Buongiorno, oggi è il 24 settembre.
Il 24 Settembre 1963 nasce a Venezia Dorina Vaccaroni.
Campionessa precoce e dal forte temperamento, ha iniziato la sua lunga attività sportiva a livello internazionale nella scherma, specialità fioretto, nella seconda metà degli anni settanta. Con i suoi primi successi è iniziato il ciclo, oggi ancora vincente, delle fiorettiste azzurre. Allieva del grande Livio Di Rosa al Circolo scherma Mestre; nel 1977 partecipa ai Campionati Mondiali assoluti; l'anno dopo vince, tra le categorie giovanili, il suo primo titolo italiano e il prestigioso Trofeo Martini di New York.
Disputa, a sedici anni, la sua prima Olimpiade a Mosca nel 1980, ottenendo un sesto posto individuale e un quinto posto a squadre. Nel 1981 vince la Coppa del Mondo; l'anno seguente è campionessa europea e vince il suo primo titolo mondiale a squadre. Nel 1983 è campionessa del mondo sia individuale che a squadre, inoltre vince il titolo anche tra i giovani e ancora la Coppa del Mondo, che vincerà per la terza volta l'anno dopo. Conquista tre medaglie olimpiche: il bronzo individuale a Los Angeles nel 1984 (in cui ottiene anche il quarto posto a squadre); l'argento a squadre a Seul nel 1988 e infine l'oro a squadre a Barcellona nel 1992, tutte nel fioretto. Dopo il bronzo a squadre ai mondiali del 1993, che segue gli allori del 1990 e del 1991, lascia l'attività agonistica per dedicarsi all'insegnamento (che svolge tuttora nella sua palestra), salvo poi tornare in pedana nel 1998 per vincere i titoli italiani di 3ª e 4ª categoria.
Successivamente ha cominciato a dedicarsi al ciclismo, che dal 2000 ad oggi la vede protagonista a livello amatoriale non solo nelle granfondo, in cui vanta numerose vittorie, ma anche nelle corse su strada, tanto da vincere un titolo italiano master e ottenere l'ottavo posto nel mondiale di categoria. Inoltre nel 2005 ha avuto modo di correre anche una stagione nel ciclismo professionistico.
Nel 2016 vince la D+ Ultracycling Dolomitica, laureandosi Campionessa Italiana di Ultracycling 2016. Nella vita privata è separata dall'ex-calciatore, già del Milan, Andrea Manzo (anche allenatore del Parma) e ha due figlie, Jessica e Annette. Fra le due carriere ha studiato fisioterapia, ha condotto un programma su Telefriuli e si è candidata, senza successo, con il Centro Cristiano Democratico.
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giovedì 24 settembre 2026
mercoledì 23 settembre 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 23 Settembre.
Il 23 settembre del 1943 Salò, un piccolo paese sulla sponda occidentale del lago di Garda, in provincia di Brescia, divenne famoso in tutto il mondo. Benito Mussolini, appena liberato dalla sua prigione sul Gran Sasso, durante l’invasione degli inglesi e degli americani, lo scelse come sede di alcuni uffici e ministeri del suo nuovo governo. In poco tempo quel paesino sconosciuto divenne il sinonimo del nuovo stato che Mussolini aveva creato: la Repubblica Sociale Italiana (RSI).
La RSI, o Repubblica di Salò, fu insieme l’ultima incarnazione del regime fascista e un disperato tentativo di ritorno alle origini del fascismo. Voleva essere il luogo in cui realizzare una “terza via” tra socialismo e capitalismo, ma di fatto fu uno stato fantoccio della Germania nazista, incapace di esercitare un vero e proprio controllo sul suo territorio: un caos di bande armate e semi-indipendenti in lotta contro i partigiani e a volte anche tra di loro.
Il governo della Repubblica di Salò era decentrato e sparso per gran parte dell’Italia del nord. Mussolini risiedeva a Villa Feltrinelli a Gargnano, il ministero delle Finanze e quello della Giustizia avevano sede a Brescia, quello dell’Economia a Bergamo, a Venezia c’era il ministero dei Lavori pubblici mentre le Comunicazioni avevano sede a Verona. Formalmente la capitale del nuovo stato era Roma, ma i tedeschi non permisero mai che vi si insediassero dei ministeri e impedirono tutti i tentativi dei leader fascisti di visitare la capitale.
Il soprannome “Repubblica di Salò” nacque in un certo senso per caso. A Salò avevano sede il ministero degli Esteri, quello della Propaganda (il famoso MINCULPOP), oltre all’agenzia Stefani, l’agenzia stampa ufficiale del regime, e gli uffici dei corrispondenti. Le principali comunicazioni del governo insieme ai comunicati giornalistici erano inviati da Salò, e quelli dei due ministeri cominciavano con le parole “Salò comunica”. Il nome di Salò finì quindi col diventare un sinonimo del governo stesso.
Il nuovo governo creato il 23 settembre era per i tedeschi un’opportunità e un fastidio allo stesso tempo. Era un’opportunità perché il nuovo governo avrebbe potuto occuparsi dell’amministrazione civile e delle funzioni di polizia, permettendo ai tedeschi di concentrarsi nel fermare l’avanzata anglo-americana nel sud Italia.
Era un fastidio perché se avesse esercitato un potere effettivo avrebbe potuto mettersi tra i tedeschi e i loro obiettivi. Nel 1943 la Germania nazista non considerava più l’Italia un alleato affidabile: ai tedeschi interessava che la Repubblica di Salò pagasse le spese per mantenere le forze di occupazione della Germania e contribuisse a reclutare manodopera per il lavoro forzato. Di fatto la Repubblica di Salò fu un governo fantoccio, controllato dalle forze di occupazione tedesca.
Le origini della RSI furono molto travagliate. Dopo il colpo di stato del 25 luglio 1943 Mussolini fu arrestato e trasferito continuamente in varie località nel timore che i tedeschi tentassero di liberarlo. Il 16 settembre, quando il re era oramai fuggito a Brindisi e tutta l’Italia a nord di Napoli era di fatto controllata dall’esercito tedesco, Mussolini fu liberato. Si trovava a Campo Imperatore, sul Gran Sasso, sorvegliato da una guarnigione di carabinieri. I tedeschi lanciarono un reparto di paracadutisti sullo stretto altipiano dove sorgeva l’albergo in cui Mussolini era detenuto. Catturarono la guarnigione senza sparare un colpo e lo liberarono.
Mussolini fu portato in Germania, dove incontrò i pochi gerarchi fascisti che erano fuggiti dall’Italia dopo il 25 luglio. Secondo i racconti di numerosi testimoni, apparve stanco e rassegnato: dovette essere convinto a rivolgersi agli italiani con un messaggio radio e fu solo in seguito a molte pressioni che decise di fondare la Repubblica Sociale Italiana e mettersene a capo.
Lo stato avrebbe dovuto essere “repubblicano, corporativo e fascista”, in altre parole avrebbe dovuto rappresentare un ritorno alle origini del movimento rivoluzionario degli anni Venti – origini che, secondo gli storici, il fascismo abbandonò quando divenne un partito di governo “istituzionale”. In realtà quasi tutte le grandi riforme che avrebbero dovuto trasformare lo stato, compresa la nuova costituzione fascista, rimasero sulla carta: la RSI impiegò la maggior parte delle sue energie a cercare di ottenere un po’ di autonomia dai tedeschi e nella lotta contro il movimento partigiano.
Le sue milizie aiutarono spesso i tedeschi nei rastrellamenti e furono responsabili di numerosi crimini di guerra. Alcune formazioni della RSI, come la “banda Koch”, si comportarono come vere e proprie bande criminali che più che alla guerra pensavano a compiere estorsioni e ricatti. La Repubblica cadde non appena l’esercito tedesco abbandonò l’Italia, nell’aprile del 1945. Era durata 19 mesi, senza mai esercitare un potere di fatto. Formalmente fu disciolta il 29 aprile 1945. Il giorno prima il suo capo, Benito Mussolini, era stato ucciso.
Il 23 settembre del 1943 Salò, un piccolo paese sulla sponda occidentale del lago di Garda, in provincia di Brescia, divenne famoso in tutto il mondo. Benito Mussolini, appena liberato dalla sua prigione sul Gran Sasso, durante l’invasione degli inglesi e degli americani, lo scelse come sede di alcuni uffici e ministeri del suo nuovo governo. In poco tempo quel paesino sconosciuto divenne il sinonimo del nuovo stato che Mussolini aveva creato: la Repubblica Sociale Italiana (RSI).
La RSI, o Repubblica di Salò, fu insieme l’ultima incarnazione del regime fascista e un disperato tentativo di ritorno alle origini del fascismo. Voleva essere il luogo in cui realizzare una “terza via” tra socialismo e capitalismo, ma di fatto fu uno stato fantoccio della Germania nazista, incapace di esercitare un vero e proprio controllo sul suo territorio: un caos di bande armate e semi-indipendenti in lotta contro i partigiani e a volte anche tra di loro.
Il governo della Repubblica di Salò era decentrato e sparso per gran parte dell’Italia del nord. Mussolini risiedeva a Villa Feltrinelli a Gargnano, il ministero delle Finanze e quello della Giustizia avevano sede a Brescia, quello dell’Economia a Bergamo, a Venezia c’era il ministero dei Lavori pubblici mentre le Comunicazioni avevano sede a Verona. Formalmente la capitale del nuovo stato era Roma, ma i tedeschi non permisero mai che vi si insediassero dei ministeri e impedirono tutti i tentativi dei leader fascisti di visitare la capitale.
Il soprannome “Repubblica di Salò” nacque in un certo senso per caso. A Salò avevano sede il ministero degli Esteri, quello della Propaganda (il famoso MINCULPOP), oltre all’agenzia Stefani, l’agenzia stampa ufficiale del regime, e gli uffici dei corrispondenti. Le principali comunicazioni del governo insieme ai comunicati giornalistici erano inviati da Salò, e quelli dei due ministeri cominciavano con le parole “Salò comunica”. Il nome di Salò finì quindi col diventare un sinonimo del governo stesso.
Il nuovo governo creato il 23 settembre era per i tedeschi un’opportunità e un fastidio allo stesso tempo. Era un’opportunità perché il nuovo governo avrebbe potuto occuparsi dell’amministrazione civile e delle funzioni di polizia, permettendo ai tedeschi di concentrarsi nel fermare l’avanzata anglo-americana nel sud Italia.
Era un fastidio perché se avesse esercitato un potere effettivo avrebbe potuto mettersi tra i tedeschi e i loro obiettivi. Nel 1943 la Germania nazista non considerava più l’Italia un alleato affidabile: ai tedeschi interessava che la Repubblica di Salò pagasse le spese per mantenere le forze di occupazione della Germania e contribuisse a reclutare manodopera per il lavoro forzato. Di fatto la Repubblica di Salò fu un governo fantoccio, controllato dalle forze di occupazione tedesca.
Le origini della RSI furono molto travagliate. Dopo il colpo di stato del 25 luglio 1943 Mussolini fu arrestato e trasferito continuamente in varie località nel timore che i tedeschi tentassero di liberarlo. Il 16 settembre, quando il re era oramai fuggito a Brindisi e tutta l’Italia a nord di Napoli era di fatto controllata dall’esercito tedesco, Mussolini fu liberato. Si trovava a Campo Imperatore, sul Gran Sasso, sorvegliato da una guarnigione di carabinieri. I tedeschi lanciarono un reparto di paracadutisti sullo stretto altipiano dove sorgeva l’albergo in cui Mussolini era detenuto. Catturarono la guarnigione senza sparare un colpo e lo liberarono.
Mussolini fu portato in Germania, dove incontrò i pochi gerarchi fascisti che erano fuggiti dall’Italia dopo il 25 luglio. Secondo i racconti di numerosi testimoni, apparve stanco e rassegnato: dovette essere convinto a rivolgersi agli italiani con un messaggio radio e fu solo in seguito a molte pressioni che decise di fondare la Repubblica Sociale Italiana e mettersene a capo.
Lo stato avrebbe dovuto essere “repubblicano, corporativo e fascista”, in altre parole avrebbe dovuto rappresentare un ritorno alle origini del movimento rivoluzionario degli anni Venti – origini che, secondo gli storici, il fascismo abbandonò quando divenne un partito di governo “istituzionale”. In realtà quasi tutte le grandi riforme che avrebbero dovuto trasformare lo stato, compresa la nuova costituzione fascista, rimasero sulla carta: la RSI impiegò la maggior parte delle sue energie a cercare di ottenere un po’ di autonomia dai tedeschi e nella lotta contro il movimento partigiano.
Le sue milizie aiutarono spesso i tedeschi nei rastrellamenti e furono responsabili di numerosi crimini di guerra. Alcune formazioni della RSI, come la “banda Koch”, si comportarono come vere e proprie bande criminali che più che alla guerra pensavano a compiere estorsioni e ricatti. La Repubblica cadde non appena l’esercito tedesco abbandonò l’Italia, nell’aprile del 1945. Era durata 19 mesi, senza mai esercitare un potere di fatto. Formalmente fu disciolta il 29 aprile 1945. Il giorno prima il suo capo, Benito Mussolini, era stato ucciso.
martedì 22 settembre 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 22 settembre.
Il 22 settembre 1975 Sara Jane Moore tentò di assassinare il presidente americano Gerald Ford, sparandogli all'uscita dal S. Francis Hotel di San Francisco (17 giorni dopo un altro tentativo di omicidio a cui era sopravvissuto il presidente ad opera di un'altra donna).
La Moore fu arrestata il giorno precedente con l'accusa di possesso illegale di pistola; le fu confiscata la calibro 44, 113 munizioni e quindi rilasciata.
Il giorno successivo, dopo aver comprato una seconda pistola calibro 38, La Moore sparò un singolo colpo al presidente da una distanza di circa 15 metri, in mezzo alla folla davanti al S. Francis Hotel. Il colpo mancò Ford per pochi centimetri, rimbalzando sulla porta dell'hotel e ferendo leggermente un'altra persona. Sara si preparò a sparare un secondo colpo, ma il marine Oliver Sipple, che era vicino a lei, le colpì il braccio prima che potesse sparare di nuovo, salvando la vita al presidente Ford.
La Moore, riconosciuta colpevole di tentato omicidio fu condannata al carcere a vita. Alla lettura della sentenza, quando le chiesero se era pentita del suo gesto, rispose: "Si e no. Si, perchè non è servito a nulla se non a buttare la mia vita. E no, non sono pentita, perchè in quel momento mi sembrava una corretta espressione della mia rabbia". Sara riuscì a fuggire nel 1979 dalla prigione federale di Alderson, West Virginia, ma venne ricatturata un'ora più tardi; successivamente fu trasferita in un carcere più sicuro a Dublin, California.
In un'intervista del 2004, l'ex presidente Ford descrisse la Moore come una pazza, e disse che continuò a fare pubbliche apparizioni, persino dopo due tentativi di omicidio a brevissima distanza tra loro, "perchè un presidente deve essere aggressivo, e deve incontrare il suo popolo".
Il 31 dicembre del 2007, a 77 anni, Sara Jame Moore fu rilasciata sulla parola dopo 32 anni di carcere. Ford era morto per cause naturali l'anno prima, il 26 dicembre. La Moore disse che era pentita del suo gesto, sostenendo che era "accecata dalle sue idee politiche radicali. Sono molto felice di aver fallito, adesso so che fu un errore".
Il 28 maggio del 2009 presenziò al programma televisivo Today della NBC, in cui tra le altre cose parlò anche del suo tentativo di fuga del 79. Disse che una sua compagna di cella le suggerì, saltando la recinzione, di mettere tranquillamente le mani sul filo spinato, ne avrebbe ottenuto solo piccole ferite poco dolorose. Inoltre aggiunse che "se avessi saputo che mi avrebbero catturato poco dopo, mi sarei fermata a un bar o a un fast food per il solo piacere di gustarmi un drink e un hamburger".
Nel febbraio 2019 Sarah Jane Moore è stata nuovamente arrestata per aver fatto un viaggio fuori dagli Stati Uniti senza aver avvisato l'ufficiale incaricato della sua libertà su parola.
Il 22 settembre 1975 Sara Jane Moore tentò di assassinare il presidente americano Gerald Ford, sparandogli all'uscita dal S. Francis Hotel di San Francisco (17 giorni dopo un altro tentativo di omicidio a cui era sopravvissuto il presidente ad opera di un'altra donna).
La Moore fu arrestata il giorno precedente con l'accusa di possesso illegale di pistola; le fu confiscata la calibro 44, 113 munizioni e quindi rilasciata.
Il giorno successivo, dopo aver comprato una seconda pistola calibro 38, La Moore sparò un singolo colpo al presidente da una distanza di circa 15 metri, in mezzo alla folla davanti al S. Francis Hotel. Il colpo mancò Ford per pochi centimetri, rimbalzando sulla porta dell'hotel e ferendo leggermente un'altra persona. Sara si preparò a sparare un secondo colpo, ma il marine Oliver Sipple, che era vicino a lei, le colpì il braccio prima che potesse sparare di nuovo, salvando la vita al presidente Ford.
La Moore, riconosciuta colpevole di tentato omicidio fu condannata al carcere a vita. Alla lettura della sentenza, quando le chiesero se era pentita del suo gesto, rispose: "Si e no. Si, perchè non è servito a nulla se non a buttare la mia vita. E no, non sono pentita, perchè in quel momento mi sembrava una corretta espressione della mia rabbia". Sara riuscì a fuggire nel 1979 dalla prigione federale di Alderson, West Virginia, ma venne ricatturata un'ora più tardi; successivamente fu trasferita in un carcere più sicuro a Dublin, California.
In un'intervista del 2004, l'ex presidente Ford descrisse la Moore come una pazza, e disse che continuò a fare pubbliche apparizioni, persino dopo due tentativi di omicidio a brevissima distanza tra loro, "perchè un presidente deve essere aggressivo, e deve incontrare il suo popolo".
Il 31 dicembre del 2007, a 77 anni, Sara Jame Moore fu rilasciata sulla parola dopo 32 anni di carcere. Ford era morto per cause naturali l'anno prima, il 26 dicembre. La Moore disse che era pentita del suo gesto, sostenendo che era "accecata dalle sue idee politiche radicali. Sono molto felice di aver fallito, adesso so che fu un errore".
Il 28 maggio del 2009 presenziò al programma televisivo Today della NBC, in cui tra le altre cose parlò anche del suo tentativo di fuga del 79. Disse che una sua compagna di cella le suggerì, saltando la recinzione, di mettere tranquillamente le mani sul filo spinato, ne avrebbe ottenuto solo piccole ferite poco dolorose. Inoltre aggiunse che "se avessi saputo che mi avrebbero catturato poco dopo, mi sarei fermata a un bar o a un fast food per il solo piacere di gustarmi un drink e un hamburger".
Nel febbraio 2019 Sarah Jane Moore è stata nuovamente arrestata per aver fatto un viaggio fuori dagli Stati Uniti senza aver avvisato l'ufficiale incaricato della sua libertà su parola.
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