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domenica 6 settembre 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 6 settembre.
Il 6 settembre 1925 nasce a Porto Empedocle Andrea Camilleri.
Appena conseguita la maturità liceale e non ancora diciottenne assiste allo sbarco degli alleati nella natia Sicilia riportandone un'impressione profonda. Frequenta quindi l'Accademia d'Arte Drammatica (nella quale in seguito insegnerà Istituzioni di Regia) e a partire dal 1949 inizia a lavorare come regista, autore e sceneggiatore, sia per la televisione (celebri le sue riduzioni di polizieschi come "Il Tenente Sheridan" e il "Commissario Maigret"), sia per il teatro (in particolare con opere di Pirandello e Beckett).
Forte di questo straordinario bagaglio di esperienze, ha poi messo la sua penna al servizio della saggistica, campo in cui ha donato alcuni scritti e riflessioni intorno all'argomento spettacolo.
Col passare degli anni ha affiancato a queste attività principali quella più squisitamente creativa di scrittore. Il suo esordio in questo campo risale precisamente al primo dopoguerra; se dapprima l'impegno nella stesura di romanzi è blando, col tempo si fa decisamente più intenso fino a dedicarvi un'attenzione esclusiva a partire da quando, per sopraggiunti limiti d'età, abbandona il lavoro nel mondo dello spettacolo. Una serie di racconti e poesie gli varranno il premio Saint Vincent.
Il grande successo è però arrivato con l'invenzione del personaggio del Commissario Montalbano, protagonista di romanzi che non abbandonano mai le ambientazioni e le atmosfere siciliane e che non fanno alcuna concessione a motivazioni commerciali o a uno stile di più facile lettura. Infatti, dopo "Il corso delle cose" (1978), passato pressoché inosservato, pubblica nel 1980 "Un filo di fumo", primo di una serie di romanzi ambientati nell'immaginaria cittadina siciliana di Vigàta, a cavallo fra la fine dell'800 e l'inizio del '900. In tutti questi romanzi Camilleri dà prova non solo di una straordinaria capacità inventiva, ma riesce a calare i suoi personaggi in un ambiente totalmente inventato e nello stesso tempo realistico, creando dal nulla anche un nuovo linguaggio, una nuova "lingua" (derivata dal dialetto siciliano), che ne fanno un nuovo Gadda.
L'universale affermazione esplode soltanto nel 1994 con l'apparizione de "La stagione della caccia", cui seguono nel 1995 "Il birraio di Preston", "La concessione del telefono" e "La mossa del cavallo" (1999).
Anche la televisione, che tanto Camilleri ha frequentato in gioventù prodigandovi grandi energie, ha contribuito non poco alla diffusione del fenomeno dello scrittore siciliano, grazie alla serie di telefilm dedicati al Commissario Salvo Montalbano (interpretato da un magistrale Luca Zingaretti).
Una curiosità: i suoi romanzi di ambientazione siciliana sono nati da studi personali sulla storia dell'isola.
Camilleri è morto a Roma il 17 luglio 2019 all'età di 93 anni; dopo una cerimonia strettamente privata, è stato sepolto nel Cimitero acattolico di Roma, detto anche dei poeti e degli artisti.
I suoi romanzi hanno venduto più di 10 milioni di copie nel mondo.


sabato 5 settembre 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 5 settembre.
Alle 4.30 circa del 5 settembre 1972, durante le olimpiadi estive di Monaco, un commando composto da 8 terroristi palestinesi faceva irruzione nel villaggio olimpico nella zona riservata agli atleti israeliani.
Durante l'irruzione due componenti della delegazione israeliana furono uccisi subito (Moshe Weinberg, 33 anni, allenatore di lotta greco-romana e Yossef Romano, 31 anni, pesista e padre di 3 figli) ed altri 9 furono presi in ostaggio.
Ne seguì un lungo negoziato in cui i terroristi chiedevano la liberazione di 234 prigionieri palestinesi, dando ultimatum che via via venivano spostati nel tempo. Inizialmente le gare non furono sospese, ma nel pomeriggio l'attenzione del mondo era ormai spostata verso quella palazzina del villaggio olimpico, dove negoziatori tedeschi incredibilmente approssimativi non riuscivano a venire a capo della situazione. Addirittura un tentativo di irruzione dovette essere abortito a causa del fatto che le televisioni riprendevano l'azione, televisioni che anche i terroristi guardavano dall'interno della palazzina.
Dopo lunghe trattative nel pomeriggio fu deciso che i terroristi e gli ostaggi sarebbero stati trasferiti in un aeroporto in elicottero, per poi dirigersi al Cairo e continuare da lì i negoziati. Fu solo in occasione del trasferimento che le autorità tedesche si accorsero che i terroristi erano 8 e non 5, capendo così che il loro piano per sopraffarli nell'aereo per Cairo non poteva essere messo in pratica a causa del fatto che i finti membri dell'equipaggio del volo non erano sufficienti.
Altre assurde improvvisazioni riguardarono il fatto che uno dei mezzi d'assalto che doveva portare le truppe per l'azione di recupero degli ostaggi si stava recando all'aeroporto sbagliato, e quando gli fu comunicato l'errore, inchiodò di colpo causando un tamponamento a catena in autostrada.
Una volta atterrati all'aeroporto i due elicotteri che trasportavano ostaggi e terroristi, questi si accorsero immediatamente che si trattava di una trappola, e cominciò un violento scontro a fuoco di circa un'ora. Vistosi perduti, i terroristi spararono raffiche di mitra agli ostaggi e lanciarono una bomba a mano in uno degli elicotteri, facendolo esplodere.
Alla fine del conflitto, poco dopo la mezzanotte del 6 settembre, tutti gli ostaggi e 4 terroristi erano morti. Le olimpiadi non si fermarono, fu solo organizzata una cerimonia di commemorazione allo stadio olimpico alla presenza di oltre 3000 atleti e 80000 spettatori.


venerdì 4 settembre 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 4 settembre.
Il 4 settembre 1904 a Buggerru, in Sardegna, i militari sparano sulla folla di minatori in protesta, uccidendone alcuni. Da questo fatto scaturì il primo sciopero generale in Italia.
Buggerru era un grosso borgo minerario i cui abitanti giunsero nei periodi floridi sino a novemila. Era il quinto centro dell'isola, quando Cagliari contava poco più di cinquantamila abitanti. Ogni cosa apparteneva alla società proprietaria della miniera, la "Societé anonime des mines de Malfidano". Suoi i pozzi, le laverie, le officine, i magazzini, sue le case, il suolo, sul quale a nessuno era consentito costruire neppure la più povera delle baracche, piantare un albero o raccogliere legna per il focolare, suoi l'ospedale, le scuole, la chiesa, il cimitero.
Il plenipotenziario della società mineraria era il direttore, che in quei primi anni del secolo era un greco di Costantinopoli, l'ingegnere Achille Georgiades, la cui autorità prevaleva in larga misura su quella degli stessi depositari dei poteri istituzionali.
La residenza era una piccola reggia. Il direttore fu forse il primo in Sardegna a possedere un'automobile, massiccia e vistosa quanto era necessario. I salari andavano da un massimo di due lire e settantacinque centesimi al giorno per gli armatori che lavoravano nelle gallerie, agli ottanta centesimi per le cernitici.
Ma la società aveva tutto in paese, compresi i negozi dove c'erano i generi alimentari, vi imponeva i prezzi, per cui quello che i minatori guadagnavano lo dovevano restituire se volevano vivere. Un sistema più vicino alla servitù della gleba che ai giorni nostri. Spaventose le condizioni umane di lavoro: non vi erano contratti di garanzia, pesantissimi i turni di lavoro, di almeno otto ore; non vi era un giorno di riposo settimanale.
Tutto accadde all'improvviso, ma evidentemente il fuoco covava sotto la cenere, e quella che un tempo si chiamava coscienza di classe doveva essere ben presente, se lo sciopero per i diritti di una parte dei minatori coinvolse alla fine tutto il paese.
Il direttore, il 2 settembre, dispose l'entrata in vigore dell'orario invernale, che riduceva di un'ora, dalle undici all'una invece che dalle undici alle due del pomeriggio, la pausa del lavoro concessa a coloro che lavoravano fuori dalla miniera, nelle ore centrali della giornata. A settembre però c'era ancora caldo, e la riduzione di un'ora di riposo sembrava impossibile. All'una di quel giorno nessuno si presentò al lavoro.
I pozzi, le laverie, le officine, i magazzini, restarono deserti. I lavoratori, in una massa che si andava ingrossando via via, si diressero verso l'abitato e la direzione della miniera e lì si riunirono. Il direttore trattò con la commissione operaia, ma in realtà cercò di prendere tempo in attesa dell'arrivo da Cagliari, come promesso dal viceprefetto, di un battaglione dell'esercito. Gli aiuti invocati giunsero, infine, nel pomeriggio della domenica 4 settembre. Erano costituiti da due compagnie del 42° reggimento di fanteria. Partirono le prime sassate, mentre i soldati disposti a presidio della falegnameria spianavano i fucili. Fu il segnale della sparatoria, che fu breve e intensa. Sulla terra battuta della piazza giacevano una decina di minatori. Due, Felice Littera di 31 anni e Salvatore Montixi di 49, erano morti, un terzo, Giustino Pittau, morì dopo quindici giorni in ospedale. Un quarto minatore dell'Oristanese morì dopo venti giorni, ma non si riuscì mai a collegare quella morte alla sparatoria.
L'impatto nel paese, non solo in Sardegna, fu immediato. La Camera del lavoro di Milano indette proprio a seguito dei fatti di Buggerru il primo
sciopero generale d'Italia. E da quello sciopero nacque poi l'idea della prima centrale sindacale. Un momento storico fondamentale per il mondo del lavoro italiano.


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