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lunedì 18 giugno 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 18 giugno.
Il 18 giugno 1940 Charles De Gaulle, da Radio Londra pronunciava il famoso "discorso del 18 giugno".
“La Francia è rimasta vedova“: con queste parole, lapidarie, il nuovo Presidente della Repubblica Georges Pompidou, il 9 novembre 1970, annunciava in televisione la morte del generale Charles de Gaulle, l’uomo che aveva scritto la pagina più eroica del Novecento tricolore e che più di ogni altro si era adoperato per salvare l’orgoglio nazionale. La commozione fu enorme, se ne andava un mito, una leggenda.
Ad un altro discorso, trent’anni prima, il 18 giugno 1940, in piena Seconda Guerra Mondiale, è necessario risalire per spiegare cosa abbia rappresentato e rappresenti tutt’oggi per i nostri cugini transalpini il Generale Charles de Gaulle. Il 10 maggio di quell’anno le armate tedesche, in attuazione del piano tattico chiamato “blitzkrieg“, ovvero “guerra lampo“, invadono Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo, aggirano la Linea Maginot ed entrano in Francia giungendo rapidamente a Parigi il 14 giugno. La capitale cede senza combattere e de Gaulle, generale di brigata nominato qualche giorno prima sottosegretario di Stato alla Guerra e alla Difesa nazionale dal Governo di Paul Reynaud, lascia la Francia volando a Londra. L’uomo è valoroso, ha uno spiccatissimo senso dell’onor patrio, rifiuta aprioristicamente il disfattismo ed è in totale disaccordo con i vertici del nuovo Governo provvisorio del maresciallo Pétain che il 17 giugno è subentrato a Reynaud chiedendo l’armistizio alla Germania. De Gaulle alloggia nell’appartamento di un amico al numero 6 di Seymour Place, davanti ad Hyde Park, e con il pieno appoggio di Churchill, che lo sostiene come più autorevole roccaforte dell’anti-nazismo e gli apre l’accesso alla BBC, decide di rivolgersi al popolo francese.
Sono le ore 20.15 del 18 giugno 1940 e dalle frequenze di Radio Londra il Generale lancia l’appello che incita i francesi a non arrendersi, a non considerare finita una guerra che non è limitata al territorio francese ma è una guerra mondiale, ed invita i connazionali che risiedono in Inghilterra a mettersi in contatto con lui. E’ di fatto il momento ufficiale in cui de Gaulle inizia a gettare le basi di quel movimento di resistenza che si chiamerà Francia Libera e salverà il suo paese dal giogo nazista ed è senza ombra di dubbio anche il momento in cui de Gaulle entra nel cuore di francesi per non uscirne più ed assurgere al rango di mito.
Il discorso del 18 giugno non venne registrato dalla BBC, come invece fu per il secondo messaggio diramato il 22 giugno, così come pochi furono coloro che l’ascoltarono in diretta. Tra loro il celebre scrittore Georges Bernanos, che si trovava a Belo Horizonte, in Brasile, mentre alcuni quotidiani il giorno dopo diffusero la notizia. Ma la portata storica dell’evento è assoluta, tanto che il manoscritto dell’appello, rinvenuto negli archivi dell’agenzia dei servizi segreti svizzeri, dal 2005 è iscritto nel Registre international Mémoire du monde dell’Unesco. Il 22 giugno il Governo di Vichy firma l’armistizio a Rethondes, nella foresta di Compiègne, de Gaulle è decaduto del titolo di generale di brigata e la sera stessa pronuncia alla BBC il secondo appello. La spaccatura tra de Gaulle e il governo provvisorio è consumata, l’ex-generale è messo in stato d’accusa per insubordinazione e diserzione e nel mese di agosto è condannato a morte in contumacia.
Ma il prestigio dell’uomo che non ha ceduto ai tedeschi cresce giorno dopo giorno così come il numero dei volontari che si presentano al piccolo appartamento di Seymour Place numero 6 per arruolarsi nelle FFL, le Forze Francesi Libere di cui de Gaulle è l’unico, legittimo rappresentante. Churchill stesso lo riconosce ufficialmente come “il capo di tutti i francesi liberi“, e il 3 agosto gli viene concesso di affiggere sui muri di tutto il Regno Unito la famosa “Affiche“, inquadrata dalla cornice bleu-blanc-rouge, che si apre con la frase “la Francia ha perso una battaglia ma la Francia non ha perso la guerra…“.
Fu dunque quello di de Gaulle un atto di rifiuto solitario, a tanti apparso all’inizio così poco realistico, che porterà di fatto all’organizzazione e alla crescita della Resistenza, alla partecipazione e alla vittoria finale della Francia come potenza alleata contro la Germania. Un atto che ha significato nel tempo la salvezza della dignità, dell’onore e della libertà della Francia e che, al di là di tutte le controversie e di tutti i dissensi che la successiva carriera politica di de Gaulle ha potuto suscitare, lo hanno elevato a simbolo. L’immensa gratitudine e riconoscenza dei francesi verso l’uomo che ha saputo opporsi e dire no all’orrore e all’ingiustizia sono all’origine di quello che è e per sempre sarà il mito de “le General de Gaulle“.


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