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giovedì 9 luglio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 9 luglio.
Il 9 luglio 1997 a Mike Tyson viene sospesa la licenza di pugile, per aver staccato a morsi un pezzo di orecchio a Evander Holyfield, durante un incontro il 28 giugno precedente.
Michael Gerard Tyson nasce il 30 giugno 1966 a Southington, Ohio (USA), in un ghetto nero di Brooklyn. Approda nel settore professionistico del pugilato a diciannove anni. Il suo primo incontro è datato 23 marzo 1985: alla fine del primo round batte Hector Mercedes. E' esploso nel mondo della boxe fin dai sui primi incontri, nei quali esprimeva tutta la selvaggia energia che le sue misere e difficili origini avevano contribuito ad inasprire.
Il Mike Tyson degli esordi faceva impressione per quanto era aggressivo ed efficace, lasciando i commentatori esterrefatti per la potenza che era in grado di esprimere. Dopo una serie di mirabolanti vittorie arriva inarrestabile al suo primo successo davvero importante. Solo un anno dopo l'esordio ufficiale diviene il più giovane campione del mondo dei pesi massimi nella storia del pugilato. Un rapido sguardo a questo primo carnet-record di vittorie la dice lunga: 46 incontri vinti, di cui 40 per k.o., e sole tre sconfitte.
Da questi dati sbalorditivi inizia la sua inarrestabile ascesa che lo porterà a diventare uno dei più celebri pugili di tutti i tempi, anche se ne seguì un declino inesorabile. Una cosa è certa: per tutta la metà degli anni '80 Tyson domina la categoria mettendo fuori combattimento tutti i migliori pesi massimi dell'epoca: Trevor Berbick, Tyrell Biggs, Larry Holmes, Frank Bruno, Buster Douglas. A mettere un freno a questa corsa all'inserimento a forza negli albi dei record ci pensa per la prima volta James Douglas nel 1990, che lo mette al tappeto alla decima ripresa, a sorpresa e contro tutte le aspettative dei bookmakers. Lo stop è brusco ma Tyson, retrospettivamente, non ha nulla da rimproverarsi e soprattutto può considerarsi, sportivamente parlando, soddisfatto di se stesso.
Sul piano umano le cose vanno un po' diversamente. Il 9 febbraio 1988 aveva sposato a New York l'attrice Robin Givens che però poco dopo inizia le pratiche di divorzio dichiarando più volte di essere stata picchiata dal marito. I due poi divorzieranno nella Repubblica Dominicana il 14 febbraio dell'anno successivo.
A chiusura di questo ciclo, Tyson si porta comunque a casa quindici mondiali sostenuti e dodici vinti, oltre a un pacchetto di svariati miliardi accumulati grazie alle borse messe in palio nei match. I media si divertono a calcolare il valore monetario di un suo pugno, o di un secondo di ogni suo combattimento.
Purtroppo la sfortuna di Tyson si chiama "carattere". A dispetto della sua aria da duro in realtà è una persona piuttosto fragile e facilmente preda di tentazioni di vario genere. Nel 1992 cade una seconda pesante tegola sul suo capo: una sua fiamma (Desiree Washington "reginetta di bellezza" locale) lo accusa di stupro, i giudici le danno retta e il giudice Patricia Gifford condanna Mike a dieci anni, di cui quattro con la sospensione della pena; il pugile finisce dunque in carcere per un lasso di tempo non indifferente, salvo poi uscire di prigione su cauzione. Tre anni di carcere (dal 1992 al 1995) che lo segnano irrimediabilmente e che faranno del campione un uomo diverso.
Il 19 agosto 1995 torna a combattere contro Mc Neeley vincendo per k.o. al primo round. In prigione il campione non si era lasciato andare, continuando ad allenarsi: la mente fissa al suo riscatto e al momento in cui metterà finalmente piede fuori dal carcere per dimostrare a tutti che è tornato.
Come puntualmente accade, ben presto ha l'opportunità di dimostrare che gli anni passati in una cella non lo hanno fiaccato. Gli incontri sostenuti nel 1996 lo vedono vincente. Non sufficientemente soddisfatto, in tre round si sbarazza di Bruce Seldon poi in cinque di Frank Bruno e si aggiudica anche il titolo WBA. Da quel momento inizia però la sua parabola discendente.
Il 9 novembre dello stesso anno perde il titolo WBA per opera di Evander Holyfield. E nella rivincita del 28 giugno 1997 è nuovamente sconfitto per squalifica per aver morso l'avversario ad un orecchio.
Sospeso dal 1997 al 1998, Tyson sembra sull'orlo della fine professionale. Nuovamente in carcere per aggressione all'inizio del 1999, torna sul ring il 16 gennaio 1999, sconfiggendo per k.o. al quinto round Frank Botha. Quindi il 24 ottobre dello stesso anno, a Las Vegas, l'incontro con il californiano Orlin Norris conclusosi con un nulla di fatto. Il match è da ripetere.
E' l'8 giugno 2002 quando all'ottava ripresa del match contro Lennox Lewis, Tyson cade al tappeto. Il Tyson che faceva tanta paura agli avversari e che incuteva timore solo a guardarlo non c'è più. Il resto è amara storia recente. Come già accennato, Tyson ha fatto di tutto per recuperare la corona WBA di campione del mondo, sfidando con proclami assurdi e violentemente intimidatori il detentore del titolo, Lennox Lewis.
Tyson nel 2003 dichiara bancarotta non essendo in grado di far fronte ai debiti maturati nei confronti del fisco americano che ammontano a 38 milioni di dollari. Il pugile arriva a questo dopo aver dilapidato circa 300 milioni di dollari guadagnati in carriera con spese folli, due matrimoni falliti, figli da mantenere, parcelle di avvocati che lo difendono nelle sue svariate cause, un esemplare di tigre bianca in giardino, macchine di lusso, gioielli.
Il 31 luglio 2004, all'età di 38 anni, Iron Mike è tornato sul ring per combattere contro l'inglese Danny Williams. Pur dimostrando discreta forza e tecnica, Tyson è sembrato incapace di reagire e di imporsi. E' finito al tappeto per k.o. alla quarta ripresa.
La fine definitiva del pugile americano viene posticipata: il 12 giugno 2005 a Washington Mike Tyson subisce ancora una sconfitta, contro l'irlandese Kevin McBride. Alla sesta ripresa dell'incontro, l'ex campione dei pesi massimi non ce la fa più.
Alla fine del match, psicologicamente molto provato, Tyson annuncia il ritiro: "Non posso più farcela, non posso più mentire a me stesso. Non voglio più mettere in imbarazzo questo sport. È semplicemente la mia fine. Questa è la mia fine. Finisce qui".
Nel mese di maggio 2009 perde tragicamente la figlia Exodus: la bambina, di quattro anni, rimane vittima di un incidente domestico, impigliata con il collo in una corda appesa su un attrezzo ginnico.
Due settimane più tardi si è sposato con Lakiha Spicer dalla quale ha avuto la figlia Milan e, il 26 gennaio 2011, il secondo figlio Morocco Elijah, che porta a otto il totale dei figli dell'ex Campione.
Nel novembre del 2013 esce la sua autobiografia Undisputed truth nella quale racconta: "Ero sotto l'effetto della cocaina durante gli ultimi incontri più importanti. Agli esami del doping avevo sotto i pantaloncini un pene finto con la pipì fatta da un mio amico. Usavo quella per riempire le boccette degli esami ed è sempre andata bene. Sono 90 giorni che non sto toccando nulla. Ho iniziato a frequentare gli alcolisti anonimi che mi stanno aiutando. Sto soffrendo ma ho ritrovato mia moglie Kiki al mio fianco. Voglio continuare a vivere la boxe come promoter, a occuparmi di spettacolo e cinema. Non ho mai abusato di Desiree Washington, le conseguenze della sua azione sono una cosa con la quale dovrà convivere per il resto della sua vita".

mercoledì 8 luglio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'8 luglio.
L'8 luglio 1947 Il quotidiano Roswell Daily Record riporta la notizia del ritrovamento di un oggetto non identificato nei pressi della cittadina di Roswell nelle vicinanze di un ranch nella zona di Socorro da parte del 509º Gruppo bombardieri consegnato alla base aerea Wright Petterson. Il 509º Gruppo bombardieri dichiarava di aver rinvenuto sul luogo dell'incidente un Ufo.
Il giorno dopo, il 9 luglio 1947 l'Aeronautica Militare statunitense descrisse l'oggetto come un "pallone sonda aerostatico" destinato all'uso meteorologico, affermò che non si trattava di un UFO di origine extraterrestre e questa all'epoca fu la versione ufficiale dell'accaduto e lo rimane tutt'ora, furono divulgate dal Generale Roger Ramey immagini dei resti del pallone sonda.
Questo incidente diede origine "al caso Ufo"più importante e ricco di testimonianze del momento insieme al caso Majestic-12
I militari e i testimoni che assistettero al ritrovamento non descrivono l'oggetto come un pallone sonda disintegrato al contatto con il suolo, ma danno spiegazioni differenti, indicano l'oggetto come un ufo di origine extraterrestre di forma discoidale, probabilmente vittima di un Ufo_crash (termine che indica lo schianto sul suolo terrestre di un Ufo).
Il governo statunitense ha sempre sostenuto la teoria del pallone sonda precipitato al suolo. Il caso scivolò nell'ombra e da notizia sconvolgente divenne una notizia di poca importanza.
Mac Brazel, il proprietario del terreno in cui si verificò l'incidente fu colui che avvisò i militari dell'accaduto e prelevò alcuni rottami che si trovavano sul posto.
Dopo l'incidente si diffusero voci del ritrovamento di corpi di extraterrestri che si trovavano al'interno dell'Ufo. Fu Glenn Dennis che lavorava presso le pompe funebri di Roswell ad affermare di aver visto di persona i corpi degli alieni in seguito all'incidente, fu chiamato sul posto perché secondo i militari poteva trattarsi di un aliante schiantatosi con due persone a bordo, entrambe morte che presentavano dimensioni non superiori ai 150 cm di altezza con testa ovale (degli alieni grigi?) e necessitavano di una bara particolare.
Nonostante tutto il caso Roswell non fu più un caso straordinario e non si sentì più nulla in merito né da mezzi di comunicazione come giornali o radio fino all'anno 1991 in cui un libro (uscito anche in Italia) “UFO-crash a Roswell” di Kevin Randle e Donald Schimtt, entrambi ufologi, analizzò nuovamente il caso Roswell. L'attenzione dell' opinione pubblica fu di nuovo attratta fino al 1995 dal "Caso Roswell" in cui teorie di corpi alieni umanoidi conservati e studiati nelle basi aeree militari dell'epoca ed il cover_up (termine che indica insabbiamento dei fatti da parte delle autorità) effettuato in America mantenevano alta l'attenzione sul caso.
Kenneth Arnold dichiarò di aver avvistato "nove oggetti simili ad ali volanti, muoversi a velocità elevata, velocità impossibile da raggiungere per i mezzi dell'epoca"; alianti come era stato comunicato in primis a Glenn Dennis riguardo al caso Roswell o qualcos'altro? Vi è un collegamento tra i due fatti?
Nel 1995 Ray Santilli, produttore britannico, affermò di possedere alcuni filmati dello schianto dell'ufo: due filmati delle autopsie degli alieni che si trovavano all'interno del mezzo; una sola è stata resa pubblica, la seconda non è mai stata trasmessa in televisione.
Fox TV trasmise il filmato dell'autopsia ed in seguito tutto il mondo vide i filmati ed in rete è possibile visionarli interamente.
La pellicola sottoposta a studi risale effettivamente all'anno 1947, nessuno è riuscito a riprodurre allo stesso modo il filmato ed i corpi sono reali (secondo l'analisi del video). E riguardo ai corpi? Il governo affermò che si trattava di due manichini che si trovavano in sperimentazione sul pallone sonda, scambiati per dei corpi reali dai testimoni. Il caso Roswell rimane un mistero legato al mondo degli Ufo_crash e del cover_up del governo statunitense.

martedì 7 luglio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 7 luglio.
Il 7 luglio 1881 comincia la pubblicazione a puntate, sul "Giornale per i bambini", della versione definitiva di Pinocchio, scritto da Carlo Lorenzini, in arte Carlo Collodi.
Successivamente,  le Avventure di Pinocchio venne pubblicato in forma completa e definitiva nel 1893, con le illustrazioni di Enrico Mazzanti. Il lungo lavoro di composizione copre anni cruciali per l’Italia, che da poco aveva conquistato l’indipendenza e sentiva fortissimo il problema di creare dal nulla un’identità nazionale, con un sistema ideologico comune. Non a caso, in questo stesso periodo (1886) vide la luce un romanzo destinato a diventare il «manuale del perfetto cittadino» ad uso dei fanciulli: stiamo ovviamente parlando di Cuore, di Edmondo De Amicis. Anche il libro di Collodi può a buon diritto essere inserito in questo filone «nazional-pedagogico»: non bisogna però dimenticare che in Pinocchio confluì un ben più vasto patrimonio di esperienze e culture, dalla tradizione orale al teatro popolare, dalla fiaba al romanzo picaresco.
La storia è arcinota, segno inoppugnabile di una duratura popolarità, che ha fatto di quest’opera un classico della letteratura, e non solo per l’infanzia. Nelle vivaci peripezie del celebre burattino è possibile riconoscere il ripetersi di uno schema fisso, che richiama uno dei movimenti tipici del romanzo di formazione: messo alla prova, vuoi dal Gatto e la Volpe, vuoi dall’amico tentatore Lucignolo, Pinocchio cede, trasgredisce le regole e di conseguenza subisce una degradazione, il cui punto più basso sarà la trasformazione in asino, di apuleiana memoria; segue quindi il pentimento e la riabilitazione fisica e morale del personaggio, fino all’esito finale, che vede il burattino di legno trasformarsi definitivamente in un ragazzo in carne ed ossa. È un modello di racconto elementare, facile da mandare a memoria e ripetibile come una filastrocca, tanto semplice e lineare da permettere di spostare i diversi blocchi narrativi all’interno della favola senza che l’economia generale ne venga disturbata più di tanto, senza stravolgere o perdere il senso: l’importante, il "succo" della storia lo si afferra comunque, ed è che per diventare veri uomini, per abbandonare il nimbo dell’infanzia dove l’individuo è come un burattino in balìa degli eventi, occorre comportarsi bene, ossia rispettare le norme della morale comune. Osserva Paul Hazard: «Se si dovessero riassumere i precetti del libro, ecco ciò che si avrebbe: vi è una giustizia immanente che ricompensa il bene e punisce il male; e poiché il bene è vantaggioso, bisogna preferirlo». Una sorta di opportunismo morale, insomma, che ben rispecchia la temperie politica e sociale dell’Italia post-unitaria, preoccupata di fondare uno statuto etico e ideologico buono per tutti i cittadini, quei neo-italiani che ancora non avevano un’idea di patria o di società in cui potersi riconoscere.
Ma Pinocchio è uno di quei casi in cui la vitalità dell’opera supera di gran lunga il progetto narrativo che la sottende: nessuno ricorda il simpatico pupazzo di legno come «latore di valori morali» o come simbolo del bene che trionfa sul male. In realtà, se questa favola continua ad essere letta in tutto il mondo, dopo centotrenta anni, è per la simpatia senza riserve suscitata dal suo protagonista, così vicino, nelle sue debolezze e incoerenze, ai lettori piccoli e grandi: diciamo la verità, la trasformazione in ragazzino vero lascia un po’ l’amaro in bocca... Ci immaginiamo il suo futuro di figlio e scolaro modello, così grigio e monotono se paragonato alle mirabolanti peripezie della sua precedente vita burattinesca. Un cambiamento che diventa l’emblema malinconico del passaggio dalla magica libertà infantile ai doveri e alle responsabilità della vita adulta: il principio di realtà che prevale sul principio di piacere, potremmo dire con Freud.
L'accoglienza riservata all'opera non fu immediatamente cordiale: l'allora imperante perbenismo, rappresentato dalla moderata critica letteraria allora avvezza a testi più borghesi, ne sconsigliò, addirittura, la lettura ai ragazzi "di buona famiglia" (per i quali, taluno soggiunse, poteva trattarsi di una perniciosa potenziale fonte d'ispirazione).
Su tutt'altro versante, le istituzioni rabbrividirono nel vedere, per la prima volta, dei carabinieri coinvolti in un'opera di fantasia, e reagirono ricercando eventuali motivazioni per il sequestro del libro, scoprendo però che non ve ne era alcuna.
Come evidente, il libro incontrò invece un successo popolare di difficile paragone.
Il calcolo delle copie vendute di Pinocchio in Italia e nel resto del mondo è praticamente impossibile, anche perché i diritti d'autore sono scaduti nel 1940, e quindi a partire da quella data chiunque ha potuto riprodurre liberamente l'opera di Collodi. Una ricerca degli anni settanta condotta da Luigi Santucci annoverava 220 traduzioni in altrettante lingue. Ciò significa che, all'epoca, si trattava del libro più tradotto e venduto della storia della letteratura italiana. Una stima più recente fornita dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi alla fine degli anni novanta, e basata su fonti UNESCO, parla di oltre 240 traduzioni.

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