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domenica 31 dicembre 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 31 dicembre.
Il 31 dicembre 1855 nasce a San Mauro di Romagna Giovanni Pascoli.
Giovanni Placido Agostino Pascoli all'età di dodici anni perde il padre, ucciso da una fucilata sparata da ignoti; la famiglia è costretta a lasciare la tenuta che il padre amministrava, perdendo quella condizione di benessere economico di cui godeva.
Nell'arco dei sette anni successivi, Giovanni perderà la madre, una sorella e due fratelli. Prosegue gli studi prima a Firenze, poi a Bologna. Nella città emiliana aderisce alle idee socialiste: durante una delle sue attività di propaganda nel 1879 viene arrestato. Consegue la laurea in Lettere nel 1882.
Inizia a lavorare come professore: insegna greco e latino a Matera, Massa e Livorno; suo obiettivo è quello di riunire attorno a sé i membri della famiglia. In questo periodo pubblica le prime raccolte di poesie: "L'ultima passeggiata" (1886) e "Myricae" (1891).
L'anno seguente vince la prima delle sue medaglie d'oro al concorso di poesia latina di Amsterdam; parteciperà varie volte negli anni, vincendo in totale 13 medaglie d'oro.
Dopo un breve soggiorno a Roma si trasferisce a Castelvecchio di Barga, piccolo comune toscano dove acquista una villetta e una vigna. Con lui vi è la sorella Maria - da lui affettuosamente chiamata Mariù - vera compagna della sua vita, considerato che Pascoli non si sposerà mai.
Ottiene un posto per insegnare all'università, prima a Bologna, poi a Messina e infine a Pisa. In questi anni pubblica tre saggi danteschi e varie antologie scolastiche.
La produzione poetica prosegue con i "Poemetti" (1897) e i "Canti di Castelvecchio" (1903). Convertitosi alle correnti nazionaliste, raccoglie i suoi discorsi sia politici, che poetici e scolastici nei "Miei pensieri di varia umanità" (1903).
Ottiene poi la prestigiosa cattedra di Letteratura italiana a Bologna, prendendo il posto lasciato da Giosuè Carducci.
Nel 1907 pubblica "Odi ed inni", a cui seguono "Canzoni di re Enzo" e i "Poemi italici" (1908-1911).
La poesia di Pascoli è caratterizzata da una metrica formale fatta di endecasillabi, sonetti e terzine coordinati con grande semplicità. La forma è classica esternamente, maturazione del suo gusto per le letture scientifiche: a tali studi si ricollega il tema cosmico di Pascoli, ma anche la precisione del lessico in campo botanico e zoologico. Uno dei meriti di Pascoli è stato quello di rinnovare la poesia, toccando temi fino ad allora trascurati dai grandi poeti: con la sua prosa trasmette il piacere delle cose semplici, usando quella sensibilità infantile che ogni uomo porta dentro di se.
Pascoli era un personaggio malinconico, rassegnato alle sofferenze della vita e alle ingiustizie della società, convinto che quest'ultima fosse troppo forte per essere vinta. Nonostante ciò, seppe conservare un senso profondo di umanità e di fratellanza. Crollato l'ordine razionale del mondo, in cui aveva creduto il positivismo, il poeta, di fronte al dolore e al male che dominano sulla Terra, recupera il valore etico della sofferenza, che riscatta gli umili e gli infelici, capaci di perdonare i propri persecutori.
Nel 1912 la sua salute peggiora e deve lasciare l'insegnamento per curarsi. Trascorre i suoi ultimi giorni a Bologna, dove muore il 6 aprile, nella sua casa di Via dell'Osservanza 4.
Venne sepolto nella cappella annessa alla sua dimora di Castelvecchio di Barga, dove sarà tumulata anche l'amata sorella Maria, sua biografa, nominata erede universale nel testamento, nonché curatrice delle opere postume.

mercoledì 17 novembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 17 novembre.
Il 17 novembre 1878 Giovanni Passannante attentò, senza riuscirvi, alla vita di re Umberto I di Savoia.
Giovanni Passannante nacque il 19 febbraio del 1849 a Salvia, oggi Savoia di Lucania (Pz).
Ultimo di dieci figli, fu anarchico e repubblicano; si avvicinò dapprima ai giornali e agli scritti Mazziniani poi, trasferitosi a Salerno per motivi di lavoro, abbracciò le idee repubblicane frequentando i circoli mazziniani. Questa sua partecipazione attiva gli costa un arresto, viene trattenuto per due mesi.
Ben presto passa da posizioni repubblicane a posizioni anarchiche. Trasferitosi a Napoli, dove trova impiego come cuoco, si rende protagonista dell’attentato al Re.
Era il 17 novembre e Umberto I, accompagnato dalla regina Margherita, dopo un viaggio attraverso diverse città meridionali, giungeva a Napoli. Percorrendo le vie partenopee con la sua carrozza, all’altezza del Largo della Carriera Grande, Passannante si avvicinò alla carrozza reale. Salito sul predellino estrasse da uno straccio rosso un coltellino, lungo non più di 4 dita, e vibrò un colpo. Il sovrano rimase leggermente ferito al braccio sinistro.
Benedetto Cairoli, presidente del consiglio che sedeva accanto al re, nel tentativo di proteggere il sovrano venne ferito alla gamba destra. L’attentatore fu colpito da una sciabolata al capo, arrestato in flagranza, interrogato e torturato.
Come conseguenza del gesto di Passannante tutta la sua famiglia fu arrestata il giorno seguente e fu condotta al manicomio criminale di Aversa.
Il consiglio comunale del paese di Passannante tramutò il nome da Salvia in Savoia di Lucania come gesto riparatore nei confronti della famiglia reale.
L'attentato sconvolse il regno intero e produsse opposti sentimenti da una parte, con cortei di protesta solidali nei confronti del Re, cui si contrapposero coloro che invece elogiarono l'attentatore. Il giorno successivo, a Firenze, venne lanciata una bomba contro un corteo monarchico: due uomini e una bambina restarono uccisi e una decina di persone furono ferite. Si attribuì la tragedia agli internazionalisti e vennero arrestati diversi esponenti del movimenti, che verranno poi scarcerati per mancanza di prove. Uno di loro, Cesare Batacchi, verrà graziato solo il 14 maggio 1900. Secondo alcuni, l'arresto di Batacchi e degli altri internazionalisti sarebbe stato una strumentalizzazione poliziesca per reprimere le associazioni avverse alla monarchia.
A Pisa, un'altra bomba venne esplosa durante una manifestazione a favore del re, ma non si registrarono vittime. Venne arrestato un tale Pietro Orsolini, che, nonostante diverse prove di innocenza, morì nel carcere di Lucca nel 1887. La notte del 18 novembre venne assalita una caserma a Pesaro con un deposito di 5000 fucili: un internazionalista fu arrestato. Si registrarono sommosse in tutta la nazione e il governo, che temeva un complotto anarchico contro la corona, intervenne con un'opera di repressione. Vi furono scontri con le forze dell'ordine in città come Bologna, Genova, Pesaro e molte persone vennero arrestate al solo elogio verso l'attentatore o alla sola denigrazione nei confronti del re, come accadde a Torino, Città di Castello, Milano, Guglionesi, La Spezia e Bologna.
Il poeta Giovanni Pascoli, intervenendo in una riunione di aderenti ad ambienti socialisti a Bologna, diede pubblica lettura di una sua Ode a Passannante. Subito dopo la lettura, Pascoli distrusse l'ode e di tale componimento si conosce solo il contenuto dei versi conclusivi, di cui è stata tramandata la parafrasi: «Con la berretta del cuoco, faremo una bandiera». Pascoli, in seguito, verrà arrestato per aver manifestato a favore degli anarchici che erano stati a loro volta tratti in arresto per i disordini generati dalla condanna di Passannante. Durante il loro processo, il poeta urlò: «Se questi sono i malfattori, evviva i malfattori!».
Pochi giorni dopo il tentato regicidio, in Parlamento la condanna dell'attentato fu unanime ma il governo Cairoli fu attaccato dalla destra e da una parte della sinistra, con l'accusa di incapacità nel tutelare l'ordine pubblico e di eccessiva tolleranza nei confronti delle associazioni internazionaliste e repubblicane. L'11 dicembre 1878, il ministro Guido Baccelli presentò una mozione di fiducia al governo, che fu respinta con 263 voti contrari, 189 favorevoli e 5 astenuti, costringendo Cairoli a rassegnare le dimissioni.
Il Passannante intanto fu rinchiuso in una cella angusta, priva di latrina, alta soltanto un metro e quaranta, posta sotto il livello del mare a Portoferraio, sull’isola d’Elba.
Visse di stenti in completo isolamento e solo dopo anni fu trasferito presso il manicomio criminale di Montelupo Fiorentino dove morì il 4 febbraio 1910.
Dopo la morte il cadavere, in ossequio alle teorie dell'antropologia criminale dell'epoca, miranti ad individuare supposte cause fisiche alla "devianza", fu sottoposto ad autopsia e decapitato. Non si sa ancora chi abbia dato l'autorizzazione. Mentre del suo corpo non si hanno più notizie, il cervello e il cranio di Passannante, immersi in una soluzione di cloruro e zinco, furono preservati nel manicomio di Montelupo Fiorentino per poi essere portati alla Scuola Superiore di Polizia associato al carcere giudiziario "Regina Coeli" di Roma.
Nel 1936 i suoi resti, assieme ai suoi blocchi di appunti, vennero trasferiti presso il Museo Criminologico dell'Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia di Roma, ove il cervello, immerso in formalina, venne conservato in una teca di vetro sigillato. Nel 1982 il cervello fu oggetto di studi del prof. Alvaro Marchiori dell'Istituto di Medicina Legale dell'università romana "La Sapienza". Il cervello e il cranio rimasero ivi esposti sino al 2007.
La permanenza dei resti nel Museo causò proteste e interrogazioni dei parlamentari: tra questi Francesco Rutelli, che sollecitò la tumulazione delle spoglie dell'anarchico nel suo paese natio.  Del caso si occupò anche l'allora eurodeputato Gianni Pittella, che portò la questione alla Commissione e al Consiglio europeo chiedendo, in base alla Carta dei diritti fondamentali dell'UE, di darne umana sepoltura. Il 23 febbraio 1999 il ministro di Grazia e Giustizia, Oliviero Diliberto, firmò il nulla osta per la traslazione dei resti di Passannante da Roma a Savoia di Lucania, che avvenne però solamente otto anni dopo. L'attore Ulderico Pesce diede vita a una raccolta di firme che contribuì a portare le spoglie rimanenti del defunto nella città natale. All'iniziativa aderirono numerosi personaggi dello spettacolo e della letteratura tra cui Francesco Guccini, Dario Fo, Marco Travaglio, Antonello Venditti, Oliviero Diliberto, Paola Turci, Carmen Consoli, Peter Gomez, Erri De Luca e Giorgio Tirabassi.
 Il 7 gennaio 2012, la tomba di Passannante è stata profanata da ignoti: la lapide è stata presa a martellate e gravemente danneggiata. Nei giorni seguenti, Vittorio Emanuele di Savoia ha condannato l'atto vandalico.

mercoledì 2 maggio 2012

#Poesia #Giovanni Pascoli:





La Tessitrice

Mi son seduto su la panchetta
come una volta... quanti anni fa?
Ella, come una volta, s'è stretta
su la panchetta.
E non il suono d'una parola;
solo un sorriso tutto pietà.
La bianca mano lascia la spola.
Piango, e le dico: Come ho potuto,
dolce mio bene, partir da te?
Piange, e mi dice d'un cenno muto:
Come hai potuto?
Con un sospiro quindi la cassa
tira del muto pettine a sé.
Muta la spola passa e ripassa.
Piango, e le chiedo: Perché non suona
dunque l'arguto pettine più?
Ella mi fissa timida e buona:
Perché non suona?
E piange, e piange - Mio dolce amore,
non t'hanno detto? non lo sai tu?
Io non son viva che nel tuo cuore.
Morta! Si, morta! Se tesso, tesso
per te soltanto; come, non so;
in questa tela, sotto il cipresso,
accanto alfine ti dormirò.

- Giovanni Pascoli



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