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domenica 12 luglio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 12 luglio.
Il 12 Luglio 1991 viene fondato a Roma il "partito dell'Amore" dai sostenitori di Ilona Staller e da Riccardo Schicchi.
Nel 1987 Ilona Staller, in arte Cicciolina, viene eletta alla Camera dei Deputati nelle liste del Partito Radicale; nel 1991 i suoi sostenitori sotto l'egida di Riccardo Schicchi fondano il Partito dell'amore. Fondamentalmente gli elettori del PDA sono cittadini delusi dalla classe politica che cercano con un voto di protesta di contrapporsi alla staticità della politica italiana di quel periodo. Ilona Staller però è troppo impegnata come pornodiva e ben presto lascerà la guida carismatica del partito alla sua collega Moana Pozzi. Sulla figura del nuovo leader del PDA si sono dette molte cose ma alcune frasi  sono certamente curiose anche perchè in un certo senso, fatti i dovuti distinguo, stanno tanto bene a Moana Pozzi quanto a politici come Silvio Berlusconi o Mara Carfagna, cioè personaggi che vengono dal mondo dello spettacolo e che per le loro origini o supposti scandali sono soggetti a critiche e battute di satira:
"Usando me stessa e la mia popolarità, ho deciso di battermi insieme a voi per dare un piccolo contributo alla costruzione di un mondo migliore"
Lo disse Moana Pozzi nel suo appello al voto in tv.
"Perchè lei no e Ronald Reagan si? La politica spettacolo. Se poi la si vuole escludere per violazioni della morale sessuale, allora ci son ben altre violazioni dei Dieci comandamenti che escluderebbero tanti candidati"
Francesco D'Onofrio.
Fra le battaglie più note del Partito dell'amore si ricordano l'uso dello spogliarello come strumento di comunicazione politica ai comizi, la revisione del concetto di oscenità su cui si fondava l'operato della Commissione Censura, l'idea di una tassa ecologica sulla fabbricazione di automobili da destinare a opere di rimboschimento e la proposta di creazioni di "Parchi dell'amore" destinati all'esercizio di attività sessuali a pagamento o gratis.
Alle elezioni del 1992 il partito si presentò alla Camera dei deputati solo nella circoscrizione laziale (Rieti esclusa) e ottenne 22.401 voti (0.6%). La capolista Pozzi ottenne più preferenze (12.393) di Francesco Rutelli, ma la lista non ebbe accesso ai seggi. Si presentò anche per l'elezione del Senato solo nel Lazio.
Dopo la sconfitta elettorale del 1992 il Comitato Direttivo, riunito in conferenza stampa all’Hotel Nazionale a Roma, ratificò il cambiamento di rotta rispetto alla precedente linea libertaria e scandalistica, uscita sconfitta dalle urne, con la firma pubblica del documento di revoca delle cariche nel partito a Schicchi e alla Staller e le promozioni di Moana a Segretario nazionale e di Mauro Biuzzi a vice segretario e capolista per le successive elezioni amministrative del 1993.
Il Partito dell'Amore tornò nelle schede elettorali per le elezioni comunali di Roma del 21 novembre 1993, le prime con elezione diretta del sindaco. Moana Pozzi si candidò (senza illusioni) a sindaco di Roma ove, nonostante il netto cambio d'immagine verso un movimento civico serio, non scandalistico (la Pozzi era l'unica attrice hard candidata) e quindi meno spettacolare, il partito con 8.977 voti e una percentuale pari allo 0,52%, confermò la percentuale elettorale ottenuta alle politiche nel 1992.
Al successivo ballottaggio del 5 dicembre, il PdA dette indicazione di sostenere Francesco Rutelli, poi eletto.
Il termine "partito dell'amore" è stato riportato di moda da Marco Travaglio che ha così definito ironicamente il PDL per gli scandali inerenti il suo Premier Silvio Berlusconi.

sabato 11 luglio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'11 luglio.
11 luglio 1982, stadio Santiago Bernabeu di Madrid. Si affrontano nella finale della dodicesima edizione dei campionati del mondo di calcio l'Italia e la Germania Ovest, arbitro il brasiliano Coelho. Gli azzurri avevano cominciato male il loro cammino, ottenendo solo tre miseri pareggi in altrettanti incontri nel girone eliminatorio di Vigo, contro Polonia (0-0), Perù (1-1) e, infine, Camerun (1-1), qualificandosi solo grazie ad una rete in più segnata, a parità di differenza reti, nei confronti della compagine africana.
Poi, però, l'undici guidato dal friulano Enzo Bearzot aveva preso a macinare gioco e avversari: incluso in un raggruppamento di ferro a Barcellona assieme ad Argentina e Brasile, si era reso protagonista di due clamorose imprese, sconfiggendo prima Maradona e soci (2-1) e poi addirittura quello che sembrava uno squadrone imbattibile, guidato da Zico, Falcao, Socrates, Eder, Junior, Edinho, Cerezo e chi più ne ha più ne metta (3-2). In occasione di quest'ultima partita l'Italia aveva assistito all'improvviso risveglio del Pablito nazionale, Paolo Rossi, autore di una tripletta. In semifinale gli azzurri si erano trovati di fronte nuovamente la Polonia e Rossi aveva confermato il suo ritrovato feeling col gol, mettendo a segno le due reti decisive (2-0).
Ora, dopo gli inni, è il momento del calcio d'inizio contro i temibili tedeschi guidati da Karl-Heinz Rummenigge. Bearzot, che purtroppo non ha a disposizione Antognoni, schiera: Zoff, Bergomi, Cabrini; Gentile, Collovati, Scirea; Conti, Tardelli, Rossi; Oriali, Graziani. Subito una brutta tegola per i nostri: al 7' si infortuna Graziani ed è costretto ad abbandonare il campo. Al suo posto entra Altobelli. Al 24', però, abbiamo una nitida opportunità di passare in vantaggio: Bruno Conti se ne va sulla fascia destra, irresistibile come sempre, entra in area e viene falciato da Briegel. È calcio di rigore. Sul dischetto si presenta Cabrini. Davanti a lui c'è Schumacher. L'Italia è col fiato sospeso. Il "Bell'Antonio" prende la rincorsa, tira e il pallone sibila a lato del palo sinistro della porta. Siamo ancora sullo 0-0. Potremmo crollare psicologicamente, ma, invece, reggiamo alla grande e così si conclude il primo tempo.
Alla ripresa siamo più convinti che mai. Al 56', su cross di Conti, Rossi insacca di testa. 1-0! Il Santiago Bernabeu esplode. Ma non è finita. Tredici minuti più tardi, al termine di una insistita azione sulla fascia destra, Tardelli riceve palla da Scirea ed esplode un sinistro micidiale, potente, preciso. Gooooooooooolllllllllll!!! Tardelli grida correndo come un forsennato e tutta l'Italia con lui. 2-0! Altri undici minuti ed arriva il tris: Conti si invola sulla destra, irraggiungibile, mette una palla d'oro in mezzo e Spillo Altobelli sigla il 3-0. In tribuna il presidente della repubblica Sandro Pertini, accanto al re di Spagna Juan Carlos, è esaltato, si alza felice e grida "Non ci prendono più".
E, infatti, non ci prendono più, malgrado il gol della bandiera firmato da Breitner all'83'. Mentre si aspetta solo il fischio finale, c'è gloria anche per il vecchio Causio, che sostituisce Altobelli all'89'. Poi Coelho ferma il pallone con le mani e sancisce la fine delle ostilità. L'Italia è campione del mondo per la terza volta nella sua storia. Nando Martellini, il grande telecronista della Rai, esulta: "campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo!!!" Al centro del terreno di gioco, il nostro capitano quarantenne Dino Zoff alza la Coppa: l'immagine farà il giro del mondo e sarà immortalata anche in un francobollo.

venerdì 10 luglio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 10 luglio.
Verso le 12:37 di sabato 10 luglio 1976, nello stabilimento della società ICMESA sito nel territorio del comune di Meda, al confine con quello di Seveso, il sistema di controllo di un reattore chimico destinato alla produzione di triclorofenolo, un componente di diversi diserbanti, andò in avaria e la temperatura salì oltre i limiti previsti. La causa prima fu probabilmente l'arresto volontario della lavorazione senza che fosse azionato il raffreddamento della massa, e quindi senza contrastare l'esotermicità della reazione, aggravato dal fatto che nel processo di produzione l'acidificazione del prodotto veniva fatta dopo la distillazione, e non prima.
L'esplosione del reattore venne evitata dall'apertura delle valvole di sicurezza, ma l'alta temperatura raggiunta aveva causato una modifica della reazione che comportò una massiccia formazione di 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD), sostanza comunemente nota come diossina, una delle sostanze chimiche più tossiche.
La TCDD fuoriuscì nell'aria in quantità non definita e venne trasportata verso sud dal vento in quel momento prevalente. Si formò quindi una nube tossica, che colpì i comuni di Meda, Seveso, Cesano Maderno e Desio. Il comune maggiormente colpito fu Seveso, in quanto si trova immediatamente a sud della fabbrica.
Le prime avvisaglie furono l'odore acre e le infiammazioni agli occhi. Non vi furono morti, ma circa 240 persone vennero colpite da cloracne, una dermatosi provocata dall'esposizione al cloro e ai suoi derivati, che crea lesioni e cisti sebacee. Per quanto riguarda gli effetti sulla salute generale, essi sono ancora oggi oggetto di studi. I vegetali investiti dalla nube si disseccarono e morirono a causa dell'alto potere diserbante della diossina, mentre migliaia di animali contaminati dovettero essere abbattuti. La popolazione dei comuni colpiti venne però informata della gravità dell'evento solamente 8 giorni dopo la fuoriuscita della nube.
Ricerche effettuate verso la fine degli anni novanta sulla popolazione femminile hanno mostrato, a venti anni di distanza, una relazione tra esposizione alla TCDD in periodo prepuberale e alcuni disturbi.
Uno studio pubblicato nel 2008 ha evidenziato come ancora a 33 anni di distanza dal disastro gli effetti, misurati su un campione statisticamente ampio di popolazione fossero elevati. Nello studio, in sintesi, la probabilità di avere alterazioni neonatali ormonali conseguenti alla residenza nella zona più colpita dalla nube delle madri era 6,6 volte maggiore che nel gruppo di controllo. Le alterazioni ormonali vertono sul TSH, la cui alterazione, largamente studiata in epidemiologia ambientale, è causa di deficit fisici ed intellettuali durante lo sviluppo.
È stato rivelato inoltre che negli anni novanta sono nate molte più bambine che bambini. Ciò è stato correlato al fatto che molti dei genitori di questi neonati erano adolescenti all'epoca del disastro e quindi si presume che la diossina abbia in qualche modo alterato lo sviluppo dell'apparato riproduttivo, prevalentemente quello maschile.
L'ipotesi dell'aumento di tumori riscontrati nella zona è invece controversa. All'epoca del disastro, molti scienziati avevano sollevato la possibilità di un considerevole aumento dei casi tumorali nell'area, ma ricerche scientifiche hanno evidenziato invece che il numero di morti per tumore si sia mantenuto relativamente nella media della Brianza; i risultati di tali ricerche sono però contestati da alcuni comitati civici.
Tre imputati su cinque mandati assolti, e due consistenti riduzioni di pena. Arrivata al traguardo del processo d'appello, la vicenda della diossina di Seveso ha perso per strada gran parte delle condanne inflitte in primo grado. Dopo sette ore di camera di consiglio, la seconda sezione della Corte d'Appello ha riconosciuto come soli colpevoli di disastro colposo il direttore generale dell' Icmesa, la fabbrica della nube tossica, Hervig Von Zwehl, e il direttore tecnico della Givaudan, Jorg Sambeth. Due anni di reclusione al primo, e un anno e mezzo al secondo. Gli altri tre imputati, che pure avevano avuto condanne dai quattro ai due anni e mezzo in primo grado, sono stati assolti. E' poi caduta per tutti l'imputazione di omissione dolosa delle cautele contro gli infortuni sul lavoro. La sentenza di appello ha pure cancellato dal processo la presenza, come parte civile, del sindacato, dichiarandola inammissibile. Von Zwehl e Sambeth dovranno risarcire le parti civili ancora presenti nel processo: poche, perchè in questi anni la Givaudan ha tacitato a suon di miliardi la maggior parte dei danneggiati dalla diossina di Seveso. Così come nel primo processo, nessuno dei cinque imputati si è mai presentato in aula davanti ai giudici.

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