Buongiorno, oggi è il 20 luglio.
Il 20 luglio 1969 fu raggiunto l'obiettivo di effettuare lo sbarco sulla Luna. Il volo storico dell'Apollo 11 iniziò il 16 luglio. Dopo essere entrati in orbita lunare, Edwin E. Aldrin, Jr. e Neil A. Armstrong si trasferirono nel Lem, il modulo per l'allunaggio, mentre il modulo di comando era affidato al pilota Michael Collins.
Il modulo lunare toccò la superficie del satellite il 20 luglio, nei pressi del margine del Mare della Tranquillità e poche ore dopo Armstrong mise piede sul suolo lunare, con le parole: "Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un balzo gigante per l'umanità".
L'astronauta venne raggiunto da Aldrin e insieme camminarono due ore sulla superficie della Luna, sperimentando una forza di gravità pari a un sesto di quella terrestre; raccolsero 21 kg di campioni del suolo, scattarono fotografie e installarono un apparato sperimentale per l'analisi del vento solare, un riflettore laser e un laboratorio per misure sismiche; issarono quindi una bandiera statunitense e comunicarono, via satellite, con il presidente Usa Richard Nixon, mentre milioni di persone seguivano in diretta la trasmissione. Armstrong e Aldrin lasciarono il nostro satellite utilizzando lo stadio superiore del Lem e sfruttando quello inferiore come rampa di lancio. Il modulo di risalita venne abbandonato dopo l'aggancio con il modulo di comando e i due astronauti si trasferirono di nuovo nella navicella. Il volo di ritorno dell'Apollo 11 non presentò inconvenienti e la navicella ammarò il 24 luglio nell'oceano Pacifico, vicino alle Hawaii, dove venne facilmente recuperata. Benché la possibilità di contaminazione da parte di organismi viventi lunari fosse remota, gli astronauti indossarono indumenti isolanti prima di lasciare la navicella e vennero sottoposti a un periodo di quarantena; i controlli medici non evidenziarono alcun problema di salute.
Negli anni successivi, e fino ai giorni nostri, si è sviluppato un movimento anche alquanto nutrito di persone che non credono che l'allunaggio sia mai veramente avvenuto.
Essi sostengono che gli Stati Uniti avrebbero architettato una grandiosa messa in scena pur di battere l'Unione Sovietica in questa dimostrazione di livello tecnologico raggiunto, soprattutto nell'ottica indimidatoria della guerra fredda.
A dimostrazione della loro teoria, portano diverse considerazioni sulle foto distribuite dalla Nasa, in cui sostengono che esse siano state in realtà effettuate in uno studio di posa e non realmente sulla Luna.
Allo stesso modo, sono nati diversi gruppi che sfatano, una per una, tutte le arzigogolate congetture di chi non crede allo sbarco, dimostrando una volta per tutte che il 20 luglio 1969 l'uomo riuscì a compiere ciò che fin dall'inizio della sua storia aveva sempre desiderato di fare, ogni notte in cui aveva alzato lo sguardo al cielo: raggiungere la Luna.
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lunedì 20 luglio 2026
domenica 19 luglio 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 19 luglio.
Nella notte tra il 18 e il 19 luglio 64 d.C., sotto il principato di uno degli imperatori più scellerati passati alla guida di Roma, avvenne il più grande incendio della storia della città.
L'immagine di Nerone che ci è stata tramandata nel corso del tempo lo disegna come un uomo ostile, megalomane, controverso e dittatore. Degno dello zio Caligola, durante il suo impero, concentrato unicamente su una tendenza teocratica, Nerone si procurò le inimicizie di molti a causa del suo carattere ambiguo e odioso, tanto che fino a non molto tempo fa si credeva che mentre la sua Roma veniva distrutta da un terribile incendio, egli, alla vista di tale tragedia, stesse traendo ispirazione per cantare la distruzione della città di Troia.
E' controversa la storia sull'incendio di Roma. Tra gli autori antichi si sono aperte diverse teorie: Tacito ci fornisce una descrizione oggettiva dell'episodio, menzionando gli efficaci interventi riparatori di Nerone; d'altro canto Svetonio narra di una disgrazia voluta e cercata dall'imperatore per lasciare il segno nella storia. Nei secoli successivi è stata confutata questa teoria, ma ancora non si ha la certezza assoluta che Nerone sia stato innocente.
L'unica certezza che abbiamo è di come si sia propagato l'incendio a partire dall'alba del 19 luglio del 64, quando le prime fiamme cominciarono a divampare nella zona del Circo Massimo e a diffondersi mano a mano lungo un vastissimo territorio. Si protrasse per ben nove giorni, distruggendo completamente tre delle quattordici regioni (gli odierni quartieri) della città: l'attuale Colle Oppio, il Circo Massimo e il Palatino. Le altre riscontrarono danni minori.
Nerone si trovava ad Anzio quando scoppiò l'incendio. Tornò affrettatamente in città dove soccorse i senza tetto e cercò di risanare la situazione, ma a nulla valsero i suoi sforzi e la città ben presto si tramutò in un cumulo di macerie. Nonostante i numerosi provvedimenti - che secondo molti Nerone attuò per accattivarsi la benevolenza del popolo e per smentire le accuse nei suoi confronti - l'imperatore venne sospettato di essere il fautore dell'incendio. Di conseguenza, per sopire le voci, Nerone accusò i cristiani dando inizio ad una violenta persecuzione, mettendo a morte moltissimi credenti - già non ben visti dalla popolazione - nonché i vertici stessi della chiesa di allora.
Placata in questo modo l'ira del popolo, Nerone pensò bene di realizzare i suoi progetti megalomani, a partire dalla sua nuova residenza, la Domus Aurea. Edificato nel segno della maestosità e della grandezza, il complesso occupava circa un quarto dell'intera città, estendendosi dal Palatino, al Celio e all'Esquilino e comprendendo, oltre al palazzo imperiale, un insieme di laghetti, statue e giardini, dove nell'80 Tito fece costruire il Colosseo.
Fortunatamente gli altri progetti che nacquero nella mente perversa di Nerone non furono realizzati.
Nel corso del tempo le accuse rivolte all'imperatore risultarono infondate, ma rimangono ancora molti i misteri riguardo alla vicenda e a questo regnante scellerato. La costruzione della Domus Aurea ha portato a pensare che egli abbia organizzato l'incendio per avere la scusa di erigere la propria residenza; inoltre si narra che, mentre l'incendio dilagava, alcuni uomini, comandati da non si sa chi, avevano il compito di alimentare le fiamme.
Secondo le fonti antiche si è trattato di un incendio di origine dolosa a causa del suo andamento - si è espanso in tutte le direzioni senza seguire la velocità dei venti - e della velocità di propagazione; la storiografia moderna, invece, sostiene la tesi di un'origine accidentale.
Tacito è l'autore che più di ogni altro si è dedicato con attenzione alla storia del violento incendio, circa mezzo secolo dopo, e dalla sua opera Annales - nella quale viene descritta la vicenda- si possono trarre molti dettagli utili a ricostruire l'avvenimento. Egli narra in particolar modo degli edifici, dei monumenti e delle opere d'arte distrutti, dei quartieri andati in rovina e di quelli rimasti intatti, solo tre per l'esattezza; prosegue spiegando dettagliatamente la ricostruzione della città.
Nella notte tra il 18 e il 19 luglio 64 d.C., sotto il principato di uno degli imperatori più scellerati passati alla guida di Roma, avvenne il più grande incendio della storia della città.
L'immagine di Nerone che ci è stata tramandata nel corso del tempo lo disegna come un uomo ostile, megalomane, controverso e dittatore. Degno dello zio Caligola, durante il suo impero, concentrato unicamente su una tendenza teocratica, Nerone si procurò le inimicizie di molti a causa del suo carattere ambiguo e odioso, tanto che fino a non molto tempo fa si credeva che mentre la sua Roma veniva distrutta da un terribile incendio, egli, alla vista di tale tragedia, stesse traendo ispirazione per cantare la distruzione della città di Troia.
E' controversa la storia sull'incendio di Roma. Tra gli autori antichi si sono aperte diverse teorie: Tacito ci fornisce una descrizione oggettiva dell'episodio, menzionando gli efficaci interventi riparatori di Nerone; d'altro canto Svetonio narra di una disgrazia voluta e cercata dall'imperatore per lasciare il segno nella storia. Nei secoli successivi è stata confutata questa teoria, ma ancora non si ha la certezza assoluta che Nerone sia stato innocente.
L'unica certezza che abbiamo è di come si sia propagato l'incendio a partire dall'alba del 19 luglio del 64, quando le prime fiamme cominciarono a divampare nella zona del Circo Massimo e a diffondersi mano a mano lungo un vastissimo territorio. Si protrasse per ben nove giorni, distruggendo completamente tre delle quattordici regioni (gli odierni quartieri) della città: l'attuale Colle Oppio, il Circo Massimo e il Palatino. Le altre riscontrarono danni minori.
Nerone si trovava ad Anzio quando scoppiò l'incendio. Tornò affrettatamente in città dove soccorse i senza tetto e cercò di risanare la situazione, ma a nulla valsero i suoi sforzi e la città ben presto si tramutò in un cumulo di macerie. Nonostante i numerosi provvedimenti - che secondo molti Nerone attuò per accattivarsi la benevolenza del popolo e per smentire le accuse nei suoi confronti - l'imperatore venne sospettato di essere il fautore dell'incendio. Di conseguenza, per sopire le voci, Nerone accusò i cristiani dando inizio ad una violenta persecuzione, mettendo a morte moltissimi credenti - già non ben visti dalla popolazione - nonché i vertici stessi della chiesa di allora.
Placata in questo modo l'ira del popolo, Nerone pensò bene di realizzare i suoi progetti megalomani, a partire dalla sua nuova residenza, la Domus Aurea. Edificato nel segno della maestosità e della grandezza, il complesso occupava circa un quarto dell'intera città, estendendosi dal Palatino, al Celio e all'Esquilino e comprendendo, oltre al palazzo imperiale, un insieme di laghetti, statue e giardini, dove nell'80 Tito fece costruire il Colosseo.
Fortunatamente gli altri progetti che nacquero nella mente perversa di Nerone non furono realizzati.
Nel corso del tempo le accuse rivolte all'imperatore risultarono infondate, ma rimangono ancora molti i misteri riguardo alla vicenda e a questo regnante scellerato. La costruzione della Domus Aurea ha portato a pensare che egli abbia organizzato l'incendio per avere la scusa di erigere la propria residenza; inoltre si narra che, mentre l'incendio dilagava, alcuni uomini, comandati da non si sa chi, avevano il compito di alimentare le fiamme.
Secondo le fonti antiche si è trattato di un incendio di origine dolosa a causa del suo andamento - si è espanso in tutte le direzioni senza seguire la velocità dei venti - e della velocità di propagazione; la storiografia moderna, invece, sostiene la tesi di un'origine accidentale.
Tacito è l'autore che più di ogni altro si è dedicato con attenzione alla storia del violento incendio, circa mezzo secolo dopo, e dalla sua opera Annales - nella quale viene descritta la vicenda- si possono trarre molti dettagli utili a ricostruire l'avvenimento. Egli narra in particolar modo degli edifici, dei monumenti e delle opere d'arte distrutti, dei quartieri andati in rovina e di quelli rimasti intatti, solo tre per l'esattezza; prosegue spiegando dettagliatamente la ricostruzione della città.
sabato 18 luglio 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 18 luglio 1925 Hitler pubblica la prima edizione del suo "Mein Kamft".
Il libro del folle dittatore nazista raccoglie, accanto alla sua autobiografia, il pensiero e il programma politico del Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, il Partito Nazista. Il Mein Kampf fu definito il catechismo della Gioventù hitleriana che, fondata nel 1926, raccoglieva bambini a partire dai dieci anni per istruirli e addestrarli militarmente al servizio nelle forze armate tedesche.
Il primo volume del libro, intitolato Eine Abrechnung (“Una resa dei conti”) fu pubblicato il 18 luglio 1925; il secondo, Die nationalsozialistische Bewegung (“Il movimento nazional-socialista”), nel 1926. Il titolo originale scelto da Hitler era “Quattro anni e mezzo di lotta contro menzogna, stupidità e codardia”. Durante i dodici anni del regime si stima ne siano state vendute oltre dieci milioni di copie. Al termine della guerra, milioni di esemplari del Mein Kampf furono distrutti insieme ai molti altri simboli del nazismo. In Germania la stampa del libro è rimasta proibita fino al 2016.
Hitler, in una prosa che passa dal pedante alla chiarezza cristallina, parla della fine della prima guerra mondiale, della sconfitta della Germania e del trattato di Versailes.
La lettura è difficoltosa perché noiosa, lenta ed egli continua ad insistere su come sia stato vessato il popolo tedesco e su come debba vendicarsi dei torti subiti.
Sorprende per il marketing. Nei primi anni del ’900, Hitler afferma che è inutile scrivere sui quotidiani di partito perché i loro membri sono già convinti e quindi insiste perché si usino i volantini, la radio ed il cinema per ampliare la base di elettori, con immagini e concetti semplici ed efficaci.
Sul Razzismo, Hitler è sorprendentemente ignorante. Lui è innanzitutto anticomunista, e definisce i bolscevichi il male assoluto. Quindi compie una associazione mentale ardita: Marx ha inventato il Comunismo, Marx era ebreo, quindi io odio gli Ebrei perché sono responsabili del Comunismo e con il Comunismo cercano di conquistare il mondo.
La delirante idea della lobby mondiale ebraica che vuole dominare il mondo, a cui qualcuno ancora crede, nasce da questo assurdo collegamento logico di Hitler nel Mein Kampf.
Nel trattato l'autore disprezza neri, zingari e sostanzialmente chiunque non tanto per la razza ma perché vengono a togliere lavoro ai tedeschi, vengono a cambiare le tradizioni e quindi se ne dovrebbero restare a casa loro.
La Soluzione Finale, di cui non c’è traccia nel libro, è la conseguenza pratica di questa idea nella quale un’orda di esseri umani parassiti si avventa sul popolo tedesco.
Hitler poi parla di politica, e la sua visione è molto semplice. I politici sono tutti uguali e tutti rubano, quindi bisogna sterminarli ed avere una guida forte per fare ripulisti della corruzione.
Il libro è corto ma pesante da leggere. A volte il Fuhrer è involontariamente comico; quello che emerge è una persona con tanta voglia di vendetta verso chi ritiene abbia oppresso la sua nazione (Francia ed Inghilterra) e verso chi ritiene rubi le risorse (politici e non, tedeschi). Hitler aveva una straordinaria intelligenza, dal libro è evidente, ed è evidente che se gli statisti dell’epoca si fossero letti la sua opera avrebbero capito che, con tutto l'odio che provava la guerra era inevitabile.
Hitler è stato un pericolo per il mondo non per la sua pazzia, ma perché era un fanatico, paragonabile ai fondamentalisti islamici che fanno gli attentati suicidi; non era possibile negoziare con lui, la guerra era inevitabile come i forni e tutte le atrocità, la cosa che colpisce del libro è che Hitler si sente nel giusto, e probabilmente per questo motivo è morto con la coscienza a posto.
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