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sabato 3 ottobre 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 3 ottobre.
Il 3 ottobre 1866 viene siglato il Trattato di Vienna, che pone fine alla Terza Guerra d'Indipendenza Italiana.
Quando il 17 marzo 1861, a seguito dell’Impresa dei Mille, il re di Sardegna Vittorio Emanuele II di Savoia divenne re d'Italia, il processo di unificazione nazionale non poteva considerarsi definitivo. Da un lato, infatti, il Veneto, il Trentino e Trieste appartenevano ancora all'Austria e dall'altro Roma era saldamente nelle mani di papa Pio IX.
Per completare l’unità d’Italia era necessario trovare nuovi alleati. In quegli anni il Regno di Prussia aspirava a diventare la principale potenza del mondo germanico. Entrò quindi in contrasto con l’Austria. Nell’aprile del 1866 Italia e Prussia stipularono un trattato che prevedeva la guerra contro l’Austria. L’Italia avrebbe ottenuto in cambio il Veneto.
Poco dopo, nel giugno del 1866, la Prussia attaccò l’Austria, e subito l’Italia si schierò al suo fianco: iniziava così la terza guerra d’indipendenza. L’esercito italiano era numerosissimo, ma male armato e poco organizzato.
A Custoza fu duramente sconfitto. Il governo italiano cercò di rifarsi della brutta figura, e volle ingaggiare una battaglia navale a Lissa, un’isola di fronte alla Dalmazia, nel mare Adriatico. La flotta italiana, benché superiore come mezzi, subì gravi perdite e due grandi corazzate furono affondate. Il comandante Persano fu destituito e degradato. Nonostante le sconfitte italiane, l’esito della guerra fu positivo, grazie alla vittoria dei Tedeschi sugli Austriaci a Sadowa (luglio 1866).
Solo Garibaldi riuscì a tenere alto l’onore italiano. Dopo aver battuto gli Austriaci a Bezzecca, prese a dirigersi verso Trento. Ma nell’agosto del 1866 venne firmata la pace, e Garibaldi ricevette l’ordine di fermarsi. A quest’ordine Garibaldi, per nulla d’accordo, rispose con un celebre telegramma di una sola parola: “Obbedisco”. In base agli accordi stabiliti in precedenza, l’Austria fu costretta a cedere il Veneto all’Italia.
Trento e Trieste restavano però all’Austria.
Il papa, Pio IX, era rimasto profondamente dispiaciuto dalla diminuzione del suo Stato. Ma c’era di più. Tutto il Risorgimento appariva ostile ed inaccettabile agli occhi della Chiesa. Nel 1864 il Papa pubblicò il Sillabo degli errori del tempo: si trattava di un elenco di tutte le idee che la Chiesa considerava sbagliate. In sintesi la Chiesa condannava tutte quelle riforme che dalla Rivoluzione francese si erano diffuse in Italia ed in Europa:
-          la libertà di pensiero, di stampa e d’espressione;
-          il principio di sovranità popolare;
-          la separazione della Chiesa dallo Stato.
Il Sillabo approfondì il divario fra i liberali ed i cattolici. Tra i liberali crebbe il numero degli anticlericali, cioè di coloro che erano contrari al clero ed alla Chiesa. I cattolici liberali, che nei decenni precedenti avevano contato grandi personalità come Manzoni e Gioberti, si trovarono isolati e senza appoggi da parte della Chiesa.
La Chiesa cattolica non riconobbe il nuovo Stato italiano
Particolarmente sentita  era la questione romana: cioè il problema che riguardava l’annessione di Roma all’Italia. La città era considerata la naturale capitale d’Italia. Ma i cattolici erano contrari ad un attacco allo Stato pontificio.
Soprattutto Napoleone III non voleva dispiacere ai cattolici francesi, e si era impegnato fin dal 1849 a difendere la sede papale. Il governo italiano doveva per forza adeguarsi all’imposizione del suo principale alleato. Nel 1864 fu stipulata con la Francia la Convenzione di settembre, un trattato in base al quale l’Italia rinunciava ad ogni pretesa su Roma. Per dimostrare di aver accettato definitivamente questa situazione, il governo decise anche di spostare la capitale del regno da Torino a Firenze.
La conquista di Roma era sostenuta con particolare energia da Giuseppe Garibaldi. Questi aveva un enorme seguito fra le masse popolari: il suo motto era: << O Roma, o morte! >>. I volontari garibaldini tentarono più volte di entrare in Roma. Nel 1862 furono bloccati dall’esercito italiano mentre si organizzavano in Aspromonte. Nel 1867 l’armata francese intervenne direttamente per respingere a Mentana un nuovo attacco.
L’unità era ancora da portare a termine: la questione romana venne inizialmente affrontata senza successo.
Anche per Roma la soluzione venne dalla mutata situazione internazionale. Nel 1870 scoppiò la guerra franco-prussiana, e la vittoria tedesca portò al crollo dell’Impero di Napoleone III. Ne approfittò il governo italiano, che si sentì libero di agire.
Il 20 settembre 1870 i bersaglieri italiani entrarono in Roma e la occuparono dopo brevissimi combattimenti. Dopo circa 12 secoli, lo Stato della Chiesa non esisteva più. Pio IX si rifugiò nei Palazzi Vaticani e dichiarò di essere prigioniero.
Pochi mesi dopo, nel 1871 Roma fu proclamata capitale d’Italia. Nel maggio dello stesso anno il Parlamento italiano votò una legge che regolava il rapporto tra Stato e Chiesa. Questa legge, detta legge delle guarentigie, cioè delle garanzie, stabiliva:
-          l’assegnazione al Papa dei palazzi del Vaticano e del Laterano, oltre ad alcune residenze nei dintorni di Roma. A questi edifici veniva riconosciuta l’extraterritorialità. Formavano cioè uno Stato indipendente, la Città del Vaticano, di cui il Papa era il capo;
-          l’impegno da parte dello Stato italiano a versare ogni anno una somma di denaro adeguata al mantenimento della Città del Vaticano;
-          il riconoscimento per la Chiesa cattolica dell’assoluta libertà di organizzazione e di propaganda all’interno dello Stato italiano.
Ma il Papa rifiutò il riconoscimento dello Stato italiano, e quindi della legge delle guarentigie. Ribadì d’essere prigioniero in Vaticano, scomunicò il Re, il governo italiano e vietò ai cattolici di partecipare all’attività politica nazionale. Persino di andare a votare.
Da quel momento, per circa cinquant’anni, i cattolici furono impegnati soprattutto in attività culturali o sociali, in aiuto dei più poveri. Bisognerà attendere il 1919 prima di veder nascere un partito cattolico.

Intervista ad Alexian Santino Spinelli

 Giovedi 8 ottobre alle ore 21.00 si terrà il Concerto dell'Orchestra Europea per la Pace nella Cattedrale Madonna del Ponte di Lanciano organizzato dall'Arcidiocesi di Lanciano-Ortona.

 Incontriamo il Professore e Commendatore della Repubblica Santino Spinelli, in arte Alexian, fondatore e direttore artistico dell'Orchestra Europea per la Pace, musicista, compositore, poeta,  scrittore e docente di Lingua e Cultura Romani presso le Università  Sapienza di Roma e Orientale di Napoli, cittadino onorario di Laterza (Taranto).


 Perché un'Orchestra Europea per la Pace?

 Per veicolare attraverso la musica un messaggio di pace, di rispetto e di concordia fra i popoli per un'Europa unita, solidale e senza discriminazioni.
È composta da musicisti rom, da musicisti italiani e da musicisti stranieri uniti dalla passione per la musica ma anche dalla comune volontà di combattere ogni forma di discriminazione per una convivenza civile e armoniosa. Mai come in questo momento storico c'è la necessità di lanciare un messaggio universale di pace, di dialogo interculturale, di fratellanza e di rispetto per evitare conflitti e guerre inutili e dannose per l'umanità.

 Qual è la peculiarità di questa orchestra?

 La peculiarità dell’Orchestra risiede nella sua originale proposta musicale. Il repertorio comprende celebri opere di grandi compositori, accanto a mie composizioni originali e brani del repertorio internazionale rom attraverso le quali la musica romanì entra in dialogo con l’orchestra sinfonica senza perdere la propria identità, da qui l'etnosinfonismo. Un ulteriore elemento di assoluta originalità è rappresentato dalla partecipazione di cantanti lirici che interpretano in lingua romanì brani vocali e composizioni di grande intensità espressiva. La lingua romanì, che ha dieci secoli di storia con origine sanscrita e indiana, viene così, per la prima volta, utilizzata nel canto lirico europeo. Un fatto artistico rilevante.

 Quando nasce l'idea di questa Orchestra?

 L’Orchestra Europea per la Pace costituisce un’esperienza artistica di particolare valore nel panorama musicale internazionale. L'Orchestra  è nata nel 2010 e si è esibita in teatri prestigiosi in tutta Europa ma anche in importanti luoghi istituzionali: Museo Maxxi di Roma, Palazzo del Consiglio d'Europa di Strasburgo, Palazzo Chigi-Presidenza del Consigli dei Ministri a Roma, a Bruxelles nell'ambito di una manifestazione per il Consiglio d'Europa, al Teatro Torre Argentina di Roma. Assieme a mio figlio abbiamo tenuto concerti in luoghi di grande prestigio come il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro San Carlo di Napoli, la Carnegie Hall di New York, il Gran Teatro La Fenice di Venezia, suonando assieme ai solisti di queste grandi orchestre. Inoltre abbiamo suonato, spesso in mondovisione, per Papa Benedetto XVI, più volte per Papa Francesco e per Papa Leone XIV.
Siamo riusciti, per la prima volta, a portare la musica romanì etnosinfonica direttamente all'attenzione internazionale da protagonisti, senza mediazioni o interpolazioni.


 Parliamo del Concerto di Lanciano in Cattedrale.

 Si, ci sarà il concerto dell'Orchestra Europea per la Pace nella Cattedrale della Modonna del Ponte l'8 ottobre Ottobre alle ore 21.00. Devo un sentito ringraziamento a Sua Eccellenza Arcivescovo di Lanciano-Ortona Emidio Cipollone a Don Carmine e a  tutta l'Arcidiocesi per questa opportunità. Il concerto è nell'ambito della 33^ edizione della manifestazione AMICO ROM 2026 e vuole essere anche un doveroso ringraziamento a tutti i cittadini di Lanciano che mi seguono e mi sostengono con affetto da tanti anni. Il concerto giunga a loro come un dono. Saranno ospiti d'onore la grande flautista spagnola Ostalinda Suarez Montaño, mia figlia Evedise Spinelli all'arpa e la grande soprano Tania Di Giorgio. Fra il pubblico numerosi ospiti intetnazionali: il compositore e direttore d'orchestra Paco Suarez, il parlamentare croato Veljko Kajrazi, la direttrice di ERGO Gabriela Hrabanova, il direttore dell'Istituto di Cultura Gitana di Madrid Ismael Cortés, il vincitore assoluto del 33^ Concorso Artistico Internazionale Amico Rom il professore rumeno Gheorghe Sarau, i rappresentanti della Cattedra della Pace di Assisi dott. Renato Ongaro e Rocco Lanatà, il Patron della Casa Discografica CNI Paolo Dossena, l'alto funzionario dell'UNAR-Presidenza del Consiglio dei Ministri di Palazzo Chigi Pietro Vulpiani, numerosi sindaci del territorio frentano e tantissime altre personalità.

 Un grande evento per l'Abruzzo e per Lanciano?

 Direi proprio di si. È un'occasione unica per godersi una serata di arte e di intercultura, fraternamente.

venerdì 2 ottobre 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 2 ottobre.
Il 2 ottobre 2009 dopo una notte di violenti nubifragi una frana di grosse proporzioni nel territorio di Messina ha letteralmente cancellato alcune frazioni e distrutto tante famiglie.
La portata dei danni, alle prime luci dell'alba, si rivelava preoccupante e più seria del previsto: numerose le vittime sepolte sotto il fango, incerto il numero dei dispersi, molte le persone rifugiate sopra i tetti e alcune delle frazioni raggiungibili soltanto a piedi o per via aerea. I centri più colpiti sono stati Scaletta Marina, nel comune di Scaletta Zanclea e diverse località del comune di Messina: Giampilieri Superiore, Giampilieri Marina, Altolia, Molino, Santo Stefano di Briga, Briga Superiore e Pezzolo. Si sono avuti anche ingenti danni nella frazione di Guidomandri Superiore e nelle altre località del comune di Scaletta Zanclea e nel comune di Itala.
Il numero totale dei morti recuperati fu 31, oltre mille i senzatetto, 6 corpi non furono mai ritrovati.
I funerali di stato per le vittime dell'alluvione si sono svolti sabato 10 ottobre presso il Duomo di Messina, con una messa solenne officiata dall'arcivescovo Calogero La Piana, a cui hanno presenziato le più alte autorità politiche e religiose della città, oltre al premier Silvio Berlusconi, al presidente del Senato Renato Schifani chiamato a rappresentare il capo dello Stato e il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo; erano presenti inoltre i ministri Angelino Alfano e Stefania Prestigiacomo, il capo della protezione civile Guido Bertolaso, il giudice costituzionale Gaetano Silvestri e il presidente dei senatori del Partito Democratico Anna Finocchiaro. Complessivamente hanno preso parte alla celebrazione varie migliaia di cittadini, di cui circa 1.500 all'interno della cattedrale; i restanti, nel sagrato, hanno seguito la funzione religiosa da un maxischermo televisivo.
Una menzione particolare va al sottocapo di prima classe di marina Simone Neri, che, dopo aver salvato 8 persone dal fango, ha perso la vita a seguito del crollo di un muro nel tentativo di portare in salvo un bambino. Aveva 20 anni. A lui è stata intitolata la scuola elementare di Giampilieri, centro operativo dei soccorsi durante l'emergenza.

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