Cerca nel web

lunedì 2 marzo 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 2 marzo
Nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2008 è stata riaperta a San Giovanni Rotondo la bara che contiene il cadavere di san Pio. Secondo le dichiarazioni del locale arcivescovo le unghie e il mento erano ben conservati pur essendo trascorsi quarant'anni dalla sua morte, ma non sono state rese pubbliche fotografie. "La salma si è conservata bene", ha detto il vescovo di San Giovanni Rotondo-Manfredonia-Vieste, monsignor Domenico D'Ambrosio, delegato per la Santa Sede per le opere di Padre Pio. "Sin dall'inizio - ha riferito - si vedeva chiaramente la barba. La parte superiore del teschio è in parte scheletrita, il mento è perfetto, il resto del corpo è conservato bene. Si vedono benissimo le ginocchia, le mani, i mezzi guanti, le unghie. Se padre Pio mi permette, è come se fosse passato un manicure".
Tutta l'operazione è avvenuta davanti a una commissione composta da medici e religiosi sotto la supervisione di monsignor D'Ambrosio. Presenti anche alcuni parenti del Santo. Hanno partecipato anche Consiglia De Martino, la donna di Salerno guarita dalla rottura traumatica del dotto toracico (il miracolo è servito alla beatificazione del Cappuccino di Pietrelcina) e Matteo Pio Colella, il ragazzo di San Giovanni Rotondo affetto da una sindrome multiorgano scatenata da una meningite, la cui guarigione, ritenuta scientificamente inspiegabile, è stata dichiarata "miracolo" per la canonizzazione.
Dal 24 aprile 2008 al 23 settembre 2009 a San Giovanni Rotondo è stata esposta la salma di Padre Pio, all'interno di una teca di cristallo costruita appositamente. Essa in realtà è stata poco visibile: il volto, conservato solo nella parte inferiore, era talmente decomposto da essere stato ricoperto da una maschera di silicone che ne riproduce le sembianze. La salma poggiava su un piano di plexiglas forato e rivestito di tessuto. Al di sotto vi erano due contenitori in pvc pieni di gel di silice per la regolazione dell’umidità.
Nella teca è stato immesso azoto per evitare ulteriori decomposizioni.
Il 23 settembre 2009, nell'anniversario della morte, si è conclusa l'esposizione della salma con una solenne cerimonia.
Il 19 aprile 2010 la salma di San Pio è stata traslata nella cripta della nuova Chiesa di Padre Pio, decorata con i mosaici del sacerdote gesuita sloveno Marko Ivan Rupnik e con il soffitto ricoperto di foglia oro, ricavato dalla fusione degli ex voto che i fedeli negli anni hanno donato a San Pio. Tuttavia, l'inaugurazione di una siffatta cripta è stata contrassegnata da forti polemiche, sia da parte del mondo laico che da parte degli stessi cattolici, in quanto un tale sfarzo è decisamente contrario agli ideali dell'Ordine Francescano (al quale Padre Pio apparteneva) improntati all'umiltà e alla povertà.

domenica 1 marzo 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il primo marzo.
Il primo marzo del 1954 fu fatta detonare nell'atollo di Bikini l'ennesima bomba termonucleare, la più potente della storia degli Stati Uniti (15 megaton), sebbene non l'ultima.
In totale, dal 1946 al 1958 gli americani compirono 77 esperimenti nucleari nell'atollo, facendo esplodere oltre un centinaio di navi da battaglia ormai in disuso, per verificare la potenza e la funzionalità del proprio arsenale nucleare, gli effetti sull'equipaggio di una battaglia nucleare, e quali fossero le possibilità di risanare una nave colpita da radiazioni.
Per preparare l'atollo ai test, i residenti delle Bikini vennero deportati su isole disabitate, molto più piccole, prive della laguna centrale, protetta da barriera coralline, dove non poterono sviluppare la loro pesca tradizionale e da allora furono costretti a dipendere dai rifornimenti via mare per potersi cibare.
57 cavie, 109 topi, 146 maiali, 176 capre, e 3.030 topolini bianchi erano stati posti su 22 navi bersaglio in postazioni normalmente occupate dalla gente. Il 10% degli animali morì per l'onda d'urto, il 15% venne ucciso dalla radioattività, e il 10% venne sacrificato in studi di laboratorio. All'incirca il 35% degli animali morì come diretto risultato dell'esplosione o dell'esposizione alle radiazioni.
Per fare qualche esempio, la capra #119, appesa all'interno di una torretta di cannone protetta da una forte corazzatura, ricevette una quantità di radiazioni dalla nube di fuoco sufficiente a farla morire quattro giorni dopo di malattia da radiazione (sopravvisse due giorni in più rispetto alla capra #53 che si trovava sul ponte, non protetta). Se la corazzata Nevada avesse avuto la sua ciurma completa, sarebbe diventata una bara galleggiante, una nave fantasma alla deriva in mare per la mancanza di marinai viventi. In teoria, ogni parte esposta nella nave ricevette circa 10.000 rems di radiazione nucleare iniziale dalla palla di fuoco. Anche le persone all'interno delle parti più protette della nave (con una riduzione delle radiazioni del 90%) avrebbero ricevuto una dose letale di circa 1.000 rems.
I test americani hanno fortemente inquinato in modo radioattivo i mari dell'atollo, nei cui fondali giace la maggior parte delle navi utilizzate come bersaglio e rese altamente pericolose dalle radiazioni che emanano. Le specie di pesci e piante marine che negli anni si sono riprodotte presentano tutte numerose mutazioni genetiche dovute alla costante esposizione alle particelle prodotte dalle esplosioni, a tal punto che ancora nell'anno 2010 l'intera area era disabitata e impraticabile.
Da notare che il noto costume da bagno femminile, il Bikini, fu inventato da un sarto francese nel 46, proprio l'anno in cui iniziarono i test americani. Il sarto volle dargli quel nome, perchè voleva sottolineare il fatto che il suo nuovo costume avrebbe creato effetti esplosivi e dirompenti sulla moda mare. Va sottolineato, tuttavia, che la pronuncia autoctona delle isole dell'atollo vorrebbe l'accento sulla prima i, e non sulla seconda come ormai universalmente accettato.

sabato 28 febbraio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 febbraio.
Il 28 febbraio 1986, alle ore 23.30, a Stoccolma, il primo ministro svedese Olof Palme esce insieme alla moglie Lisbet da un cinema quando viene raggiunto da un uomo, giacca a vento, pantaloni scuri e berretto con paraorecchie che gli spara due colpi alla schiena, uccidendolo. Palme aveva da poco compiuto 59 anni. Eletto per la prima volta in Parlamento nel 1957 divenne primo ministro nel 1969, quando si fece notare per le sue pesanti critiche alla politica estera statunitense, Rieletto primo ministro nel 1982 divenne famoso in tutto il mondo per le sue politiche pacifiste e antirazziste.
L'istruttoria processuale per il suo assassinio è stata la più lunga e la più costosa mai portata avanti in Svezia. Inizialmente venne seguita la pista neonazista, poi venne arrestato, processato ed assolto un pregiudicato alcolizzato, Christer Petterson, e tra gli indagati finì anche un ispettore della polizia criminale di Stoccolma. Poi il colpo di scena, ad aprile del 1990 il quotidiano svedese “Dagens Nyheter” scrisse che Il Gran Maestro della loggia P2 Licio Gelli avrebbe spedito, tre giorni prima dell’assassinio, questo telegramma a un agente Cia: “dite al vostro amico che l’albero svedese sarà abbattuto”.
La commissione d’inchiesta svedese affermò che la notizia era di estrema rilevanza, mentre il giornalista del Tg1 Ennio Remondino si gettò sulla notizia compiendo un’inchiesta che mandò a soqquadro la Rai, il mondo politico e la sua carriera giornalistica. Fu la famosa intervista all’ex agente Cia Dick Brenneke. Questi, oltre a confermare il telegramma, dichiarò che la Cia finanziava la P2 per contrabbandare armi e droga e per destabilizzare il paese. Licio Gelli denunciò la Rai, Francesco Cossiga allora presidente della Repubblica scrisse una lettera di fuoco al presidente del Consiglio Giulio Andreotti, il direttore del TG1 Nuccio Fava fu licenziato mentre Ennio Remondino incominciò il suo peregrinare per le varie sedi estere della Rai. L’ennesimo polverone fece sì che molti si dimenticassero dell’omicidio Palme, le cui indagini prima seguirono la pista curda (lanciata dal Kgb) e poi, nel 1996, la più sostanziosa pista sudafricana.
Durante una seduta della “Commissione per la verità e la giustizia” un ex funzionario della polizia sudafricana, Eugene de Kock, sostenne che Craig Williamson, agente dello spionaggio del suo paese avrebbe ucciso Palme all’interno dell’”operation Longreach” per punire il primo ministro per la sua pubblica battaglia antiapartheid. Cinque anni dopo, Petterson sapendo di non poter essere processato due volte per lo stesso reato, confessò di aver ucciso Palme. Ma erano le parole di un alcolizzato, morto poi nel 2004 per problemi di droga. La verità non la si conosce ancora, e forse non si conoscerà mai: il codice penale svedese prevede un limite di 25 anni per lo svolgimento dell'istruttoria processuale per omicidio; il 28 febbraio 2011 il caso Olof Palme è stato definitivamente archiviato.

Cerca nel blog

Archivio blog