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domenica 30 novembre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 30 novembre.

Il 30 novembre 1786 il Granducato di Toscana, primo Stato al mondo, abolisce la pena di morte nel suo territorio.

La pena di morte viola il diritto alla vita. La Dichiarazione universale dei diritti umani e altri trattati regionali e internazionali, che chiedono l’abolizione della pena di morte, riconoscono il diritto alla vita. Un riconoscimento sostenuto anche dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite che, nel 2007 e nel 2008, ha adottato una risoluzione che chiede, fra l’altro, una moratoria sulle esecuzioni, in vista della completa abolizione della pena di morte.

La pena di morte è una punizione crudele e disumana. La sofferenza fisica causata dall’azione di uccidere un essere umano non può essere quantificata, né può esserlo la sofferenza mentale causata dalla previsione della morte che verrà per mano dello Stato. Sebbene le autorità dei paesi mantenitori continuino a cercare procedure sempre più efficaci per eseguire una condanna a morte, è chiaro che non potrà mai esistere un metodo umano per uccidere.

La pena di morte non ha valore deterrente. Nessuno studio ha mai dimostrato che la pena di morte sia un deterrente più efficace di altre punizioni.

La pena di morte è un omicidio premeditato dello stato. Eseguendo una condanna a morte, lo stato commette un omicidio e dimostra la stessa prontezza del criminale nell’uso della violenza fisica. Alcuni studi hanno non solo dimostrato come il tasso di omicidi sia più alto negli stati che applicano la pena di morte rispetto a quelli dove questa pratica è stata abolita, ma anche come questo aumenti rapidamente dopo le esecuzioni.

La pena di morte è sinonimo di discriminazione e repressione. Nelle mani di regimi autoritari, la pena capitale è uno strumento di minaccia e repressione che riduce al silenzio gli oppositori politici.

La pena di morte non dà necessariamente conforto ai familiari della vittima. Lontana dal mitigare il dolore, la lunghezza del processo non fa altro che prolungare la sofferenza dei familiari della vittima, fino alla conclusione dove una vita viene presa per un’altra vita, in una forma di vendetta legalizzata.

La pena di morte può uccidere un innocente. Una difesa legale inadeguata, le false testimonianze e le irregolarità commesse da polizia e accusa sono tra i principali fattori che determinano la condanna a morte di un innocente. In alcuni paesi, il segreto di Stato che circonda la pena capitale impedisce una corretta valutazione di questo fenomeno.

La pena di morte infligge sofferenza ai familiari dei condannati. La pena capitale ha effetto sulla famiglia, sugli amici e su tutti coloro che sono vicini al condannato a morte.

La pena di morte nega qualsiasi possibilità di riabilitazione. Qualunque sia il metodo scelto per uccidere il condannato, l’uso della pena di morte nega la possibilità di riabilitazione, di riconciliazione e respinge l’umanità della persona che ha commesso un crimine.

La pena di morte non rispetta i valori di tutta l’umanità. I diritti umani sono universali, indivisibili e interdipendenti. Derivano da molte e diverse tradizioni nel mondo e sono riconosciuti da tutti i membri delle Nazioni Unite come standard verso i quali hanno accettato di conformarsi. È sull’insieme di questi valori che Amnesty International basa la sua opposizione alla pena di morte.

Ovunque la pena di morte sia applicata, il rischio di mettere a morte persone innocenti non può essere eliminato. Dal 1973 negli Usa sono stati rilasciati 167 prigionieri dopo che erano emerse nuove prove della loro innocenza. Alcuni di questi sono arrivati a un passo dall’esecuzione dopo aver trascorso molti anni nel braccio della morte.

In ognuno di questi casi sono emerse caratteristiche simili e ricorrenti: indagini poco accurate da parte della polizia, assistenza legale inadeguata, utilizzo di testimoni non affidabili e di prove o confessioni poco attendibili. Ma non solo. Negli Usa, purtroppo, sono diversi i casi di prigionieri messi a morte nonostante l’esistenza di molti dubbi sulla loro colpevolezza.

Il problema della potenziale esecuzione di un innocente non è solo limitato agli Usa.

Nel 2019, almeno undici persone sono state prosciolte in due paesi: Zambia e Stati Uniti d’America. Nel 2018, erano state prosciolte almeno 8 persone in 4 paesi tra cui Egitto, Kuwait, Malawi e Stati Uniti d’America.

Cheng Hsing-tse è stato prosciolto a Taiwan nel 2017 dopo sette procedimenti giudiziari e otto processi in appello. L’uomo ha trascorso 14 anni in stato di detenzione, di cui 10 nel braccio della morte. Nel 2016, Zang Aiyun è stato assolto dall’accusa di omicidio in Cina dopo 11 anni e 9 mesi di prigione. In Vietnam, Tran Van Them, 80 anni, è stato prosciolto da ogni accusa e liberato dal braccio della morte dopo 43 anni.

Sono 28 i paesi che mantengono in vigore la pena di morte, ma nei quali le esecuzioni non hanno luogo da almeno dieci anni, oppure hanno stabilito una prassi o assunto un impegno a livello internazionale a non eseguire condanne a morte: Algeria, Brunei Darussalam, Camerun, Corea del Sud, Eritrea, Eswatini (ex Swaziland), Federazione Russa , Ghana, Grenada, Kenya, Laos, Liberia, Malawi, Maldive, Mali, Mauritania, Marocco/Sahara occidentale, Myanmar, Niger, Papua Nuova Guinea, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Sri Lanka, Tagikistan, Tanzania, Tonga, Tunisia, Zambia.

Sono 56 i paesi che mantengono in vigore la pena di morte (tra parentesi il numero delle esecuzioni note effettuate nel 2019; col punto interrogativo si indica il Paese in cui tale dato è secretato (come nel caso della Cina) o non disponibile: Afghanistan, Antigua e Barbuda, Arabia Saudita (184), Bahamas, Bahrain (3), Bangladesh (2), Barbados, Belize, Bielorussia (2), Botswana (1), Ciad, Cina (?), Comore, Corea del Nord (?), Cuba, Dominica, Egitto (32), Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Gambia, Giamaica, Giappone (3), Giordania, Guinea Equatoriale, Guyana, India, Indonesia, Iran (251), Iraq (100), Kuwait, Lesotho, Libano, Libia, Malesia, Nigeria, Oman, Palestina (Stato di), Pakistan (14), Qatar, Repubblica Democratica del Congo, Singapore (4), Siria (?), Somalia (12), Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Stati Uniti d’America (22), Sudan (1), Sudan del Sud (11+), Thailandia, Taiwan, Trinidad e Tobago, Uganda, Vietnam (?), Yemen (7), Zimbabwe.

Come parte del suo impegno per difendere i diritti umani, l’Unione europea è il più grande donatore nella lotta contro la pena di morte nel mondo. Tutti i paesi europei hanno abolito la pena di morte in linea con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

L’UE combatte la pena di morte in molti modi. Ad esempio vieta il commercio di merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte e utilizza le politiche commerciali per incoraggiare il rispetto dei diritti dell’uomo. Inoltre supporta le organizzazioni della società civile nei paesi che ancora applicano la pena di morte, facendo un lavoro di documentazione e di sensibilizzazione.

L’Unione europea, come osservatore permanente dell’ONU, sostiene convintamente tutte le azioni che pongono fine alla pena di morte dove è ancora praticata.

Il Parlamento europeo adotta le risoluzioni e ospita i dibattiti che condannano le azioni dei paesi che ancora utilizzano la pena capitale. Una risoluzione del 2015 sulla pena di morte condannava il suo uso per sopprimere l’opposizione, oppure per ragioni di credo religioso, omosessualità e adulterio.

sabato 29 novembre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 29 novembre.

Il 29 novembre 1899 viene fondato il FC Barcelona.

Il Fútbol Club Barcelona, noto internazionalmente anche come Barça o in Italia come Barcellona, è una società polisportiva spagnola fondata a Barcellona nel 1899.

Il 29 novembre 1899, Joan Gamper fondò il Football Club Barcelona ( Barça). Gamper scelse il famoso blu e il chiaretto come colori della squadra perché sono i colori del cantone svizzero da cui proviene. Il mito è nato: Kubala, Suárez, Cruyff, Maradona, Ronaldo e Ronaldinho, tra molti altri, hanno giocato per questo club. Nel corso del XX secolo, il "Barça" è diventato un simbolo di Barcellona, un simbolo che rappresenta l'identità catalana come nazione. Ecco perché si dice che il "Barça" sia più di un Club.

Nell'ufficio di Solé Gym, il 29 novembre 1899, Gamper incontrò Gualteri Wild, Lluís d'Ossó, Bartomeu Terrados, Otto Kunzle, Otto Maier, Enric Ducal, Pere Cabot, Carles Pujol, Josep Llobet, John Parsons e William Parsons. Undici sportivi si sono riuniti per fondare una squadra di calcio. Gualteri Wild è stato nominato presidente. Il primo incontro disputato fu alla pista ciclabile di Bonanova e fu giocato contro un gruppo di espatriati inglesi che vivevano a Barcellona. Gli inglesi vinsero 1-0. Il 14 marzo 1909, il Club inaugurò il suo 1° terreno di proprietà a c/Indústria, con una capacità di 6.000 persone. In quel momento il Barcellona FC ottenne le prime vittorie: Il Campionato Catalano: 1909-10, 1910-11, 1912-13, 1915-16, 1918-19 1919-20, 1920-21, 1921-22 e i Campionati di Spagna: 1909-10, 1911-12, 1912-13, 1919-20 e 1921-22.

Il terreno di Les Corts (noto anche come "La Cattedrale del Calcio") fu inaugurato il 20 maggio 1922. Quello stadio aveva una capacità iniziale di 30.000 spettatori, ma in seguito raddoppiata a 60.000. Nel 1924 il Club contava già 12.207 soci e un gran numero di tifosi pose le basi dell'attuale massa sociale. Durante la stagione 1928-1929, il Barça vinse brillantemente la prima edizione del titolo della Lega Nazionale spagnola e completò, quindi, un periodo pieno di titoli.

Joan Gamper morì il 30 luglio 1930. Il decennio che stava per iniziare ebbe un inizio fatale e il Club entrò in un periodo di declino: crisi istituzionale, molti soci abbandonarono il Club, cattivi risultati sportivi e la pressione politica dei sostenitori di Franco. La guerra civile del 1936 ebbe conseguenze disastrose per il Barcellona. Josep Suñol, Presidente del Club, fu assassinato dai soldati di Franco vicino a Guadalajara. Tuttavia, il Barça si mantenne in vita e nel 1936 decise di andare in tournée in Messico e negli Stati Uniti, fatto che avrebbe aiutato il Club a risolvere i problemi finanziari. Nel marzo 1938 i fascisti fecero esplodere una bomba sul Club Sociale del Barcellona e causarono gravi danni. Nel 1939 le truppe di Franco crearono molti problemi al Club perché era già diventato un simbolo per il popolo catalano. Anche il numero dei soci scese, arrivando a 3.486.

Durante gli anni '40, il Barça si è gradualmente ripreso nonostante le difficoltà interne. Nel giugno 1943, la scandalosa partita contro il Madrid nel campo di Chamartín vide i giocatori del Barça minacciati dall'arbitro e dalla polizia e Piñeyro, fascista convinto, ma onestamente disgustato dal trattamento che la sua squadra aveva ricevuto, si dimise dalla presidenza del Club (che aveva tenuto dal 1940). I tempi migliori sarebbero venuti in seguito. Il Barça vinse i titoli di Lega Nazionale 1944-45, 1947-48 e 1948-49 e la Coppa Latina 1949, competizione che precedette il titolo di Campione d'Europa, il primo successo internazionale del Barcellona. Era il tempo di César, Basora, Velasco, Curta, i fratelli Gonzalvo, Seguer, Biosca o Ramallets. Il Barça ha festeggiato il suo 50° anniversario raggiungendo il numero di membri di 24.893.

Ladislao Kubala arrivò a Barcellona nel giugno 1950 e fece diventare il FC Barcelona una squadra imbattibile grazie alla sua magica linea di attaccanti: Basora, César, Kubala, Moreno e Manchón. Tra il 1951 e il 1953, il Barça vinse tutte le competizioni in programma (Campionati di Spagna 1951-52 e 1952-53 e Coppe di Spagna 1950-51, 1951-52 e 1952-53). Da quel periodo d'oro, è importante sottolineare la stagione 1951-52, in cui hanno ottenuto le Cinque Coppe: Campionato di Spagna, Coppa di Spagna, Coppa Latina Eva Duarte e trofei Martini Rossi.

Kubala era una figura troppo grande per Les Corts e ben presto Francesc Miró-Sans promosse la costruzione dello stadio Camp Nou, che venne inaugurato il 24 settembre 1957. Il nuovo stadio aveva una capacità di 90.000 posti.

Il Barça vinse i Campionati di Spagna 1958-59 e 1959-60, e le Coppe delle Fiere 1957-1958 e 1959-60, allenate da Helenio Herrera con giocatori eccellenti come Kocsis, Czibor, Evaristo, Kubala, Eulogio Martínez, Suárez, Villaverde, Olivella, Gensana, Segarra, Gràcia, Vergés e Tejada. Gli anni '60 sono stati un periodo di crisi (hanno vinto le Coppe di Spagna 1963 e 1968 e solo la Coppa delle Fiere 1966). Ma è allora che nasce la frase "più di un club". Il Barça era oltre il livello sportivo: il Club e i suoi colori divennero un modo per difendere l'identità nazionale catalana.

Nel 1973, la firma dell'olandese Johan Cruyff ha dato il tocco finale a una linea d'oro in avanti di Rexach, Asensi, Cruyff, Sotil e Marcial, che ha guidato la squadra vincente del campionato 1973-74. In concomitanza con il 75° anniversario del Club, i soci erano ormai 69.566, il che lo rese il club sportivo più potente del mondo. Joan Miró fece un poster commemorativo di quell'evento.

Nel 1978, Josep Lluís Núñez divenne Presidente del FC Barcelona. Il club iniziò allora un notevole periodo di espansione sociale e finanziaria. Il numero di soci raggiunse i 100.000 e furono fondati molti club di tifosi. Il FC Barcelona stava diventando l'entità sportiva più importante del mondo. Il Barça fu anche dotato di strutture sportive emblematiche: l'espansione del Camp Nou (con una capacità di oltre 100.000 spettatori), la costruzione del Miniestadi, il Palau Blaugrana, e così via.

L'epoca di Núñez costituisce senza dubbio il momento sportivo più brillante della storia del Barça: La Coppa delle Coppe di Basilea, la Lega spagnola 1984-85, con Terry Venables, il Dream Team (1990-1994) con Johan Cruyff (quattro campionati spagnoli consecutivi, la Coppa delle Coppe; la SuperCoppa, la Coppa di Spagna e la Supercoppa spagnola, e la Coppa dei Campioni europei allo stadio di Wembley). Poi sono arrivati Bobby Robson, che ha vinto la Coppa delle Coppe, la Coppa di Spagna e la Supercoppa di Spagna nella stagione 1996-97 e i titoli consecutivi di Louis van Gaal nel 1997-98 e nel 1998-99, quando la squadra ha vinto il doble per la prima volta in 39 anni.

Il Barcellona è attualmente un'entità sportiva che comprende le sezioni di basket, pallamano, hockey, atletismo, hockey su ghiaccio, pattinaggio artistico, calcio indoor, rugby, baseball, pallavolo e calcio femminile. La squadra di calcio è l'unica ad essersi qualificata per le competizioni europee ogni anno dalla sua inaugurazione nel 1955. Oggi ci sono 105.706 membri e 1.508 club di tifosi.

 

venerdì 28 novembre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 novembre.

Il 28 novembre 1970, appena sbarcato a Manila, Papa Paolo VI subisce un attentato.

Era boliviano e pittore Benjamin Mendoza y Amor, l’uomo che, nella storia recente del papato, è il primo ad aver tentato di uccidere un Papa. Il fatto accadde il 28 novembre 1970 all’aeroporto di Manila nelle Filippine quasi al termine dello storico viaggio di Paolo VI in Estremo Oriente e in Oceania.

Papa Montini era appena sceso dall’aereo quando un uomo nella folla, vestito da prete e levando una croce che fungeva da lasciapassare si avvicinò al pontefice, estrasse un “kriss” (il tipico pugnale malese a lama serpeggiante) e tentò di colpire il Papa al petto. L’immediato e provvidenziale intervento di Mons. Macchi, il celebrato segretario particolare di Papa Paolo VI, che spinse con violenza l’attentatore tra le braccia della polizia, fece sì che solo una leggera ferita fu portata al braccio del Papa. Paolo VI si rese ben conto che, al contrario di quanto poi riportato nel comunicato della Santa Sede, non era stato solo urtato dall’attentatore e, comunque, decise di continuare secondo i dettami del cerimoniale e perciò, inni nazionali e discorsi, come previsto. A chi gli chiedeva come stava, quasi per scoraggiare domande e premure, rispondeva: nulla, non è accaduto nulla. Più tardi, raggiunta la sede della nunziatura, ci si accorse che la pugnalata sferratagli da Mendoza lo aveva raggiunto in prossimità del cuore e, nonostante le immediate cure, Papa Montini accuserà febbre nei giorni successivi all’attentato. In tanti proposero al Pontefice di sospendere il viaggio, ma lui non volle sentire ragioni e minimizzando l’accaduto disse che “tutto deve proseguire come da programma”.

Ma chi era “lo squilibrato” Benjamin Mendoza y Amor? Come detto era un pittore di origini boliviane e non propriamente di scarso successo. Organizzava mostre dei suoi dipinti un po’ dappertutto e prima di arrivare nelle Filippine aveva esposto anche in Unione Sovietica. Quando fu arrestato si scoprì che sulle lame del pugnale era incisa la frase: ” proiettili, superstizioni, bandiere, regni, spazzatura e merda eserciti“. Mendoza fu condannato a una pena detentiva breve e fu rilasciato su cauzione. Mentre era in prigione chiese a un gallerista di esporgli alcuni dipinti per una mostra. I quadri furono tutti venduti e con parte del ricavato fu pagata la cauzione. Forse, alla ricerca di una maggiore popolarità deve attribuirsi l’attentato a Paolo VI. Infatti, tornato in libertà ricominciò a girare il mondo e, qualche anno dopo, la polizia lo fermò a Roma perché privo di permesso di soggiorno, ma forse il vero motivo era quello del suo nome conosciuto come l’attentatore del Papa, e lo accompagnò all’aeroporto per metterlo su un volo diretto a Rio de Janeiro.

Mendoza dalla scaletta di imbarco griderà: ”Arrivederci al prossimo papa che verrà a Manila”. 

L'attentatore è mancato nel 2004.

 

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