Buongiorno, oggi è il 6 aprile.
Il 6 aprile 1992 muore a New York Isaac Asimov, uno dei più grandi scrittori di fanstascienza.
Isaac Asimov nasce il 2 gennaio 1920 a Petroviči, un villaggio nei pressi di Smolensk, in Russia, da una famiglia ebraica; all'età di tre anni emigra con la famiglia negli Stati Uniti, stabilendosi nel quartiere di Brooklyn, a New York.
I genitori gestiscono un negozio di giornali e dolciumi e proprio qui il giovane Isaac inizia ad appassionarsi alla fantascienza leggendo le riviste del settore che periodicamente arrivano al padre, Judah Asimov. Isaac, pur non essendo figlio unico (ha un fratello, Stanley, e una sorella, Marcia) è il pupillo della famiglia a causa della sua salute cagionevole, che però non gli impedisce di frequentare la Columbia University, dove si laurea nel 1939 in chimica e biologia.
Nel frattempo ha iniziato a scrivere alcuni racconti. Il suo primo tentativo è a soli undici anni, quando scrive un racconto dal titolo The Greenville Chums at College. Il suo primo racconto ad essere pubblicato è, invece, Little Brothers, nel 1934, mentre frequenta le scuole superiori.
Entrato al college, tra le sue letture preferite, oltre ai romanzi storici e fantascientifici, ci sono Agatha Christie e Wodehouse. Nel 1937 propone Cosmic Corkscrew a John W. Campbell, direttore della rivista Astounding Stories, ma il manoscritto gli viene rispedito.
Nonostante ciò, è lo stesso Campbell ad incoraggiarlo a scrivere altre opere, e così nel 1939 esce su Astounding Stories il racconto Naufragio al largo di Vesta (Marooned off Vesta). Nel frattempo Asimov ha stretto ottimi rapporti anche con Frederik Pohl, direttore di altre due prestigiose riviste di fantascienza, Astonishing Stories e Super Science Fiction. È su queste testate che vedranno la luce molti dei celebri racconti sui robot positronici (il primo, sempre del 1939, è Robbie), preludio ai fortunati romanzi del Ciclo dei Robot, e le storie che formeranno la prima parte della sua opera più celebre, il Ciclo della Fondazione. Entrambe le opere che hanno fatto la fama e il prestigio di Asimov, dunque, rientrano pienamente in quella che è stata definita l'Età d'oro della fantascienza americana, coincidente grosso modo con gli anni quaranta del Novecento; è l'epoca in cui emergono altri scrittori classici, alcuni dei quali in diretto rapporto con Asimov, come Robert Heinlein, L. Sprague de Camp, Frederick Pohl.
Dopo la laurea, trova molte difficoltà ad entrare nelle scuole mediche di New York, ma finalmente nel 1941 riesce ad ottenere un master presso la Columbia University. Quello stesso anno pubblica il racconto Notturno, osannato dalla critica come il miglior racconto di fantascienza mai scritto, e contemporaneamente inizia a scrivere i racconti che poi saranno noti come la Trilogia della Fondazione. Nel frattempo prosegue gli studi di chimica sotto l'ala protettrice del professor Charles Dawson.
Nel 1942 sposa Gertrude Blugerman, di Toronto (Canada), artista. Quello stesso anno, a causa della seconda guerra mondiale, viene impiegato come chimico presso il Naval Air Experimental Station di Filadelfia insieme ai colleghi scrittori Robert A. Heinlein e L. Sprague de Camp. Nel 1945 Asimov viene arruolato come soldato semplice e inviato prima a Camp Lee (Virginia), poi a Honolulu, dove partecipa al primo esperimento atomico del dopoguerra.
Dopo il congedo torna all'università dove, nel 1948, ottiene il dottorato in biochimica e inizia a lavorare con il professor Robert Elderfield, facendo ricerche su nuovi farmaci contro la malaria. Nel frattempo continuano le sue collaborazioni con le riviste fantascientifiche, alle quali, oltre alle già citate, vanno ad aggiungersi Unknown, IF, Galaxy Science Fiction e The Magazine of Fantasy and Science Fiction. Nel 1949 esce il racconto Madre Terra che anticipa i romanzi dei robot.
Nel 1950 Asimov pubblica il suo primo romanzo, Paria dei cieli (Pebble in the Sky, inizialmente Grown Old with Me). Più tardi esce anche la raccolta Io, robot e il suo primo libro di saggistica, scritto insieme a due colleghi. In quell'anno nasce il figlio David.
Tra il 1951 e il 1953 escono i romanzi Il tiranno dei mondi, Le correnti dello spazio e Abissi d'acciaio, oltre alla fortunata Trilogia della Fondazione. Nel 1952 vede la luce anche Lucky Starr, il vagabondo dello spazio, primo della fortunata serie su Lucky Starr pubblicata con lo pseudonimo di Paul French. Un anno dopo esce l'antologia La Terra è abbastanza grande. È poi di quegli anni il primo incontro con Janet Opal Jeppson, giovane psichiatra.
Nel 1955 nasce Ribyn Joan, sua seconda figlia, e gli viene conferito il titolo di professore associato di biochimica. Tra il 1955 e il 1957 alterna l'attività di docente a quella di romanziere con l'uscita di La fine dell'eternità e Il sole nudo. Nel 1958 esce Lucky Starr e gli anelli di Saturno, il romanzo che chiude il ciclo.
Il suo ultimo contributo letterario per molto tempo risale al 1959 con l'uscita dell'antologia Nine Tomorrows, che presenta racconti scritti negli anni cinquanta. Da questo momento in poi sarà l'attività divulgativa a prendere la maggior parte del suo impegno, rinunciando all'attività didattica: pubblica, così, numerosissimi testi sulla chimica, fisica e astronomia. Unica eccezione di questo periodo è Viaggio allucinante, ispirato all'omonimo film, edito nel 1966. Dello stesso anno è il premio Hugo per la Trilogia della Fondazione. Tra il 1967 e il 1969 escono tre raccolte: Through a Glass, Clearly, Misteri. I racconti gialli di Isaac Asimov e Antologia personale.
Nel 1970 si separa da Gertrude, dalla quale divorzia tre anni più tardi, per poi sposare, nel 1973, Janet Jeppson, nuovamente incontrata ad una convention di letteratura gialla. Lo stesso anno esce Neanche gli dei, il romanzo preferito di Asimov, vincitore di un premio Hugo e di un Nebula. Sono di questo periodo anche numerosissimi testi di divulgazione scientifica, storica e letteraria.
Nel 1974 inizia il ciclo dei Vedovi Neri, un club di amici che si cimentano nell'investigazione, con la raccolta Tales of the Black Widowers. Il ciclo si concluderà postumo con la pubblicazione di The Return of the Black Widowers (2003). Nel 1976 esce l'antologia Antologia del bicentenario (per la ricorrenza del bicentenario della Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America) dal cui racconto principale L'uomo bicentenario, è stato tratto l'omonimo film nel 1999, senza però esserne molto fedele.
Nel 1977 viene ricoverato in ospedale a causa di un attacco cardiaco, che ne minerà la salute anche negli anni successivi. Nel 1979 diventa professore ordinario, mentre nello stesso anno escono Isaac Asimov's Treasury of Humour e l'autobiografia Io, Asimov.
Si arriva così agli anni ottanta quando, sotto le insistenze della Doubleday, riprende in mano il Ciclo della Fondazione, pur se, contemporaneamente, continua a scrivere racconti per il suo Ciclo dei Robot: nel 1983 escono L'orlo della Fondazione e I robot dell'alba.
Nel 1984 viene pubblicata l'autobiografia I. Asimov: A Memoir. Tra il 1985 e il 1988 escono I robot e l'Impero, Fondazione e Terra, Preludio alla Fondazione e Nemesis.
Gli ultimi anni della sua vita sono dedicati alla produzione scientifica, con numerosi articoli di divulgazione sui più disparati argomenti. Nel 1992 ottiene l'ultimo dei sei Premi Hugo per il suo racconto Gold. La sua attività si conclude il 6 aprile 1992: era stato infettato dal HIV durante una trasfusione di sangue nel 1983. Che l'AIDS fosse stata la causa della sua morte è stato rivelato dieci anni dopo nella biografia scritta dalla moglie Janet, It's Been a Good Life. Coerentemente al suo ateismo, la salma è stata cremata e le sue ceneri disperse, come aveva chiesto.
In suo onore è stato dato il suo nome all'asteroide 5020 Asimov.
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lunedì 6 aprile 2026
domenica 5 aprile 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 5 aprile.
Il 5 aprile 2001 il sommergibile italiano "Enrico Toti", terminate le operazioni di restauro ad Augusta, inizia il suo lento e travagliato viaggio alla volta del Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia "Leonardo da Vinci" di Milano.
A causa della sconfitta nella seconda guerra mondiale all'Italia era stata vietata la costruzione di sottomarini secondo le clausole del trattato di pace. Decadute le clausole la componente sommergibilistica italiana ricominciò ad addestrarsi con i vecchi battelli statunitensi in attesa del proprio progetto: l'Enrico Toti è stato il primo sottomarino costruito in Italia dal dopoguerra.
Il sottomarino venne costruito a Monfalcone dalla Italcantieri, che ne iniziò la fabbricazione l'11 aprile 1965. Venne varato il 12 marzo 1967 e consegnato alla Marina Militare il 22 gennaio 1968.
Il sottomarino è stato progettato con caratteristiche antisottomarino (da cui la sigla NATO SSK- Submarine Submarine Killer) ed essendone il capostipite diede il nome alla classe, completata in circa due anni dai sottomarini Dandolo, Mocenigo e Bagnolini.
Il 30 giugno 1999, l'unità militare terminato il servizio attivo venne donata al museo della scienza e della tecnologia di Milano, dove è conservata dal 14 agosto 2005.
Il 5 aprile 2001 il Toti viene trainato dalla base navale di Augusta, in Sicilia, fino a Taranto.
Dopo 85 ore di navigazione, il 20 aprile raggiunge Chioggia.
Il 4 maggio il sommergibile comincia la sua navigazione sul Po, trainato da due imbarcazioni fluviali: la Ferrara I e la Cremona.
Il trasferimento via fiume dalla foce del Po a Cremona è realizzato dall’Associazione Guardiacostiera Ausiliaria e dall’Azienda Regionale per i porti di Cremona e Mantova. A Cremona vi giunge il 6 maggio, e qui viene ormeggiato.
Successivamente viene istituita una commissione tecnica dal Comune di Milano volta a ad analizzare le ipotesi per il trasporto del sommergibile a Milano. Il Politecnico viene incaricato di verificare la fattibilità del trasferimento.
Da Gennaio a maggio del 2002 i tecnici dell'azienda tranviaria, di quella energetica e di quella Metropolitana studiano un percorso per giungere al Museo, che non intralci la vita della città e richieda il minor costo possibile.
Per ben tre anni vengono affrontati e risolti i problemi evidenziati lungo il percorso.
Finalmente, l'8 agosto 2005 alle 20,45 il Toti si mette in viaggio via terra: esso è trasportato su di un convoglio costituito da 2 motori da 700 cavalli, 240 ruote e più di 7 metri di altezza.
Durante la notte il sommergibile ha attraversato la campagna cremonese passando per paesi e campi di granoturco, sfiorato dalle fronde degli alberi e salutato dalle migliaia di persone che lo attendevano lungo la strada.
Il passaggio del Toti ha trasformato in momenti di festa le attese agli incroci o lungo le strade dei paesi attraversati.
Non era facile resistere alla tentazione, nonostante l’ora tarda e il clima rigido, di vedere come la perizia dei trasportatori avrebbe risolto l’imbocco di un cavalcavia o la svolta a gomito in una stretta strada di campagna.
Per ben due volte si è invertita la marcia, a Pizzighettone e a Cappella Cantone, manovrando i due carrelli motorizzati sui cui si ergeva monolitico il Toti.
L’arrivo a Corte Madama (Castelleone) è avvenuto alle 2.45. In totale 6 ore per coprire 30 km.
Due notti dopo (il viaggio è sempre stato effettuato di notte per ridurre al minimo i disagi per la circolazione) si presenta uno dei momenti più suggestivi del viaggio: l’attraversamento di una rotonda a Crema, quando, per scavalcare lo spartitraffico, è stato allestito uno scivolo provvisorio con assi di legno.
Le ruote dei carrelli possono infatti sopportare un dislivello massimo di 30 cm tra un asse e l’altro, e in molte situazioni, come accadrà nel centro di Milano, si deve intervenire con soluzioni ad hoc.
La notte successiva il convoglio affronterà il primo dei punti critici del percorso. La sfida tecnologica più grande del trasporto è portare sopra il delicato suolo milanese le 458 tonnellate del convoglio. Per vincerla sono state concepite soluzioni innovative, progettate su misura.
La sera del 12 agosto la pioggia comincia a cadere intensamente proprio mentre il convoglio accende i fari, alle 21.05.
La folla però non accenna a diminuire.
Ombrelli in controluce, passanti zuppi ma felici: vedere il sommergibile passare ormai è una malattia. Tutti rimangono al loro posto.
Gianni e Franco, autista e tecnico addetti al trasporto del sommergibile, sono stupefatti. È la prima volta che la partecipazione dei passanti al loro lavoro si fa tangibile.
La passione anima il loro operato, sono tecnici specializzati di lunga esperienza, ma affermano che questa è l’impresa più interessante della loro carriera.
Al terzo giorno ormai ci si conosce un po’ tutti e l’avventura è diventata collettiva. Poliziotti, ingegneri, museali, autisti, tecnici, militari e ammiratori o semplici passanti si trovano tutti insieme all’unico bar aperto per un caffè notturno; poi, via, tutti a prendere di nuovo il proprio posto nella storia.
È stata la notte delle soluzioni tecniche innovative.
Il convoglio ha affrontato il primo dei punti critici del percorso, in via Rogoredo: un attraversamento del Redefossi, corso d'acqua sotterraneo. Il canale fa parte della rete di collettori lunga 1407 km che scorre sotto Milano.
L'operazione ha fatto uso di speciali ponti mobili modulari, progettati ad hoc dall'ingegnere Maurizio Acito per il Comune di Milano.
I militari del Genio Pontieri si sono occupati del posizionamento.
L’abilità della squadra si è dimostrata sul campo, nel condurre un’operazione mai tentata prima, sotto i riflettori, creando all’impronta una metodologia da applicare nelle fasi seguenti, in tempi record nonostante gli imprevisti.
Il viaggio da Settala a Milano si è concluso dopo 9 ore e 5 minuti alla 6.10 del 13 agosto.
La periferia è diventata improvvisamente il centro, un'attrazione irresistibile per le decine di migliaia di persone che lungo tutto il giorno si sono recate in pellegrinaggio in via Toffetti, dove la città si sfilaccia, tra depositi dell'ortomercato e scambi ferroviari.
Il sommergibile è lì, parcheggiato davanti al palazzo dell'INPS, ma non sta andando in pensione. Si sta preparando al gran finale, la sfilata per Milano che lo consegnerà alla sua nuova vita museale.
Il Toti aspetta gli ultimi interventi per preparare il percorso più difficile, quello urbano, che prevede la rimozione o lo spostamento temporanei di marciapiedi, aiuole, pali di illuminazione, semafori, linee aeree di tram, filobus e treni.
La partenza è prevista per le 22.
L'ingresso del Toti al Museo la notte tra il 14 e il 15 agosto è stato trionfale, un avvenimento storico per Milano e una grande festa popolare. Il gigantesco convoglio che attraversava le vie cittadine ha poco a poco trasfigurato i contorni del paesaggio urbano, regalando a 150.000 persone l'occasione per una socialità diversa.
In quella occasione si è potuta vedere una Milano inconsueta, vissuta di notte e non di giorno, a lenti passi anziché nel traffico frenetico, tutti insieme per strada invece che costretti nelle proprie case o in ufficio.
Il sommergibile, diventato ormai definitivamente oggetto del Museo, ha svolto il suo primo compito in questa veste: creare meraviglia, attenzione per la nostra storia, prospettive diverse per il proprio orizzonte quotidiano.
La stessa cosa devono aver pensato le migliaia di visitatori che hanno deciso di trascorrere un Ferragosto diverso, venendo ad ammirarlo.
Il 5 aprile 2001 il sommergibile italiano "Enrico Toti", terminate le operazioni di restauro ad Augusta, inizia il suo lento e travagliato viaggio alla volta del Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia "Leonardo da Vinci" di Milano.
A causa della sconfitta nella seconda guerra mondiale all'Italia era stata vietata la costruzione di sottomarini secondo le clausole del trattato di pace. Decadute le clausole la componente sommergibilistica italiana ricominciò ad addestrarsi con i vecchi battelli statunitensi in attesa del proprio progetto: l'Enrico Toti è stato il primo sottomarino costruito in Italia dal dopoguerra.
Il sottomarino venne costruito a Monfalcone dalla Italcantieri, che ne iniziò la fabbricazione l'11 aprile 1965. Venne varato il 12 marzo 1967 e consegnato alla Marina Militare il 22 gennaio 1968.
Il sottomarino è stato progettato con caratteristiche antisottomarino (da cui la sigla NATO SSK- Submarine Submarine Killer) ed essendone il capostipite diede il nome alla classe, completata in circa due anni dai sottomarini Dandolo, Mocenigo e Bagnolini.
Il 30 giugno 1999, l'unità militare terminato il servizio attivo venne donata al museo della scienza e della tecnologia di Milano, dove è conservata dal 14 agosto 2005.
Il 5 aprile 2001 il Toti viene trainato dalla base navale di Augusta, in Sicilia, fino a Taranto.
Dopo 85 ore di navigazione, il 20 aprile raggiunge Chioggia.
Il 4 maggio il sommergibile comincia la sua navigazione sul Po, trainato da due imbarcazioni fluviali: la Ferrara I e la Cremona.
Il trasferimento via fiume dalla foce del Po a Cremona è realizzato dall’Associazione Guardiacostiera Ausiliaria e dall’Azienda Regionale per i porti di Cremona e Mantova. A Cremona vi giunge il 6 maggio, e qui viene ormeggiato.
Successivamente viene istituita una commissione tecnica dal Comune di Milano volta a ad analizzare le ipotesi per il trasporto del sommergibile a Milano. Il Politecnico viene incaricato di verificare la fattibilità del trasferimento.
Da Gennaio a maggio del 2002 i tecnici dell'azienda tranviaria, di quella energetica e di quella Metropolitana studiano un percorso per giungere al Museo, che non intralci la vita della città e richieda il minor costo possibile.
Per ben tre anni vengono affrontati e risolti i problemi evidenziati lungo il percorso.
Finalmente, l'8 agosto 2005 alle 20,45 il Toti si mette in viaggio via terra: esso è trasportato su di un convoglio costituito da 2 motori da 700 cavalli, 240 ruote e più di 7 metri di altezza.
Durante la notte il sommergibile ha attraversato la campagna cremonese passando per paesi e campi di granoturco, sfiorato dalle fronde degli alberi e salutato dalle migliaia di persone che lo attendevano lungo la strada.
Il passaggio del Toti ha trasformato in momenti di festa le attese agli incroci o lungo le strade dei paesi attraversati.
Non era facile resistere alla tentazione, nonostante l’ora tarda e il clima rigido, di vedere come la perizia dei trasportatori avrebbe risolto l’imbocco di un cavalcavia o la svolta a gomito in una stretta strada di campagna.
Per ben due volte si è invertita la marcia, a Pizzighettone e a Cappella Cantone, manovrando i due carrelli motorizzati sui cui si ergeva monolitico il Toti.
L’arrivo a Corte Madama (Castelleone) è avvenuto alle 2.45. In totale 6 ore per coprire 30 km.
Due notti dopo (il viaggio è sempre stato effettuato di notte per ridurre al minimo i disagi per la circolazione) si presenta uno dei momenti più suggestivi del viaggio: l’attraversamento di una rotonda a Crema, quando, per scavalcare lo spartitraffico, è stato allestito uno scivolo provvisorio con assi di legno.
Le ruote dei carrelli possono infatti sopportare un dislivello massimo di 30 cm tra un asse e l’altro, e in molte situazioni, come accadrà nel centro di Milano, si deve intervenire con soluzioni ad hoc.
La notte successiva il convoglio affronterà il primo dei punti critici del percorso. La sfida tecnologica più grande del trasporto è portare sopra il delicato suolo milanese le 458 tonnellate del convoglio. Per vincerla sono state concepite soluzioni innovative, progettate su misura.
La sera del 12 agosto la pioggia comincia a cadere intensamente proprio mentre il convoglio accende i fari, alle 21.05.
La folla però non accenna a diminuire.
Ombrelli in controluce, passanti zuppi ma felici: vedere il sommergibile passare ormai è una malattia. Tutti rimangono al loro posto.
Gianni e Franco, autista e tecnico addetti al trasporto del sommergibile, sono stupefatti. È la prima volta che la partecipazione dei passanti al loro lavoro si fa tangibile.
La passione anima il loro operato, sono tecnici specializzati di lunga esperienza, ma affermano che questa è l’impresa più interessante della loro carriera.
Al terzo giorno ormai ci si conosce un po’ tutti e l’avventura è diventata collettiva. Poliziotti, ingegneri, museali, autisti, tecnici, militari e ammiratori o semplici passanti si trovano tutti insieme all’unico bar aperto per un caffè notturno; poi, via, tutti a prendere di nuovo il proprio posto nella storia.
È stata la notte delle soluzioni tecniche innovative.
Il convoglio ha affrontato il primo dei punti critici del percorso, in via Rogoredo: un attraversamento del Redefossi, corso d'acqua sotterraneo. Il canale fa parte della rete di collettori lunga 1407 km che scorre sotto Milano.
L'operazione ha fatto uso di speciali ponti mobili modulari, progettati ad hoc dall'ingegnere Maurizio Acito per il Comune di Milano.
I militari del Genio Pontieri si sono occupati del posizionamento.
L’abilità della squadra si è dimostrata sul campo, nel condurre un’operazione mai tentata prima, sotto i riflettori, creando all’impronta una metodologia da applicare nelle fasi seguenti, in tempi record nonostante gli imprevisti.
Il viaggio da Settala a Milano si è concluso dopo 9 ore e 5 minuti alla 6.10 del 13 agosto.
La periferia è diventata improvvisamente il centro, un'attrazione irresistibile per le decine di migliaia di persone che lungo tutto il giorno si sono recate in pellegrinaggio in via Toffetti, dove la città si sfilaccia, tra depositi dell'ortomercato e scambi ferroviari.
Il sommergibile è lì, parcheggiato davanti al palazzo dell'INPS, ma non sta andando in pensione. Si sta preparando al gran finale, la sfilata per Milano che lo consegnerà alla sua nuova vita museale.
Il Toti aspetta gli ultimi interventi per preparare il percorso più difficile, quello urbano, che prevede la rimozione o lo spostamento temporanei di marciapiedi, aiuole, pali di illuminazione, semafori, linee aeree di tram, filobus e treni.
La partenza è prevista per le 22.
L'ingresso del Toti al Museo la notte tra il 14 e il 15 agosto è stato trionfale, un avvenimento storico per Milano e una grande festa popolare. Il gigantesco convoglio che attraversava le vie cittadine ha poco a poco trasfigurato i contorni del paesaggio urbano, regalando a 150.000 persone l'occasione per una socialità diversa.
In quella occasione si è potuta vedere una Milano inconsueta, vissuta di notte e non di giorno, a lenti passi anziché nel traffico frenetico, tutti insieme per strada invece che costretti nelle proprie case o in ufficio.
Il sommergibile, diventato ormai definitivamente oggetto del Museo, ha svolto il suo primo compito in questa veste: creare meraviglia, attenzione per la nostra storia, prospettive diverse per il proprio orizzonte quotidiano.
La stessa cosa devono aver pensato le migliaia di visitatori che hanno deciso di trascorrere un Ferragosto diverso, venendo ad ammirarlo.
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sabato 4 aprile 2026
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Buongiorno, oggi è il 4 aprile.
Il 4 Aprile 1968, a Memphis, veniva assassinato Martin Luther King Jr., politico, attivista e pastore protestante statunitense, leader della difesa dei diritti civili, uno dei simboli del vento di cambiamento che percorreva gli anni sessanta e settanta. Nato ad Atlanta, il 15 gennaio 1929, è stato il più giovane Premio Nobel per la pace della storia, riconoscimento conferitogli nel 1964, all’età di soli trentacinque anni. Il suo nome viene accostato per la sua attività di pacifista a quello di Gandhi, il leader del pacifismo della cui opera King è stato un appassionato studioso, ed a Richard Gregg, primo americano a teorizzare organicamente la lotta nonviolenta, uno degli strumenti di lotta propugnato dal movimento sessantottino. L’impegno civile di Martin Luther King è condensato nella Letter from Birmingham Jail (Lettera dalla prigione di Birmingham), scritta nel 1963, che costituisce un’appassionata enunciazione della sua indomabile crociata per la giustizia. Unanimemente riconosciuto apostolo della resistenza non violenta, eroe e paladino dei reietti e degli emarginati, Martin Luther King si è sempre esposto in prima linea affinché fosse abbattuta nella realtà americana degli anni ’50 e ’60 ogni sorta di pregiudizio etnico.
Si diploma nel 1948 al Morehouse College e, dopo esser diventato pastore battista a Montgomery, King si laureò nel 1955 in filosofia alla Boston University. Nella sua vita organizzò decine e decine di marce e manifestazioni di protesta, invocando il diritto al voto ed altri basilari diritti come fondamento per una matura convivenza civile entro classi sociali ed appartenenze diverse. Queste rivendicazioni furono in seguito accolte con il Civil Rights Act e il Voting Rights Act. Una battaglia per l’uguaglianza, quella di King, iniziata intensamente dopo l’arresto di Rosa Parks, donna accusata di aver violato le leggi sulla segregazione. A partire da questo episodio, King organizzò una protesta pacifica, senza armi e, soprattutto, basata sul dialogo.
Celeberrimo è rimasto il discorso che Martin Luther King tenne il 28 agosto 1963 durante la marcia per il lavoro e la libertà davanti al Lincoln Memorial di Washington e nel quale pronunciò più volte la fatidica frase “I have a dream” (in Italia evocata spesso in maniera forse impropria ma efficace con: Io ho un sogno), denunciando le ingiustizie presenti e propugnando che ogni uomo venisse riconosciuto uguale ad ogni altro, con gli stessi diritti e le stesse prerogative. Siamo negli anni in cui – per dirla con le parole di Bob Dylan – i tempi stavano cambiando e solo il vento poteva portare una risposta. Sono i prodromi del movimento sessantottino.
Secondo alcune analisi il discorso I have a dream sarebbe in parte molto simile alla discussione di Archibald Carey, tenuta alla Republican National Convention nel 1952. La somiglianza consiste nel fatto che entrambi i discorsi finiscono con una recitazione del primo verso dell’inno popolar patriottico americano (My Country ´Tis of Thee) di Samuel Francis Smith, e i due discorsi condividono l’ esortazione finale “let the freedom ring” (lasciate risuonare la libertà).
Dalle pagine dei discorsi di Martin Luther King, raccolte nel libro La forza di amare, emerge un completo sistema di vita morale: un pensiero illuminato dalla dottrina cristiana dell’amore operante attraverso la non-violenza. La speranza non è rassegnazione o attesa passiva, ma una forza concreta di rinnovamento e di riscatto, tesa a sconfiggere pessimismo e spirito di rinuncia. La sua capacità di incarnare la verità cristiana tra le pieghe della storia appare soprattutto nella “Lettera di san Paolo ai cristiani d’America“, che, per la tensione spirituale di cui è permeata, si impone alla meditazione universale. Vi si legge : “Ai nostri più accaniti oppositori diciamo: Noi faremo fronte alla vostra capacità di infliggere sofferenze, con la nostra capacità di sopportare le sofferenze. Andremo incontro alla vostra forza fisica, con la nostra forza d'animo. Fateci quello che volete, e noi continueremo ad amarvi. Noi non possiamo in buona coscienza obbedire alle vostre leggi ingiuste, perché la non cooperazione col male è un obbligo morale non meno della cooperazione col bene. Metteteci in prigione, e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case, minacciate i nostri figli, e noi vi ameremo ancora. Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case nella notte, batteteci e lasciateci mezzi morti, e noi vi ameremo ancora. Ma siate sicuri che noi vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un giorno noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello al vostro cuore ed alla vostra coscienza che alla lunga conquisteremo voi e così la nostra vittoria sarà una duplice vittoria. L'amore è il potere più duraturo che vi sia al mondo”. In queste pagine é chiara la formazione di King come predicatore.
Ai primi di settembre del 1957, Martin Luther King si recò ad una riunione organizzata dall’ Highlander Folk School a Monteagle, Tennessee. Questa organizzazione era stata fondata da Myles Horton e Don West, entrambi esponenti di alto grado del Partito Comunista Americano. Lo scopo di questa riunione era quello di organizzare rivolte e proteste nel sud degli Stati Uniti, al fine di migliorare la condizione degli afroamericani ed, a fianco, preparare il terreno per una rivoluzione del sistema economico, una rivoluzione comunista. Il segretario personale di Martin Luther King, un certo Bayard Rustin, aveva aderito alla Youth Communist League (Lega dei giovani comunisti) nel 1936, presso il New York City College, e proprio Rustin è stato l’organizzatore delle prime marce su Washington, organizzate subito dopo un suo viaggio a Mosca nel 1958. Il Partito Comunista Americano si vantò, per mezzo del suo organo The Worker, che la prima marcia di Martin Luther King fosse una marcia comunista. Per queste ragioni, il movimento sessantottino americano vide spesso in King un personaggio rivoluzionario, oltre che un pacifista. Possiamo riassumere quindi le matrici del pensiero di King in cristiana, sociale e marxista.
Più volte imprigionato, perseguitato dagli ambienti segregazionisti del sud degli Stati Uniti, nel mirino dell’FBI in quanto legato al Partito Comunista degli Stati Uniti (gli fu intimato più volte da J. Edgar Hoover di dissociarsi da ogni collegamento con partiti comunisti), King fu assassinato a colpi d’arma da fuoco prima della marcia del 4 aprile 1968, mentre si trovava assieme alla moglie, Coretta Scott King (1927-2006), sul balcone del Lorraine Motel di Memphis, nel Tennessee, poco prima di cenare. Il suo assassino, James Earl Ray, dapprima reo confesso, in seguito ritrattò. Gli atti dell’indagine sull’assassinio di Martin Luther King jr. sono stati secretati fino al 2002 dall’amministrazione americana.
Il 4 Aprile 1968, a Memphis, veniva assassinato Martin Luther King Jr., politico, attivista e pastore protestante statunitense, leader della difesa dei diritti civili, uno dei simboli del vento di cambiamento che percorreva gli anni sessanta e settanta. Nato ad Atlanta, il 15 gennaio 1929, è stato il più giovane Premio Nobel per la pace della storia, riconoscimento conferitogli nel 1964, all’età di soli trentacinque anni. Il suo nome viene accostato per la sua attività di pacifista a quello di Gandhi, il leader del pacifismo della cui opera King è stato un appassionato studioso, ed a Richard Gregg, primo americano a teorizzare organicamente la lotta nonviolenta, uno degli strumenti di lotta propugnato dal movimento sessantottino. L’impegno civile di Martin Luther King è condensato nella Letter from Birmingham Jail (Lettera dalla prigione di Birmingham), scritta nel 1963, che costituisce un’appassionata enunciazione della sua indomabile crociata per la giustizia. Unanimemente riconosciuto apostolo della resistenza non violenta, eroe e paladino dei reietti e degli emarginati, Martin Luther King si è sempre esposto in prima linea affinché fosse abbattuta nella realtà americana degli anni ’50 e ’60 ogni sorta di pregiudizio etnico.
Si diploma nel 1948 al Morehouse College e, dopo esser diventato pastore battista a Montgomery, King si laureò nel 1955 in filosofia alla Boston University. Nella sua vita organizzò decine e decine di marce e manifestazioni di protesta, invocando il diritto al voto ed altri basilari diritti come fondamento per una matura convivenza civile entro classi sociali ed appartenenze diverse. Queste rivendicazioni furono in seguito accolte con il Civil Rights Act e il Voting Rights Act. Una battaglia per l’uguaglianza, quella di King, iniziata intensamente dopo l’arresto di Rosa Parks, donna accusata di aver violato le leggi sulla segregazione. A partire da questo episodio, King organizzò una protesta pacifica, senza armi e, soprattutto, basata sul dialogo.
Celeberrimo è rimasto il discorso che Martin Luther King tenne il 28 agosto 1963 durante la marcia per il lavoro e la libertà davanti al Lincoln Memorial di Washington e nel quale pronunciò più volte la fatidica frase “I have a dream” (in Italia evocata spesso in maniera forse impropria ma efficace con: Io ho un sogno), denunciando le ingiustizie presenti e propugnando che ogni uomo venisse riconosciuto uguale ad ogni altro, con gli stessi diritti e le stesse prerogative. Siamo negli anni in cui – per dirla con le parole di Bob Dylan – i tempi stavano cambiando e solo il vento poteva portare una risposta. Sono i prodromi del movimento sessantottino.
Secondo alcune analisi il discorso I have a dream sarebbe in parte molto simile alla discussione di Archibald Carey, tenuta alla Republican National Convention nel 1952. La somiglianza consiste nel fatto che entrambi i discorsi finiscono con una recitazione del primo verso dell’inno popolar patriottico americano (My Country ´Tis of Thee) di Samuel Francis Smith, e i due discorsi condividono l’ esortazione finale “let the freedom ring” (lasciate risuonare la libertà).
Dalle pagine dei discorsi di Martin Luther King, raccolte nel libro La forza di amare, emerge un completo sistema di vita morale: un pensiero illuminato dalla dottrina cristiana dell’amore operante attraverso la non-violenza. La speranza non è rassegnazione o attesa passiva, ma una forza concreta di rinnovamento e di riscatto, tesa a sconfiggere pessimismo e spirito di rinuncia. La sua capacità di incarnare la verità cristiana tra le pieghe della storia appare soprattutto nella “Lettera di san Paolo ai cristiani d’America“, che, per la tensione spirituale di cui è permeata, si impone alla meditazione universale. Vi si legge : “Ai nostri più accaniti oppositori diciamo: Noi faremo fronte alla vostra capacità di infliggere sofferenze, con la nostra capacità di sopportare le sofferenze. Andremo incontro alla vostra forza fisica, con la nostra forza d'animo. Fateci quello che volete, e noi continueremo ad amarvi. Noi non possiamo in buona coscienza obbedire alle vostre leggi ingiuste, perché la non cooperazione col male è un obbligo morale non meno della cooperazione col bene. Metteteci in prigione, e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case, minacciate i nostri figli, e noi vi ameremo ancora. Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case nella notte, batteteci e lasciateci mezzi morti, e noi vi ameremo ancora. Ma siate sicuri che noi vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un giorno noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello al vostro cuore ed alla vostra coscienza che alla lunga conquisteremo voi e così la nostra vittoria sarà una duplice vittoria. L'amore è il potere più duraturo che vi sia al mondo”. In queste pagine é chiara la formazione di King come predicatore.
Ai primi di settembre del 1957, Martin Luther King si recò ad una riunione organizzata dall’ Highlander Folk School a Monteagle, Tennessee. Questa organizzazione era stata fondata da Myles Horton e Don West, entrambi esponenti di alto grado del Partito Comunista Americano. Lo scopo di questa riunione era quello di organizzare rivolte e proteste nel sud degli Stati Uniti, al fine di migliorare la condizione degli afroamericani ed, a fianco, preparare il terreno per una rivoluzione del sistema economico, una rivoluzione comunista. Il segretario personale di Martin Luther King, un certo Bayard Rustin, aveva aderito alla Youth Communist League (Lega dei giovani comunisti) nel 1936, presso il New York City College, e proprio Rustin è stato l’organizzatore delle prime marce su Washington, organizzate subito dopo un suo viaggio a Mosca nel 1958. Il Partito Comunista Americano si vantò, per mezzo del suo organo The Worker, che la prima marcia di Martin Luther King fosse una marcia comunista. Per queste ragioni, il movimento sessantottino americano vide spesso in King un personaggio rivoluzionario, oltre che un pacifista. Possiamo riassumere quindi le matrici del pensiero di King in cristiana, sociale e marxista.
Più volte imprigionato, perseguitato dagli ambienti segregazionisti del sud degli Stati Uniti, nel mirino dell’FBI in quanto legato al Partito Comunista degli Stati Uniti (gli fu intimato più volte da J. Edgar Hoover di dissociarsi da ogni collegamento con partiti comunisti), King fu assassinato a colpi d’arma da fuoco prima della marcia del 4 aprile 1968, mentre si trovava assieme alla moglie, Coretta Scott King (1927-2006), sul balcone del Lorraine Motel di Memphis, nel Tennessee, poco prima di cenare. Il suo assassino, James Earl Ray, dapprima reo confesso, in seguito ritrattò. Gli atti dell’indagine sull’assassinio di Martin Luther King jr. sono stati secretati fino al 2002 dall’amministrazione americana.
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