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venerdì 28 agosto 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno. Oggi è il 28 agosto.
Il 28 agosto 1988, durante una esibizione delle frecce tricolori nella base aerea di Ramstein, in Germania Ovest, 3 aerei della pattuglia acrobatica entrarono in collisione tra loro, precipitando al suolo in fiamme. L'incidente causò la morte dei tre piloti e 67 spettatori, di cui 51 subito e 16 successivamente a seguito delle ferite riportate.
Gli aerei, ormai alla fine della esibizione, dovevano eseguire la figura di un "cardoide", in cui 9 aeroplani tracciavano la figura di un cuore in aria, e il decimo passava al suo interno trafiggendolo. L'aereo solista, un Aermacchi MB-339 pilotato dal tenente colonnello Ivo Nutarelli, accortosi di star giungendo troppo presto tentò una manovra disperata aprendo il carrello e l'aerofreno ventrale per rallentare velocemente, ma fu inutile. Colpì in coda l'aereo pilotato dal tenente colonnello Mario Naldini il quale a sua volta avvitandosi privo di controllo colpì quello del capitano Giorgio Alessio. I tre piloti tentarono l'eiezione, ma a causa della bassa altezza dal suolo (meno di 50 metri) l'impatto fu comunque mortale. Mentre due velivoli precipitarono ai bordi della pista, quello di Nutarelli precipitò investendo il pubblico assiepato ad ammirare l'evento.
L'intero incidente ebbe una durata di meno di 10 secondi, impedendo qualsiasi possibilità di fuga agli spettatori.
In seguito, furono vietati per 3 anni le esibizioni aeree nel cielo della Germania, e quando fu consentito nuovamente, nuove misure di sicurezza imposero una distanza molto maggiore tra l'area di volo e le tribune del pubblico.
E' interessante notare che Ivo Nutarelli e Mario Naldini erano in volo la sera della tragedia di Ustica, e presumibilmente avevano percorso un tratto nei pressi del Dc9 Itavia. A tal proposito il giudice Rosario Priore aveva convocato Naldini per l'8 settembre a rispondere alle sue domande, ma naturalmente non potè mai farlo.
Tuttavia, lo stesso Priore, pur notando la singolare coincidenza, si disse non convinto di una connessione tra i due eventi a causa di una "sproporzione tra fini e mezzi, e cioè che si dovesse cagionare una catastrofe – con modalità peraltro incerte nel conseguimento dell'obiettivo, cioè l'eliminazione di quei due testimoni per impedirne rivelazioni".

giovedì 27 agosto 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 27 agosto.
Il 27 agosto 1979 Fabrizio De Andrè e la moglie Dori Ghezzi furono sequestrati in sardegna, dove si erano trasferiti da alcuni anni, e tenuti segregati per quattro mesi nelle montagne di Pattada.
Nella seconda metà degli anni settanta, in previsione della nascita della figlia Luisa Vittoria, De André si stabilisce nella tenuta sarda dell’Agnata, a due passi da Tempio Pausania, insieme a Dori Ghezzi, sua compagna dal 1974, poi sposata nel 1989.
La sera del 27 agosto 1979 Fabrizio e Dori vengono rapiti dall’Anonima Sequestri Sarda. I due vengono liberati dopo quattro mesi (Dori viene liberata il 21 dicembre, Fabrizio il 22) dietro il versamento del riscatto di circa 550 milioni di lire, in buona parte sborsati dal padre Giuseppe.
Durante il periodo di reclusione forzata i due vivono esperienze traumatiche, incatenati a un albero, nascosti sotto teli di plastica.
De Andrè intervistato all’indomani della liberazione – il 23 dicembre in casa del fratello Mauro – da uno stuolo di giornalisti, traccia, però, un racconto abbastanza pacato dell’esperienza: “I primi giorni non ci facevano togliere la maschera neppure per mangiare, e così ci tagliavano il cibo a pezzettini e ci imboccavano. È stata un’esperienza tremenda che tuttavia ha lasciato anche segni positivi, come la riscoperta di certi affetti nascosti. Nei confronti di mio fratello Mauro, ad esempio. È stato lui a trattare coi rapitori e non dimenticherò mai il nostro abbraccio appena tornati a casa. Il primo mese di sequestro ci hanno fatto compagnia le emozioni, poi è prevalsa la monotonia”.
L’esperienza del sequestro si aggiunge al già consolidato contatto che De Andrè ha con la realtà e con la vita della gente sarda, e sembra gli ispiri diverse canzoni, raccolte in un album senza titolo, pubblicato nel 1981, comunemente conosciuto come L’indiano, dall’immagine di copertina che raffigura un nativo americano. Il filo che lega i vari brani è il parallelismo tra il popolo dei pellerossa e quello sardo.
Sottili, ma non velate sono, inoltre, le allusioni all’esperienza del sequestro: dalla stessa ripresa della locuzione Hotel Supramonte, alla descrizione degli improvvisati banditi cui, comunque, non nega note di un certo romanticismo ed una connotazione di proletariato periferico.
Al processo, De André conferma il perdono per i suoi carcerieri, ma non per i mandanti perché persone economicamente agiate.
I dieci autori del sequestro furono condannati a pene tra i 10 e i 26 anni, molti di loro sono successivamente tornati a delinquere. Il 19 luglio 2009 Martino Moreddu, che fu condannato a 20 anni di carcere, è stato nuovamente arrestato perchè trovato ad un posto di blocco dei carabinieri con un fucile a canne mozze nel bagagliaio della 131 su cui viaggiava.

mercoledì 26 agosto 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 26 agosto.
Il 25 agosto 1910 nasceva a Skopije Gonxha Agnes Bojaxhiu, nota al mondo come madre Teresa di Calcutta.
L’improvvisa morte del padre, avvenuta quando Agnes aveva circa otto anni, lasciò la famiglia in difficoltà finanziarie. La madre allevò i figli con fermezza e amore, influenzando notevolmente il carattere e la vocazione della figlia. La formazione religiosa di Gonxha fu rafforzata ulteriormente dalla vivace parrocchia gesuita del Sacro Cuore, in cui era attivamente impegnata.
All’età di diciotto anni, mossa dal desiderio di diventare missionaria, Gonxha lasciò la sua casa nel settembre 1928, per entrare nell’Istituto della Beata Vergine Maria, conosciuto come “le Suore di Loreto”, in Irlanda. Lì ricevette il nome di suor Mary Teresa, come Santa Teresa di Lisieux. In dicembre partì per l’India, arrivando a Calcutta il 6 gennaio 1929. Dopo la Professione dei voti temporanei nel maggio 1931, Suor Teresa venne mandata presso la comunità di Loreto a Entally e insegnò nella scuola per ragazze, St. Mary. Il 24 maggio 1937 suor Teresa fece la Professione dei voti perpetui, divenendo, come lei stessa disse: “la sposa di Gesù” per “tutta l’eternità”. Da quel giorno fu sempre chiamata Madre Teresa. Continuò a insegnare a St. Mary e nel 1944 divenne la direttrice della scuola. Persona di profonda preghiera e amore intenso per le consorelle e per le sue allieve, Madre Teresa trascorse i venti anni della sua vita a “Loreto” con grande felicità. Conosciuta per la sua carità, per la generosità e il coraggio, per la propensione al duro lavoro e per l’attitudine naturale all’organizzazione, visse la sua consacrazione a Gesù, tra le consorelle, con fedeltà e gioia.
Il 17 agosto 1948, indossò per la prima volta il sari bianco bordato d’azzurro e oltrepassò il cancello del suo amato convento di “Loreto” per entrare nel mondo dei poveri.
Il 7 ottobre 1950 la nuova Congregazione delle Missionarie della Carità veniva riconosciuta ufficialmente nell’Arcidiocesi di Calcutta. Agli inizi del 1960 Madre Teresa iniziò a inviare le sue sorelle in altre parti dell’India. Il Diritto Pontificio concesso alla Congregazione dal Papa Paolo VI nel febbraio 1965 la incoraggiò ad aprire una casa di missione in Venezuela. Ad essa seguirono subito altre fondazioni a Roma e in Tanzania e, successivamente, in tutti i continenti. A cominciare dal 1980 fino al 1990, Madre Teresa aprì case di missione in quasi tutti i paesi comunisti, inclusa l’ex Unione Sovietica, l’Albania e Cuba.
In questi anni di rapida espansione della sua missione, il mondo cominciò a rivolgere l’attenzione verso Madre Teresa e l’opera che aveva avviato. Numerose onorificenze, a cominciare dal Premio indiano Padmashri nel 1962 e dal rilevante Premio Nobel per la Pace nel 1979, dettero onore alla sua opera, mentre i media cominciarono a seguire le sue attività con interesse sempre più crescente. Tutto ricevette, sia i riconoscimenti sia le attenzioni, “per la gloria di Dio e in nome dei poveri”.
Durante gli ultimi anni della sua vita, nonostante i crescenti seri problemi di salute, Madre Teresa continuò a guidare la sua Congregazione e a rispondere alle necessità dei poveri e della Chiesa. Nel 1997 le suore di Madre Teresa erano circa 4.000, presenti nelle 610 case di missione sparse in 123 paesi del mondo. Nel marzo 1997 benedisse la neo-eletta nuova Superiora Generale delle Missionarie della Carità e fece ancora un viaggio all’estero. Dopo avere incontrato il Papa Giovanni Paolo II per l’ultima volta, rientrò a Calcutta e trascorse le ultime settimane di vita ricevendo visitatori e istruendo le consorelle. Il 5 settembre 1997 Madre Teresa morì. Le fu dato l’onore dei funerali di Stato da parte del Governo indiano e il suo corpo fu seppellito nella Casa Madre delle Missionarie della Carità. La sua tomba divenne ben presto luogo di pellegrinaggi e di preghiera per gente di ogni credo, poveri e ricchi, senza distinzione alcuna.
Meno di due anni dopo la sua morte, a causa della diffusa fama di santità e delle grazie ottenute per sua intercessione, il Papa Giovanni Paolo II permise l’apertura della Causa di Canonizzazione. Il 20 dicembre 2002 approvò i decreti sulle sue virtù eroiche e sui miracoli e il 19 ottobre 2003 è stata proclamata beata da papa Giovanni Paolo II.


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