione tutta americana, privilegiando soprattutto l’aspetto aggressivo, fisico, corporale.
Per quasi dieci anni questa riduzione, per così dire, continuò ad essere praticata, finché gli americani, e i loro college, non scelsero definitivamente di accostarsi al rugby, di fatto facendo fuori il calcio. Anche le regole, da quel momento, divennero più chiare e meglio assimilate a quelle dell’altro antico sport nato in Inghilterra, anch’esso praticato con la cosiddetta palla ovale.
Il 1873 è un altro anno cardine nella storia di questo sport tanto amato dagli americani, il quale verso la fine del XX secolo diventerà il primo sport degli States, quello più seguito e spettacolarizzato tramite i mezzi di informazione, in grado di mobilitare stelle dello spettacolo e di incollare davanti gli schermi televisivi, per una finale, milioni e milioni di persone in tutto il mondo.
Ad ogni modo, accade che quell’anno i rappresentanti di Columbia, Rutgers, Princeton e Yale decidano di incontrarsi a New York City, con il fine di mettere definitivamente nero su bianco una serie di regole ben codificate, oltre che per stabilire un vero e proprio campionato intercollegiale di football. Queste quattro squadre pertanto, hanno finito per istituire un’associazione, la “Intercollegiate Football”, fissando a 15 giocatori, come nel rugby europeo, il numero massimo di elementi ammessi per team durante una partita.
A dare una svolta importantissima, facendo in modo che il football americano si distaccasse definitivamente dal rugby europeo, fu Walter Camp, un allenatore di stanza a Yale, il quale dal 1880 introdusse la regola dello schieramento, detto “scrimmage”, fondamentale per iniziare ogni azione di gioco. Tre anni dopo, il distacco fu completo, con la riduzione del numero di 11 giocatori per ogni squadra.
Intanto, già dall’anno prima, molte squadre di molti stati americani avevano dato vita alle prime società professionistiche di football, data la popolarità che il nuovo sport andava acquisendo tra la gente. In questo stesso periodo, si ebbe anche il primo, vero campione di football: Jim Thorpe, il quale era noto al grande pubblico sportivo anche per essere stato un pluricampione olimpico di atletica e un grande giocatore di baseball.
Sarà proprio lui, il 17 settembre 1920, a fondare la moderna National Football League (N.F.L.), fissando le ultime regole di gioco (come la possibilità di lanciare la palla in avanti, una delle regole maggiormente vietate nel rugby e che segnano la grande differenza tra questi due sport), con il fine di ridurre gli aspetti violenti di questa nuova disciplina sportiva, la quale solo nel 1905 portò alla morte di ben 18 atleti e al ferimento di altri 150, con tanto di denuncia da parte del Congresso del Governo americano, il quale chiamò in causa direttamente il Presidente Roosevelt.
A partire dal 1903 infine, si ebbero i primi veri stadi, con la costruzione dell’impianto di Harvard, ancora oggi tra i più grandi d’America e uno dei primi ad essere eretto per poter ospitare migliaia di tifosi. La capienza di molti altri stadi, sulla scia di Harvard, da quel momento cominciò ad aggirarsi stabilmente sui cento mila posti.
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