Buongiorno, oggi è il 20 febbraio.
Il 20 febbraio 1958 veniva approvata in parlamento la legge Merlin, dal nome della promotrice e prima firmataria, la senatrice socialista Lina Merlin. Con questa legge venivano vietate e costrette a chiudere entro 6 mesi le cosiddette case di tolleranza, ossia i bordelli.
Le case di tolleranza, dette anche case chiuse perchè era vietato tenere aperte le finestre delle stanze (onde rispettare principalmente la privacy dei frequentatori), erano luoghi ove veniva praticata la prostituzione in modo legale. Gli avventori si accomodavano in un salone in cui le ragazze semisvestite li coccolavano ed ammaliavano al fine di essere scelte. I clienti in precedenza compravano dalla tenutaria del bordello un certo numero di "prestazioni", che potevano essere dalle più semplici e sbrigative alle più lunghe, ciascuna col suo prezzo. A pagamento avvenuto la tenutaria rilasciava al cliente una sorta di biglietto, che attestava il diritto a quel tipo di prestazione (la marchetta). Una volta che l'avventore aveva scelto la ragazza di suo piacimento, i due si recavano normalmente al piano superiore per consumare, non prima di aver consegnato alla ragazza la marchetta che attestava il diritto alla prestazione. In questo modo le ragazze non ricevevano mai il denaro direttamente dai clienti, i quali se mai si limitavano a lasciare mance in caso di particolare apprezzamento. A fine serata ogni prostituta andava dalla tenutaria a consegnare le proprie marchette raccolte, al fine di poter contabilizzare il proprio guadagno. Da qui deriva il modo di dire "fare le marchette" per indicare l'atto di prostituirsi.
L'attività era legalizzata, lo Stato incamerava tasse sul complesso delle marchette fruite e inviava inoltre un medico settimanalmente a controllare la salute delle prostitute.
Ogni due settimane il bordello inviava in un'altra città le proprie ragazze e ne riceveva delle nuove, al duplice scopo sia di dare ai clienti sempre novità, sia di evitare che si instaurassero rapporti di affetto tra clienti e prostitute.
Con l'avvento della Legge Merlin la prostituzione si riversò nelle strade, senza alcun tipo di regolamentazione e alla mercè di protettori.
Dagli anni ottanta nel dibattito politico italiano hanno preso corpo numerose richieste per l'abrogazione - in tutto o in parte - della Legge, giudicata non più al passo con i tempi.
La legge è ritenuta da più detrattori non idonea a gestire il fenomeno della prostituzione in Italia che, di fatto, rimane una realtà presente e costante. In Italia, infatti, non è considerato reato la vendita del proprio corpo, mentre lo è lo sfruttamento del corpo altrui anche se in ambiente organizzato. Ciò ha permesso il proseguire, di fatto, della mercificazione corporale nelle strade oltre che nelle case, ma nella clandestinità.
Inoltre, prima dell'entrata in vigore della legge la prostituzione nelle strade era molto poco diffusa, mentre dopo l'entrata in vigore è aumentata notevolmente. Negli anni novanta, soprattutto, si è sviluppato il fenomeno della prostituzione legata all'immigrazione clandestina, esploso poi negli ultimi anni: le prostitute in strada sono nella quasi totalità straniere. Due le etnie più rappresentate: nigeriane da una parte ed europee dell'Est dall'altra. Il traffico di donne, talvolta anche minorenni, e i lauti guadagni del loro sfruttamento, è passato sotto il controllo delle mafie italiane e dei loro Paesi d'origine, sempre più presenti queste ultime sul territorio italiano. Queste nuove schiave, legate al traffico di esseri umani, sono oggi, di fatto, un problema irrisolto che ripropone con urgenza il ripensamento di tutte le leggi in questo campo, a cominciare dalla stessa legge Merlin. Il dibattito politico sul tema è però risultato sterile dal punto di vista dei risultati. La prostituzione genera in Italia un notevole indotto (50000-70000 prostitute coinvolte, 9 milioni di clienti, 19-25 miliardi di euro il giro d'affari stimato) sottratto all'imposizione fiscale.
Nel settembre 2008, l'allora Consiglio dei ministri del governo Berlusconi ha approvato un disegno di legge intitolato "misure contro la prostituzione"a firma Mara Carfagna che introduceva nuove pene verso chi si prostituisce in strada o in luoghi pubblici.
Questo disegno di legge, prima sua iniziativa da ministro, modificando la legge Merlin introduceva il reato di esercizio della prostituzione in "luogo pubblico"; in sostanza, a essere colpiti non sarebbero stati più soltanto i fruitori, ma anche le prostitute stesse. Nessuna restrizione è però prevista a chi vende il proprio corpo in ambienti privati. Prostitute e clienti avrebbero rischiato da 5 a 15 giorni di arresto e un'ammenda da 200 a 3 000 euro. La pena per chi sfrutta la prostituzione minorile andava da 6 a 12 anni e multe da 15 000 a 150 000 euro; il minore poteva essere rimpatriato, purché nel suo interesse.
Secondo una nota congiunta di diverse associazioni (Asgi, Gruppo Abele, On the Road, Caritas Italiana, Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, Comitato per i diritti civili delle prostitute, Comune di Venezia, Consorzio Nova, Dedalus, Save the Children), l'iniziativa dell'ex ministro di vietare la prostituzione in strada avrebbe avuto l'effetto di incentivare lo sfruttamento delle donne all'interno di abitazioni e luoghi privati (fenomeno riguardo al quale la stessa Carfagna ha ammesso l'inesistenza di una regolamentazione chiara), sottolineando inoltre come fosse più importante tutelare i diritti delle vittime delle organizzazioni criminali e colpire queste ultime, piuttosto che le prime.
Il disegno di legge Carfagna non è mai stato approvato.
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venerdì 20 febbraio 2026
giovedì 19 febbraio 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 19 febbraio.
Il 19 febbraio 197 d.C. nei pressi di Lugdunum (l'odierna Lione), si svolse una delle più cruente battaglie della storia romana.
Alla morte di Commodo e dei suoi successori Pertinace e Didio Giuliano, tra il 192 e il 193, ci sono tre generali romani in lizza per il trono supremo: Clodio Albino, con le truppe della Britannia, Pescennio Nigro con quelle della Siria e Settimio Severo che si trova in Pannonia. Quest'ultimo giunge per primo a Roma e, con l'appoggio dei Pretoriani, ne diventa imperatore. Ma anche gli altri due generali vogliono tale nomina, minacciando l'impero (provato dalle follie di Commodo, dalle minacce barbariche e dalla peste appena conclusasi) di una terribile guerra civile.
Alleatosi temporaneamente con Clodio Albino, al quale riconosce il titolo di imperatore di Britannia, Gallia e Iberia, Settimio Severo sbaraglia le truppe di Pescennio Nigro, costringendo quest'ultimo a rifugiarsi tra i Parthi, dove sarà raggiunto e ucciso. E' il 195.
Appena un anno dopo, forte dell'appoggio di una frangia di 29 Senatori guidati da Sulpiciano, Clodio Albino sfida il potere di Settimio Severo, raccogliendo una grande armata contro l'avversario: 150.000 soldati! Già i Senatori della fazione britanna battevano monete con l'effige di Albino, ritenendo sicuro l'esito della guerra.
In risposta all'armata nemica che si raccoglie in Gallia, Settimio Severo si dirige a nord, per raccogliere un esercito particolare da contrapporre alle legioni britanno-iberico-galliche. Attraversa la Rezia e il Norico e la Germania Inferiore, e con una incredibile opera di accerchiamento sbuca da nord-ovest rispetto alla posizione nemica, con circa 120.000 uomini.
Alcune avanguardie di Settimio Severo comandate da Virio Lupo si scontrano con la cavalleria di Albino, composta principalmente dagli ausiliari sarmati della VI Legio Victrix, ma vengono annientate, e lo stesso comandante ucciso.
Il sacrificio di Virio Lupo permette a Settimio Severo di bloccare tutte le vie di comunicazione dei nemici, spingengoli in una sacca nella valle della Saone, tra Lugdunum e Trivurtium.
La battaglia inizia il 19 febbraio del 197: con una mossa a sorpresa, uno dei generali di Severo (scelto dallo stesso imperatore perché veterano della VI Legio Victrix trasferito in Pannonia) riesce ad attirare la temibile cavalleria sarmata in un'imboscata, distruggendola completamente, anche se a costo di gravi perdite. Di questo ignoto generale si perdono le tracce, e i resti della cavalleria imperiale vengono affidati a Lete, che tiene i suoi reparti lontano dalla mischia per per riorganizzare i superstiti.
La perdita della cavalleria ausiliare e l'accerchiamento demoralizzano i legionari di Albino, che comunque non si arrendono.
Severo guida personalmente l'attacco della sua armata, insieme ai generali Mario Massimo, Claudio Candido e Flavio Plauziano.
Lo scontro si protrae tutto il giorno con esito incerto: persino Severo viene disarcionato nell'impeto della mischia.
In seguito a questo incidente, l'ala sinistra dell'armata di Severo perde terreno di fronte all'impeto nemico, rinvigorito. Sembra tutto perduto, ma Lete, il comandante della cavalleria imperiale, sceglie proprio questo momento per entrare in lizza con i suoi cavalieri, sbaragliando i fianchi e i retri delle legioni avversarie.
Sentendosi perduto, Clodio Albino si suicida con la propria spada. Severo lo decapita e manda la sua testa, infissa alla punta di una lancia, al Senato, come monito circa la futura sorte di Sulpiciano e dei Senatori che avevano appoggiato Albino.
Ci sono alcune osservazioni da fare sulla battaglia:
1) Le legioni di Gallia (che sono quelle delle Germania), Britannia e Spagna sono al comando di Albino ed erano otto in totale (4 in Germania,3 in britannia,1 in spagna); Severo era appoggiato da quelle del Danubio (12-13 legioni) aveva le tre partiche, e le legioni orientali (una decina) ; ma quelle orientali avrebbero impiegato mesi per muoversi quindi sono da escludere, delle tre partiche (sempre fossero già state formate) solo una era in Italia e quindi a portata di mano; per la velocità con cui si è mosso Severo è probabile che avesse prelevato le legioni I partica che era in Italia, II e III italiche nel norico (magari tenendo buoni Marcomanni e Quadi con il denaro) e forse qualche altra legione dell'alto Danubio (oppure delle loro vessillazioni) e ausiliari lungo tutto il Danubio con la cavalleria che poteva sicuramente provenire da più lontano.
2) Anche ammettendo che Albino avesse preso tutte le legioni di Gallia, Britannia e Spagna (cosa strana perché avrebbe sguarnito tutte le frontiere) ne avrebbe raccolte 8 quindi 40000-45000 uomini considerando un numero pari di ausiliari o di poco superiori sarebbe arrivato a 90000-95000 uomini, quindi per arrivare a 150000 avrebbe dovuto far entrare 60000 barbari come mercenari. Nessuno crede che fosse pazzo fino a questo punto, anche perché avrebbe senz'altro avuto problemi logistici non indifferenti a far affluire i rifornimenti sufficienti durante lo spostamento.
Anche Severo, pur avendo a diposizione le legioni danubiane, le partiche e quelle orientali e quindi abbastanza truppe da arrivare a 120000 uomini, avrebbe dovuto sguarnire settori vitali. Inoltre la velocità con cui si è mosso fa pensare che l'esercito fosse più piccolo e quindi più manovrabile.
3) Innanzitutto c'è da ricordare che, durante il principato di Marco Aurelio e di Commodo, Roma ha dovuto subire una triplice minaccia: la guerra civile (i vari usurpatori quali Avidio Cassio, Flavio Materniano o Tigidio Perenne), le guerre barbariche (che giunsero a minacciare Roma stessa con la conquista di Aquileia) e quelle partiche (perenne spina sul fianco!), ed infine la peste, che solo nell'Urbe uccise 300,000 persone su un milione.
Le Legioni che sopravvissero a questi flagelli erano decimate, demoralizzate e disorganizzate. Marco Aurelio corse ai ripari arruolando tra i cittadini romani anche schiavi e gladiatori (le Legio Italiche), e un sempre più crescente numero di ausiliari.
Questo dà un quadro più preciso delle forze che giunsero allo scontro di Lugdunum nel 197.
Cassiodoro descrive la fazione di Settimio Severo e quella di Clodio Albino composte da circa 150.000 uomini ciascuna. La cosa è altamente improbabile, anche se soltanto in Britannia, contando legionari, ausiliari e numerii, si arriva già ad un terzo della cifra. Non ci sono però prove evidenti di un totale abbandono delle guarnigione britanniche da parte dei legionari di Clodio Albino.
Le tre Legioni in Britannia sono composte da circa 5.000 fanti e 120 cavalieri, per un totale di 15.000 fanti e 360 cavalieri. A questi aggiungiamo circa 37.550 ausiliari (presenti sotto Marco Aurelio), anche se possiamo aumentare tale cifra a 42.000 sotto Claudio Albino.
La marcia di Settimio Severo raccoglie all'incirca 6 Legioni, per un totale di 30.000 fanti e 720 cavalieri. Per quanto riguarda gli ausiliari, nell'impero sono presenti 150,000 effettivi, e certamente buona parte di loro non partecipa alle due spedizioni in Gallia (vuoi per motivi logistici o per salvaguardare parti delle frontiere).
Per quanto riguarda i Numeri, la loro cifra è sconosciuta, tranne che per i 5.000 sarmati stanziati in Britannia ai tempi di Marco Aurelio.
Quindi, anche se Settimio Severio e Clodio Albino fossero riusciti a radunare sotto le loro insegne il maggior numero di truppe possibili dalle due frontiere interessate (Gallia occidentale, Britannia, Iberia e Germania Superiore Albino; Retia, Pannonia, Norico, Germania Inferiore e Gallia orientale Severo), preoccupandosi di lasciare una guarnigione in grado di affrontare la minaccia barbarica, non sarebbero stati in grado di radunare 150.000 uomini ciascuno, dobbiamo quindi ridimensionare di molto le cifre.
Probabilmente avremo da una parte e dall'altra, legionari, ausiliari e numerii compresi, circa la metà della cifra (120.000-140.000 uomini impegnati in combattimento).
Il 19 febbraio 197 d.C. nei pressi di Lugdunum (l'odierna Lione), si svolse una delle più cruente battaglie della storia romana.
Alla morte di Commodo e dei suoi successori Pertinace e Didio Giuliano, tra il 192 e il 193, ci sono tre generali romani in lizza per il trono supremo: Clodio Albino, con le truppe della Britannia, Pescennio Nigro con quelle della Siria e Settimio Severo che si trova in Pannonia. Quest'ultimo giunge per primo a Roma e, con l'appoggio dei Pretoriani, ne diventa imperatore. Ma anche gli altri due generali vogliono tale nomina, minacciando l'impero (provato dalle follie di Commodo, dalle minacce barbariche e dalla peste appena conclusasi) di una terribile guerra civile.
Alleatosi temporaneamente con Clodio Albino, al quale riconosce il titolo di imperatore di Britannia, Gallia e Iberia, Settimio Severo sbaraglia le truppe di Pescennio Nigro, costringendo quest'ultimo a rifugiarsi tra i Parthi, dove sarà raggiunto e ucciso. E' il 195.
Appena un anno dopo, forte dell'appoggio di una frangia di 29 Senatori guidati da Sulpiciano, Clodio Albino sfida il potere di Settimio Severo, raccogliendo una grande armata contro l'avversario: 150.000 soldati! Già i Senatori della fazione britanna battevano monete con l'effige di Albino, ritenendo sicuro l'esito della guerra.
In risposta all'armata nemica che si raccoglie in Gallia, Settimio Severo si dirige a nord, per raccogliere un esercito particolare da contrapporre alle legioni britanno-iberico-galliche. Attraversa la Rezia e il Norico e la Germania Inferiore, e con una incredibile opera di accerchiamento sbuca da nord-ovest rispetto alla posizione nemica, con circa 120.000 uomini.
Alcune avanguardie di Settimio Severo comandate da Virio Lupo si scontrano con la cavalleria di Albino, composta principalmente dagli ausiliari sarmati della VI Legio Victrix, ma vengono annientate, e lo stesso comandante ucciso.
Il sacrificio di Virio Lupo permette a Settimio Severo di bloccare tutte le vie di comunicazione dei nemici, spingengoli in una sacca nella valle della Saone, tra Lugdunum e Trivurtium.
La battaglia inizia il 19 febbraio del 197: con una mossa a sorpresa, uno dei generali di Severo (scelto dallo stesso imperatore perché veterano della VI Legio Victrix trasferito in Pannonia) riesce ad attirare la temibile cavalleria sarmata in un'imboscata, distruggendola completamente, anche se a costo di gravi perdite. Di questo ignoto generale si perdono le tracce, e i resti della cavalleria imperiale vengono affidati a Lete, che tiene i suoi reparti lontano dalla mischia per per riorganizzare i superstiti.
La perdita della cavalleria ausiliare e l'accerchiamento demoralizzano i legionari di Albino, che comunque non si arrendono.
Severo guida personalmente l'attacco della sua armata, insieme ai generali Mario Massimo, Claudio Candido e Flavio Plauziano.
Lo scontro si protrae tutto il giorno con esito incerto: persino Severo viene disarcionato nell'impeto della mischia.
In seguito a questo incidente, l'ala sinistra dell'armata di Severo perde terreno di fronte all'impeto nemico, rinvigorito. Sembra tutto perduto, ma Lete, il comandante della cavalleria imperiale, sceglie proprio questo momento per entrare in lizza con i suoi cavalieri, sbaragliando i fianchi e i retri delle legioni avversarie.
Sentendosi perduto, Clodio Albino si suicida con la propria spada. Severo lo decapita e manda la sua testa, infissa alla punta di una lancia, al Senato, come monito circa la futura sorte di Sulpiciano e dei Senatori che avevano appoggiato Albino.
Ci sono alcune osservazioni da fare sulla battaglia:
1) Le legioni di Gallia (che sono quelle delle Germania), Britannia e Spagna sono al comando di Albino ed erano otto in totale (4 in Germania,3 in britannia,1 in spagna); Severo era appoggiato da quelle del Danubio (12-13 legioni) aveva le tre partiche, e le legioni orientali (una decina) ; ma quelle orientali avrebbero impiegato mesi per muoversi quindi sono da escludere, delle tre partiche (sempre fossero già state formate) solo una era in Italia e quindi a portata di mano; per la velocità con cui si è mosso Severo è probabile che avesse prelevato le legioni I partica che era in Italia, II e III italiche nel norico (magari tenendo buoni Marcomanni e Quadi con il denaro) e forse qualche altra legione dell'alto Danubio (oppure delle loro vessillazioni) e ausiliari lungo tutto il Danubio con la cavalleria che poteva sicuramente provenire da più lontano.
2) Anche ammettendo che Albino avesse preso tutte le legioni di Gallia, Britannia e Spagna (cosa strana perché avrebbe sguarnito tutte le frontiere) ne avrebbe raccolte 8 quindi 40000-45000 uomini considerando un numero pari di ausiliari o di poco superiori sarebbe arrivato a 90000-95000 uomini, quindi per arrivare a 150000 avrebbe dovuto far entrare 60000 barbari come mercenari. Nessuno crede che fosse pazzo fino a questo punto, anche perché avrebbe senz'altro avuto problemi logistici non indifferenti a far affluire i rifornimenti sufficienti durante lo spostamento.
Anche Severo, pur avendo a diposizione le legioni danubiane, le partiche e quelle orientali e quindi abbastanza truppe da arrivare a 120000 uomini, avrebbe dovuto sguarnire settori vitali. Inoltre la velocità con cui si è mosso fa pensare che l'esercito fosse più piccolo e quindi più manovrabile.
3) Innanzitutto c'è da ricordare che, durante il principato di Marco Aurelio e di Commodo, Roma ha dovuto subire una triplice minaccia: la guerra civile (i vari usurpatori quali Avidio Cassio, Flavio Materniano o Tigidio Perenne), le guerre barbariche (che giunsero a minacciare Roma stessa con la conquista di Aquileia) e quelle partiche (perenne spina sul fianco!), ed infine la peste, che solo nell'Urbe uccise 300,000 persone su un milione.
Le Legioni che sopravvissero a questi flagelli erano decimate, demoralizzate e disorganizzate. Marco Aurelio corse ai ripari arruolando tra i cittadini romani anche schiavi e gladiatori (le Legio Italiche), e un sempre più crescente numero di ausiliari.
Questo dà un quadro più preciso delle forze che giunsero allo scontro di Lugdunum nel 197.
Cassiodoro descrive la fazione di Settimio Severo e quella di Clodio Albino composte da circa 150.000 uomini ciascuna. La cosa è altamente improbabile, anche se soltanto in Britannia, contando legionari, ausiliari e numerii, si arriva già ad un terzo della cifra. Non ci sono però prove evidenti di un totale abbandono delle guarnigione britanniche da parte dei legionari di Clodio Albino.
Le tre Legioni in Britannia sono composte da circa 5.000 fanti e 120 cavalieri, per un totale di 15.000 fanti e 360 cavalieri. A questi aggiungiamo circa 37.550 ausiliari (presenti sotto Marco Aurelio), anche se possiamo aumentare tale cifra a 42.000 sotto Claudio Albino.
La marcia di Settimio Severo raccoglie all'incirca 6 Legioni, per un totale di 30.000 fanti e 720 cavalieri. Per quanto riguarda gli ausiliari, nell'impero sono presenti 150,000 effettivi, e certamente buona parte di loro non partecipa alle due spedizioni in Gallia (vuoi per motivi logistici o per salvaguardare parti delle frontiere).
Per quanto riguarda i Numeri, la loro cifra è sconosciuta, tranne che per i 5.000 sarmati stanziati in Britannia ai tempi di Marco Aurelio.
Quindi, anche se Settimio Severio e Clodio Albino fossero riusciti a radunare sotto le loro insegne il maggior numero di truppe possibili dalle due frontiere interessate (Gallia occidentale, Britannia, Iberia e Germania Superiore Albino; Retia, Pannonia, Norico, Germania Inferiore e Gallia orientale Severo), preoccupandosi di lasciare una guarnigione in grado di affrontare la minaccia barbarica, non sarebbero stati in grado di radunare 150.000 uomini ciascuno, dobbiamo quindi ridimensionare di molto le cifre.
Probabilmente avremo da una parte e dall'altra, legionari, ausiliari e numerii compresi, circa la metà della cifra (120.000-140.000 uomini impegnati in combattimento).
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mercoledì 18 febbraio 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 18 febbraio.
Il 18 febbraio 1943 vennero arrestati, a Monaco di Baviera, i componenti del gruppo di opposizione al nazismo denominati "La rosa bianca".
Il gruppo era formato da 5 studenti, poco più che ventenni: i fratelli Hans e Sophie Scholl, Christoph Probst, Alexander Schmorell e Willi Graf, a cui si aggiunse un loro professore, Kurt Huber.
Essi, in nome dei principi cristiani di tolleranza e giustizia, si opposero al regime di Hitler e alle atrocità commesse contro gli ebrei, e pubblicarono alcuni libretti tra il 42 e il 43 per perorare la loro causa.
Il 18 febbraio del 43, Sophie commise un'imprudenza, e distribuì i volantini dei loro libretti dalle scale dell'atrio dell'università di Monaco. Fu vista da un bidello nazista che subitò la segnalò alla Gestapo e la fece arrestare insieme al fratello. In breve furono catturati anche gli altri membri del gruppo. Sophie fu torturata per 4 giorni, nel tentativo di estorcerle i nomi dei loro simpatizzanti, ma non cedette. I fratelli Scholl furono processati il 22 febbraio e in poche ore ritenuti colpevoli e decapitati il giorno stesso. Gli altri membri subirono la stessa sorte alcuni mesi dopo.
Oggi la Rosa Bianca (Die Weiße Rose in tedesco) è divenuta il simbolo della lotta non violenta ad ogni tipo di tirannia, ed ispirazione di molti movimenti pacifisti nel mondo. La piazza dove è ubicato l'atrio principale dell'Università di Monaco è stata battezzata "Piazza fratelli Scholl", ed un busto di Sophie è conservato all'interno dell'università; nel 2005 è stato anche girato in Germania un film che racconta le ultime fasi della storia di questo gruppo intitolato "Rosa Bianca - Sophie Scholl".
Il 18 febbraio 1943 vennero arrestati, a Monaco di Baviera, i componenti del gruppo di opposizione al nazismo denominati "La rosa bianca".
Il gruppo era formato da 5 studenti, poco più che ventenni: i fratelli Hans e Sophie Scholl, Christoph Probst, Alexander Schmorell e Willi Graf, a cui si aggiunse un loro professore, Kurt Huber.
Essi, in nome dei principi cristiani di tolleranza e giustizia, si opposero al regime di Hitler e alle atrocità commesse contro gli ebrei, e pubblicarono alcuni libretti tra il 42 e il 43 per perorare la loro causa.
Il 18 febbraio del 43, Sophie commise un'imprudenza, e distribuì i volantini dei loro libretti dalle scale dell'atrio dell'università di Monaco. Fu vista da un bidello nazista che subitò la segnalò alla Gestapo e la fece arrestare insieme al fratello. In breve furono catturati anche gli altri membri del gruppo. Sophie fu torturata per 4 giorni, nel tentativo di estorcerle i nomi dei loro simpatizzanti, ma non cedette. I fratelli Scholl furono processati il 22 febbraio e in poche ore ritenuti colpevoli e decapitati il giorno stesso. Gli altri membri subirono la stessa sorte alcuni mesi dopo.
Oggi la Rosa Bianca (Die Weiße Rose in tedesco) è divenuta il simbolo della lotta non violenta ad ogni tipo di tirannia, ed ispirazione di molti movimenti pacifisti nel mondo. La piazza dove è ubicato l'atrio principale dell'Università di Monaco è stata battezzata "Piazza fratelli Scholl", ed un busto di Sophie è conservato all'interno dell'università; nel 2005 è stato anche girato in Germania un film che racconta le ultime fasi della storia di questo gruppo intitolato "Rosa Bianca - Sophie Scholl".
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